Come molte altre zone di Milano anche l’area che oggi ruota intorno a piazzale Lotto era, solo pochi decenni fa, tipicamente agricola e con un discreto numero di cascine distribuite sul territorio del borgo di San Siro.
San Siro nel XIX secolo era un piccolo paesino che gravitava intorno alla chiesa di San Siro alla Vepra (nome del canale derivato dall’Olona), chiesa che oggi è inserita all’interno dell’Istituto della Congregazione delle Missionarie dell’Immacolata di via Masaccio.
E’ possibile reperire maggiori informazioni sulla chiesa di San Siro alla Vepra visitando quest’indirizzo del sito Agenda di Milano oppure questa pagina del sito del Ministero per i Beni e le Attività culturali.
La chiesa ha dato così origine al nome del borgo, e poi del quartiere, che oggi ospita alcune delle strutture sportive più importanti di Milano: lo stadio Giuseppe Meazza – ma da tutti chiamato “San Siro” – inaugurato nel 1926, l’ippodromo del galoppo (1920), quello del trotto (1925) e il Lido di Milano (1930).
L’idea di costruire un centro per lo svago in prossimità degli ippodromi portò a progettare e realizzare il Lido di Milano, gestito da una società appositamente costituita dal nome, per nulla breve, di “Società anonima del Luna Park Lido di Milano” che affidò l’incarico all’ingegnere Cesare Marescotti.
Il progetto originale era sicuramente più scenografico rispetto a quello che vediamo oggi, in quanto era dotato, in aggiunta alle due grandi vasche tra loro collegate, anche di attrazioni che andavano oltre la semplice balneazione.
La sabbia riportata, l’isolotto centrale nella vasca maggiore, le giostre, gli scogli finti e i trampolini, il finto molo con le barchette e infine “la Rotonda” (il padiglione che ospitava bar e ristorante) davano alla stuttura un vero tocco di originalità e permettevano un reale divertimento al pubblico.
Anche l’insolita forma, curvilinea e plasmata intorno all’ippodromo, conferiva al Lido di Milano caratteristiche per l’epoca molto innovative. Forse troppo.
Non si sa bene come, ma la società fallì nell’arco di tre anni, forse complice il periodo (primi anni ’30) dove il regime probabilmente non approvava queste “libertà borghesi e poco adatte alla gente normale“, e quindi era ritenuta una struttura poco popolare.
Il Lido venne messo anche in cattiva luce a causa della possibilità di accogliere le donne contemporaneamente agli uomini; fu infatti il primo impianto che permetteva una tale “promiscuità“…
Nel 1933 quindi intervenne il Comune di Milano che ne assunse la proprietà e tre anni dopo anche la gestione, rimuovendo le “frivolezze” e dotando la struttura di nuovi richiami come il gioco delle bocce e la pista di pattinaggio, attività certamente più “sportive” e più gradite rispetto a quelle rimosse.
Una piccola curiosità: all’ingresso del Lido era posta una scritta, a caratteri cubitali, che successivamente è stata rimossa; la scritta era un verso della “Canzona di Bacco” scritta da Lorenzo de’ Medici e faceva parte dei Canti Carnascialeschi e recita:
Chi vuol esser lieto, sia
Di doman non c’è certezza.
Una precisazione: questa frase si è spesso sentita pronunciare e scrivere in più versioni, con lievi differenze una dall’altra, come il “v’è” al posto del “c’è”, con i “due punti” o senza che separano le due proposizioni; e ancora: “essere” in sostituzione di “esser” oppure “del doman” invece di “di doman”: per questo articolo ho adottato come riferimento quella riportata in un libro del 1825 dal titolo “Opere di Lorenzo de’ Medici”.
Ma può anche essere che lo scritto originale, che non dobbiamo dimenticare che risale alla seconda metà del 1400, riportasse effettivamente qualcosa di diverso…
Con lo sviluppo avvenuto negli anni del secondo dopoguerra anche in questa tranquilla zona sono arrivati sia il traffico intenso che l’edilizia “a tappeto”; solo due considerazioni in merito.
La prima relativa al traffico; è sufficiente pensare al cavalcavia Renato Serra (e oltre…) che quotidianamente fanno transitare in piazzale Lorenzo Lotto (pittore veneziano, 1480 – 1556) un fiume di veicoli che nulla ha a che vedere con quello della foto di apertura… e per fortuna che un parte significativa di persone si serve della metropolitana M1, che in Lotto ebbe nel 1964 il suo prima capolinea (l’altro capolinea era a Sesto Marelli e non c’era ancora la diramazione dopo Pagano).
In merito alle costruzioni edilizie, va riconosciuto che San Siro e Lotto hanno sempre goduto di un buon nome relativamente al tema “casa”. Prezzi di acquisto e canoni di affitto testimoniano questo “status”.
E come non citare le “avveneristiche” case d’abitazione a pianta circolare (1956-1959) di via Gavirate progettate dagli architetti Mangiarotti e Morassutti?
Ovviamente il “rovescio della medaglia” consiste nell’aver perso alcune vecchie costruzioni (tipicamente cascine) che con un po’ di buona volontà avrebbero potuto fare ancora oggi bella presenza, come la Cassina Brusada (Cascina Bruciata) in viale Caprilli di cui oggi si possono solo intravedere i ruderi tra la vegetazione all’altezza di via Pasquale Stanislao Mancini (politico, 1817 – 1888).
Per chi volese approfondire il tema della cascine di Milano, segnalo il sito Cascina Linterno che tra le proposte editoriali presenta il volume “Ad ovest di Milano – Le cascine di Porta Vercellina”, un interessante volume di oltre 400 pagine.
Ciao.



Articolo interessante, come sempre, del resto.
dal 37 ad oggi è cambiato davvero moltissimo.
L’Olona era ancora scoperto…
C’era il Tram in V.le Caprilli…
Non c’erano ancora i V.li Serra e Monteceneri (e men che meno la sopraelevata…)
Una nota di colore…
Scopro adesso che esisteva già negli anni 30 una via Trani (difronte alla cascina Moia)
confrontando le mappe successive, essa andò persa nella realizzazione del quartiere a Nord dell’Ippodromo.
Curiosamente, credo negli anni 80, alla città di Trani (dove ora vivo e di cui sono originari i miei genitori) è stata intitolata una traversa di Via Mecenate, con tanto di festa da parte dei numerosi tranesi emigrati a Milano…
PS: ricordi cos’era quell’edificio con pianta triangolare in Via Fetonte (tuttora esistente, ma in stato di abbandono)?
Ciao Gabriele,
mi sembra di ricordare che si tratti delle ex-scuderie De Montel, in stile tipicamente liberty, di cui si parlava anche pochi anni fa (2006?) per realizzare le “Terme di Milano”.
A giudicare dallo stato in cui è oggi mi pare di capire che non si sia fatto nulla…
Purtroppo non posso contribuire al questi ricordi misti di nostalgia. Ma per uno che non è milanese e nemmeno a Milano abita, seguo con molto interesse. Mi piace questa ricerca di “vecchie novità”. Andrà a finire che mi iscriverò a Faccialibro per cliccare il tastino.
Mi stai dicendo, cioè, che non l’hai mai cliccato fino ad oggi???
Iscriviti subito a FB e cerca anche il gruppo Vecchia Milano…
Eh già! Se la discriminante è quella di aggrapparsi ai vari social siti, se per dire che una cosa mi piace devo dirlo in mezzo alla piazza virtuale temo che sarà lunga… Sorry! Ho troppo da fare per dovermi difendere dalla Rete. E tengo un profilo “basso”. Ma segna almeno una ventina di click sparsi qua e là.
In relazione al citato libro sulle cascine di Porta Vercellina, comunico che si può trovare anche online al seguente indirizzo: http://xoomer.virgilio.it/cascinevercellina/index.htm. Davvero molto ben fatto e pieno di interessanti notizie, foto e cartine.
Certo che averlo tra le mani è tutt’altra cosa, ma …… “cuntentèves”.
A quando un bell’articolo sull’affascinante quadrilatero delle case popolari di San Siro?