L’aspetto più stimolante e piacevole nello scoprire come si presentava la nostra città nel passato (a volte più recente di quel che si pensa) è rappresentato dallo sforzo che si compie nel dover immaginare luoghi che frequentiamo normalmente, magari ogni giorno, e osservarli come se vi fossimo immersi, luoghi attraversati da strade realizzate con ciottoli e trottatoi, percorse da carri trainati da cavalli e spesso costeggiate da edifici ormai scomparsi, sostituiti da banali supermegacondomini…
E’ proprio il caso di piazza sant’Agostino, nata in una zona periferica in prossimità dei bastioni di Porta Magenta, che si potevano oltrepassare grazie ad un piccolo sottopassaggio, come documentato da questa mappa del 1871, probabilmente simile a quello di via Principe Umberto.
In realtà in quegli anni la piazza – così come la intendiamo oggi – non esisteva ancora, ma il piccolo slargo che si era venuto a creare al termine della via del Macello (continuazione obbligata di via San Vincenzo) rappresentava la premessa per la nuova piazza del Macello, divenuta piazza Sant’Agostino solo dopo le importanti modifiche strutturali della città avvenute a cavallo dei primi anni ’30.
Procediamo con ordine.
Nel 1862 fu costruito l’edificio che accolse il Macello Pubblico, considerato in quegli anni uno dei più importanti d’Europa; la crescente richiesta del periodo post-unitario giustificò l’ampliamento che che l’architetto comunale Nazzari progettò e realizzò solo poco più di un decennio dopo, nel 1875.
L’area dedicata alla macellazione degli animali arrivò quindi a occupare l’intera area compresa fra la via Olona, i bastioni, via Tristano Calco (quasi a ridosso del nuovo carcere di San Vittore) e la via Gian Battista Vico; va notato che la via Calco in passato aveva un tracciato parallelo alla via Gaetano Filangieri (ora via degli Olivetani) fino a incontrare la via Vico.
Nota: il carcere giudiziario di San Vittore nacque da un progetto del 1864 dell’ingegner Francesco Lucca e i lavori – iniziati nel 1871 – terminarono ben otto anni dopo: l’inaugurazione (anche se il termine potrebbe essere inadeguato, considerati i motivi che portano alla realizzazione di una tale struttura) avvenne nel 1879.
Il carcere si chiama “San Vittore” perché sorge sul convento, espropriato appositamente per la realizzazione delle carceri, che apparteneva ai Cappuccini di San Vittore all’Olmo.
La scelta di costruire il Macello Pubblico su quest’area derivava anche dalla comodità di avere un’importante linea ferroviaria a pochi metri di distanza; non dobbiamo dimenticare infatti che la cintura della rete di Milano un tempo era completamente raccordata e permetteva l’instradamento dei treni provenienti da sud (Mortara e Genova, ma anche da Rogoredo via Porta Romana) verso le direttrici a nord (Varese e Como) e viceversa.
I convogli dalla stazione di Porta Genova (un tempo Porta ticinese) si collegavano con la vecchia Stazione Centrale (che era collocata nell’attuale piazza della Repubblica e – particolare importante – era di transito e non di testa) attraverso lo Scalo Sempione e lo scalo Farini.
Avete mai notato la particolare sagoma della via Pietro Orseolo e – oltre il Parco solari – di via Giuseppe Dezza? Bene, queste vie erano percorse, insieme a molte altre, dai treni che dovevano transitare dallo Scalo Sempione, ubicato tra le vie Ippolito Nievo e Giorgio Pallavicino, nell’area oggi in parte impegnata dal parco intitolato proprio a Giorgio Pallavicino… e in pieno Corso Sempione c’era un passaggio a livello!
L’ansa formata dai binari proprio in corrispondenza del Parco Solari venne opportunamente sfruttata per realizzare lo Scalo del Bestiame, esterno quindi rispetto ai bastioni e all’attuale viale Coni Zugna (ex viale di Porta Magenta e anche ex viale San Michele Del Carso, quest’ultimo successivamente limitato tra piazzale Baracca e piazzale Aquileia).
Tra lo Scalo del Bestiame e il Macello Pubblico, oltre ai bastioni trovavano posto gli edifici per il commercio del bestiame, ossia il mercato del bestiame vero e proprio.
Una cartina, questa volta dei primi del ’900, chiarirà meglio le varie disposizioni.
E come si può ben notare osservando la cartina si scopre anche che la via Olona prende il nome dall’omonimo fiume che scorreva proprio a pochi metri di distanza, come abbiamo avuto modo di approfondire in un precedente articolo.
Purtroppo sappiamo che la “staticità” non è una caratteristica peculiare di Milano, alla quale è sempre piaciuto rinnovarsi alla perenne ricerca di un equilibrio… instabile.
Quindi: via la ferrovia, via lo scalo del Bestiame e anche quello del Sempione, via il Macello col relativo mercato e via anche i Bastioni. E già che c’eravamo via anche l’Olona… è rimasto solo il carcere a guardare i mutamenti avvenuti negli ultimi 150 anni circa (forse era meglio spostare il carcere e tenersi i bastioni…)
In questo gioco, simile per effetti al “domino”, è probabile che uno degli elementi scatenanti sia stata la poca lungimiranza nel progetto della prima Stazione Centrale, limitata sia da una scarsa capacità di accoglienza e transito dei convogli, sia da una collocazione troppo, troppo interna alla città.
Il suo spostamento, già pianificato all’inizio del ’900, si completò – come ben sappiamo – dopo 25 anni dalla posa della prima pietra, avvenuta nel 1906; è anche vero che in questo quarto di secolo si sono verificati alcuni eventi molto rilevanti, come la prima guerra mondiale e l’ascesa del fascismo, quindi i ritardi sono abbastanza giustificati…
Nel 1931 quindi, oltre all’entrata in servizio della nuova Stazione Centrale, vennero abbattuti gli edifici del Macello Pubblico, si iniziò la realizzazione del Parco Solari e… i binari della stazione di Porta Genova vennero “terminati” con dei tristi respingenti qualche metro prima di incrociare la via Savona…
…e il Macello?
Beh, visto che Milano “ovest” non ha portato bene, perché non andare ad “est”, dalla parte diametralmente opposta, nella nuova zona di Calvairate con tanto di nuove strade importanti in costruzione, la ferrovia ad un passo e, già che ci siamo, anche l’aeroporto (Taliedo, non Linate)? Che macello…
Ovviamente il tono è sarcastico (e anche un po’ scherzoso) in quanto per giudicare seriamente determinate scelte ci si deve calare non solo nei panni di chi le ha effettuate, ma anche nei “tempi” in cui sono state approvate; ciò che mi premeva sottolineare è che Milano ha spesso dovuto subire “violenze” che ne hanno modificato, anzi, stravolto la fisionomia.
Oggi molti di noi vorrebbero poter vedere e – soprattutto – vivere Milano ancora con i Navigli (puliti) e i Bastioni (vietati ai veicoli a motore), che sicuramente renderebbero il nostro ambiente più interessante, vario e attraente, ma purtroppo qualcuno – tempo fa – ha deciso per noi che non li avremmo dovuti vedere se non in fotografia… e questo è stato un vero peccato, perché certamente ne avremmo guadagnato di più valorizzando queste caratteristiche, anziché sopprimendole!
Questa è una ferita che Milano e i Milanesi sentiranno per molti anni ancora, considerato che non riusciamo neanche più a rimettere l’acqua nella Darsena… e allora dobbiamo “consolarci” solo guardando vecchie e ingiallite fotografie…





Sugli errori di posizionamento delle Stazioni ferroviarie ci sarebbe da scrivere un libro intero…
La posizione della vecchia centrale fu determinata (dagli Austriaci) in modo da raccordare la Milano-Monza (aperta nel 1840) con la Milano Treviglio (aperta nel 1846), prolungando la linea Milano Novara (aperta nel 1858).
Certamente, con più lungimiranza, sarebbe stato utile realizzare la Milano-Novara (ed il suo prolungamento verso est), più a Nord, in modo da non essere troppo a ridosso dalle mura (ottenendo il non trascurabile risultato di salvare anche il Lazzaretto…).
Occorre dire che nell’Italia preunitaria non c’erano trasporti pubblici a Milano (la Società Anonima degli Omnibus viene fondata solo nel 1861); vi era pertanto anche il problema di come arrivare dalla città (all’epoca tutta interna alle mura) alla stazione…
L’altro errore, forse ancor più grave, fu quello di costruire le infrastrutture della Vecchia Stazione Centrale, da ambo i lati del fascio binari, impedendone ogni possibilità di ampliamento.
Poi il “disastro” fu completato con il piano di ferroviario del 1905, ma di questo ne parlerò separatamente…
Le ferrovie appassionano sempre, ma vale la pena di ricordare che, all’epoca della progettazione della Stazione Centrale, Novara era “estero” e gli ingegneri, a Milano, pensavano in termini di Lombardo-Veneto e di impero absburgico.
Invece ecco una curiosità sulla citata via Orseolo: è l’unica a Milano (che io sappia) con i numeri civici dispari a destra, risalendo la strada, e i pari a sinistra. Imboccandola da via Solari, sulla destra c’è il numero uno, subito dopo il tre e via di seguito; di fronte ci sono i civici pari. Le ragioni di questa anomalia non sono mai riuscito ad appurarle.
Cordialità, Yorick
Certo, Novara era “estero” e difatti i lavori per la linea Torino-Milano, furono avviati dai due capoluoghi, fino a raggiungere il confine sul Ticino.
Tutto sommato il tracciato scelto non era poi così infelice.
Certo, se fosse stato spostato verso Nord di 200/250 metri, si sarebbe salvato il Lazzaretto, senza apprezzabili “scomodità” per i milanesi.
Come ho detto i danni maggiori alla rete ferroviaria milanese, sono stati fatti con il piano di riordino, conseguente alla creazione delle Ferrovie dello Stato.
Approfitto per segnalare a Fabio una inesattezza: secondo la cartografia Tecnica Comunale (portale cartografico del Comune di Milano), il Macello Comunale risultava già completamente demolito nel 1930, mentre gli edifici del Mercato e dello Scalo Bestiame sono ancora presenti.
Grazie per la tua segnalazione… la mia documentazione riporta che gli edifici furono abbattuti nel 1931, ma certamente gli stessi furono lasciati liberi prima e comunque uno spostamento del genere deve essere stato pianificato per tempo.
Quindi può anche darsi che la cartografia riportasse già la “nuova” situazione anche se materialmente questa non fosse ancora reale, comunque cercherò di approfondire. Ciao.
Biagio
Un anoddoto non polemico ma curioso a proposito di Macello in quell’area ci fu un momento che si pensò di adibirla al nuovo tribunale.
La conseguenza fu la seguente battuta
“LA GIUSTIZIA VA AL MACELLO”
e forse anche per questo si scelse di occupare l’area con un edificio istituzionale ora se non erro vi è un comando di polizia mentre il nuovo tribunale l’attuale fu costruito in un area dove c’era una caserma .
Molto simpatica la battuta…
In effetti dove ora c’è il tribunale, in corso di Porta Vittoria, ci sono sempre state caserme militari; l’ultima in ordine di tempo fu la caserma Principe Eugenio di Savoia e la caserma San Filippo (nello stesso isolato), ma anche in precedenza – al tempo degli austriaci – c’era la caserma di Santa Prassede (quel tratto di corso si chiamava Strada di Santa Prassede).
Abito in piazza Sant’Agostino dal 1979, ma non sapevo nulla del macello (…anche se di macello qui ce n’è sempre, eh!). Grazie per la notizia. Ricordo invece che quand’ero bambina in mezzo alla piazza c’era un piccolo giardino. Mi dispiace molto che non ci sia più. E che i poveri platani siano stati tagliati e mai curati, mai rimpiazzati con altre piante. A Milano le piazza sono poche: non andrebbero valorizzate?
Anche un articolo sulla Repubblica di qualche giorno fa ne parla…
…E se ricordo bene c’era una ‘vedova’ sul marciapiede dove si svolge il mercato.
Ma siete una miniera d’info….adesso ho anche scoperto quell’articolo locale de La Repubblica….grazie…….