di Giulio 32
Prendo spunto ancora una volta del Tram Milano – Gallarate, perché è proprio durante i tragitti giornalieri da Milano e ritorno per “sfollare” che, affacciato al finestrino, vedevo passare quelle magnifiche distese di biondo grano che si estendevano a perdita d’occhio dalla via Gallarate verso ovest, oggi diremmo verso il “Parco in Città”.
La fermata obbligatoria che il tram faceva davanti alla trattoria-biglietteria “La Pobbia” (tuttora esistente) era occasione per sbirciare sul fossato che proveniva dalla Certosa di Garegnano scendendo per via Tibullo dove, prima di attraversare la via Gallarate, lambiva un lavatoio a più posti fatto con lastre di granito.
Non era raro vedere massaie che sciacquavano lenzuola e altro in quella limpida acqua corrente.
Vicino c’era, e c’è ancora, una cappelletta con un affresco della Madonna con il Bambino (per l’affresco l’Intendenza dice che oramai non c’è più possibilità di restauro), e spesso oggi compaiono lungo la piccola recinzione alcuni lumini in segno della non sopita devozione popolare e anche dei frettolosi passanti che non conoscono la storia e il motivo di quella presenza.
Attraversata la via Gallarate il fosso proseguiva, costeggiando la Cascina Colombara, per via Pico della Mirandola sul Lato sinistro per poi sbucare in via Gabriello Chiabrera (poeta, 1552-1638) proprio a fianco della chiesina della Madonna Addolorata alla Colombara dirigendosi verso l’altra cascina, quella di Boldinasco.
A testimonianza rimane ancora un parapetto del ponte.
La pianta della Colombara è visibile sulla bellissima mappa.
La cascina era divisa in due cortili: quello verso nord era adibito alle attività agricole, alla custodia degli attrezzi e delle macchine agricole e alla trebbiatura del grano, mentre quello verso sud, adiacente alla chiesina, era per le abitazioni degli agricoltori.
In quest’ultimo cortile c’era anche una frequentatissima osteria, conosciuta anche da forestieri provenienti dalla città, con distaccato un campo per il gioco delle bocce, a ricordo del quale esiste ancora oggi un bellissimo pioppo secolare che con le sue fronde dava ombra al campo e ristoro ai giocatori.
La chiesa di Santa Maria Addolorata alla Colombara è stata edificata nell’anno 1801 (e restaurata negli anni 60 e poi nel 2000) in sostituzione di un’altra che risaliva a oltre un secolo prima; ha un’unica navata con volta a botte e un altorilievo del De Fabris (allievo del Canova) oltre a interessanti arredi come il bellissimo mobile della sacrestia.
La chiesa un tempo fu proprietà dei Mellerio (che fornirono i fondi per la realizzazione della porta centrale del nostro Duomo e finanziarono anche opere assistenziali come l’Ospedale Maggiore); le otto lapidi funerarie sulle pareti e sul pavimento sono dedicate non solo ai Mellerio ma anche ad altre nobili famiglie ambrosiane come i conti Somalia, i Castelbarco e i Cavazzi.
Un cordialissimo saluto, Giulio




Bel post, mi piace molto il simpatico riferimento alla trattoria con il campo di bocce!
Molto interessante davvero!
Come è possibile notare bene, in particolare nella seconda fotografia, la “montagnetta” (Monte Stella) era ancora in fase di realizzazione.
scrivo dalla sicilia e giustifico quindi le mie imprecisioni: non ho mai vissuto a milano.
Faccio una ricerca e vorrei capire se tra le cascine c’era più d’una colombara. In particolare, ne cercherei una, come sembra dai documenti parrocchiali settecenteschi, a Calvairate, fuori da Porta Romana, dove una delle famiglie si chiamava mariani.
Penso che dovevano essere diverse. La loro denominazione sarebbe da ricondurre alle stazioni di posta che utilizzavano i colombi come mezzo di comunicazione in epoche più antiche.
Rachele
ciao Rachele,
nella zona di cui parli tu c’era e c’è ancora la Cascina Colombé.
Era sulla vecchia strada che da Milano portava a Linate e Paullo, oggi è via Bonfadini 15; in sostanza si trova all’interno del Parco Alessandrini, e versa in condizioni di degrado, purtroppo.
Spero di esserti stato in qualche modo di aiuto.
ciao
sì, di molto aiuto: grazie.
sai se esiste memoria anche di un’altra cascina denominata “mancatutto”?
Effettivamente, quella zona è proprio stravolta.
Ho pensato di approfondire, se esiste ancora, il materiale preparatorio del piano Pavia-Masera (1912). Quando verrò a Milano chiederò anche il vostro prezioso aiuto. Il personaggio di Pavia, in particolare…
Rachele
ciao, conosco la cascina Senzacqua, in zona Musocco davanti al Cimitero Maggiore, ma la cascina Mancatutto proprio no, mi spiace!
ciao
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ecco dove trovare info sulla cascina mancatutto.
Domanda ingenua: la cascina colombara esiste ancora? E’ stata demolita? dov’è esattamente?
abito vicino alla colombara!!!sono foto bellissime complimentoni per l’idea!!!milano una volta era tremendamente piu bella
elio
ho abitato fino a nove anni nella cascina Boldinasco ad un passo dalla Cascina Colombara e dalla Via Gallarate.
La foto della cascina Colombara mi commuove perchè nella roggia a destra ho imparato a nuotare.
Durante la guerra, uscito dal rifugio antiaereo, ho visto gli aerei sganciare le bombe sull’Alfa Romeo poco distante ed ho visto arrossare il cielo.
Sulla via Gallarate, in corrispondenza della Colombara, dopo il 25 aprile del 45, posti di blocco controllava chi usciva o scappava da Milano.
Ai ragazzi come me, le persone del controllo armate, hanno consegnato alcune bombe a mano che dovevamo tirare sulle macchine o camion nel caso di un loro litigio.
Grazie per questa pausa nostalgica.
Elio.madesani@policos.it
sempre elio come sopra
Dimenticavo che nel frattempo, a poche centinaia di metri, i camion americani ” doge” accumulavano le macerie ricavate dalle case bombardate dando inizio alla costruzione dela montagnetta di Sansiro denominata monte Stella.
Stella era il nome della moglie dell’architetto urbanista che progettò la montagnetta e che morì sotto i bombardamenti alleati a Milano.
Tutto questo vicinissimo alle nostre cascine.
Grazie ancora.
Elio
sono nato 73anni fà alla cascina boldinasco e vissuto fina al 1966 quando mi sono sposato. Gli anni della mia fanciullezza e della mia gioventù trascorsi a Boldinasco sono indimenticabili, ed ancora fino qualche anno fà ogni tanto passavo in Via De Lemene e, quando ancora le corti ereno aperte,entravo nel n.55 dove abitavo .e ancora provavo nostalgia.
Sì c’erano anche la Trecca e la Mancatutto e il Podere Trepizzi
Curiosamente di molte cascine scomparse è rimasto il ricordo nei toponimi ferroviari (Bivio Acquabella, Bivio Trecca, Bivio Ghisolfa, ora quadrivio)…
ciao a tutti, a mara e andrea svl in particolare:
lo scorso novembre sono tornata a Milano e, seguendo prima le informazioni trovate sull’articoletto del Corriere, poi con un appuntamento telefonico, sono andata a trovare Paolo e Pino alla cascina Mancatutto. Non ripeto le notizie esattissime riportate nell’articolo.
I due fratelli sono rassegnati a vederla scomparire e, realisticamente, non sembra esserci un’altra prospettiva. Ci tornerò, per raccogliere tutto quello che posso delle memorie. Sono stata accolta con affetto e premure d’altri tempi, peccato che gli appuntamenti tirannici negli archivi mi costringevano a una tabella di marcia serrata.
Ho trovato sul web il saggio di Sergio Leondi “Storia di Mediglia”, dove é dettagliatamente seguito il percorso archeologico della consolare romana Paullese e lungo questa la Cascina Mancatutto coincide con un importante incrocio, individuato dalla sua pietra miliare. Penso che l’attività delle suore umiliate fosse così in posizione logistica favorevole, quindi deve avere un’origine ancora più antica. “Mancatutto” rappresentava la scelta di vita delle suore, che distribuivano ogni profitto ai lavoratori, trattenendo solo l’essenziale. Infatti l’ordine era considerato eretico perché, come Lutero, si opponeva con l’esempio alla ricca Chiesa di Roma e fu perseguitato da (San?) Carlo Borromeo che nei vasti possedimenti di famiglia, intorno ai laghi, aveva la stessa attività laniera.
Ora cerco di capire come la cascina sia passata ai conti Rapazzini (v. articolo sui fratelli Gatti in “Quattro”, maggio 2012), probabilmente con le evizioni del periodo di Maria Teresa o del periodo napoleonico. Quale ordine la possedeva nel settecento?
La mia ricerca é su un personaggio risorgimentale la cui famiglia viveva lì. Sono documentati i nonni, mentre il padre é nato in città e lavorava per i canonici lateranensi della Passione. Sarebbe una ragione in più perché si conservasse quello che resta.
Anche se le famiglie dei fittavoli (tali erano gli avi di Paolo e Pino) possono essere state diverse in quasi tre secoli, sono convinta che qualcosa nel tempo si mantiene. Mi ha colpita, per esempio il nonno musicista. Nella famiglia del mio personaggio tutti lo erano, non per niente stavano vicino al nascente Conservatorio.
Mi sono interessata anche alla colombara, verosimilmente una delle due Colombé segnate nella mappa Gio Brenna del 1855, perché una parente era sposata lì. I documenti, tutti della parrocchia di Calvairate, dicono “columbaro”. Visto che anche questa é sul tracciato per Paullo, la strada antica doveva essere la stessa.
Vorrei mandarvi una foto che ho scattato: si vede la facciata posteriore, sulla destra si intravede quello che resta del torrino che doveva esere più alto, con l’alloggiamento della campana. L’ala visibile é il braccio sinistro del “ferro di cavallo” che conchiudeva l’aia. L’altro braccio e l’aia stessa non esistono più. Paolo e Pino la tengono in vita.
Non riesco a trovare il modo di allegarla: aiuto!
Rachele
a rachele
ti ho cercato non avendo il tuo indirizzo e casualmente ho trovato questo modo per mettermi in contatto con te, intanto ti ringrazio delle belle parole espresse su di noi, il mio scopo è quello se ti interessa di metterti in contatto con un ‘amico giornalista a cui avevo accennato della tua ricerca e che proprio oggi mi ha detto di avere notizie e documenti che potrebbero esserti utili. se la cosa possa avere un seguito lui sarebbe felice di mettersi in contatto con te
ancora grazie del tuo apprezzamento lieti di poterti avere ancora a Milano
un saluto
Paolo e Pino
Elio, tutto quello che tu racconti nell’ottobre 2012 sono esattamente i fatti che anche io ho vissuto alla cascina Bodinasco. Mi ricordo anche i bombardamenti
sull’Alfa Romeo. Successivamente nel dopo guerra era un continuo passagio di camion “doge” che andavano a scaricare le macerie dove poi è sorta la “mantagnetta”.Lì ho passato tutta la mia infanzia fra prati e canali e cascine
varie (Colombara,Comina,il canale “merlata ,la cava Bossi) e tutto il resto IL mio rammarico che non ho fotografie della cascina risalenti a quel periodo..