La ferrovia detta delle Varesine (linea Milano-Varese), con motrici elettriche alimentate da una terza rotaia con corrente ad alta tensione, taglia una fetta della zona nord di Milano creando un quartiere abbastanza isolato dal resto della città: l’Isola Garibaldi.
Giuseppe Garibaldi e i suoi soldati si fermarono in Via Pietro Borsieri al n. 16, dove in seguito partirono per la capitale: una lapide ne è testimone.
Il territorio del rione è racchiuso a nord da Viale Zara e Piazzale Istria, a ovest dal Ponte della Sorgente, Via Carlo Farini, la Dogana e Via Guglielmo Pepe, ad est dal Naviglio della Martesana (ora Via Melchiorre Gioia che copre il Naviglio fino a Greco), a sud, nel cuore mio e dell’Isola, convergono le tre vie Guglielmo Pepe, Pietro Borsieri e Gaetano De Castillia.
Lì avvenne il “misfatto”. C’era un ponte di ferro che scavalcava per ottanta metri i binari e portava in Corso Como e verso il resto della città; il ponte costruito da un’azienda svizzera nel 1870, fu demolito nel 1946 per far posto alla nuova stazione Garibaldi.
La stessa sorte subirono le case di coloro che abitavano sopra quel collegamento sotterraneo che congiungeva la nuova stazione alla stazione Centrale, lasciando isolato quel quartiere che li aveva ospitati per tanto tempo.
Per quale scopo? Perchè creare a soli due chilometri di distanza una nuova stazione e lasciare la vecchia stazione delle linee Varesine, in Via Galileo Galilei, demolendola e destinandola come area per ospitare le giostre o a disposizione del circo Togni? E perchè non sfruttare l’area dopo la Dogana, non più utilizzata, totalmente libera, evitando di smembrare un intero quartiere soprattutto per le ripercussioni umane e sociali che ciò ha comportato (per non parlare del lato economico della vicenda soprattutto in termini di risparmio costi!)?
La popolazione “isolana” era prettamente milanese, parte di una comunità fortemente integrata che trovava una propria espressione anche nelle case di ringhiera che caratterizzavano il quartiere.
Il ponte di ferro venne sostuito da una strada-cavalcavia che sorpassa la stazione da Via Maurizio Quadrio, scende in Via Pietro Borsieri, senza eliminare i disagi di un quartiere “isolato” dal resto della città.
Ma allora l’Isola c’è ancora?
Il cavalcavia così come venne fatto è a tutt’oggi l’opera più brutta, più fredda, più deturpante della città di Milano vale davvero la pena dargli un’occhiata!
E perchè poi dargli il nome di Don Eugenio Bussa, eroe del quartiere Isola… e non invece di un certo assessore al demanio dell’epoca, Attilio Schembari o forse Schemmari, come venne chiamato da un certo momento in poi?
Il fumo delle candele in Chiesa non è che mi faccia molto bene ma Don Eugenio e pochi altri preti hanno conquistato il mio cervello, perciò voglio scrivere quattro righe in sua memoria su questo giornaletto.
E’ nato in Via Confalonieri al civico n. 6. Ha dedicato 49 anni della sua vita ai giovani presso l’oratorio di Sant’Antonio in Via Borsieri al 2 e presso la Chiesa del Sacro Volto, in Via Sebenico, dove è stato sepolto.
Commemorato dallo Stato di Israele con la medaglia dei Giusti, come pochissimi uomini al mondo, per aver salvato durante il periodo fascista decine e decine di giovani in pericolo, molti di loro ebrei, portandoli a Serina a 970 m, sulla strada per il Gavia. Li costruirono una baita con l’aiuto della popolazione e soprattutto del commendator Borghi, fondatore della Ignis, del commendatore Delle Piane e del commendator Michelangelo Virgillito.
Don Eugenio fu arrestato dalle milizie fasciste e liberato dopo qualche settimana grazie all’insorgere della popolazione. Essendo nato nel quartiere penso di poter fare qualche riflessione, sperando che gli amministratori futuri evitino gli errori del passato e siano più coerenti con la reltà e i bisogni della gente.
Penso che questa speranza risulterà vana, addirittura una utopia, visto che gli uomini di adesso non hanno nel cuore nessuna “milanesità”.
Eh si, l’Isola ne ha vista passare di gente, nata o vissuta in questo quartiere Silvio Berlusconi – ex Presidente del Consiglio, mio compagno alle scuole elementari di Via Jacopo dal Verme, Fedele Confalonieri – amministratore delegato Finivest, Giovanni Borghi – fondatore della Ignis, Pierangelo Belloni – primario di chirurgia polmonare all’ospedale di Niguarda, Claudio Peregrini – primario chirurgo all’ospedale Niguarda, Nello Pagani – campione del mondo di motociclismo, Romolo Ferri campione del mondo di motociclismo categoria 125, i pugili Bassano Zanoletti – campione italiano dei medi juniores, Nazareno Giannelli – campione europeo dei pesi mosca, i Brutos – complesso musicale, Gino Bramieri – artista di teatro, Roberto Massari esponente di spicco del PSI, Bosio (del quale non ricordo il nome) – presidente dello IOR e anche Enzo Barbieri e Sandro Bezzi protagonisti nella rivolta nel Carcere di San Vittore.
Chissà quanti altri ancora se ne potrebbero aggiungere più o meno conosciuti, più o meno importanti che hanno ancora nel cuore (forse!!!) il tempo in cui nelle osterie dell’Isola si ordinavano i bianchini lavorati come il “Saragat” e il “Nenni” e si giocava a “Cirulla” con le carte, tempi non molto lontani che sono però già storia!
Sergio Codazzi
Nota: Saragat (il più richiesto) era un calice di bianco secco con una spruzzata di amaro e una fetta di limone, mentre il Nenni era un calice di bianco secco con qualche goccia di rosso antico della Buton, più un goccio di gin, un’oliva, una fetta di limone e una spruzzata si selz.






…sei un mito…
cara Isola
che bello leggere di te…..me ne sono andata ragazzina ma ancora oggi che sono nonna sei nel mio cuore.
roberta
Anche Beretta, paroliere del Clan di Celentano, era dell’Isola…
I complimenti vanno ovviamente a Sergio Codazzi, che ringrazio di cuore per questa sua testimonianza da vero “isolano” d.o.c.
Sergio collabora attivamente con il sito Antica Credenza di Sant’Ambrogio, che ovviamente consiglio di visitare a tutti i lettori di Vecchia Milano.
Another great article. Thanks!
bello grazie
Complimenti anche da parte mia al signor Codazzi per il bell’articolo, che trasuda passione e competenza unite tra loro.
Anche il mio ex principale, classe 1936 e milanese doc, sosteneva di aver frequentato le scuole elementari all’Isola e di essere stato compagno del Berlusconi… si chiama Sergio Borella, magari il signor Codazzi se lo ricorderà.
sciòr Codazzi, i Suoi racconti sono musica per le mie orecchie! Adesso, però, per le mie ricerche e i miei studi di Calcio Milanese, mi racconti TUTTO, ma proprio TUTTO del calcio dell’Isola: nomi delle squadre o Società, relativi colori sociali, campi di gioco ( soprattutto!!!) e loro precisa ubicazione….se queste cose non me le svela Lei,,,ahimè…ghe sarà nissun alter che ‘l sarà bòn de còntamel !!! stefano pozzoni
Sig. Codazzi, grazieper la sua testimonianza a favore del Don, come lo chimavamo noi.
Mio padre é nato in Sebenico 28 e io in piazza Archinto 9, dove ho vissuto per cinquant’anni.
Devo dire che i sacerdoti che sono succeduti a Don Eugenio hanno fatto di tutto per oscurare quel caro prete che tanto bene aveva fatto per i bamnbini dell’isola.
Aveva in dotazione due colonie, una marina a Marina di Massa e una montana a passo Gavia, ogni bambino dell’isola, anche il più povero, se le ricorda perché Don Eugenio era sempre presente per aiutare le famiglie che non potevano pagare.
Ogni bambino che volesse andare in colonia era accontentato, con o senza soldi e tutti insieme, poveri, ricchi e figli di carcerati, giocavamo comese fossimo una cosa sola, botte e marmellate di mele cotogne al pomeriggio, era unn po’ la nostra guerra dei bottoni ma, alla fine, ci volevamo tutti un gran bene.
La testimonianza di questo é che ancora oggi, quando incontro quelli del mio periodo giovanile, una lacrima ci solca sempre il viso e ci abbracciamo qualunque passato avessimo.
Grazie ancora per la sua testimonianza.
Oggi leggo,per puro caso, questi bellissimi ricordi con tanta nostalgia, mi chiamo Giorgio e sono nato all’isola garibaldi dove sono vissuto fino all’età di 17 anni, uno dei miei compagni di gioco si chiamava Sergio Codazzi, di qualche anno più giovane di mè, abitavamo appunto all’isola in via De Castiglia 10 (ora la casa non esiste più); chissà se è lo stesso Sergio autore di questi bei ricordi…………….grazie per avermi ricordato momenti della mia infanzia, Giorgio Uggeri.
Non ho dubbi sulla generosità di don Eugenio per quanto ha fatto anche durante la guerra per i bambini! Encomiabile! Ma solo ed esclusivamente maschi…perciò io, femmina, tentando di andare con mio fratello all’oratorio al Sacro Volto, fui con gelida cortesia allontanata, né mi fece sedere per assistere ad una proiezione…che fosse misogino era noto. Ora nessuno crede di ricordarsene. Mi riferisco come periodo alla fine degli anni Cinquanta. So che successivamente, negli anni Settanta inoltrati, finalmente ci fu un’arresa alle bimbe, complici le suore.
isolana
Isa Donelli
sono proprio contenta di andare ad abitare in un quartiere così ricco di storia!
Dopo aver letto questo testo, ogni volta che incontrerò una di quelle signore alternativo-chic che si vantano di abitare all’Isola perché è così “artistico” ed “equosolidale” come potrò trattenermi dall’ululare?
Solo una precisazione sui due personaggi della vecchia isola “Barbieri e Bezzi”:
la rivolta di San Vittore vide solo il Barbieri poichè il Bezzi era stato ucciso
mesi prima in via Morandi. Comunque Ezio Barbieri non divenne famoso per
quel fatto bensì per le audacissime rapine messe in atto senza mai spargimenti
di sangue. Il Bezzi non c’entrava proprio niente con l’Isola al contrario del
Barbieri la cui mamma gestiva l’allora trattoria di via Porro Lambertenghi angolo Pollaiuolo. Io portavo il latte a quella trattoria, avevo 11 anni, e più
volte mi è stato offerto di mangiare al tavolo della famiglia, un paio di volte
anche con a tavola l’Ezio. Stupenda, per bellezza, la sorella che doveva avere
allora 15 o 16 anni.
Io sono del 1934. Nato in via J.dal Verme 4 e poi passato al 2.
Ho frequentato la scuola elementare di Piazzale Archinto dal ’40 al ’44.
Al sito “Skyscrapercity-milano- quartiere isola” potete vedere, tra le foto
che ho pubblicato, anche quella di una mia classe del ’42.
Al sito ” Cinema Patria Milano” un mio articolo attorno al 1938.
Caro Sergio, molto bella le tua ricostruzione per uno come me nato in quella zona. Vorrei solo far presente che il ponticello tra Corso Como e Via Borsieri è stato demolito nel 1958 (documentabile) per far posto al sottopasso provvosorio di Corso Como(1958-1960) durante la costruzione del nuovo cavalcavia di Via Farini. Mi piacerebbe che qualche “Isolano” pubblicasse le foto dei tram che hanno percorso Via G. Pepe, Piazzale Archinto etc. per due anni o della vecchia Via Giuseppe Ferrari, demolita per far posto ai nuovi binari della Stazione Garibaldi. Ciao Massimo
MARILENA CATTANEO
scusa Massimo avei bisogno del tuo aiuto per ricordare alcune date. Sono nata e cresciuta in via De Castillia 2 (dal 1965 mi sono dovuta trasferire con la mia fam. perchè il comune aveva bisogno di iniziare i lavori per il sottopassaggio) e non ricordo se dopo la demolizione del ponte pedonale che arrivava proprio ai piedi di casa mia, per attraversare i binari c’era già il cavalcavia Bussa? Caro vecchio ponte dalla finestra della cucina nei mesi invernali vedevo le persone che sui gradini gelati scomparivano per rialzasi alla fine, dava.nti alla vecchia osteria del Nuto
ciao e grazie. Marilena
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Gentile Marilena Cattaneo, intuisco dalle tue richieste, che forse non hai mai letto il libro di Lino Lecchi ( figlio di Nuto ) ” C’era una volta L’Isola,, edito da :
Editrice nuovi editori – e lo consiglio a tutti gli interessati del Q.re Isola.
Essendo testimone degli eventi descritti,vi posso garantire la veridicità di tutti i
testi descritti,senza nessuna fantasia aggiunta da parte dell’autore che invito volentieri alla adunata per la rimpatriata del 09-06-2012 presso L’edicola di Pzza Miniti. Cioa a tucc? Se Vedomm.
…ho letto il libro che emozione,ero bambino e andavo dal barbiere descritto in via borsieri non pagavo dicevo solo e sempre “paga la mia mamma” e lui non segnava mai….franco
Sig Codazzi, questo non è il posto adatto, ma troverò mai un articolo che parli del 42 di viale Bligny e del suo passato burrascoso a tratti leggendario?
Vorrei contattare il signor Giovanni Tedeschi. Abbiamo in progetto la biografia di Ezio Barbieri. http://www.milieuedizioni.it
Ci siamo già sentiti. Ora aspetto il febbraio per l’incontro all’Isola con
Ezio Barbieri. Gli vorrò stringere la mano ed abbracciarlo. Dopo 70 anni !!!
Buongiorno, cosa c’è a Febbraio? Un incontro con Barbieri? Saluti!
a dicembre (un po’di pazienza ancora) uscirà la biografia ufficiale di Ezio Barbieri, con un po’ di sforzo nei primi mesi del 2013 dovremmo riuscire a portarlo a Milano. Ezio è un arzillo 90enne ma è pur sempre un 90enne.
vorrei contattare se possibile il sig. tedeschi. Sto cercando qualche info sul quartiere isola anni 50. grazie molte
Cara Alessandra eccomi a Tua disposizione. Mi puoi chiamare allo
331 104 93 16. Della vecchia Isola racconto sempre volentieri.
Buongiorno a tutti
non sono dell’Isola ma della provincia di Lecce. Ricordo un vecchio signore delle mie parti che tra gli anni venti-trenta, ragazzino, venne a Milano per seguire una formazione di radiotecnico/elettrotecnico presso la “Bremboeri”, credo la Brown Boeri all’Isola. Per l’epoca era un po’ un pioniere.
Qualcuno sa se ci fosse una scuola professionale presso la BB, qualcosa di simile? Qualche ricordo?
Grazie e di nuovo buongiorno a tutti
@Francesco, non ho testimonianze dirette, ma è molto probabile che ci fossero anche dei corsi di formazione. La “Bremboeri” era un fior di azienda. Esattamente al suo posto, in via De Castilla, adesso stanno ultimando due grattacieli, meglio noti come il “bosco verticale”, progettati da un architetto , oggi anche assessore, mio compagno di scuola dalle elementari alla maturità.
Ho dimenticato di aggiungere che l’archittetto in questione di cognome fa Boeri… strano ma vero
Vi ringrazio per le risposte, ringrazio anche l’ispiratore di questo blog, che è uno spazio dove veramente si condivide la memoria e l’amore per il quartiere.
Anche se sono della provincia di Lecce ho abitato fino al 1996 in via Francesco Arese, non lontano dalle strade che ricordate.
Grazie ancora e a tutti buone feste.
Scusate l’intromissione pignola: Braun Boveri…la ditta declamata ogni giorno dalla voce metallica: TIBB Braun Boveri….ma per i vecchi dipendenti e pe rmia madre che conosceva un tecnico, fratello di una sua amica:
Uehi mi la(v)ori alla Branboeri!!!
Mi scuso ancora….
Pardon…visto a fare i saputelli?:…errata corrige: …voce metallica della metropolitana:……..
Saputello e stupidotto…sapendo che era una ditta di emanazione svizzera io per anni (almeno 40) ho sempre pensato ….Braun….e oggi invece ti vengo a scoprire che è… Brown….meglio così, se finiss mai de imparà…o meglio: vun proeuva semper ad insegnà quel che inveci el dovaria imparà……Scusate ancora…..
Wikipedia è sempre amica
TIBB (Tecnomasio Italiano Brown Boveri)
http://it.wikipedia.org/wiki/Tecnomasio_Italiano_Brown_Boveri
Brown, Boveri & Cie.
http://it.wikipedia.org/wiki/Brown_Boveri
Il signor Brown (inglese) è tal Charles Eugene Lancelot Brown…
Sono contento di conoscere qualcosa del quartiere in cui sono nato e di cui ricordo pochissimo perchè lasciai da bambino. Mi emoziona leggere di cose che non esistono più, ma che sono parte integrante della mia infanzia. grazie ancora
e’ da un bel po che ti scrivo sono giorgio uggeri mi conosci si o no ?
Caro Giorgio, è un po’ di tempo che sono in difficoltà con il computer.Scusam iil ritardo della risposta.Gradirei, date le circostanze una tua telefonata. Sergio Codazzi 338 1273742 Ciao a presto Grazie
Carissimo Giorgio Uggeri, deridero ritrovarti, perche abbiamo già l’eta delle tartarughe e il nostro incontro mi riempirebbe di gioia. Ti mando volentieri il mio recapito. Sergio Codazzi 33812 73742 . Se non ci risciamo per le feste di Natale ti auguro Buone Feste. sarà un vero piacere ricevere la tua telefonata. Grazie Ciao Se vedomm.
vai sul sito “Cinema Patria” e troverai una mia descrizione di cos’era un
cinematografo attorno al 1938 all’Isola.
Poi su “Skyscrapercity- quartiere isola a pag. 16 o 17 troverai delle
foto che ti potrebbero interessare.
Saluti da Isolano 1934.
Buon giorno Sig. Tedeschi, dopo parecchio tempo torno a scriverle.Sono andata a visitare il sito “Cinema Patria”, interessantissimo e mi è venuto un dubbio, all’isola esisteva anche un cinema Vox ? mi sembra di ricordare qualcosa di simile verso P.le Lagosta, mi può dire se ricordo bene?
Ho seguito il suo consiglio di leggere il libro “L’isola” ho ritrovato gli anni vissuti al fianco dell’amico Lino.
Il Cinema VOX era in via Carlo Farini esattamente sull’angolo dove ora c’è
un autoparcheggio a più piani. Era il più bello della zona sia per l’interno, con
la galleria, che per i film di buon livello programmati, Anche lui fu bombardato
nell’agosto del ’43 e venne riaperto solo nel ’46 o ’47. Il Cinema che era vicino
a piazzale Lagosta era il Cinema ZARA di via Garigliano. Lì con un biglietto
si vedevano 2 Film!
Quando sento parlare dell’isola provo una grande tristezza, la tristezza di chi all’Isola ha vissuto gli anni più belli della propria vita, dal 1944 anno in cui sono nato,al 1962 anno in cui ho lasciato la mia abitazione dopo la morte di mia madre in via G.Pepe al n°8 . Scrissi un libro (mai pubblicato) qualche anno fa dove si parlava della mia Isola, fatti e personaggi che hanno colorato come ripeto gli anni più belli della mia vita e molte pagine sono dedicate a don Eugenio. Potrei parlare per ore ma preferisco far scorrere questi ricordi tra i miei pensieri anche se a volte sono tristi e dolorosi.e non mi vergogno di di dirle che a volte mi scappa anche qualche lacrima
Grazie Sig. Codazzi
Paolo Laboranti
mi sono appena trasferito in via maroncelli e tutti i giorni per andare al lavoro faccio il cavalcavia della Bussa. L’Isola è un quartiere meraviglioso e meravigliosa è la gente che lo abita
Leggo che il ponte di ferro che collegava l’Isola con Corso Como è stato demolito nel 1946,ma io quel ponte lo attraversavo nel 1956 per recarmi alla scuola Paolo Frisi chiamata Solferino essendo ubicata in via Solferino a fianco del Corriere. Penso quindi ad un errore di trascrizione.Complimenti comunque per l’amore verso la nostra Isola, per i ricordi di una gioventù che se anche trascorsa con pochi soldi mi ha dato tanta gioia, ricordi che quando affiorano mi lasciano tanta nostalgia.
Ciao.
mi chiamo Bruno Munari. Ho abitato dalla nascita fino a 23 anni al 28 di via Borsieri.
Ho fatto le elementari alle scuole di via Dal Verme.
Si, quelle con l’entrata delle classi femminili esattamente di pronte alla cartoleria Garolla e quelle femminili di fronte alla cartoleria Gandelli
Ho frequentato anche per anni l’oratorio dell’ormai leggendario Don Eugenio il quale profetizzò per me, ad uso e consumo di mio padre Giuseppe ( persona di una dolcezza e di una bontà infinita) un futuro da delinquente, a meno che cambiassi registro.
Non ho mai cambiato del tutto registro, ma non sono diventato un delinquente e questo potrebbe già essere uno dei tanti quasi miracoli compiuti da Don Eugenio.
Ho tanti ricordi riguardanti l’Isola e di altri ricordi, altrui, ho fame.
Qualcuno di voi ha qualche fotografia dei cinque piani del caseggiato di via Borsieri 28? Esterni e/o interni, ripresi dal cortile. O/e anche dei suoi abitanti
Mi farebbero impazzire
Grazie in anticipo, vecchi ragazzi.
Bruno Munari
Caro MUNARI, io sono nato in via J. dal Verme 4 nel ’34 e poi sono passato al
2 dal ’40 al ’50. Come te scuola di piazzale Archinto e Oratorio di Don Eugenio.
Dopo oltre 60 anni da che ho lascito l’Isola il mio cuore è sempre ed ancora lì.
Ho un po’ di foto dell’epoca che, se mi verrai a trovare, sarò felice di mostrarti.
Io sto ad affori. Telefonami : 331 104 93 16. BUON NATALE !!
Tedeschi Gianni
Io sto a Lecco, figurati! Ma vengo spesso a Milano, per lavoro o per amore.
Uno di questi giorni ti chiamo. Mi farà un piacere enorme incontrare chi ha avuto l’idea meravigliosa di mettere insieme ‘sto posto.
A presto e..
Grazie
Anch’io ho abitato per qualche tempo all’isola. Mio padre è stato il custode della scuola elementare di Piazza Archinto dal 1950 al1960 circa. Ho frequentato l’asilo e poi la scuola elementare femminile in via Dal Verme ( allora non c’erano le classi miste, anzi la scuola aveva due ingressi separati e anche internamente era divisa in due ali non comunicanti, ma non per me che conoscevo tutti i passaggi “segreti” essendo figlia del custode) La mia “maestra”, che ricordo ancora come fosse oggi, si chiamava Irene Tosi, ma ricordo anche il maestro Caimi e tanti altri. Ricordo anche molto bene Don Eugenio, i “fioretti ” del mese di maggio, le recite di fine anno al teatro parrocchiale.. Uno dopo l’altro riaffiorano alla mente volti, nomi, luoghi : la mia compagna di banco Anna Grazia, gli interminabili pomeriggi estivi passati a giocare, coi bambini del quartiere, negli immensi cortili alberati interni alla scuola deserta, il cinema Iris di Piazza Archinto, il bellissimo negozio del cartolaio di fronte alla scuola, il panificio-drogheria dove si vendeva riso, pasta, farina, zucchero sfuso, pesato e avvolto nella carta color paglia o azzurrina, la salumeria con la Signora Bianca alla cassa, la merceria dove si poteva comprare la biancheria e pagare poi un tanto al mese… Anni difficili, ma tutto sommato felici.
Gabriella Gazzola
Lucia Beduzzi
Anch’io ho frequentato la scuola Rosa Govone.Ho fatto le elementari con la Maestra signora Noè e anche suo marito insegnava alle elementari maschili.Ho poi frequentato sempre l’avviamento professionale e ricordo la bidella che si chiamava Gina e nell’intervalli vendeva le michette a 5 lire.Ora abito in altra zona,ma ogni tanto passò dall’isola per ricordare i bei tempi !!!!!!
Grazie Cara GABRIELLA per le Tue righe che esprimono quanta parte del
Tuo cuore hai lasciato all’Isola. Tu sei arrivata all’Isola quando io l’ho lasciata,
nel 1950 a 16 anni. La mia famiglia si era trasferita in Viale Corsica, pochi
Chilometri di distanza, ma quando con il camion carico di quelle poche nostre
cose ho lasciato il portone di via J. dal Verme 2, ho provato uno struggimento
non inferiore a quello che i nostri poveri emigranti avranno provato quando
la nave lasciava il porto. I nomi che Tu hai rievocato: Don Eugenio e il maestro
Caimi me ne hanno portati alla memoria moltissimi altri e sono rimasto a
lungo ad accarezzarli.
Buon NATALE Gabriella !!
Caro giovanni Tedeschi, io insisterò in primavera per fare la promessa rimpatriata, sollecitando i tanti Isolani a parteciparvi, e conto anche su di te, perche i messaggini contano, ma io voprrei essere piu concreto. intanto ne aprofitto per farti i mig,iori auguri di buone feste. però non mi piaxce farle
per via telematica e ti telefono subito? Sergio Codazzi Ciao .Se vedomm.
carissima Gabriella , quanti ricordi in quella scuola elementare. La mia maestra si chiamava Rosa il cognome non lo ricordo ma il suo viso è ancora scolpito nella mia mente, sono ricordi che non ci lasceranno mai e ricordo anche la bontà di quella focaccia del panettiere che forse mi ricordo così buona per la malinconia di quegli anni ( nel 56 iniziai l’università dal Verme)
Un caro saluto a tutti gli isolani e Buon Natale
Oggi ho raggiunto l’Isola ed ho passeggiato a lungo nelle sue vie oggi quasi deserte. Come sempre rivedo i miei fantasmi ai quali, grazie alla mia fantasia,
do nuova vita e li vedo muoversi come li vidi allora. In Garigliano, sulla destra
andando verso Lagosta, dopo il cinema Zara ( oggi c’è un palazzo ), c’era
il “Dopolavoro Fascista”, con il gioco delle bocce, che era molto frequentato
dai lavoratori dell’Isola (anche su quell’area c’è ora un palazzo).
Più avanti, con la facciata sul piazzale Lagosta, quel moderno palazzo che
ancora oggi è prestigioso, figuriamoci allora, lì abitava la Zizi Marchetti,
mia bellissima coetanea, poi ballerina della Scala, per la quale feci una cotta
(si dice ancora così ?). Ho poi imboccato la via Perasto (dove l’avranno trovato quel nome) e lì altro ricordo piacevole: in quel palazzo sulla destra,
di un famoso architetto, abitava la Piera Vaccani, altra mia bruciante cotta
dell’epoca, il cui padre aveva in Cola Montano una litografia.
Più avanti, in via Porro Lambertenghi, proprio di fronte alla ex trattoria
della mamma dell’Ezio Barbieri, ecco il portone dove abitava un’altra mia
fiamma, la Liliana Guadagnin. Ecco, ho rievocato la Zizi, la Piera e la Liliana e,
pur a distanza di 60 anni, non potete immaginare a che livello sono salite
le pulsazioni del mio povero vecchio cuore.
Vaccani c’è ancora in via Cola Montano 32. Il padre è morto qualche anno fa e ora la mandano avanti il figlio Andrea e un nipote
Aggiungo che la ditta si chiama APV Vaccani (Andrea e Piera Vaccani)
Grazie caro kalz per l’interesse e la precisazione. Io mi riferivo al 1950 quando
Piera era ancora una ragazzina di non più di quattordici anni e certamente non
c’era ancora la APV. Constato con piacere che il passato, che spesso si ritiene morto e sepolto, è invece ancora collegato al presente.
Scusemm se a vegni foeura con questa rimostranza
Ma a mi me par che a l’Isola ghe se da troppa importanza,
Lo so che con questa mia dichiarazione mi attirerò le maledizioni di un gran numero di milanesi, forse perché mi a sont del Corvett ( ma anche ex Fiera) e non ho mai trovato una comunità così unita nei ricordi nella mia zona (che sia invidia?). Sta cominciando solo adesso una consapevolezza Corvettiana grazie soprattutto alla Parrocchia di S.Michele e S.Rita con una raccolta notevole di foto che purtroppo sono per la maggior parte “ecclesiastiche” anche se a saperle leggere bene si possono cogliere aspetti del quartiere d’antan.
A parte questo….dicevo per quello che ho frequentato io l’Isola, poche volte in via Borsieri…(rimasi colpito dai ca de linghera che si vedevano) …anni fa…e di transito…sempre anni fa….ho sempre avuto l’impressione di un quartiere sempre in via di ricostruzione, trafficoso, con un minimo vitale di verde, sarà per l’aspirazione di un centro direzionale lasciato a metà, della ristrutturazione delle Varesine…e anche oggi, avendola frequentata giocoforza quest’estate…i tram sempre lenti, tutti quei cantieri… ancora…. sempre quell’aria provvisoria…mahhh…sarà per questo che gli abitanti si sentono più legati ai ricordi…. ma è solo una mia impressione…non abbiatevene a male… neanche il Corvetto brilla…. delle varie compagnie che c’erano, oggi ci si incontra in quattro gatti… gli altri sono tutti scappati…e anche di quei quattro gatti, solo in pochi si prova a ricordare i tempi andati….un incoraggiamento a continuare a ricordare…prometto che leggerò di più sull’Isola….
Bravo OTTAVIO !1
Intant gu de dit che per la vera veridà: Isula-Curvet 5 a 0.
Io mi riferisco alla mia Isola e cioè a quella fino al 1950. anno in cui l’ho
lasciata conservandomela però sempre nel cuore. Il Corvetto per noi allora
era il riferimento al “porto di mare”, dove venivamo, raramente, a fare qualche
bagno nelle estati del primissimo dopoguerra. Poi vuoi mettere i balordi
di via Cinquecento con i nostri calibri tipo Ezio Barbieri dell’Isola ?
E i bei tusan de l’Isula due ti a mètet? El cunfrunt cun quei, fin a Ciaraval,
l’è un alter 5 a 0 !
Pensa però che mi me sun fa la murusa a San Dunà e l’u spusada e ghe
sunt ammò insema dopu 60 ann.
Adess però OTTAVIO, ti te se simpatic e, anca se te set dumà del Curvet, te
se semper un milanes e te voerum ben. Quant se truarem tutinsema te
invidarem in cumpagnia cun num.
Ciao OTTAVIO e viva Santa Rita !
Gianni latè
Senza nulla togliere alla milanesita, al cuore e all’amore per la nostra Isola, vorrei ribadire che il dialetto milanese: pochi lo parlano, pochissimi lo sanno leggere e quasi nessuno lo sa scrivere. Non me ne voglia il caro Gianni.
Paolo Lab
E’ verissimo, caro Paolo, diciamo pure che, non essendo una Lingua, il milanese non ha regole nè nella sua pronuncia nè nella sua scrittura.
E chi avrebbe potuto dare delle regole? Forse il Porta o il Mazzarella?
E al giorno d’oggi ? Chi potrebbe essere così presuntuoso ?
Il fatto incontestabile è che ogni porta di Milano aveva un dialetto, che si imparava in strada od in famiglia, se era milanese, che risentiva del
dialetto di quella parte di provincia che vi gravitava. Così a Porta Romana
aveva influito il lodigiano, a Porta Garibaldi il brianzolo e così via.
Io ricordo bene che all’epoca distinguevo da quale parte di Milano uno
proveniva solamente sentendolo parlare in dialetto. E chi lo aveva mai scritto?
Così al caro Ottavio, del Curvèt, che ha osato cimentarsi con lo scritto, ho
risposto, anch’io osando, con qualche riga in dialetto, così, di getto, cercando
di riprodurne il suono con le parole, cosa non facile con tastiere che ignorano
la dieresi, per esempio, che quindi non ti permettono di riprodurre il giusto
suono. Come riprodurre sulla carta il ” va a da via el …,” per esempio.
L’Ottavio scrive “…vegni foeura …..”, per esempio, pensiamo per quanti è
arabo !
E una cosa che non ho capito: chi è la milanesìta, o forse l’accento
mancava per dare il giusto senso ?
Andemm, car Paul, cerchem de vuress ben e
Buona Domenica.
Gianni laté
Cara el me Giovan ciappasela no….a l’è na veggia question…i mee i a parlava in milanes in caa, cont i amis e i parent ma in italian a numm fioeu, cont i vesin se gh’era no confidenza…El me pa quand al lavorava al parlava in dialett cont i vegg colega ma in italian cont i giovin…la mia mama quand se’ndava a troval la se bloccava e la scominsiava a parlà “affettato”…se poeu a eren di cap la se affetava pusee…de segur l’era minga el dialett di me nonni…anca perché a eren romagnoeu e piemontes….No…ona mia nonna l’era de Stradella ma la parlava… paves….(per dire “con” la diseva aveg…..)….
Quand el me fradel l’è tornaa da vess sfollaa dal Varesott quand l’ha vist el me pa l’ha provaa a parla in dialett: “A son mia andà!” El me pa subet: “Se te voret parlà milanes te devet dì – a son minga andà – se no l’è bosin!”
Mi hoo semper parlaa italian a part i “modi di dire” e i scherz…el sarà un tri o quattr an che me son mis a parlà e scriv in dialett, ma al contrari del me pa a pensi che on poo de bosin al parlà al ghe fà ben…se na quai volta al scappa un salumee inveci de cervelee…el sarà forsi vun de Lodi? Va ben istess el vend el salam anca luu…El marì de la mia cusina a cent meter de Ciaraval el dis: “Al cò” per coo…basta savell. El Porta…El Mazzarella…el Comoletti….el Beretta… el Caprotti… ghe tant de legg e imparà…e mi me son faa i me regol, magara a sbagliaroo ma per mi a va ben istess…Magara el dialett del Porta l’è on poo ostich de parlà incoeu, ma a vor vess blasé….Vess segur e anda avanti oramai i regol de ‘na lingua che quasi la moeur hinn abastanza avert….A riscrivess….
me par a mi che ghi tucc un pù del “taparela” a l’è pur vera che milanes ghe nè pù! el gh’ha quasi resun el giuan tuder a di che l’isola la bat el curvet..ma no 5 a zero… a l’isula gh’è mai stà el laghett..a gh’è mai sta i bei praa per la campurela, perchè vardee che i tusann al curvett eren bej.. molto bej… e poeu te vor mett l’aria fina che gh’era chi tempi là… l’udur de stala de nused, del casutel, de la casina granda..e slungum un tocc e andemm a ciaravall, per minga parlà del Vaiano Valle( in italiano) in due se truaven certi person galantom del cabaret..ciau a tucc….
Paolo, Ottavio, Marino, una roba mi gu ammò de dì. L’è brut diventà vecc, ma
pudè ricurdass ammo de cume l’era Milan e cume serum num a l’è bell.
Ve saludi !
Gentile Gianni
IL mio scritto non vorrei lo avessi interpretato come un rimprovero, non era mia intenzione era solo una precisazione.
La nostra lingua o dialetto si pronuncia in un modo ma si scrive in un’altro, come madunina si scrive madonnina per fare un esempio. Con questo non voglio fare il professore, io in milanese non so scrivere. In quanto dicevo, lingua o dialetto? Vi sono a proposito diverse scuole di pensiero, ma mi attengo a quanto sostenuto dal Caprotti, dal Comoletti, dal compianto Merli che io chiamavo Prof. L’Accademia della crusca (nientemeno) definisce la lingua: un guado attraverso i fiumi del tempo. Essa conduce alla dimora dei nostri antenati.Certamente di derivazione neolatina e celtica Ma lasciamo ad altri questo rompicapo. Nel dizionari Hoepli si legge riguardo la Milanesità che essa è il complesso dei caratteri considerati tipici di Milano e dei suoi abitanti e io aggiungo che la milanesità è l’amore per chi ha vissuto nella nostra città in un tempo con meno benessere ma più autentica è l’amore per la nostra storia, la nostra cultura nelle più svariate forme e sfumature, noi abbiamo avuto la fortuna di assaporare e poi vivere nonostante un tremendo dopoguerra, con certi principi oggi sconosciuti come l’amicizia vera, l’altruismo, la collaborazione e non mi dilungo perché mi viene solo un gran magòn.
Un saluto anche a Giovanni Tedeschi
Paolo
Mi informano adesso che in Marzo prossimo dovrebbe venire in visita
all’Isola l’Ezio Barbieri. Questo nome ai giovani non dice niente ma a quelli
come me, che lo hanno conosciuto, fa ritornare alla mente quegli anni in
cui l’Isola era L’ISOLA.
L’Ezio, che non ha mai fatto spargere una sola goccia di sangue, quando in
quegli anni il sangue scorreva a fiumi, ha pagato con una lunghissima detenzione, quanto gli era stato addebitato da quella giustizia imbelle, forse
non peggiore di quella attuale. Pagato il debito imputatogli si è fermato in
Sicilia e lì ha trascorso la sua vita in modo più che onorevole, da buon Isolano.
Ora ha novant’anni. Il libro che è stato scritto su di lui recentemente è ora in
distribuzione e la libreria di via Pollaiuolo dovrebbe già averlo disponibile.
Io andrò ad abbracciarlo. Gli Isolani che vorranno unirsi a me in quella occasione si facciano vivi indicandomi qui di seguito il loro numero di cellulare.
Il mio è : 331 1049316
Ezio BARBIERI sarà allo allo Spazio Mercury (ex Fonderia Napoleonica) alle
ore 17 del 9 Marzo. Io sarò là per salutarlo e festeggiarlo.
Gianni Tedeschi
E’ un vero peccato che questo sito si stia inaridendo. L’amico Sergio Codazzi
lo ha con molta cura avviato e poi, via via, è stato trascurato. Ma alla domanda
del titolo io rispondo con un caloroso ” SI !! “. Se l’Isola è dentro in molti, come
io la sento dentro di me, l’Isola vive ancora, eccome !!
Grazia Gandelli
mi ha fatto piacere vedere la foto con una parte della Cartoleria Gandelli e vorrei sapere se per caso ha altre foto o notizie da pubblicare in merito.
Vorrei poi un chiarimento quando indicate i personaggi che sono nati all’Isola si parla di Roberto Massari ma quello che ho sempre conosciuto io si chiamava Renato. Grazie
Cara Grazia GANDELLI,
non puoi immaginare quali e quanti gradevoli ricordi abbia fatto riaffiorare
alla memoria il Tuo cognome. Penso Tu sia la nipote del “mio” Gandelli.
Mi perdonerai il Tu che mi sono permesso, ma noi vecchi isolani riteniamo
quasi vincoli famigliari, quegli interessi e quei ricordi che comunque ci legano.
Ora quella “nostra” Isola è ormai scomparsa, purtroppo ma inesorabilmente,
ma il “Gandelli” è ancora vivo, eccome!
La cartoleria con le vetrine su Piazzale Archinto e su via Dal Verme, che
compare su di una cartolina che a suo tempo avevo fatto apparire in Internet,
ha accompagnato la vita dell’Isola in modo significativo. Da lì sortivano,
innanzi tutto, per quelli la cui famiglie potevano permetterselo, i primi regali di
“Gesù Bambino”. Dopo la messa della notte di Natale, i genitori che rientravano alle loro case. dove avevano lasciato i piccoli a dormire, passavano dal Gandelli, che quella notte teneva aperto, ed acquistavano
qualche regalo. Lo portavano a casa e svegliavano i piccoli, che per lo più
fingevano di dormire, con ” è arrivato Gesù Bambino !!”.
Poi per tutto il percorso delle elementari il “Gandelli” forniva tutto il necessario,
dalla cartella all’astuccio, dai pennini alle carte assorbenti, dai quaderni al=
l’inchiostro. Poi durante le vacanze le figurine, i soldatini di carta, la carta e le bacchette per fabbricare gli aquiloni, ecc. ecc.
Al banco i Gandelli. Ricordo la Gandelli figlia, la mamma, il Signor Gandelli,
un vero Personaggio. Più volte lo vidi dietro al banco in una bella divisa Fascista, probabilmente reduce da un’adunata o in procinto di andarci.
Non meravigliarti, cara Grazia, tutta L’Isola era fascista in quegli anni, la
camicia nera era un vanto, per i piccoli come per i grandi. Io ho visto le
colonne degli operai della Brown-Boveri, tutti in camicia nera diretti a piazza
del Duomo ad ascoltare i discorsi di Mussolini od altro pezzo grosso del Regime. Ed io, attaccato a mia mamma, operaia della Brown-Boveri, avevo
un paio di volte fatto parte di quelle colonne. Che entusiasmi, che partecipazioni!!
Tutto finito, purtroppo, con l’8. Settembre ’43.
Ma le vetrine del Gandelli, sempre ricche di oggetti del desiderio, ci attiravano
e restavamo lì davanti in adorazione.
Io lasciai l’Isola nel 1950, mia mamma aveva venduto la latteria di via J. dal Verme 2 (che aveva preso nel 1940 lasciando la Brown-Boveri ) per prendere
una importante Gelateria in Viale Corsica. Poi iniziai, con i miei diciott’anni, una
vita avventurosa, di successo che mi vide, nel corso degli anni, a Roma, in Francia, in Germania, in Svezia, in Tunisia. Alla fine eccomi qua ad Affori, a due passi dalla “mia Isola”, che non mi è mai uscita dal cuore, e che vengo spesso a ritrovare a caccia ed alla ricerca dei miei fantasmi.
Scusami, cara Grazia Gandelli, per tutte queste mie lunghe, e forse noiose,
divagazioni, ma come ben saprai, i vegliardi basta svegliarli nei loro ricordi
che non riesci più ad arrestarli.
Ciao, cara Grazia, e, forse, a rileggerci su queste pagine.
Saluti affettuosi.
Gianni Tedeschi
Scusami se ti rispondo solo ora, ma non ho aperto la posta per alcuni giorni e la tua lettera mi è sfuggita. Hai ragione sono la nipote del “tuo” Gandelli figlia di Silvano. Ti ringrazio per i bei ricordi che mi hai condiviso con me su un nonno che non ho mai conosciuto, alcune notizie le avevo avute da Renato Massari che ringraziava ancora il nonno per avergli dato la possibilità di studiare dandogli libri e quaderni. Probabilmente avrai conosciuto anche Luigi Colombo, Nino Canti. Ormai la famiglia Gandelli si è notevolmente ridotta siamo rimaste in due, io e Annalisa la figlia di Bruno e poi le due figlie di Marisa la Gandelli figlia come la chiami tu. All’Isola poi abitava anche una zia della mia mamma e credo sia stata proprio lei a presentarla a papà. Ancora grazie per icari ricordi e un affettuoso abbraccio. Grazia
ma quella era la cartoleria Castoldi,Gandelli era quella di fronte alle femminili
un saluto a tutti
No, caro Maurizio, davanti all’ingresso delle femminili c’era la Castoldi e poi la
Belmuri. Il Gandelli era d’angolo dal Verme – Piazzale Archinto.
Scommettiamo ?
Sabato 9. marzo, alla presentazione del libro “il bandito dell’Isola”, in Tahon de Revel 21, c’era un bel pò di gente. Buon segno. Se il nome di Ezio Barbieri ha
potuto richiamare tanta gente vuol dire che il suo ricordo è ancora vivo come
ancora viva è l’Isola.
Lucia Beduzzi
Oltre alle cartolerie Gandelli e Castoldi ricordo anche la cartoleria in piazza Tito Minniti.Ricordo che il cartolaio si chiamava Andrea e indossava sempre una vestaglia nera nel suo piccolo negozietto ed era sempre pronto ad aiutare i bambini negli acquisti quanti bei ricordi!!!!
la cartoleria di minniti si chiamava garolla,il nome del proprietario sig.villa-
Si ora ricordo che il cartolaio di piazza Minniti si chiamava Villa,ricordo anche che sempre nello stesso stabile,ma con le vetrine verso Dal Verme,c’era un negozio che vendeva pasta e riso sfuso e lo chiamavano in milanese “el rise’ “e aveva un figlio nostro coetaneo chissà’ se qualcuno si ricorda!!!!!!
La cartoleria Castoldi, di fronte all’ingresso delle femminili, si chiamava anche,
non ricordo se prima o dopo, anche Belmuri. Tanto per acutizzare la memoria.
E chi ricorda il nome della gelateria di via Garigliano ?
E di quella di P.za Tito Minniti ?
E il negozio di tessuti a fianco ?
la gelateria di via garigliano si chiamava steffanini,poi venduta a metà degli anni 60 a dei fratelli di origine emiliana ma non ricordo il nome.
Ho appreso da poco che, all’epoca, l’Italo Crema, che abitava in ringhiera al primo piano, cortile interno, di via J. dal Verme .4, era fidanzato con la figlia del gelataio di via Garigliano. Io infatti lo avevo visto servire ai tavolini. Poi
l’Italo Crema aveva aperto il ristorante all’Abbadesse che era divenuto famoso.
la gelateria di minniti era del papà della mia amica silvana ma non ricordo il cognome,era di origine veneta ed amico di mio padre.
…in via garigliano lato n.pari c’era un negozio sviluppo foto,la gelateria,il cinema zara,un neg.di scarpe,uno che vendeva fiori,un furmagiatt sul p,le lagosta e uno che vendeva vini….anche i personaggi erano belli…
Hai dimenticato la sede, con gioco delle bocce del Dopolavoro Fascista dell’Isola, sempre molto frequentato e dove ricordo c’era sempre tanta allegria, almeno sino allo scoppio della guerra.
…caro Gianni sono del 47 i miei ricordi partono dagli anni 50….mi ricordo pochissimo dell’alluvione del 51 con l’isola completamente allagata…ho nel cuore sopratutto gli anni 60,specialmente la via garigliano n.4 x motivi sentimentali….franco
Il negozio di tessuti di piazza Minniti si chiamava Paccanaro io ricordo bene perché’ la portinaia dello stabile era mia zia.
All’epoca io lo ricordo come Terrabusa e la portineria era in mano alla famiglia
Ricaldone che si era trasferita lì proveniendo da via J. dal Verme al n°4.
Il marito faceva il sarto e si chiamava Bigin, il figlio, mio coetaneo, Vincenzino.
Tieni conto cara Lucia che io mi riferisco agli anni ’45-’50.
confermo paccanaro
Forse il negozio di tessuti che ricordo io era dopo Terrabusa.per quanto riguarda la portineria era di mio zio Bigin che faceva il sarto ed era poliomielitico era il fratello di mia mamma il figlio Vincenzino era mio cugino ora scomparso.
Cara Lucia,
pensa che io abitavo in J. dal Verme al 4 proprio di fianco al Bigin, sul pianerottolo al piano rialzato. Se chiudo gli occhi lo vedo ancora con il suo ferro da stiro a carbonella e il metro giallo in giro al collo, come vedo la
moglie pettinata con lo chignon e il Vincenzino, buono come il pane, al quale
io, minore di un anno ma molto, molto più carogna, le davo. Di questa famiglia
Ricaldone, malgrado siano passati settantanni ( !!! ) conservo il migliore ricordo. Di quella famiglia, che ai pasti metteva in tavola il bottiglione del vino,
ricordo ancora l’allegria del Bigin che riprendendo il suo lavoro dopo pranzo cantava a squarciagola. Mia mamma diceva : ” Sono piemontesi”.
Da noi la tavola era più triste, intanto la sola bottiglia dell’acqua e poi mia mamma doveva subito correre ” in stabilimento” alla Brow-Boveri, papà era
in ferrovia e faceva i turni.
Mi scuserai cara Lucia per la mia prolissità ma quando do la stura ai miei
ricordi non riesco a frenarmi. Un riverente ricordo al buon Vincenzino ed a Te
un Cordiale Saluto da questo vecchio Isolano.
Gianni Tedeschi
Carissimo Giovanni,mi emoziona tantissimo sentire che conoscevi i miei parenti ,mia mamma che era la sorella del Bigin abitava in via Dal Verme 4 con sua mamma e suo papà’,si loro,erano originari del Monferrato,mio nonno,commerciava in vini,e aveva il deposito in via Arese 18.Mia mamma sposandosi si era trasferita in via Arese 7 la casa della Filocantanti.Io sono del 42 mio fratello Francesco e’ del 34 e lavorava alla Brown Boveri con Vincenzino .Ricordo,che mia mamma diceva che mio fratello era entrato in Brown Boveri perché’ il cassiere della ditta era il signor Rossi Benvenuto ,che abitava in via Garigliano.Io quando mi sono sposata andai ad abitare a Niguarda ora abito in zona viale Monza,ma spesso,faccio un giro all’Isola che mi suscita tanta emozione anche a distanza di tanti anni.Con quanto piacere parlo di quei tempi.Cordiali saluti Lucia Beduzzi
…il cartolaio di p.le Minniti si chiamava Villa,un figlio e’ prete all’Hosp.di Monza….cìera un cartolaio anche in via borsieri vicino al14(dove abitavo)….nei primi anni 60 seguivo due gemelle di via garigliano di nascosto di mamma e papa’ che tempi ragazzi che tempi….Franco
Se qualcuno non conoscesse questo blog sull’Isola http://www.milanoisola.it/foto-depoca/#more-547
el risè di via dal verme che era anche salumeria si chiamava colombo,il figlio era il silvietto,chiamato così perchè era grande e grosso ed era un amico.
È’ vero adesso ricordo si chiamava Silvio ed era grande e grosso !!!!!!!
niente foto su De Castillia 9? ora solo un muroooooooooooo
….mi ricordo quando c’erano le elezioni il comizio del pci in Minniti pieno di gente e dopo in oratorio un sospiro di gioia x la vittoria della dc…..
E meno male che quei farabutti con le mani ancora lorde di sangue, malgrado
le loro spudorate menzogne, non abbiano trovato all’Isola i trinariciuti, di
Giovanni Guareschi- Candido memoria, altrimenti poveri Isolani e poveri Italiani. Dal P.le Archinto le ho sentite anch’io quelle urla sguaiate dal balcone
da cui si affacciavano ad arringare. Avvicinarmi di più mi avrebbe fatto vomitare.
Ciao, Giovanni..
è probabile che io non abbia letto attentamente tutti gli interventi su questo sito , ed è altrettanto probabile che mi sia sfuggito qualcosa, o forse molto.
Per questo volevo chiederti se per caso sia mai stata organizzata una rimpatriata, una riunione, una cena, una festa invitando tutti questi innamorati dell’Isola di una volta che poi, in fondo è ancora quella di oggi, fortunatamente.
E se non è mai stato fatto nulla del genere, la domanda potrebbe essere:
Perchè non farlo?
Magari (ma qui esagero) con figli e nipoti, in qualche posto tipo la vecchia Corale Verdi, che ormai credo scomparsa, bocciofila e tutto
Io, come sai, ora sto a Lecco ma se deciderai di organizzare qualcosa del genere ed avrai bisogno di aiuto, conta su di me
Un abbraccio
Bruno
Ciao Bruno,
ci siamo sentiti qualche minuto fa al telefono. Hai perfettamente ragione, ci
dovremmo finalmente trovare tutti noi appassionati dei ricordi della nostra Isola. Anche per contestare le balle che i “trenariciuti, propagano da tempo
sull’Isola. Parlerò anche con Sergio Codazzi altro isolano DOC che è da
molto che fa la stessa proposta. Intanto nelle tue navigazioni in Internet vedi di
approdare anche a questo sito che si è inaridito ma resta pur sempre interessante : “Skyscraperscity quartiere isola “.
Te saludi.
Gianni latè
….penso di essere un isolano doc…mio padre e’ nato nel 1909 in Borsieri 14.sposato con mia madre dal 1934 hanno vissuto all’isola fino al 1970.Tutti i figli sono nati e cresciuti in Borsieri 14 (la prima nel 1935 l’ultimo nel 1947)…..franco
Si, caro Franco, considerati a buon titolo un vero Isolano DOC.
Se pensi che anch’io mi considero tale solamente per essere nato all’Isola,
in via J. dal Verme 4, nel 1934 e di avere poi vissuto al 2 sino al 1950.
Ma basta questo per sentirmi profondamente isolano e dichiararmi tale !
Nella mia vita movimentata e di successo ho abitato a Varese (1958-59) ed
a Roma (1960-61) ed inoltre ho soggiornato, anche per lunghi periodi, in
Francia, Germania, Svezia, Jugoslavia ( ora Croazia in parte), Austria e
Spagna, ma, appena potevo eccomi all’Isola a cercare con la fantasia i
fantasmi del mio passato. Sentivo sempre che lì erano le mie radici,
ed ora, vecchio (79) e stanco, ci torno ancora e mi beo di quei piccoli angoli
rimasti tali e quali che, basta guardarli, mi ridanno un pò di carica.
… chi si ricorda della bocciofila Sassetti ? sede del partito comunista ?? in via Volturno. E pensare che proprio di fronte ci abitava Silvio Berlusconi !!!
Al “Sassetti” andavo a prendere 1/2 litro di vino, pur essendo più distante da
via dal Verme 4, da aggiungere all’acqua sulla tavola, e non tutti i giorni.
In merito alla considerazione di Silvio devo felicemente constatare che mentre
il nostro isolano Silvio Berlusconi è ancora vivo e vegeto e positivamente attivo, quel partito è per fortuna ignomignosamente naufragato.
Che dire allora? W l’Isola e gli Isolani !
….mio fratello portava il pane(il panificio faceva angolo) alla sig,Rosa-averlo saputo allora…..in ogni caso come diceva la mia saggia mamma….lu laura ialter ciciaren…(scusate il mio milanese arioso)…franco
Franco ti riferisci al panificio che faceva ( o fa ) angolo tra la via Volturno e la via Sebenico ?
Io abitavo in via Arese 7 la casa della Filocantanti,ma mi sento isolana perché’ ho frequentato le elementari in via Dal Verme e le mie compagne di scuola erano quasi tutte di via Borsieri.La mia maestra delle elementari si chiamava Noè’.Chi se la ricorda?
Ciao a tutti. Rispondo a Lucia e anche a Silvio. Come ho scritto in un mio precedente post mio padre é stato per sette -otto anni custode nella scuola elementare maschile di Piazza Archinto e la nostra famiglia abitava proprio nella scuola. Per questo motivo mi ricordo bene di molti insegnanti di quell’epoca- dal ’52 in poi- sia della scuola maschile che di quella femminile in via Dal Verme. La Maestra Noè me la ricordo come una Signora alta e magra, molto distinta, seria ma cordiale e gentile. Era sempre vestita con abiti un po’ datati,tipo anni 30 ,ma molto eleganti. Mi ricordo bene? Anche il marito era un insegnante alla scuola maschile,ma me lo ricordo meno. Invece mi ricordo molto bene del Maestro Caimi che era veramente un gran personaggio, fuori dagli schemi e all’avanguardia per l’epoca. Era molto estroso, anche nel vestire e i suoi alunni erano i piú chiassosi della scuola. Chissá se le mie impressioni corrispondono a quelle dei loro alunni! Magari in classe erano tremendi e non hanno lasciato per niente un buon ricordo. All’epoca diversi insegnanti di Piazza Archinto venivano da fuori Milano, specialmente dalla provincia di Varese. Arrivavano col treno dei pendolari a Porta Garibaldi! Al mattino arrivavano sempre di corsa e trafelati. Finite le lezioni invece si fermavano a scuola in attesa di prendere il primo treno del ritorno. Erano un gruppetto ben affiatato e qualche volta mia mamma preparava il caffè per tutti. Tra di loro c’era anche la mia adorata insegnante, la Signorina Tosi che veniva da Busto Arsizio, mentre il Maestro Caimi, se ricordo bene, veniva da Gallarate. Per me quegli anni sono stati molto formativi, sicuramente proprio allora é nata la mia “vocazione” di fare l’insegnante…come poi è stato. Ciao,Gabriella
Grazie cara Gabriella per tutto quanto hai pubblicato. Sono tutte notizie più che preziose, per chi, come il sottoscritto, pone molta attenzione a tutto
quanto, anche ai minuti particolari, del passato che l’ha circondato.
Il -mio- mondo della scuola è uno dei più preziosi da ricordare e, per un ragazzo come me di ottantantanni, è fonte di piacere il ricevere ancora notizie. Dunque ecco la mia storia prima di chiederTi alcune notizie che mi stanno a cuore. Dopo di essere stato affidato ai miei tre anni alle suore di
via Confalonieri ( mia mamma allora era operaia alla Brown-Boveri), i miei
quattro e cinque anni li avevo passati all’asilo comunale di Via Pastrengo.
Finalmente nel 1940, ai miei sei anni, eccomi in prima elementare in
P.le Archinto. Fiero, come tutti i miei compagni, della divisa di “Figlio della Lupa”, che ci facevano indossare in determinate ricorrenze o manifestazioni.
La nostra maestra si chiamava Ribaldone. Ogni sabato il Direttore attraverso
l’altoparlante, istallato in ogni aula, leggeva i nomi di due scolari per ogni classe, il primo segnalato per il profitto ed il secondo per la buona condotta.
Ricordo con piacere che per tutto l’anno scolastico ’40/’41 venni sempre settimanalmente citato per il profitto. Per la buona condotta il nome era quello del mio compagno Angelico. Al termine dell’anno venni premiato.
Nella palestra, affollatissima di genitori dei premiati e di funzionari di ogni
grado, tutti in alta uniforme fascista con camicia nera, io in divisa di Figlio della Lupa, ricevetti l’attestato unitamente ad un bel libro, con gli applausi
dei presenti che accompagnavano tutte le consegne dei premi sul palco.
Esattamente lo stesso avvenne in seconda elementare, erano cambiate solo le nostre divise che da Figlio della Lupa erano passate a Balilla, anzichè le bandoliere bianche, il foulard azzurro fermato con il medaglione del DUCE.
Ho già pubblicato in Internet (Skyscraperscity quartiere Isola pag.16 e 17)
la foto ricordo della classe 2a C tutta in divisa.
L’Italia era in guerra dal giugno del ’40 e si viveva sotto l’incubo dei bombardamenti. In Via J. dal Verme al 4, dove viveva la mia famiglia, prima di
trasferirsi al 2, per noi bambini avevano montato dei lettini per dormire in
cantina durante gli allarmi notturni.
Quando era iniziata la mia terza elementare nel settembre del 1942 il pericolo dei bombardamenti aerei era tale che i miei pensarono bene di
portarmi in Istria, da dove loro provenivano, e frequentai li la scuola sino
al marzo ’43. Poi dopo le prime notizie della presenza in Istria dei partigiani
di tito, rossi assassini per natura, mia mamma pensò bene di venirmi a
riprendere riportandomi a Milano. Per salvarmi dai bombardamenti aerei venni spedito a Trecella, a 20 chilometri da Milano dove erano stati sfollati
i nostri mobili. Lì vivevo solo ed avevo frequentato lì gli ultimi mesi della mia
terza elementare. I bombardamenti su Milano nelle notti dell’agosto 1943 li avevo visti e vissuti proprio da quelle campagne, così come lì avevo vissuto
il luglio del ’43, caduta del DUCE, e poi l’8 Settembre, tutti a casa e morte della Patria. Mi riportarono a Milano e venni iscritto alla quarta elementare
per l’anno scolastico ’43-’44 alla scuola di P.le Archinto. Maestra Origlia,
che abitava in via Civerchio. Probabilmente emergevo nella sua classe,
quanto a profitto, tanto che chiamo mia madre e le propose di prepararmi
gratuitamente durante le vacanze in modo da presentarmi agli esami di stato
ed essere ammesso alla prima media al Parini di via Goito, saltando la quinta
elementare che per me, diceva la maestra Origlia, sarebbe stato tempo perso. Così venni promosso e l’anno seguente, mentre i miei compagni
passavano in quinta, io ero già in prima media. Nel ricordo sono ancora
immensamente grato alla maestra Origlia.
Ed ora, al termine di questo mio barboso racconto, ecco le domande che volevo porre : 1° – Che notizie hai sulla mia maestra Ribaldone ?
2° – Che notizie hai della mia maestra Origlia ?.
Ti ringrazio, cara Gabriella, per la Tua attenzione e, se sarai soppravvissuta
a questa chilometrica storia, Ti concedo uno sganasciante sbadiglio dopodichè attenderò pazientemente un Tuo nuovo cenno.
Caro Gianni, ho letto con grande interesse il racconto sui tuoi primi anni di scuola, sia perchè, in generale, mi piace ascoltare le persone, sia perché sono più che convinta che – per dirla con De Gregori- “La storia siamo noi “. Le nostre piccole storie vanno ben al di là del vissuto personale, sono lo specchio di un’epoca, di un momento storico ben definito. Per questo mi piace seguire il blog di cui sei uno dei più attivi animatori. Se ci pensi negli ultimi tempi, attraverso i vari interventi, le testimonianze su persone, luoghi, attività, cibi… sta emergendo il ritratto di un’epoca: il clima sociale e politico, il commercio, la scuola, il lavoro operaio e quello artigianale, la voglia di ricominciare a vivere e a sperare. Certo questa storia è già stata scritta, non si aggiunge niente di nuovo, ma questa volta i protagonisti, i testimoni siamo noi e i documenti i nostri racconti.
Per tornare al concreto devo dirti che le persone che tu nomini a proposito della scuola io non le ricordo o forse non le ho conosciute. Sono nata nel dopoguerra e ho iniziato le elementari nel ’52. La mia scuola per certi aspetti non era molto diversa da quella che descrivi tu: grande severità e rigore ma, se incontravi la persona giusta, anche generosità, comprensione,umanità. Qualcosa però stava cambiando, pian piano la scuola si stava facendo un po’ più a “misura di bambino”.Avrei davvero molte cose da raccontare su quanto le prime esperienze scolastiche, siano state per me ( penso per tutti noi )le prime difficili prove di vita sociale. La scuola, ma anche l’oratorio e i compagni di giochi nei cortili, ci hanno insegnato a stare al mondi
Di quei momenti ho solo due documenti, due fotografie scattate a scuola, le classiche foto di gruppo di fine anno che a mio parere sono molto belle perché sono anche un documento di vita. Le ho mandate al Corriere.it che sta pubblicando nella pagina di Milano, nella rubrica “La memoria di Milano” delle foto inviate dai lettori, fino ad ora senza esito Avrei voluto mandarle anche a questo blog, anche nella speranza di rintracciare qualche compagna, ma non so come fare a caricarle. Devo cercare l’aiuto di qualche giovane, più esperto con internet.
Saluti carissimi a tutti.
…si SILVIO…..era la zona IN dell’isola….piu’ avanti la Magna,mi ricordo che si fermavano le giostre x la nostra gioia…altro ricordo anni 50 la pasticceria Montalbetti,sopo l’oratorio si correva a vedere i risultati delle partite….franco
Si la maestra Noè’ era proprio come la descritta Gabriella imponente e molto seria si ricordo che anche il marito era maestro anche lui alto e serio si assomigliavano come portamento,abitavano in piazzale Lagosta al 2,mio fratello aveva il maestro Caimi.Forse Gabriella si ricorda anche la bidella che si chiamava Gina era una signora molto affettuosa con i bambini.Ciao a tutti Lucia
franco hai proprio ragione Dal Montalbetti , negozio d’angolo con sopra un orologio rotondo, oltre che a dei magnifici pasticcini, al pomeriggio della domenica verso le ore 18 , quando erano finite le partite di calcio, si andava sotto i tabelloni a vedere i risultati.
…caro Silvio l’orologio c’e’ ancora, qualcosa degli anni 50 e’ rimasto….pero’ quando occasionalmente ritorno mi sembra di essere “uno straniero in patria”….franco
La pasticceria Montalbetti io la ricordo perché’ al mattino andando a scuola mi fermavo per comperare la meranda la famosa “veneziana “con sopra le granell e di zucchero,costava 25 lire.Ricordo il buon odore di dolci entrando nel negozio.Non so dire quanto mi piace leggere questi articoli della “mia” isola.Come ho già’ avuto modo di dire quando posso vado all’isola e mi soffermo incantata per ricordare la mia infanzia!!!!! Ciao Lucia
Cara Lucia, e come si possono dimenticare le ” veneziane ” che a me mettevano nel cestino che mi accompagnava all’asilo, insieme alla mela ed
ad un formaggino. Quando poi aprivo il cestino, dopo aver mangiato, nella
scodella di alluminio, il primo che passava l’asilo, il profumo che si sprigionava era per me più che delizioso, erano il mio secondo, la frutta ed il dolce. Ma Ti scrivo della fine degli anni trenta e le “veneziane” dal prestinaio
di via J.dal Verme 4, el sciur Ugo Salimbeni, costavano ancora 10 centesimi.
Quanto alla pasticceria Montalbetti, e qui scrivo dei primi anni ’50, nella
memoria ho si il profumo di pasticceria che usciva dal forno del laboratorio
che dava sulla via Angelo della Pergola, ed i pasticcini che erano una delizia,
ma soprattutto ricordo le due giovani figlie Montalbetti, che servivano al banco con un grembiulino nero e colletto bianco, molto belle ai miei occhi
e tali da risvegliare prepotentemente l’istinto primordiale del giovane maschio
isolano. Ma che belle che erano !
Chissà chi saranno stati quei fortunati mortali che poi se le sono sposate.
Mi pare che del macellaio di fianco al Montalbetti non se ne sia ancora scritto. Se ricordo bene il suo nome era Stefano, e quello che vendeva era
allora carissimo, addirittura prezioso e non tutti gli isolani potevano permettersi di varcare quella porta. Costate e bistecche erano cose da “ricchi”. E noi li chiamiamo ancora i bei tempi!
Mi scuso e riscuso con le gentili lettrici e gli amici lettori di queste prolisse righe ma dare la stura ai ricordi mi fa sempre questo effetto.
Buona Domenica!
Caro Gianni,il macellaio vicino al Montalbetti si chiamava Fedeli mi ricordo bene perché mia mamma andava lì a fare la spesa,al banco c’era il padre e il figlio e la moglie era alla cassa.Vicino al macellaio c’era anche il negozio di scarpe.Sempre in via Borsieri c’era la farmacia Castoldi.Sempre in via Borsieri c’era il parrucchiere Franco Coppola con suo figlio Aldo che era un ragazzino ,ora diventato famosissimo.Ciao a tutti Lucia
il fratello più piccolo,antonio è stato mio amico negli anni 60/70,frequentavamo il bar segrino.
…complimenti x la memoria…elementari dal 53 al 58 maestra Penna anziana signora abitava in via Volturno al 47..poi Adilardi calabrese menava spesso e volentieri (x lui) a destra e a manca…i miei fratelli maggiori vennero mandati alle scuole di ple Maciachini (non so il xche’)…franco
ma in piazzale maciachini forse sono andati poi a fare l’avviamento professionale,penso.
Oltre alla “veneziana”, deliziosa, c’era anche la “cremonese”, ve la ricordate? Era una specie di panino dolce e soffice che però aveva sulla parte superiore dei “cornetti” di pasta più croccante. La compravo dal prestinaio prima di andare a scuola, ma quando arrivavo in classe i “cornetti” li avevo già mangiati tutti. Era profumatissima, invitante e irresistibile. Ho trovato, non senza fatica, la ricetta su internet ma ancora non mi sono azzardata a provarla. A proposito di merende, che ne dite della cotognata venduta confezionata in piccoli rettangolini? E poi vi ricordate di quei quadratini di un impasto dolce al sapor di cioccolato e nocciole avvolti nella carta stagnola? Li faceva la Ferrero ed erano gli antenati della Nutella.
Ciao a tutti
È vero !!adesso ricordo che c’era tra le merende anche la “cremonese” parlandone riaffiorano alla memoria cose lontane!!!!!anche la focaccia della prestinaia di via Borsieri era buonissima!!!!!E’ bello che ognuno racconti i propri ricordi,si mettono insieme tanti tasselli del passato.Ciao Lucia
…borsieri 11 panificio Picconella cartella di tela ci stava sempre la veneziana…sempre in quella zona c’era il negozio x donne (cosi’ diceva la mia mamma) si chiamava La Babilonia poi spostata verso ple Segrino,c’e’ ancora oggi….e l’edicola di ple Minniti? ve la ricordate?praticamente c’e’ sempre stata….franco
A proposito della “Babilonia” chi si ricorda del figlio della proprietaria negli anni ’45-’50 ? Era un ragazzo di un paio d’anni maggiore di me ma di una
bellezza straordinaria, capelli neri ondulati ecc. Mi pare si chiamasse Umberto o Roberto. Fatto stà che si era perdutamente innamorato di una
ragazza di nome Sabina, giovane e carina, che faceva “il mestiere” in
una baracca lungo il Seveso all’altezza del ponte di Viale Zara. Quel “mestiere” costava caro al povero Umberto o Roberto e ne era sorto un
dramma con la madre che cercava in tutti i modi di ostacolarne il dissanguamento. Non so come sia finita poichè nel ’50 avevo lasciato l’Isola
ed avevo perso il contatto con questi pettegolezzi. Poichè non vorrei venire
denunciato dal povero Umberto o Roberto per diffamazione, aggiungo in chiusura di avere solo riportato quanto avevo sentito raccontare al tempo ma
di non essere testimone di alcun fatto in merito.
Bene, visto che ci siamo addentrati in piccoli dettagli, piccoli per gli altri ma grandi per le nostre memorie, voglio aggiungere il nome di un’altra leccornia
che spesso trovavo nel mio cestino dell’asilo. Si tratta del “mignin” che era un
wafer quadrato, mi sembra della Wamar. Probabilmente nessuno lo ricorderà.
Meglio così, il ricordo sarà solo mio e da solo me lo godrò ancora, ” giò i
mann dal me mignin!
Io mi ricordo del “mignin”prelibato wafer!!!!,
….e i trani dell’isola? il battista e il detoma di ple Minniti.l’aldo e il bianchi di borsieri ed alttri ancora facevano parte integrante dell’Isola….franco
E allora, caro Franco, mettiamoci anche il Tabaccaio di via Carmagnola dove,
con contorno di “bianchini, kummel e doppioKummel (di gran moda), il gioco
delle carte, in particolare “la concia” vuotava le tasche a qualcuno e riempiva quelle a qualche altro.
E ancora l’osteria di fronte al numero 1 di via Dal Verme, dove spillavano un
rosso di 14 gradi. I numerosi imbianchini di cola Montano 6 ed 8, passavano lì alla sera a farsi riempire un bottiglione di quello, poi passavano in latteria al 2 per delle grosse “bistecche” di gorgonzola (doveva essere di quello con
molto verde e piccante) e, con questo corredo, andavano ad imbiancare, tutte le notti, quei negozi, in giro per Milano, che poi di giorno riaprivano con
pareti e soffitti bianchissimi. Rosso e gorgonzola era la loro “benzina”.
….si mi ricordo via Carmagnola ero molto piccolo….mi e’ rimasto in memoria il trani xche’ era l’ufficio di mio padre e quando lo andavo a chiamare mi pagava la spuma e ciondolando ritornava a casa….(in ogni caso ovunque tu sia ti voglio bene)….Franco
risposte un po’ per tutti:la maestra ribaldoni è stata anche la mia insegnante negli anni 51/52 e 52/53;il giornalaio sciur matteo ambrosini era mio vicino di casa in piazza minniti 6 poi trasferitosi al n.1 così come il battista ventura del trani dal cui balcone al primo piano facevano i comizi.Mi ricordo benissimo del maestro caimi simpaticissimo e grande marciatore deve avere fatto qualche 100 km.gara famosa ai tempi e mi sembra abitasse a lodi.Il mio maestro dopo la ribaldoni è stato maroni che abitava in garigliano al 4 e ricordo anche il maestro navarra che incuteva un po’ di timore con il suo fare un po’ austero e per finire un bidello del quale non ricordo il nome ma sò che d’estate faceva il bagnino alla piscina cozzi.Il negozio la babilonia in via borsieri quasi all’angolo del bar di nello pagani era in seguito diventato all’onestà.Un saluto a tutti.
…caro Enzo mi ricordo del maestro Maroni,via garigliano 4..nello stesso stabile era venuta ad abitare una famiglia numerosa da Crema con due figlie vestite sempre uguali alle quali facevamo la corte (come si diceva) hai memoria?
ricordo vagamente forse una delle due era la ragazza di un amico pattinatore che abitava in via arese di nome alfredino?
…si Enzo,piano pianoci scriviamo un libro sui ricordi anni 50/60 …..franco