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Ma l’Isola c’è ancora…

di Sergio Codazzi

La ferrovia detta delle Varesine (linea Milano-Varese), con motrici elettriche alimentate da una terza rotaia con corrente ad alta tensione, taglia una fetta della zona nord di Milano creando un quartiere abbastanza isolato dal resto della città: l’Isola Garibaldi.

Giuseppe Garibaldi e i suoi soldati si fermarono in Via Pietro Borsieri al n. 16, dove in seguito partirono per la capitale: una lapide ne è testimone.

Il territorio del rione è racchiuso a nord da Viale Zara e Piazzale Istria, a ovest dal Ponte della Sorgente, Via Carlo Farini, la Dogana e Via Guglielmo Pepe, ad est dal Naviglio della Martesana (ora Via Melchiorre Gioia che copre il Naviglio fino a Greco), a sud, nel cuore mio e dell’Isola, convergono le tre vie Guglielmo Pepe, Pietro Borsieri e Gaetano De Castillia.

I bagni pubblici di via De Castillia

Lì avvenne il “misfatto”. C’era un ponte di ferro che scavalcava per ottanta metri i binari e portava in Corso Como e verso il resto della città; il ponte costruito da un’azienda svizzera nel 1870, fu demolito nel 1946 per far posto alla nuova stazione Garibaldi.

La stessa sorte subirono le case di coloro che abitavano sopra quel collegamento sotterraneo che congiungeva la nuova stazione alla stazione Centrale, lasciando isolato quel quartiere che li aveva ospitati per tanto tempo.

Per quale scopo? Perchè creare a soli due chilometri di distanza una nuova stazione e lasciare la vecchia stazione delle linee Varesine, in Via Galileo Galilei, demolendola e destinandola come area per ospitare le giostre o a disposizione del circo Togni? E perchè non sfruttare l’area dopo la Dogana, non più utilizzata, totalmente libera, evitando di smembrare un intero quartiere soprattutto per le ripercussioni umane e sociali che ciò ha comportato (per non parlare del lato economico della vicenda soprattutto in termini di risparmio costi!)?

La popolazione “isolana” era prettamente milanese, parte di una comunità fortemente integrata che trovava una propria espressione anche nelle case di ringhiera che caratterizzavano il quartiere.

Il ponte di ferro venne sostuito da una strada-cavalcavia che sorpassa la stazione da Via Maurizio Quadrio, scende in Via Pietro Borsieri, senza eliminare i disagi di un quartiere “isolato” dal resto della città.

Ma allora l’Isola c’è ancora?

Il cavalcavia così come venne fatto è a tutt’oggi l’opera più brutta, più fredda, più deturpante della città di Milano vale davvero la pena dargli un’occhiata!

E perchè poi dargli il nome di Don Eugenio Bussa, eroe del quartiere Isola… e non invece di un certo assessore al demanio dell’epoca, Attilio Schembari o forse Schemmari, come venne chiamato da un certo momento in poi?

Il fumo delle candele in Chiesa non è che mi faccia molto bene ma Don Eugenio e pochi altri preti hanno conquistato il mio cervello, perciò voglio scrivere quattro righe in sua memoria su questo giornaletto.

E’ nato in Via Confalonieri al civico n. 6. Ha dedicato 49 anni della sua vita ai giovani presso l’oratorio di Sant’Antonio in Via Borsieri al 2 e presso la Chiesa del Sacro Volto, in Via Sebenico, dove è stato sepolto.

Commemorato dallo Stato di Israele con la medaglia dei Giusti, come pochissimi uomini al mondo, per aver salvato durante il periodo fascista decine e decine di giovani in pericolo, molti di loro ebrei, portandoli a Serina a 970 m, sulla strada per il Gavia. Li costruirono una baita con l’aiuto della popolazione e soprattutto del commendator Borghi, fondatore della Ignis, del commendatore Delle Piane e del commendator Michelangelo Virgillito.

Don Eugenio fu arrestato dalle milizie fasciste e liberato dopo qualche settimana grazie all’insorgere della popolazione. Essendo nato nel quartiere penso di poter fare qualche riflessione, sperando che gli amministratori futuri evitino gli errori del passato e siano più coerenti con la reltà e i bisogni della gente.

Penso che questa speranza risulterà vana, addirittura una utopia, visto che gli uomini di adesso non hanno nel cuore nessuna “milanesità”.

Il ponte della Sorgente in via Farini

Eh si, l’Isola ne ha vista passare di gente, nata o vissuta in questo quartiere Silvio Berlusconi – ex Presidente del Consiglio, mio compagno alle scuole elementari di Via Jacopo dal Verme, Fedele Confalonieri – amministratore delegato Finivest, Giovanni Borghi – fondatore della Ignis, Pierangelo Belloni – primario di chirurgia polmonare all’ospedale di Niguarda, Claudio Peregrini – primario chirurgo all’ospedale Niguarda, Nello Pagani – campione del mondo di motociclismo, Romolo Ferri campione del mondo di motociclismo categoria 125, i pugili Bassano Zanoletti – campione italiano dei medi juniores, Nazareno Giannelli – campione europeo dei pesi mosca, i Brutos – complesso musicale, Gino Bramieri – artista di teatro, Roberto Massari esponente di spicco del PSI, Bosio (del quale non ricordo il nome) – presidente dello IOR e anche Enzo Barbieri e Sandro Bezzi protagonisti nella rivolta nel Carcere di San Vittore.

Chissà quanti altri ancora se ne potrebbero aggiungere più o meno conosciuti, più o meno importanti che hanno ancora nel cuore (forse!!!) il tempo in cui nelle osterie dell’Isola si ordinavano i bianchini lavorati come il “Saragat” e il “Nenni” e si giocava a “Cirulla” con le carte, tempi non molto lontani che sono però già storia!

Sergio Codazzi

Nota: Saragat (il più richiesto) era un calice di bianco secco con una spruzzata di amaro e una fetta di limone, mentre il Nenni era un calice di bianco secco con qualche goccia di rosso antico della Buton, più un goccio di gin, un’oliva, una fetta di limone e una spruzzata si selz.

1.011 Risposte

  1. su 22/03/2012 a 10:02 am | Rispondi Roberto Moretti

    …sei un mito…🙂


    • cara Isola
      che bello leggere di te…..me ne sono andata ragazzina ma ancora oggi che sono nonna sei nel mio cuore.

      roberta


  2. Anche Beretta, paroliere del Clan di Celentano, era dell’Isola…


    • su 18/05/2014 a 9:21 am | Rispondi colombo danilo

      anche fFranco Cerri famoso conrabassista jazz di fama mondiale à nato in via Arese 7.


      • Franco Cerri non è nato in via Arese 7 ma in via Lario39


      • in via Arese abitava Fernando il ragazzo che vendeva i gelati la sera e la domenica al cinema Zara, era conosciuto per il fatto che sua mamma…in via Are


      • su 20/12/2015 a 6:44 pm Annamaria Laronga

        Ieri sono andata all’isola ed ho acquistato il libro di Lino Lecchi. Da una prima occhiata mi è sembrato molto interessante. La libreria che lo espone è gestita da una bella e simpatica figliola, isolana doc! Che bello trovare tra i giovani chi pensa a mantenere vive le nostre tradizioni e i nostri ricordi.
        Buona settimana a tutti. Annamaria.


      • Auguro a tutti isolani e non un lieto Natale , e un 2016 ricco di cose belle e di fortuna.
        Claudia


      • su 25/12/2015 a 4:42 pm gianni tedeschi

        Grazie CLAUDIA ! Le tue righe rivelano un CUORE grande COSI’. A mia volta a Te un bacione natalizio !


  3. I complimenti vanno ovviamente a Sergio Codazzi, che ringrazio di cuore per questa sua testimonianza da vero “isolano” d.o.c.

    Sergio collabora attivamente con il sito Antica Credenza di Sant’Ambrogio, che ovviamente consiglio di visitare a tutti i lettori di Vecchia Milano.


  4. Another great article. Thanks!


  5. su 23/03/2012 a 11:43 am | Rispondi igor zovianoff

    bello grazie


  6. su 23/03/2012 a 1:47 pm | Rispondi Squadra Volante Ligera

    Complimenti anche da parte mia al signor Codazzi per il bell’articolo, che trasuda passione e competenza unite tra loro.
    Anche il mio ex principale, classe 1936 e milanese doc, sosteneva di aver frequentato le scuole elementari all’Isola e di essere stato compagno del Berlusconi… si chiama Sergio Borella, magari il signor Codazzi se lo ricorderà.


  7. sciòr Codazzi, i Suoi racconti sono musica per le mie orecchie! Adesso, però, per le mie ricerche e i miei studi di Calcio Milanese, mi racconti TUTTO, ma proprio TUTTO del calcio dell’Isola: nomi delle squadre o Società, relativi colori sociali, campi di gioco ( soprattutto!!!) e loro precisa ubicazione….se queste cose non me le svela Lei,,,ahimè…ghe sarà nissun alter che ‘l sarà bòn de còntamel !!! stefano pozzoni


  8. su 26/03/2012 a 4:43 pm | Rispondi Davide Ursi

    Sig. Codazzi, grazieper la sua testimonianza a favore del Don, come lo chimavamo noi.
    Mio padre é nato in Sebenico 28 e io in piazza Archinto 9, dove ho vissuto per cinquant’anni.
    Devo dire che i sacerdoti che sono succeduti a Don Eugenio hanno fatto di tutto per oscurare quel caro prete che tanto bene aveva fatto per i bamnbini dell’isola.
    Aveva in dotazione due colonie, una marina a Marina di Massa e una montana a passo Gavia, ogni bambino dell’isola, anche il più povero, se le ricorda perché Don Eugenio era sempre presente per aiutare le famiglie che non potevano pagare.
    Ogni bambino che volesse andare in colonia era accontentato, con o senza soldi e tutti insieme, poveri, ricchi e figli di carcerati, giocavamo comese fossimo una cosa sola, botte e marmellate di mele cotogne al pomeriggio, era unn po’ la nostra guerra dei bottoni ma, alla fine, ci volevamo tutti un gran bene.
    La testimonianza di questo é che ancora oggi, quando incontro quelli del mio periodo giovanile, una lacrima ci solca sempre il viso e ci abbracciamo qualunque passato avessimo.
    Grazie ancora per la sua testimonianza.


  9. su 02/04/2012 a 4:01 pm | Rispondi giorgio uggeri

    Oggi leggo,per puro caso, questi bellissimi ricordi con tanta nostalgia, mi chiamo Giorgio e sono nato all’isola garibaldi dove sono vissuto fino all’età di 17 anni, uno dei miei compagni di gioco si chiamava Sergio Codazzi, di qualche anno più giovane di mè, abitavamo appunto all’isola in via De Castiglia 10 (ora la casa non esiste più); chissà se è lo stesso Sergio autore di questi bei ricordi…………….grazie per avermi ricordato momenti della mia infanzia, Giorgio Uggeri.


    • Non ho dubbi sulla generosità di don Eugenio per quanto ha fatto anche durante la guerra per i bambini! Encomiabile! Ma solo ed esclusivamente maschi…perciò io, femmina, tentando di andare con mio fratello all’oratorio al Sacro Volto, fui con gelida cortesia allontanata, né mi fece sedere per assistere ad una proiezione…che fosse misogino era noto. Ora nessuno crede di ricordarsene. Mi riferisco come periodo alla fine degli anni Cinquanta. So che successivamente, negli anni Settanta inoltrati, finalmente ci fu un’arresa alle bimbe, complici le suore.
      isolana
      Isa Donelli


    • Caro GIORGIO spero proprio di risentirti in qualsiasi modo. Non so perchè le mie ricerche sono state vane. Sono un principiante per le nuove tecnologie ed è sicuramente per quello. Il mio 3381273742 è a tua disposizione spero di sentire la tua voce al più presto. Il 26 Aprile faccio gli 80 ……
      Ti faccio tantissimi auguri di Buone Feste.
      Sergio Codazzi
      Scrivi comunque su questo Blog le tue modalità per un eventuale incontro e rinverdire i nostri ricordi d’infanzia che sono le nostre tradizioni bellissime nel rione Isola di Milano .


  10. sono proprio contenta di andare ad abitare in un quartiere così ricco di storia!


  11. su 14/04/2012 a 10:08 am | Rispondi Tommaso Labranca

    Dopo aver letto questo testo, ogni volta che incontrerò una di quelle signore alternativo-chic che si vantano di abitare all’Isola perché è così “artistico” ed “equosolidale” come potrò trattenermi dall’ululare?


  12. su 18/04/2012 a 10:51 am | Rispondi Giovanni Tedeschi

    Solo una precisazione sui due personaggi della vecchia isola “Barbieri e Bezzi”:
    la rivolta di San Vittore vide solo il Barbieri poichè il Bezzi era stato ucciso
    mesi prima in via Morandi. Comunque Ezio Barbieri non divenne famoso per
    quel fatto bensì per le audacissime rapine messe in atto senza mai spargimenti
    di sangue. Il Bezzi non c’entrava proprio niente con l’Isola al contrario del
    Barbieri la cui mamma gestiva l’allora trattoria di via Porro Lambertenghi angolo Pollaiuolo. Io portavo il latte a quella trattoria, avevo 11 anni, e più
    volte mi è stato offerto di mangiare al tavolo della famiglia, un paio di volte
    anche con a tavola l’Ezio. Stupenda, per bellezza, la sorella che doveva avere
    allora 15 o 16 anni.


  13. su 18/04/2012 a 11:03 am | Rispondi Giovanni Tedeschi

    Io sono del 1934. Nato in via J.dal Verme 4 e poi passato al 2.
    Ho frequentato la scuola elementare di Piazzale Archinto dal ’40 al ’44.
    Al sito “Skyscrapercity-milano- quartiere isola” potete vedere, tra le foto
    che ho pubblicato, anche quella di una mia classe del ’42.
    Al sito ” Cinema Patria Milano” un mio articolo attorno al 1938.


  14. su 11/05/2012 a 4:28 pm | Rispondi Massimo Zenti

    Caro Sergio, molto bella le tua ricostruzione per uno come me nato in quella zona. Vorrei solo far presente che il ponticello tra Corso Como e Via Borsieri è stato demolito nel 1958 (documentabile) per far posto al sottopasso provvosorio di Corso Como(1958-1960) durante la costruzione del nuovo cavalcavia di Via Farini. Mi piacerebbe che qualche “Isolano” pubblicasse le foto dei tram che hanno percorso Via G. Pepe, Piazzale Archinto etc. per due anni o della vecchia Via Giuseppe Ferrari, demolita per far posto ai nuovi binari della Stazione Garibaldi. Ciao Massimo


    • ….caro Massimo esattamente dal 59 al 62 facevo le commerciali alla Solferino (cosi’ chiamavamo la Paolo Frisi) da via borsieri era un continuo slalom x ritrovarci in corso Como ovviamente sempre a piedi….come tornerei indietro…ciao Franco


  15. su 03/06/2012 a 9:53 pm | Rispondi marilena cattaneo

    MARILENA CATTANEO
    scusa Massimo avei bisogno del tuo aiuto per ricordare alcune date. Sono nata e cresciuta in via De Castillia 2 (dal 1965 mi sono dovuta trasferire con la mia fam. perchè il comune aveva bisogno di iniziare i lavori per il sottopassaggio) e non ricordo se dopo la demolizione del ponte pedonale che arrivava proprio ai piedi di casa mia, per attraversare i binari c’era già il cavalcavia Bussa? Caro vecchio ponte dalla finestra della cucina nei mesi invernali vedevo le persone che sui gradini gelati scomparivano per rialzasi alla fine, dava.nti alla vecchia osteria del Nuto
    ciao e grazie. Marilena


    • Si c’era già il cavalcavia Bussa poichè è stato costruito insieme alla Stazione Garibaldi, inaugurata nel Giugno del
      1963


  16. su 07/06/2012 a 8:41 am | Rispondi Sergio Codazzi, Buccinasco Castello Mi

    Gentile Marilena Cattaneo, intuisco dalle tue richieste, che forse non hai mai letto il libro di Lino Lecchi ( figlio di Nuto ) ” C’era una volta L’Isola,, edito da :
    Editrice nuovi editori – e lo consiglio a tutti gli interessati del Q.re Isola.
    Essendo testimone degli eventi descritti,vi posso garantire la veridicità di tutti i
    testi descritti,senza nessuna fantasia aggiunta da parte dell’autore che invito volentieri alla adunata per la rimpatriata del 09-06-2012 presso L’edicola di Pzza Miniti. Cioa a tucc? Se Vedomm.


    • …ho letto il libro che emozione,ero bambino e andavo dal barbiere descritto in via borsieri non pagavo dicevo solo e sempre “paga la mia mamma” e lui non segnava mai….franco


  17. Sig Codazzi, questo non è il posto adatto, ma troverò mai un articolo che parli del 42 di viale Bligny e del suo passato burrascoso a tratti leggendario?


  18. Vorrei contattare il signor Giovanni Tedeschi. Abbiamo in progetto la biografia di Ezio Barbieri. http://www.milieuedizioni.it


    • su 11/11/2012 a 12:40 pm | Rispondi giovanni tedeschi

      Ci siamo già sentiti. Ora aspetto il febbraio per l’incontro all’Isola con
      Ezio Barbieri. Gli vorrò stringere la mano ed abbracciarlo. Dopo 70 anni !!!


      • Buongiorno, cosa c’è a Febbraio? Un incontro con Barbieri? Saluti!


      • a dicembre (un po’di pazienza ancora) uscirà la biografia ufficiale di Ezio Barbieri, con un po’ di sforzo nei primi mesi del 2013 dovremmo riuscire a portarlo a Milano. Ezio è un arzillo 90enne ma è pur sempre un 90enne.


  19. su 13/07/2012 a 10:53 am | Rispondi alessandra balduzzi

    vorrei contattare se possibile il sig. tedeschi. Sto cercando qualche info sul quartiere isola anni 50. grazie molte


    • su 11/11/2012 a 12:35 pm | Rispondi giovanni tedeschi

      Cara Alessandra eccomi a Tua disposizione. Mi puoi chiamare allo
      331 104 93 16. Della vecchia Isola racconto sempre volentieri.


  20. su 25/07/2012 a 8:58 am | Rispondi Francesco C.

    Buongiorno a tutti
    non sono dell’Isola ma della provincia di Lecce. Ricordo un vecchio signore delle mie parti che tra gli anni venti-trenta, ragazzino, venne a Milano per seguire una formazione di radiotecnico/elettrotecnico presso la “Bremboeri”, credo la Brown Boeri all’Isola. Per l’epoca era un po’ un pioniere.
    Qualcuno sa se ci fosse una scuola professionale presso la BB, qualcosa di simile? Qualche ricordo?
    Grazie e di nuovo buongiorno a tutti


    • @Francesco, non ho testimonianze dirette, ma è molto probabile che ci fossero anche dei corsi di formazione. La “Bremboeri” era un fior di azienda. Esattamente al suo posto, in via De Castilla, adesso stanno ultimando due grattacieli, meglio noti come il “bosco verticale”, progettati da un architetto , oggi anche assessore, mio compagno di scuola dalle elementari alla maturità.


      • Ho dimenticato di aggiungere che l’archittetto in questione di cognome fa Boeri… strano ma vero🙂


    • su 22/12/2012 a 7:17 pm | Rispondi Francesco C.

      Vi ringrazio per le risposte, ringrazio anche l’ispiratore di questo blog, che è uno spazio dove veramente si condivide la memoria e l’amore per il quartiere.
      Anche se sono della provincia di Lecce ho abitato fino al 1996 in via Francesco Arese, non lontano dalle strade che ricordate.
      Grazie ancora e a tutti buone feste.


  21. Scusate l’intromissione pignola: Braun Boveri…la ditta declamata ogni giorno dalla voce metallica: TIBB Braun Boveri….ma per i vecchi dipendenti e pe rmia madre che conosceva un tecnico, fratello di una sua amica:
    Uehi mi la(v)ori alla Branboeri!!!
    Mi scuso ancora….


  22. Pardon…visto a fare i saputelli?:…errata corrige: …voce metallica della metropolitana:……..


  23. Saputello e stupidotto…sapendo che era una ditta di emanazione svizzera io per anni (almeno 40) ho sempre pensato ….Braun….e oggi invece ti vengo a scoprire che è… Brown….meglio così, se finiss mai de imparà…o meglio: vun proeuva semper ad insegnà quel che inveci el dovaria imparà……Scusate ancora…..


  24. Wikipedia è sempre amica
    TIBB (Tecnomasio Italiano Brown Boveri)
    http://it.wikipedia.org/wiki/Tecnomasio_Italiano_Brown_Boveri

    Brown, Boveri & Cie.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Brown_Boveri

    Il signor Brown (inglese) è tal Charles Eugene Lancelot Brown…


  25. Sono contento di conoscere qualcosa del quartiere in cui sono nato e di cui ricordo pochissimo perchè lasciai da bambino. Mi emoziona leggere di cose che non esistono più, ma che sono parte integrante della mia infanzia. grazie ancora


    • su 10/11/2012 a 9:47 pm | Rispondi giorgio uggeri

      e’ da un bel po che ti scrivo sono giorgio uggeri mi conosci si o no ?


      • su 19/11/2012 a 10:16 pm Sergio Codazzi

        Caro Giorgio, è un po’ di tempo che sono in difficoltà con il computer.Scusam iil ritardo della risposta.Gradirei, date le circostanze una tua telefonata. Sergio Codazzi 338 1273742 Ciao a presto Grazie


      • su 22/12/2012 a 3:34 pm Sergio Codazzi

        Carissimo Giorgio Uggeri, deridero ritrovarti, perche abbiamo già l’eta delle tartarughe e il nostro incontro mi riempirebbe di gioia. Ti mando volentieri il mio recapito. Sergio Codazzi 33812 73742 . Se non ci risciamo per le feste di Natale ti auguro Buone Feste. sarà un vero piacere ricevere la tua telefonata. Grazie Ciao Se vedomm.


    • su 11/11/2012 a 12:30 pm | Rispondi giovanni tedeschi

      vai sul sito “Cinema Patria” e troverai una mia descrizione di cos’era un
      cinematografo attorno al 1938 all’Isola.
      Poi su “Skyscrapercity- quartiere isola a pag. 16 o 17 troverai delle
      foto che ti potrebbero interessare.
      Saluti da Isolano 1934.


  26. su 16/11/2012 a 4:25 pm | Rispondi marilena cattaneo

    Buon giorno Sig. Tedeschi, dopo parecchio tempo torno a scriverle.Sono andata a visitare il sito “Cinema Patria”, interessantissimo e mi è venuto un dubbio, all’isola esisteva anche un cinema Vox ? mi sembra di ricordare qualcosa di simile verso P.le Lagosta, mi può dire se ricordo bene?
    Ho seguito il suo consiglio di leggere il libro “L’isola” ho ritrovato gli anni vissuti al fianco dell’amico Lino.


    • su 16/11/2012 a 4:43 pm | Rispondi giovanni tedeschi

      Il Cinema VOX era in via Carlo Farini esattamente sull’angolo dove ora c’è
      un autoparcheggio a più piani. Era il più bello della zona sia per l’interno, con
      la galleria, che per i film di buon livello programmati, Anche lui fu bombardato
      nell’agosto del ’43 e venne riaperto solo nel ’46 o ’47. Il Cinema che era vicino
      a piazzale Lagosta era il Cinema ZARA di via Garigliano. Lì con un biglietto
      si vedevano 2 Film!


      • …caro Giovanni il Cinema Vox mi riporta all’ottobre 1968 prima di partire x il militare facevano “Beretti Verdi” con il grande”Duke” c’erano piu’ poliziotti che spettatori….che anni…ciao


  27. Quando sento parlare dell’isola provo una grande tristezza, la tristezza di chi all’Isola ha vissuto gli anni più belli della propria vita, dal 1944 anno in cui sono nato,al 1962 anno in cui ho lasciato la mia abitazione dopo la morte di mia madre in via G.Pepe al n°8 . Scrissi un libro (mai pubblicato) qualche anno fa dove si parlava della mia Isola, fatti e personaggi che hanno colorato come ripeto gli anni più belli della mia vita e molte pagine sono dedicate a don Eugenio. Potrei parlare per ore ma preferisco far scorrere questi ricordi tra i miei pensieri anche se a volte sono tristi e dolorosi.e non mi vergogno di di dirle che a volte mi scappa anche qualche lacrima
    Grazie Sig. Codazzi
    Paolo Laboranti


  28. mi sono appena trasferito in via maroncelli e tutti i giorni per andare al lavoro faccio il cavalcavia della Bussa. L’Isola è un quartiere meraviglioso e meravigliosa è la gente che lo abita


  29. Leggo che il ponte di ferro che collegava l’Isola con Corso Como è stato demolito nel 1946,ma io quel ponte lo attraversavo nel 1956 per recarmi alla scuola Paolo Frisi chiamata Solferino essendo ubicata in via Solferino a fianco del Corriere. Penso quindi ad un errore di trascrizione.Complimenti comunque per l’amore verso la nostra Isola, per i ricordi di una gioventù che se anche trascorsa con pochi soldi mi ha dato tanta gioia, ricordi che quando affiorano mi lasciano tanta nostalgia.


  30. su 19/12/2012 a 9:18 pm | Rispondi Bruno Oscar Munari

    Ciao.
    mi chiamo Bruno Munari. Ho abitato dalla nascita fino a 23 anni al 28 di via Borsieri.
    Ho fatto le elementari alle scuole di via Dal Verme.
    Si, quelle con l’entrata delle classi femminili esattamente di pronte alla cartoleria Garolla e quelle femminili di fronte alla cartoleria Gandelli
    Ho frequentato anche per anni l’oratorio dell’ormai leggendario Don Eugenio il quale profetizzò per me, ad uso e consumo di mio padre Giuseppe ( persona di una dolcezza e di una bontà infinita) un futuro da delinquente, a meno che cambiassi registro.
    Non ho mai cambiato del tutto registro, ma non sono diventato un delinquente e questo potrebbe già essere uno dei tanti quasi miracoli compiuti da Don Eugenio.
    Ho tanti ricordi riguardanti l’Isola e di altri ricordi, altrui, ho fame.
    Qualcuno di voi ha qualche fotografia dei cinque piani del caseggiato di via Borsieri 28? Esterni e/o interni, ripresi dal cortile. O/e anche dei suoi abitanti
    Mi farebbero impazzire
    Grazie in anticipo, vecchi ragazzi.

    Bruno Munari


    • su 20/12/2012 a 12:40 pm | Rispondi giovanni tedeschi

      Caro MUNARI, io sono nato in via J. dal Verme 4 nel ’34 e poi sono passato al
      2 dal ’40 al ’50. Come te scuola di piazzale Archinto e Oratorio di Don Eugenio.
      Dopo oltre 60 anni da che ho lascito l’Isola il mio cuore è sempre ed ancora lì.
      Ho un po’ di foto dell’epoca che, se mi verrai a trovare, sarò felice di mostrarti.
      Io sto ad affori. Telefonami : 331 104 93 16. BUON NATALE !!
      Tedeschi Gianni


  31. su 20/12/2012 a 2:27 pm | Rispondi Bruno Oscar Munari

    Io sto a Lecco, figurati! Ma vengo spesso a Milano, per lavoro o per amore.
    Uno di questi giorni ti chiamo. Mi farà un piacere enorme incontrare chi ha avuto l’idea meravigliosa di mettere insieme ‘sto posto.
    A presto e..
    Grazie


  32. su 21/12/2012 a 10:48 pm | Rispondi Gabriella Gazzola

    Anch’io ho abitato per qualche tempo all’isola. Mio padre è stato il custode della scuola elementare di Piazza Archinto dal 1950 al1960 circa. Ho frequentato l’asilo e poi la scuola elementare femminile in via Dal Verme ( allora non c’erano le classi miste, anzi la scuola aveva due ingressi separati e anche internamente era divisa in due ali non comunicanti, ma non per me che conoscevo tutti i passaggi “segreti” essendo figlia del custode) La mia “maestra”, che ricordo ancora come fosse oggi, si chiamava Irene Tosi, ma ricordo anche il maestro Caimi e tanti altri. Ricordo anche molto bene Don Eugenio, i “fioretti ” del mese di maggio, le recite di fine anno al teatro parrocchiale.. Uno dopo l’altro riaffiorano alla mente volti, nomi, luoghi : la mia compagna di banco Anna Grazia, gli interminabili pomeriggi estivi passati a giocare, coi bambini del quartiere, negli immensi cortili alberati interni alla scuola deserta, il cinema Iris di Piazza Archinto, il bellissimo negozio del cartolaio di fronte alla scuola, il panificio-drogheria dove si vendeva riso, pasta, farina, zucchero sfuso, pesato e avvolto nella carta color paglia o azzurrina, la salumeria con la Signora Bianca alla cassa, la merceria dove si poteva comprare la biancheria e pagare poi un tanto al mese… Anni difficili, ma tutto sommato felici.
    Gabriella Gazzola


    • su 22/12/2012 a 6:54 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

      Lucia Beduzzi
      Anch’io ho frequentato la scuola Rosa Govone.Ho fatto le elementari con la Maestra signora Noè e anche suo marito insegnava alle elementari maschili.Ho poi frequentato sempre l’avviamento professionale e ricordo la bidella che si chiamava Gina e nell’intervalli vendeva le michette a 5 lire.Ora abito in altra zona,ma ogni tanto passò dall’isola per ricordare i bei tempi !!!!!!


    • su 16/09/2013 a 4:07 pm | Rispondi Agostino Antonaci

      Signora Gazzola Gabriella sono Agostino Antonaci, ho abitato all’isola in via de castillia 7 fino al 66 e ho frequentato tutto quello che scrive ( scuola e oratorio )in particolare il figlio della proprietaria del panificio di piazzale archinto si chiamava Quatti luigi ? ed era nella mia classe sez A
      inoltre la mia maestra fino alla terza elementare si chiamava Virginia Ribaldone. Le lascio un mio recapito telefonico se ha notizie o foto del periodo anche per ripensare ai quei meravigliosi anni, adesso vivo in provincia di Lecce ma il mio cuore è rimasto all’isola e leggendo su questo sito sono tornato indietro di tanto tempo-SALUTI AGOSTINO ANTONACI 338 1401317


      • Caro Agostino, la Tua maestra RIBALDONE è stata anche la mia maestra sino
        alla terza elementare nella scuola di P.le Archinto, negli anni ’40-’43.
        Ne ho ancora oggi uno splendido ricordo.


      • su 17/09/2013 a 6:03 pm Gabriella Gazzola

        Caro Agostino, mi spiace ma non ho dei ricordi precisi sull’insegnante Ribaldone. Ho chiesto anche a mio fratello se per caso ti conosceva, ma nemmeno lui si ricorda.Mio fratello aveva un sacco di amici della sua età, e durante i mesi estivi faceva entrare nel cortile della scuola ( che era immenso) un bel gruppo di ragazzini con i quali giocava degli interi pomeriggi. Noi siamo stati in Piazzale Archinto fino all’estate del 66, a quell’epoca io avevo 10 anni e mio fratello 9. Non ho molte foto di quel periodo tranne due foto di gruppo scattate una alla scuola materna e una in prima elementare che ho pubblicato sulla mia pagina facebook. Prova a vedere se per caso riconosci qualcuno. Mi piacerebbe molto avere notizie di qualche vecchia compagna di scuola, di molte ricordo perfettamente il nome, di alcune anche il cognome. Se siete incuriositi andate a vedere… e fatemi sapere.
        Ciao a tutti


      • su 17/09/2013 a 6:16 pm Agostino Antonaci

        Grazie lo stesso io invece ho una foto di gruppo quando andavamo in gita a Casteggio se sei venuta in quegli anni ci sarai in quanto abbiamo la stessa età saluti Agostino


      • su 17/09/2013 a 7:03 pm Gabriella Gazzola

        Accidenti, mi sa che nel mio scritto precedente ho commesso un errore madornale. Quando la mia famiglia ha lasciato Piazzale Archinto avevo sì 10 anni, ma l’anno era il 1956! Giuro che non volevo togliermi gli anni, il problema è che proprio non riesco a capacitarmi che sia passato così tanto tempo. Comunque io sono del 46, quindi credo di essere più “vecchia” di te e penso che sarà difficile che abbiamo dei ricordi in comune. Cordiali saluti e tante cose belle. Gabriella


      • su 17/09/2013 a 6:38 pm Agostino Antonaci

        Scusami volevo chiederti un favore, ricordi quel vecchietto che generalmente si metteva all’angolo di via borsieri e via garigliano che affittava certe biciclette dove il manubrio si trovava sotto la sella e si pedalava con il ruotino piccolo davanti? se hai dei ricordi in proposito mi serve anche perchè se la trovo da qualche amatore la vorrei comprare . grazie


      • Le biciclette di cui parli erano un’invenzione del Sig Ghibellini che se ben ricordo aveva l’officina in via Pastrego.Purtroppo però non ho altre notizie.
        Paolo


      • su 18/09/2013 a 11:39 am Agostino Antonaci

        Grazie tante Paolo. Saluti


      • ragazzi la maestra ribaldone è stata la maestra di tutti anche la mia nal 51 e 52 in prima e in seconda poi il maestro maroni


      • su 22/09/2013 a 7:32 pm Lucia Beduzzi

        Chiedo ad Agostino Antonaci se si ricorda di una bambina che abitava in via De Castilia non ricordo il numero.Questa bambina era in classe con me e si chiamava Borsetta Camilla.Ciao Lucia


      • su 23/09/2013 a 2:27 pm Agostino Antonaci

        Io ricordo di una ragazzina di nome Camilla Provasi figlia di un tranviere abitava al 7 saluti Agostino


      • su 23/09/2013 a 6:12 pm silvio alice

        Ciao tutti, chi si ricorda di tre negozi uno fianco all’altro in via volturno , credo al 41 ? Erano un frutta e verdura, una latteria e una macelleria


      • su 24/09/2013 a 6:05 pm Agostino Antonaci

        io mi ricordo di tutti e tre i negozi, però dal 1974 fino al 1978


    • …cara Gabriella mi ricordo di un bidello della scuola elementare anni 50/60 di nome Strada il figlio mio amico giocava basket all’oratorio ed era molto bravo…hai memoria?ciao


      • su 24/09/2013 a 6:46 pm Gabriella Gazzola

        E’ vero! Adesso che me la nomini mi viene in mente questa persona! Credo fosse uno dei bidelli “storici” di piazzale Archinto, era giá lì quando siamo arrivati noi è sicuramente ci è rimasto anche dopo. Pensa che non so neppure il suo nome perchè tutti lo chiamavano Signor Strada e basta ( a quei tempi tutti erano signor…..non come ora che si da del tu a tutti). La sua fisionomia non l’ho molto presente ma non so dire quante volte l’ho sentito nominare da mio padre. Forse erano anche amici oltre che colleghi. Del figlio non sapevo niente, magari si è poi distinto nel suo sport. Quanto vorrei che mio padre e mia madre fossero ancora qui, chissá quante cose potrebbero raccontarmi di quei tempi. Ciao a tutti


    • Ciao Gabriella, se sei del ’46, l’Anna Grazia di cui parli e’ sicuramente mia sorella (Benelli). Vive ancora all’Isola in via della Pergola Se sei interessata posso darti il recapito intero.
      Clemente


      • su 09/02/2014 a 6:03 pm Gabriella Gazzola

        Cara Anna Grazia, e’ stata una grande emozione ritrovarti, parlarti e salutarti! Grazie a internet, che veramente non ha confini, alle persone che tengono vive queste pagine, a chi le segue con curiosità e magari un pizzico di nostalgia.


  33. su 22/12/2012 a 3:20 pm | Rispondi giovanni tedeschi

    Grazie Cara GABRIELLA per le Tue righe che esprimono quanta parte del
    Tuo cuore hai lasciato all’Isola. Tu sei arrivata all’Isola quando io l’ho lasciata,
    nel 1950 a 16 anni. La mia famiglia si era trasferita in Viale Corsica, pochi
    Chilometri di distanza, ma quando con il camion carico di quelle poche nostre
    cose ho lasciato il portone di via J. dal Verme 2, ho provato uno struggimento
    non inferiore a quello che i nostri poveri emigranti avranno provato quando
    la nave lasciava il porto. I nomi che Tu hai rievocato: Don Eugenio e il maestro
    Caimi me ne hanno portati alla memoria moltissimi altri e sono rimasto a
    lungo ad accarezzarli.
    Buon NATALE Gabriella !!


    • su 22/12/2012 a 3:45 pm | Rispondi Sergio Codazzi

      Caro giovanni Tedeschi, io insisterò in primavera per fare la promessa rimpatriata, sollecitando i tanti Isolani a parteciparvi, e conto anche su di te, perche i messaggini contano, ma io voprrei essere piu concreto. intanto ne aprofitto per farti i mig,iori auguri di buone feste. però non mi piaxce farle
      per via telematica e ti telefono subito? Sergio Codazzi Ciao .Se vedomm.


  34. su 24/12/2012 a 7:26 pm | Rispondi marilena cattaneo

    carissima Gabriella , quanti ricordi in quella scuola elementare. La mia maestra si chiamava Rosa il cognome non lo ricordo ma il suo viso è ancora scolpito nella mia mente, sono ricordi che non ci lasceranno mai e ricordo anche la bontà di quella focaccia del panettiere che forse mi ricordo così buona per la malinconia di quegli anni ( nel 56 iniziai l’università dal Verme)
    Un caro saluto a tutti gli isolani e Buon Natale


  35. su 06/01/2013 a 5:44 pm | Rispondi Giovanni TEDESCHI

    Oggi ho raggiunto l’Isola ed ho passeggiato a lungo nelle sue vie oggi quasi deserte. Come sempre rivedo i miei fantasmi ai quali, grazie alla mia fantasia,
    do nuova vita e li vedo muoversi come li vidi allora. In Garigliano, sulla destra
    andando verso Lagosta, dopo il cinema Zara ( oggi c’è un palazzo ), c’era
    il “Dopolavoro Fascista”, con il gioco delle bocce, che era molto frequentato
    dai lavoratori dell’Isola (anche su quell’area c’è ora un palazzo).
    Più avanti, con la facciata sul piazzale Lagosta, quel moderno palazzo che
    ancora oggi è prestigioso, figuriamoci allora, lì abitava la Zizi Marchetti,
    mia bellissima coetanea, poi ballerina della Scala, per la quale feci una cotta
    (si dice ancora così ?). Ho poi imboccato la via Perasto (dove l’avranno trovato quel nome) e lì altro ricordo piacevole: in quel palazzo sulla destra,
    di un famoso architetto, abitava la Piera Vaccani, altra mia bruciante cotta
    dell’epoca, il cui padre aveva in Cola Montano una litografia.
    Più avanti, in via Porro Lambertenghi, proprio di fronte alla ex trattoria
    della mamma dell’Ezio Barbieri, ecco il portone dove abitava un’altra mia
    fiamma, la Liliana Guadagnin. Ecco, ho rievocato la Zizi, la Piera e la Liliana e,
    pur a distanza di 60 anni, non potete immaginare a che livello sono salite
    le pulsazioni del mio povero vecchio cuore.


  36. Vaccani c’è ancora in via Cola Montano 32. Il padre è morto qualche anno fa e ora la mandano avanti il figlio Andrea e un nipote


  37. Aggiungo che la ditta si chiama APV Vaccani (Andrea e Piera Vaccani)


    • su 07/01/2013 a 11:27 am | Rispondi Giovanni TEDESCHI

      Grazie caro kalz per l’interesse e la precisazione. Io mi riferivo al 1950 quando
      Piera era ancora una ragazzina di non più di quattordici anni e certamente non
      c’era ancora la APV. Constato con piacere che il passato, che spesso si ritiene morto e sepolto, è invece ancora collegato al presente.


  38. Scusemm se a vegni foeura con questa rimostranza
    Ma a mi me par che a l’Isola ghe se da troppa importanza,

    Lo so che con questa mia dichiarazione mi attirerò le maledizioni di un gran numero di milanesi, forse perché mi a sont del Corvett ( ma anche ex Fiera) e non ho mai trovato una comunità così unita nei ricordi nella mia zona (che sia invidia?). Sta cominciando solo adesso una consapevolezza Corvettiana grazie soprattutto alla Parrocchia di S.Michele e S.Rita con una raccolta notevole di foto che purtroppo sono per la maggior parte “ecclesiastiche” anche se a saperle leggere bene si possono cogliere aspetti del quartiere d’antan.

    A parte questo….dicevo per quello che ho frequentato io l’Isola, poche volte in via Borsieri…(rimasi colpito dai ca de linghera che si vedevano) …anni fa…e di transito…sempre anni fa….ho sempre avuto l’impressione di un quartiere sempre in via di ricostruzione, trafficoso, con un minimo vitale di verde, sarà per l’aspirazione di un centro direzionale lasciato a metà, della ristrutturazione delle Varesine…e anche oggi, avendola frequentata giocoforza quest’estate…i tram sempre lenti, tutti quei cantieri… ancora…. sempre quell’aria provvisoria…mahhh…sarà per questo che gli abitanti si sentono più legati ai ricordi…. ma è solo una mia impressione…non abbiatevene a male… neanche il Corvetto brilla…. delle varie compagnie che c’erano, oggi ci si incontra in quattro gatti… gli altri sono tutti scappati…e anche di quei quattro gatti, solo in pochi si prova a ricordare i tempi andati….un incoraggiamento a continuare a ricordare…prometto che leggerò di più sull’Isola….


  39. su 10/01/2013 a 6:34 pm | Rispondi giovanni tedeschi

    Bravo OTTAVIO !1
    Intant gu de dit che per la vera veridà: Isula-Curvet 5 a 0.

    Io mi riferisco alla mia Isola e cioè a quella fino al 1950. anno in cui l’ho
    lasciata conservandomela però sempre nel cuore. Il Corvetto per noi allora
    era il riferimento al “porto di mare”, dove venivamo, raramente, a fare qualche
    bagno nelle estati del primissimo dopoguerra. Poi vuoi mettere i balordi
    di via Cinquecento con i nostri calibri tipo Ezio Barbieri dell’Isola ?
    E i bei tusan de l’Isula due ti a mètet? El cunfrunt cun quei, fin a Ciaraval,
    l’è un alter 5 a 0 !
    Pensa però che mi me sun fa la murusa a San Dunà e l’u spusada e ghe
    sunt ammò insema dopu 60 ann.
    Adess però OTTAVIO, ti te se simpatic e, anca se te set dumà del Curvet, te
    se semper un milanes e te voerum ben. Quant se truarem tutinsema te
    invidarem in cumpagnia cun num.
    Ciao OTTAVIO e viva Santa Rita !
    Gianni latè


  40. Senza nulla togliere alla milanesita, al cuore e all’amore per la nostra Isola, vorrei ribadire che il dialetto milanese: pochi lo parlano, pochissimi lo sanno leggere e quasi nessuno lo sa scrivere. Non me ne voglia il caro Gianni.
    Paolo Lab


  41. su 12/01/2013 a 7:08 pm | Rispondi giovanni tedeschi

    E’ verissimo, caro Paolo, diciamo pure che, non essendo una Lingua, il milanese non ha regole nè nella sua pronuncia nè nella sua scrittura.
    E chi avrebbe potuto dare delle regole? Forse il Porta o il Mazzarella?
    E al giorno d’oggi ? Chi potrebbe essere così presuntuoso ?
    Il fatto incontestabile è che ogni porta di Milano aveva un dialetto, che si imparava in strada od in famiglia, se era milanese, che risentiva del
    dialetto di quella parte di provincia che vi gravitava. Così a Porta Romana
    aveva influito il lodigiano, a Porta Garibaldi il brianzolo e così via.
    Io ricordo bene che all’epoca distinguevo da quale parte di Milano uno
    proveniva solamente sentendolo parlare in dialetto. E chi lo aveva mai scritto?
    Così al caro Ottavio, del Curvèt, che ha osato cimentarsi con lo scritto, ho
    risposto, anch’io osando, con qualche riga in dialetto, così, di getto, cercando
    di riprodurne il suono con le parole, cosa non facile con tastiere che ignorano
    la dieresi, per esempio, che quindi non ti permettono di riprodurre il giusto
    suono. Come riprodurre sulla carta il ” va a da via el …,” per esempio.
    L’Ottavio scrive “…vegni foeura …..”, per esempio, pensiamo per quanti è
    arabo !
    E una cosa che non ho capito: chi è la milanesìta, o forse l’accento
    mancava per dare il giusto senso ?
    Andemm, car Paul, cerchem de vuress ben e
    Buona Domenica.
    Gianni laté


  42. Cara el me Giovan ciappasela no….a l’è na veggia question…i mee i a parlava in milanes in caa, cont i amis e i parent ma in italian a numm fioeu, cont i vesin se gh’era no confidenza…El me pa quand al lavorava al parlava in dialett cont i vegg colega ma in italian cont i giovin…la mia mama quand se’ndava a troval la se bloccava e la scominsiava a parlà “affettato”…se poeu a eren di cap la se affetava pusee…de segur l’era minga el dialett di me nonni…anca perché a eren romagnoeu e piemontes….No…ona mia nonna l’era de Stradella ma la parlava… paves….(per dire “con” la diseva aveg…..)….

    Quand el me fradel l’è tornaa da vess sfollaa dal Varesott quand l’ha vist el me pa l’ha provaa a parla in dialett: “A son mia andà!” El me pa subet: “Se te voret parlà milanes te devet dì – a son minga andà – se no l’è bosin!”

    Mi hoo semper parlaa italian a part i “modi di dire” e i scherz…el sarà un tri o quattr an che me son mis a parlà e scriv in dialett, ma al contrari del me pa a pensi che on poo de bosin al parlà al ghe fà ben…se na quai volta al scappa un salumee inveci de cervelee…el sarà forsi vun de Lodi? Va ben istess el vend el salam anca luu…El marì de la mia cusina a cent meter de Ciaraval el dis: “Al cò” per coo…basta savell. El Porta…El Mazzarella…el Comoletti….el Beretta… el Caprotti… ghe tant de legg e imparà…e mi me son faa i me regol, magara a sbagliaroo ma per mi a va ben istess…Magara el dialett del Porta l’è on poo ostich de parlà incoeu, ma a vor vess blasé….Vess segur e anda avanti oramai i regol de ‘na lingua che quasi la moeur hinn abastanza avert….A riscrivess….


  43. me par a mi che ghi tucc un pù del “taparela” a l’è pur vera che milanes ghe nè pù! el gh’ha quasi resun el giuan tuder a di che l’isola la bat el curvet..ma no 5 a zero… a l’isula gh’è mai stà el laghett..a gh’è mai sta i bei praa per la campurela, perchè vardee che i tusann al curvett eren bej.. molto bej… e poeu te vor mett l’aria fina che gh’era chi tempi là… l’udur de stala de nused, del casutel, de la casina granda..e slungum un tocc e andemm a ciaravall, per minga parlà del Vaiano Valle( in italiano) in due se truaven certi person galantom del cabaret..ciau a tucc….


  44. su 14/01/2013 a 12:13 pm | Rispondi giovanni tedeschi

    Paolo, Ottavio, Marino, una roba mi gu ammò de dì. L’è brut diventà vecc, ma
    pudè ricurdass ammo de cume l’era Milan e cume serum num a l’è bell.
    Ve saludi !


  45. Gentile Gianni
    IL mio scritto non vorrei lo avessi interpretato come un rimprovero, non era mia intenzione era solo una precisazione.
    La nostra lingua o dialetto si pronuncia in un modo ma si scrive in un’altro, come madunina si scrive madonnina per fare un esempio. Con questo non voglio fare il professore, io in milanese non so scrivere. In quanto dicevo, lingua o dialetto? Vi sono a proposito diverse scuole di pensiero, ma mi attengo a quanto sostenuto dal Caprotti, dal Comoletti, dal compianto Merli che io chiamavo Prof. L’Accademia della crusca (nientemeno) definisce la lingua: un guado attraverso i fiumi del tempo. Essa conduce alla dimora dei nostri antenati.Certamente di derivazione neolatina e celtica Ma lasciamo ad altri questo rompicapo. Nel dizionari Hoepli si legge riguardo la Milanesità che essa è il complesso dei caratteri considerati tipici di Milano e dei suoi abitanti e io aggiungo che la milanesità è l’amore per chi ha vissuto nella nostra città in un tempo con meno benessere ma più autentica è l’amore per la nostra storia, la nostra cultura nelle più svariate forme e sfumature, noi abbiamo avuto la fortuna di assaporare e poi vivere nonostante un tremendo dopoguerra, con certi principi oggi sconosciuti come l’amicizia vera, l’altruismo, la collaborazione e non mi dilungo perché mi viene solo un gran magòn.
    Un saluto anche a Giovanni Tedeschi
    Paolo


  46. su 30/01/2013 a 4:56 pm | Rispondi Giovanni TEDESCHI

    Mi informano adesso che in Marzo prossimo dovrebbe venire in visita
    all’Isola l’Ezio Barbieri. Questo nome ai giovani non dice niente ma a quelli
    come me, che lo hanno conosciuto, fa ritornare alla mente quegli anni in
    cui l’Isola era L’ISOLA.
    L’Ezio, che non ha mai fatto spargere una sola goccia di sangue, quando in
    quegli anni il sangue scorreva a fiumi, ha pagato con una lunghissima detenzione, quanto gli era stato addebitato da quella giustizia imbelle, forse
    non peggiore di quella attuale. Pagato il debito imputatogli si è fermato in
    Sicilia e lì ha trascorso la sua vita in modo più che onorevole, da buon Isolano.
    Ora ha novant’anni. Il libro che è stato scritto su di lui recentemente è ora in
    distribuzione e la libreria di via Pollaiuolo dovrebbe già averlo disponibile.
    Io andrò ad abbracciarlo. Gli Isolani che vorranno unirsi a me in quella occasione si facciano vivi indicandomi qui di seguito il loro numero di cellulare.
    Il mio è : 331 1049316


    • su 25/02/2013 a 12:38 pm | Rispondi Giovanni TEDESCHI

      Ezio BARBIERI sarà allo allo Spazio Mercury (ex Fonderia Napoleonica) alle
      ore 17 del 9 Marzo. Io sarò là per salutarlo e festeggiarlo.
      Gianni Tedeschi


  47. su 05/02/2013 a 12:52 pm | Rispondi giovanni tedeschi

    E’ un vero peccato che questo sito si stia inaridendo. L’amico Sergio Codazzi
    lo ha con molta cura avviato e poi, via via, è stato trascurato. Ma alla domanda
    del titolo io rispondo con un caloroso ” SI !! “. Se l’Isola è dentro in molti, come
    io la sento dentro di me, l’Isola vive ancora, eccome !!


  48. su 22/02/2013 a 11:54 pm | Rispondi Gandelli Grazia

    Grazia Gandelli
    mi ha fatto piacere vedere la foto con una parte della Cartoleria Gandelli e vorrei sapere se per caso ha altre foto o notizie da pubblicare in merito.
    Vorrei poi un chiarimento quando indicate i personaggi che sono nati all’Isola si parla di Roberto Massari ma quello che ho sempre conosciuto io si chiamava Renato. Grazie


  49. su 24/02/2013 a 10:50 am | Rispondi Giovanni TEDESCHI

    Cara Grazia GANDELLI,
    non puoi immaginare quali e quanti gradevoli ricordi abbia fatto riaffiorare
    alla memoria il Tuo cognome. Penso Tu sia la nipote del “mio” Gandelli.
    Mi perdonerai il Tu che mi sono permesso, ma noi vecchi isolani riteniamo
    quasi vincoli famigliari, quegli interessi e quei ricordi che comunque ci legano.
    Ora quella “nostra” Isola è ormai scomparsa, purtroppo ma inesorabilmente,
    ma il “Gandelli” è ancora vivo, eccome!
    La cartoleria con le vetrine su Piazzale Archinto e su via Dal Verme, che
    compare su di una cartolina che a suo tempo avevo fatto apparire in Internet,
    ha accompagnato la vita dell’Isola in modo significativo. Da lì sortivano,
    innanzi tutto, per quelli la cui famiglie potevano permetterselo, i primi regali di
    “Gesù Bambino”. Dopo la messa della notte di Natale, i genitori che rientravano alle loro case. dove avevano lasciato i piccoli a dormire, passavano dal Gandelli, che quella notte teneva aperto, ed acquistavano
    qualche regalo. Lo portavano a casa e svegliavano i piccoli, che per lo più
    fingevano di dormire, con ” è arrivato Gesù Bambino !!”.
    Poi per tutto il percorso delle elementari il “Gandelli” forniva tutto il necessario,
    dalla cartella all’astuccio, dai pennini alle carte assorbenti, dai quaderni al=
    l’inchiostro. Poi durante le vacanze le figurine, i soldatini di carta, la carta e le bacchette per fabbricare gli aquiloni, ecc. ecc.
    Al banco i Gandelli. Ricordo la Gandelli figlia, la mamma, il Signor Gandelli,
    un vero Personaggio. Più volte lo vidi dietro al banco in una bella divisa Fascista, probabilmente reduce da un’adunata o in procinto di andarci.
    Non meravigliarti, cara Grazia, tutta L’Isola era fascista in quegli anni, la
    camicia nera era un vanto, per i piccoli come per i grandi. Io ho visto le
    colonne degli operai della Brown-Boveri, tutti in camicia nera diretti a piazza
    del Duomo ad ascoltare i discorsi di Mussolini od altro pezzo grosso del Regime. Ed io, attaccato a mia mamma, operaia della Brown-Boveri, avevo
    un paio di volte fatto parte di quelle colonne. Che entusiasmi, che partecipazioni!!
    Tutto finito, purtroppo, con l’8. Settembre ’43.
    Ma le vetrine del Gandelli, sempre ricche di oggetti del desiderio, ci attiravano
    e restavamo lì davanti in adorazione.
    Io lasciai l’Isola nel 1950, mia mamma aveva venduto la latteria di via J. dal Verme 2 (che aveva preso nel 1940 lasciando la Brown-Boveri ) per prendere
    una importante Gelateria in Viale Corsica. Poi iniziai, con i miei diciott’anni, una
    vita avventurosa, di successo che mi vide, nel corso degli anni, a Roma, in Francia, in Germania, in Svezia, in Tunisia. Alla fine eccomi qua ad Affori, a due passi dalla “mia Isola”, che non mi è mai uscita dal cuore, e che vengo spesso a ritrovare a caccia ed alla ricerca dei miei fantasmi.
    Scusami, cara Grazia Gandelli, per tutte queste mie lunghe, e forse noiose,
    divagazioni, ma come ben saprai, i vegliardi basta svegliarli nei loro ricordi
    che non riesci più ad arrestarli.
    Ciao, cara Grazia, e, forse, a rileggerci su queste pagine.
    Saluti affettuosi.
    Gianni Tedeschi


    • su 17/03/2013 a 12:00 am | Rispondi Gandelli Grazia

      Scusami se ti rispondo solo ora, ma non ho aperto la posta per alcuni giorni e la tua lettera mi è sfuggita. Hai ragione sono la nipote del “tuo” Gandelli figlia di Silvano. Ti ringrazio per i bei ricordi che mi hai condiviso con me su un nonno che non ho mai conosciuto, alcune notizie le avevo avute da Renato Massari che ringraziava ancora il nonno per avergli dato la possibilità di studiare dandogli libri e quaderni. Probabilmente avrai conosciuto anche Luigi Colombo, Nino Canti. Ormai la famiglia Gandelli si è notevolmente ridotta siamo rimaste in due, io e Annalisa la figlia di Bruno e poi le due figlie di Marisa la Gandelli figlia come la chiami tu. All’Isola poi abitava anche una zia della mia mamma e credo sia stata proprio lei a presentarla a papà. Ancora grazie per icari ricordi e un affettuoso abbraccio. Grazia


  50. ma quella era la cartoleria Castoldi,Gandelli era quella di fronte alle femminili
    un saluto a tutti


    • su 24/02/2013 a 11:37 am | Rispondi Giovanni TEDESCHI

      No, caro Maurizio, davanti all’ingresso delle femminili c’era la Castoldi e poi la
      Belmuri. Il Gandelli era d’angolo dal Verme – Piazzale Archinto.
      Scommettiamo ?


  51. su 12/03/2013 a 5:06 pm | Rispondi Giovanni TEDESCHI

    Sabato 9. marzo, alla presentazione del libro “il bandito dell’Isola”, in Tahon de Revel 21, c’era un bel pò di gente. Buon segno. Se il nome di Ezio Barbieri ha
    potuto richiamare tanta gente vuol dire che il suo ricordo è ancora vivo come
    ancora viva è l’Isola.


  52. su 13/03/2013 a 6:58 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Lucia Beduzzi
    Oltre alle cartolerie Gandelli e Castoldi ricordo anche la cartoleria in piazza Tito Minniti.Ricordo che il cartolaio si chiamava Andrea e indossava sempre una vestaglia nera nel suo piccolo negozietto ed era sempre pronto ad aiutare i bambini negli acquisti quanti bei ricordi!!!!


    • la cartoleria di minniti si chiamava garolla,il nome del proprietario sig.villa-


      • su 03/04/2013 a 10:19 am Lucia Beduzzi

        Si ora ricordo che il cartolaio di piazza Minniti si chiamava Villa,ricordo anche che sempre nello stesso stabile,ma con le vetrine verso Dal Verme,c’era un negozio che vendeva pasta e riso sfuso e lo chiamavano in milanese “el rise’ “e aveva un figlio nostro coetaneo chissà’ se qualcuno si ricorda!!!!!!


  53. su 22/03/2013 a 5:43 pm | Rispondi Tedeschi Giovanni

    La cartoleria Castoldi, di fronte all’ingresso delle femminili, si chiamava anche,
    non ricordo se prima o dopo, anche Belmuri. Tanto per acutizzare la memoria.
    E chi ricorda il nome della gelateria di via Garigliano ?
    E di quella di P.za Tito Minniti ?
    E il negozio di tessuti a fianco ?


    • la gelateria di via garigliano si chiamava steffanini,poi venduta a metà degli anni 60 a dei fratelli di origine emiliana ma non ricordo il nome.


      • su 25/04/2013 a 5:18 pm Gianni Tedeschi

        Ho appreso da poco che, all’epoca, l’Italo Crema, che abitava in ringhiera al primo piano, cortile interno, di via J. dal Verme .4, era fidanzato con la figlia del gelataio di via Garigliano. Io infatti lo avevo visto servire ai tavolini. Poi
        l’Italo Crema aveva aperto il ristorante all’Abbadesse che era divenuto famoso.


    • la gelateria di minniti era del papà della mia amica silvana ma non ricordo il cognome,era di origine veneta ed amico di mio padre.


    • …in via garigliano lato n.pari c’era un negozio sviluppo foto,la gelateria,il cinema zara,un neg.di scarpe,uno che vendeva fiori,un furmagiatt sul p,le lagosta e uno che vendeva vini….anche i personaggi erano belli…


      • su 25/04/2013 a 5:23 pm Gianni Tedeschi

        Hai dimenticato la sede, con gioco delle bocce del Dopolavoro Fascista dell’Isola, sempre molto frequentato e dove ricordo c’era sempre tanta allegria, almeno sino allo scoppio della guerra.


      • …caro Gianni sono del 47 i miei ricordi partono dagli anni 50….mi ricordo pochissimo dell’alluvione del 51 con l’isola completamente allagata…ho nel cuore sopratutto gli anni 60,specialmente la via garigliano n.4 x motivi sentimentali….franco


  54. su 23/03/2013 a 6:31 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Il negozio di tessuti di piazza Minniti si chiamava Paccanaro io ricordo bene perché’ la portinaia dello stabile era mia zia.


    • su 23/03/2013 a 7:06 pm | Rispondi Tedeschi Giovanni

      All’epoca io lo ricordo come Terrabusa e la portineria era in mano alla famiglia
      Ricaldone che si era trasferita lì proveniendo da via J. dal Verme al n°4.
      Il marito faceva il sarto e si chiamava Bigin, il figlio, mio coetaneo, Vincenzino.
      Tieni conto cara Lucia che io mi riferisco agli anni ’45-’50.


      • Maurizio 1947 conoscevo il sig.Italo Crema in quanto amico di giochi del figlio Luigi e sorella. Ho vissuto in via Assereto (quartiere Abbadesse) fino al 1965 . Le strade ,i negozi, i cinema ecc…sopra citati hanno risvegliato tanti ricordi della mia gioventù. Ho frequentato la scuola Paolo Frisi in via Solferino e quel ponte di ferro sopra la ferrovia lo percorrevo 2 o4 volte al giorno nel periodo scolastico
        Ora mi chiedo, la zona delle Abbadesse faceva parte del quartiere “ISOLA” ???


    • confermo paccanaro


  55. su 25/03/2013 a 7:40 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Forse il negozio di tessuti che ricordo io era dopo Terrabusa.per quanto riguarda la portineria era di mio zio Bigin che faceva il sarto ed era poliomielitico era il fratello di mia mamma il figlio Vincenzino era mio cugino ora scomparso.


    • su 26/03/2013 a 12:17 pm | Rispondi Giovanni TEDESCHI

      Cara Lucia,
      pensa che io abitavo in J. dal Verme al 4 proprio di fianco al Bigin, sul pianerottolo al piano rialzato. Se chiudo gli occhi lo vedo ancora con il suo ferro da stiro a carbonella e il metro giallo in giro al collo, come vedo la
      moglie pettinata con lo chignon e il Vincenzino, buono come il pane, al quale
      io, minore di un anno ma molto, molto più carogna, le davo. Di questa famiglia
      Ricaldone, malgrado siano passati settantanni ( !!! ) conservo il migliore ricordo. Di quella famiglia, che ai pasti metteva in tavola il bottiglione del vino,
      ricordo ancora l’allegria del Bigin che riprendendo il suo lavoro dopo pranzo cantava a squarciagola. Mia mamma diceva : ” Sono piemontesi”.
      Da noi la tavola era più triste, intanto la sola bottiglia dell’acqua e poi mia mamma doveva subito correre ” in stabilimento” alla Brow-Boveri, papà era
      in ferrovia e faceva i turni.
      Mi scuserai cara Lucia per la mia prolissità ma quando do la stura ai miei
      ricordi non riesco a frenarmi. Un riverente ricordo al buon Vincenzino ed a Te
      un Cordiale Saluto da questo vecchio Isolano.
      Gianni Tedeschi


  56. su 26/03/2013 a 2:16 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Carissimo Giovanni,mi emoziona tantissimo sentire che conoscevi i miei parenti ,mia mamma che era la sorella del Bigin abitava in via Dal Verme 4 con sua mamma e suo papà’,si loro,erano originari del Monferrato,mio nonno,commerciava in vini,e aveva il deposito in via Arese 18.Mia mamma sposandosi si era trasferita in via Arese 7 la casa della Filocantanti.Io sono del 42 mio fratello Francesco e’ del 34 e lavorava alla Brown Boveri con Vincenzino .Ricordo,che mia mamma diceva che mio fratello era entrato in Brown Boveri perché’ il cassiere della ditta era il signor Rossi Benvenuto ,che abitava in via Garigliano.Io quando mi sono sposata andai ad abitare a Niguarda ora abito in zona viale Monza,ma spesso,faccio un giro all’Isola che mi suscita tanta emozione anche a distanza di tanti anni.Con quanto piacere parlo di quei tempi.Cordiali saluti Lucia Beduzzi


  57. su 26/03/2013 a 3:55 pm | Rispondi franco sironi

    …il cartolaio di p.le Minniti si chiamava Villa,un figlio e’ prete all’Hosp.di Monza….cìera un cartolaio anche in via borsieri vicino al14(dove abitavo)….nei primi anni 60 seguivo due gemelle di via garigliano di nascosto di mamma e papa’ che tempi ragazzi che tempi….Franco


  58. Se qualcuno non conoscesse questo blog sull’Isola http://www.milanoisola.it/foto-depoca/#more-547


  59. el risè di via dal verme che era anche salumeria si chiamava colombo,il figlio era il silvietto,chiamato così perchè era grande e grosso ed era un amico.


  60. niente foto su De Castillia 9? ora solo un muroooooooooooo


  61. ….mi ricordo quando c’erano le elezioni il comizio del pci in Minniti pieno di gente e dopo in oratorio un sospiro di gioia x la vittoria della dc…..


  62. su 15/04/2013 a 4:35 pm | Rispondi Giovanni TEDESCHI

    E meno male che quei farabutti con le mani ancora lorde di sangue, malgrado
    le loro spudorate menzogne, non abbiano trovato all’Isola i trinariciuti, di
    Giovanni Guareschi- Candido memoria, altrimenti poveri Isolani e poveri Italiani. Dal P.le Archinto le ho sentite anch’io quelle urla sguaiate dal balcone
    da cui si affacciavano ad arringare. Avvicinarmi di più mi avrebbe fatto vomitare.


  63. su 22/04/2013 a 10:52 am | Rispondi Bruno Oscar Munari

    Ciao, Giovanni..
    è probabile che io non abbia letto attentamente tutti gli interventi su questo sito , ed è altrettanto probabile che mi sia sfuggito qualcosa, o forse molto.
    Per questo volevo chiederti se per caso sia mai stata organizzata una rimpatriata, una riunione, una cena, una festa invitando tutti questi innamorati dell’Isola di una volta che poi, in fondo è ancora quella di oggi, fortunatamente.
    E se non è mai stato fatto nulla del genere, la domanda potrebbe essere:
    Perchè non farlo?
    Magari (ma qui esagero) con figli e nipoti, in qualche posto tipo la vecchia Corale Verdi, che ormai credo scomparsa, bocciofila e tutto
    Io, come sai, ora sto a Lecco ma se deciderai di organizzare qualcosa del genere ed avrai bisogno di aiuto, conta su di me
    Un abbraccio
    Bruno


    • su 23/04/2013 a 11:08 am | Rispondi Gianni Tedeschi

      Ciao Bruno,
      ci siamo sentiti qualche minuto fa al telefono. Hai perfettamente ragione, ci
      dovremmo finalmente trovare tutti noi appassionati dei ricordi della nostra Isola. Anche per contestare le balle che i “trenariciuti, propagano da tempo
      sull’Isola. Parlerò anche con Sergio Codazzi altro isolano DOC che è da
      molto che fa la stessa proposta. Intanto nelle tue navigazioni in Internet vedi di
      approdare anche a questo sito che si è inaridito ma resta pur sempre interessante : “Skyscraperscity quartiere isola “.
      Te saludi.
      Gianni latè


  64. ….penso di essere un isolano doc…mio padre e’ nato nel 1909 in Borsieri 14.sposato con mia madre dal 1934 hanno vissuto all’isola fino al 1970.Tutti i figli sono nati e cresciuti in Borsieri 14 (la prima nel 1935 l’ultimo nel 1947)…..franco


  65. su 25/04/2013 a 5:08 pm | Rispondi Gianni Tedeschi

    Si, caro Franco, considerati a buon titolo un vero Isolano DOC.
    Se pensi che anch’io mi considero tale solamente per essere nato all’Isola,
    in via J. dal Verme 4, nel 1934 e di avere poi vissuto al 2 sino al 1950.
    Ma basta questo per sentirmi profondamente isolano e dichiararmi tale !
    Nella mia vita movimentata e di successo ho abitato a Varese (1958-59) ed
    a Roma (1960-61) ed inoltre ho soggiornato, anche per lunghi periodi, in
    Francia, Germania, Svezia, Jugoslavia ( ora Croazia in parte), Austria e
    Spagna, ma, appena potevo eccomi all’Isola a cercare con la fantasia i
    fantasmi del mio passato. Sentivo sempre che lì erano le mie radici,
    ed ora, vecchio (79) e stanco, ci torno ancora e mi beo di quei piccoli angoli
    rimasti tali e quali che, basta guardarli, mi ridanno un pò di carica.


  66. … chi si ricorda della bocciofila Sassetti ? sede del partito comunista ?? in via Volturno. E pensare che proprio di fronte ci abitava Silvio Berlusconi !!!


    • su 02/05/2013 a 9:59 am | Rispondi Gianni Tedeschi

      Al “Sassetti” andavo a prendere 1/2 litro di vino, pur essendo più distante da
      via dal Verme 4, da aggiungere all’acqua sulla tavola, e non tutti i giorni.
      In merito alla considerazione di Silvio devo felicemente constatare che mentre
      il nostro isolano Silvio Berlusconi è ancora vivo e vegeto e positivamente attivo, quel partito è per fortuna ignomignosamente naufragato.
      Che dire allora? W l’Isola e gli Isolani !


    • ….mio fratello portava il pane(il panificio faceva angolo) alla sig,Rosa-averlo saputo allora…..in ogni caso come diceva la mia saggia mamma….lu laura ialter ciciaren…(scusate il mio milanese arioso)…franco


      • su 02/05/2013 a 6:09 pm silvio alice

        Franco ti riferisci al panificio che faceva ( o fa ) angolo tra la via Volturno e la via Sebenico ?


  67. su 03/05/2013 a 5:57 am | Rispondi Lucia Beduzzi

    Io abitavo in via Arese 7 la casa della Filocantanti,ma mi sento isolana perché’ ho frequentato le elementari in via Dal Verme e le mie compagne di scuola erano quasi tutte di via Borsieri.La mia maestra delle elementari si chiamava Noè’.Chi se la ricorda?


    • su 03/05/2013 a 5:57 pm | Rispondi Gabriella Gazzola

      Ciao a tutti. Rispondo a Lucia e anche a Silvio. Come ho scritto in un mio precedente post mio padre é stato per sette -otto anni custode nella scuola elementare maschile di Piazza Archinto e la nostra famiglia abitava proprio nella scuola. Per questo motivo mi ricordo bene di molti insegnanti di quell’epoca- dal ’52 in poi- sia della scuola maschile che di quella femminile in via Dal Verme. La Maestra Noè me la ricordo come una Signora alta e magra, molto distinta, seria ma cordiale e gentile. Era sempre vestita con abiti un po’ datati,tipo anni 30 ,ma molto eleganti. Mi ricordo bene? Anche il marito era un insegnante alla scuola maschile,ma me lo ricordo meno. Invece mi ricordo molto bene del Maestro Caimi che era veramente un gran personaggio, fuori dagli schemi e all’avanguardia per l’epoca. Era molto estroso, anche nel vestire e i suoi alunni erano i piú chiassosi della scuola. Chissá se le mie impressioni corrispondono a quelle dei loro alunni! Magari in classe erano tremendi e non hanno lasciato per niente un buon ricordo. All’epoca diversi insegnanti di Piazza Archinto venivano da fuori Milano, specialmente dalla provincia di Varese. Arrivavano col treno dei pendolari a Porta Garibaldi! Al mattino arrivavano sempre di corsa e trafelati. Finite le lezioni invece si fermavano a scuola in attesa di prendere il primo treno del ritorno. Erano un gruppetto ben affiatato e qualche volta mia mamma preparava il caffè per tutti. Tra di loro c’era anche la mia adorata insegnante, la Signorina Tosi che veniva da Busto Arsizio, mentre il Maestro Caimi, se ricordo bene, veniva da Gallarate. Per me quegli anni sono stati molto formativi, sicuramente proprio allora é nata la mia “vocazione” di fare l’insegnante…come poi è stato. Ciao,Gabriella


      • su 04/05/2013 a 12:06 pm Gianni Tedeschi

        Grazie cara Gabriella per tutto quanto hai pubblicato. Sono tutte notizie più che preziose, per chi, come il sottoscritto, pone molta attenzione a tutto
        quanto, anche ai minuti particolari, del passato che l’ha circondato.
        Il -mio- mondo della scuola è uno dei più preziosi da ricordare e, per un ragazzo come me di ottantantanni, è fonte di piacere il ricevere ancora notizie. Dunque ecco la mia storia prima di chiederTi alcune notizie che mi stanno a cuore. Dopo di essere stato affidato ai miei tre anni alle suore di
        via Confalonieri ( mia mamma allora era operaia alla Brown-Boveri), i miei
        quattro e cinque anni li avevo passati all’asilo comunale di Via Pastrengo.
        Finalmente nel 1940, ai miei sei anni, eccomi in prima elementare in
        P.le Archinto. Fiero, come tutti i miei compagni, della divisa di “Figlio della Lupa”, che ci facevano indossare in determinate ricorrenze o manifestazioni.
        La nostra maestra si chiamava Ribaldone. Ogni sabato il Direttore attraverso
        l’altoparlante, istallato in ogni aula, leggeva i nomi di due scolari per ogni classe, il primo segnalato per il profitto ed il secondo per la buona condotta.
        Ricordo con piacere che per tutto l’anno scolastico ’40/’41 venni sempre settimanalmente citato per il profitto. Per la buona condotta il nome era quello del mio compagno Angelico. Al termine dell’anno venni premiato.
        Nella palestra, affollatissima di genitori dei premiati e di funzionari di ogni
        grado, tutti in alta uniforme fascista con camicia nera, io in divisa di Figlio della Lupa, ricevetti l’attestato unitamente ad un bel libro, con gli applausi
        dei presenti che accompagnavano tutte le consegne dei premi sul palco.
        Esattamente lo stesso avvenne in seconda elementare, erano cambiate solo le nostre divise che da Figlio della Lupa erano passate a Balilla, anzichè le bandoliere bianche, il foulard azzurro fermato con il medaglione del DUCE.
        Ho già pubblicato in Internet (Skyscraperscity quartiere Isola pag.16 e 17)
        la foto ricordo della classe 2a C tutta in divisa.
        L’Italia era in guerra dal giugno del ’40 e si viveva sotto l’incubo dei bombardamenti. In Via J. dal Verme al 4, dove viveva la mia famiglia, prima di
        trasferirsi al 2, per noi bambini avevano montato dei lettini per dormire in
        cantina durante gli allarmi notturni.
        Quando era iniziata la mia terza elementare nel settembre del 1942 il pericolo dei bombardamenti aerei era tale che i miei pensarono bene di
        portarmi in Istria, da dove loro provenivano, e frequentai li la scuola sino
        al marzo ’43. Poi dopo le prime notizie della presenza in Istria dei partigiani
        di tito, rossi assassini per natura, mia mamma pensò bene di venirmi a
        riprendere riportandomi a Milano. Per salvarmi dai bombardamenti aerei venni spedito a Trecella, a 20 chilometri da Milano dove erano stati sfollati
        i nostri mobili. Lì vivevo solo ed avevo frequentato lì gli ultimi mesi della mia
        terza elementare. I bombardamenti su Milano nelle notti dell’agosto 1943 li avevo visti e vissuti proprio da quelle campagne, così come lì avevo vissuto
        il luglio del ’43, caduta del DUCE, e poi l’8 Settembre, tutti a casa e morte della Patria. Mi riportarono a Milano e venni iscritto alla quarta elementare
        per l’anno scolastico ’43-’44 alla scuola di P.le Archinto. Maestra Origlia,
        che abitava in via Civerchio. Probabilmente emergevo nella sua classe,
        quanto a profitto, tanto che chiamo mia madre e le propose di prepararmi
        gratuitamente durante le vacanze in modo da presentarmi agli esami di stato
        ed essere ammesso alla prima media al Parini di via Goito, saltando la quinta
        elementare che per me, diceva la maestra Origlia, sarebbe stato tempo perso. Così venni promosso e l’anno seguente, mentre i miei compagni
        passavano in quinta, io ero già in prima media. Nel ricordo sono ancora
        immensamente grato alla maestra Origlia.
        Ed ora, al termine di questo mio barboso racconto, ecco le domande che volevo porre : 1° – Che notizie hai sulla mia maestra Ribaldone ?
        2° – Che notizie hai della mia maestra Origlia ?.
        Ti ringrazio, cara Gabriella, per la Tua attenzione e, se sarai soppravvissuta
        a questa chilometrica storia, Ti concedo uno sganasciante sbadiglio dopodichè attenderò pazientemente un Tuo nuovo cenno.


      • su 06/05/2013 a 7:34 pm Gabriella Gazzola

        Caro Gianni, ho letto con grande interesse il racconto sui tuoi primi anni di scuola, sia perchè, in generale, mi piace ascoltare le persone, sia perché sono più che convinta che – per dirla con De Gregori- “La storia siamo noi “. Le nostre piccole storie vanno ben al di là del vissuto personale, sono lo specchio di un’epoca, di un momento storico ben definito. Per questo mi piace seguire il blog di cui sei uno dei più attivi animatori. Se ci pensi negli ultimi tempi, attraverso i vari interventi, le testimonianze su persone, luoghi, attività, cibi… sta emergendo il ritratto di un’epoca: il clima sociale e politico, il commercio, la scuola, il lavoro operaio e quello artigianale, la voglia di ricominciare a vivere e a sperare. Certo questa storia è già stata scritta, non si aggiunge niente di nuovo, ma questa volta i protagonisti, i testimoni siamo noi e i documenti i nostri racconti.
        Per tornare al concreto devo dirti che le persone che tu nomini a proposito della scuola io non le ricordo o forse non le ho conosciute. Sono nata nel dopoguerra e ho iniziato le elementari nel ’52. La mia scuola per certi aspetti non era molto diversa da quella che descrivi tu: grande severità e rigore ma, se incontravi la persona giusta, anche generosità, comprensione,umanità. Qualcosa però stava cambiando, pian piano la scuola si stava facendo un po’ più a “misura di bambino”.Avrei davvero molte cose da raccontare su quanto le prime esperienze scolastiche, siano state per me ( penso per tutti noi )le prime difficili prove di vita sociale. La scuola, ma anche l’oratorio e i compagni di giochi nei cortili, ci hanno insegnato a stare al mondi
        Di quei momenti ho solo due documenti, due fotografie scattate a scuola, le classiche foto di gruppo di fine anno che a mio parere sono molto belle perché sono anche un documento di vita. Le ho mandate al Corriere.it che sta pubblicando nella pagina di Milano, nella rubrica “La memoria di Milano” delle foto inviate dai lettori, fino ad ora senza esito Avrei voluto mandarle anche a questo blog, anche nella speranza di rintracciare qualche compagna, ma non so come fare a caricarle. Devo cercare l’aiuto di qualche giovane, più esperto con internet.
        Saluti carissimi a tutti.


  68. …si SILVIO…..era la zona IN dell’isola….piu’ avanti la Magna,mi ricordo che si fermavano le giostre x la nostra gioia…altro ricordo anni 50 la pasticceria Montalbetti,sopo l’oratorio si correva a vedere i risultati delle partite….franco


  69. su 03/05/2013 a 6:20 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Si la maestra Noè’ era proprio come la descritta Gabriella imponente e molto seria si ricordo che anche il marito era maestro anche lui alto e serio si assomigliavano come portamento,abitavano in piazzale Lagosta al 2,mio fratello aveva il maestro Caimi.Forse Gabriella si ricorda anche la bidella che si chiamava Gina era una signora molto affettuosa con i bambini.Ciao a tutti Lucia


  70. franco hai proprio ragione Dal Montalbetti , negozio d’angolo con sopra un orologio rotondo, oltre che a dei magnifici pasticcini, al pomeriggio della domenica verso le ore 18 , quando erano finite le partite di calcio, si andava sotto i tabelloni a vedere i risultati.


    • …caro Silvio l’orologio c’e’ ancora, qualcosa degli anni 50 e’ rimasto….pero’ quando occasionalmente ritorno mi sembra di essere “uno straniero in patria”….franco


  71. su 04/05/2013 a 2:56 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    La pasticceria Montalbetti io la ricordo perché’ al mattino andando a scuola mi fermavo per comperare la meranda la famosa “veneziana “con sopra le granell e di zucchero,costava 25 lire.Ricordo il buon odore di dolci entrando nel negozio.Non so dire quanto mi piace leggere questi articoli della “mia” isola.Come ho già’ avuto modo di dire quando posso vado all’isola e mi soffermo incantata per ricordare la mia infanzia!!!!! Ciao Lucia


    • su 04/05/2013 a 6:19 pm | Rispondi Gianni Tedeschi

      Cara Lucia, e come si possono dimenticare le ” veneziane ” che a me mettevano nel cestino che mi accompagnava all’asilo, insieme alla mela ed
      ad un formaggino. Quando poi aprivo il cestino, dopo aver mangiato, nella
      scodella di alluminio, il primo che passava l’asilo, il profumo che si sprigionava era per me più che delizioso, erano il mio secondo, la frutta ed il dolce. Ma Ti scrivo della fine degli anni trenta e le “veneziane” dal prestinaio
      di via J.dal Verme 4, el sciur Ugo Salimbeni, costavano ancora 10 centesimi.
      Quanto alla pasticceria Montalbetti, e qui scrivo dei primi anni ’50, nella
      memoria ho si il profumo di pasticceria che usciva dal forno del laboratorio
      che dava sulla via Angelo della Pergola, ed i pasticcini che erano una delizia,
      ma soprattutto ricordo le due giovani figlie Montalbetti, che servivano al banco con un grembiulino nero e colletto bianco, molto belle ai miei occhi
      e tali da risvegliare prepotentemente l’istinto primordiale del giovane maschio
      isolano. Ma che belle che erano !
      Chissà chi saranno stati quei fortunati mortali che poi se le sono sposate.
      Mi pare che del macellaio di fianco al Montalbetti non se ne sia ancora scritto. Se ricordo bene il suo nome era Stefano, e quello che vendeva era
      allora carissimo, addirittura prezioso e non tutti gli isolani potevano permettersi di varcare quella porta. Costate e bistecche erano cose da “ricchi”. E noi li chiamiamo ancora i bei tempi!
      Mi scuso e riscuso con le gentili lettrici e gli amici lettori di queste prolisse righe ma dare la stura ai ricordi mi fa sempre questo effetto.
      Buona Domenica!


  72. su 04/05/2013 a 7:39 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Caro Gianni,il macellaio vicino al Montalbetti si chiamava Fedeli mi ricordo bene perché mia mamma andava lì a fare la spesa,al banco c’era il padre e il figlio e la moglie era alla cassa.Vicino al macellaio c’era anche il negozio di scarpe.Sempre in via Borsieri c’era la farmacia Castoldi.Sempre in via Borsieri c’era il parrucchiere Franco Coppola con suo figlio Aldo che era un ragazzino ,ora diventato famosissimo.Ciao a tutti Lucia


    • il fratello più piccolo,antonio è stato mio amico negli anni 60/70,frequentavamo il bar segrino.


  73. …complimenti x la memoria…elementari dal 53 al 58 maestra Penna anziana signora abitava in via Volturno al 47..poi Adilardi calabrese menava spesso e volentieri (x lui) a destra e a manca…i miei fratelli maggiori vennero mandati alle scuole di ple Maciachini (non so il xche’)…franco


  74. su 06/05/2013 a 7:52 pm | Rispondi Gabriella Gazzola

    Oltre alla “veneziana”, deliziosa, c’era anche la “cremonese”, ve la ricordate? Era una specie di panino dolce e soffice che però aveva sulla parte superiore dei “cornetti” di pasta più croccante. La compravo dal prestinaio prima di andare a scuola, ma quando arrivavo in classe i “cornetti” li avevo già mangiati tutti. Era profumatissima, invitante e irresistibile. Ho trovato, non senza fatica, la ricetta su internet ma ancora non mi sono azzardata a provarla. A proposito di merende, che ne dite della cotognata venduta confezionata in piccoli rettangolini? E poi vi ricordate di quei quadratini di un impasto dolce al sapor di cioccolato e nocciole avvolti nella carta stagnola? Li faceva la Ferrero ed erano gli antenati della Nutella.
    Ciao a tutti


  75. su 07/05/2013 a 8:06 am | Rispondi Lucia Beduzzi

    È vero !!adesso ricordo che c’era tra le merende anche la “cremonese” parlandone riaffiorano alla memoria cose lontane!!!!!anche la focaccia della prestinaia di via Borsieri era buonissima!!!!!E’ bello che ognuno racconti i propri ricordi,si mettono insieme tanti tasselli del passato.Ciao Lucia


  76. …borsieri 11 panificio Picconella cartella di tela ci stava sempre la veneziana…sempre in quella zona c’era il negozio x donne (cosi’ diceva la mia mamma) si chiamava La Babilonia poi spostata verso ple Segrino,c’e’ ancora oggi….e l’edicola di ple Minniti? ve la ricordate?praticamente c’e’ sempre stata….franco


    • su 07/05/2013 a 4:57 pm | Rispondi Gianni Tedeschi

      A proposito della “Babilonia” chi si ricorda del figlio della proprietaria negli anni ’45-’50 ? Era un ragazzo di un paio d’anni maggiore di me ma di una
      bellezza straordinaria, capelli neri ondulati ecc. Mi pare si chiamasse Umberto o Roberto. Fatto stà che si era perdutamente innamorato di una
      ragazza di nome Sabina, giovane e carina, che faceva “il mestiere” in
      una baracca lungo il Seveso all’altezza del ponte di Viale Zara. Quel “mestiere” costava caro al povero Umberto o Roberto e ne era sorto un
      dramma con la madre che cercava in tutti i modi di ostacolarne il dissanguamento. Non so come sia finita poichè nel ’50 avevo lasciato l’Isola
      ed avevo perso il contatto con questi pettegolezzi. Poichè non vorrei venire
      denunciato dal povero Umberto o Roberto per diffamazione, aggiungo in chiusura di avere solo riportato quanto avevo sentito raccontare al tempo ma
      di non essere testimone di alcun fatto in merito.


  77. su 07/05/2013 a 4:41 pm | Rispondi Gianni Tedeschi

    Bene, visto che ci siamo addentrati in piccoli dettagli, piccoli per gli altri ma grandi per le nostre memorie, voglio aggiungere il nome di un’altra leccornia
    che spesso trovavo nel mio cestino dell’asilo. Si tratta del “mignin” che era un
    wafer quadrato, mi sembra della Wamar. Probabilmente nessuno lo ricorderà.
    Meglio così, il ricordo sarà solo mio e da solo me lo godrò ancora, ” giò i
    mann dal me mignin!


  78. su 07/05/2013 a 6:24 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Io mi ricordo del “mignin”prelibato wafer!!!!,


  79. ….e i trani dell’isola? il battista e il detoma di ple Minniti.l’aldo e il bianchi di borsieri ed alttri ancora facevano parte integrante dell’Isola….franco


    • su 08/05/2013 a 10:20 am | Rispondi Gianni Tedeschi

      E allora, caro Franco, mettiamoci anche il Tabaccaio di via Carmagnola dove,
      con contorno di “bianchini, kummel e doppioKummel (di gran moda), il gioco
      delle carte, in particolare “la concia” vuotava le tasche a qualcuno e riempiva quelle a qualche altro.
      E ancora l’osteria di fronte al numero 1 di via Dal Verme, dove spillavano un
      rosso di 14 gradi. I numerosi imbianchini di cola Montano 6 ed 8, passavano lì alla sera a farsi riempire un bottiglione di quello, poi passavano in latteria al 2 per delle grosse “bistecche” di gorgonzola (doveva essere di quello con
      molto verde e piccante) e, con questo corredo, andavano ad imbiancare, tutte le notti, quei negozi, in giro per Milano, che poi di giorno riaprivano con
      pareti e soffitti bianchissimi. Rosso e gorgonzola era la loro “benzina”.


  80. ….si mi ricordo via Carmagnola ero molto piccolo….mi e’ rimasto in memoria il trani xche’ era l’ufficio di mio padre e quando lo andavo a chiamare mi pagava la spuma e ciondolando ritornava a casa….(in ogni caso ovunque tu sia ti voglio bene)….Franco


    • risposte un po’ per tutti:la maestra ribaldoni è stata anche la mia insegnante negli anni 51/52 e 52/53;il giornalaio sciur matteo ambrosini era mio vicino di casa in piazza minniti 6 poi trasferitosi al n.1 così come il battista ventura del trani dal cui balcone al primo piano facevano i comizi.Mi ricordo benissimo del maestro caimi simpaticissimo e grande marciatore deve avere fatto qualche 100 km.gara famosa ai tempi e mi sembra abitasse a lodi.Il mio maestro dopo la ribaldoni è stato maroni che abitava in garigliano al 4 e ricordo anche il maestro navarra che incuteva un po’ di timore con il suo fare un po’ austero e per finire un bidello del quale non ricordo il nome ma sò che d’estate faceva il bagnino alla piscina cozzi.Il negozio la babilonia in via borsieri quasi all’angolo del bar di nello pagani era in seguito diventato all’onestà.Un saluto a tutti.


  81. …caro Enzo mi ricordo del maestro Maroni,via garigliano 4..nello stesso stabile era venuta ad abitare una famiglia numerosa da Crema con due figlie vestite sempre uguali alle quali facevamo la corte (come si diceva) hai memoria?


    • ricordo vagamente forse una delle due era la ragazza di un amico pattinatore che abitava in via arese di nome alfredino?


  82. …si Enzo,piano pianoci scriviamo un libro sui ricordi anni 50/60 …..franco


  83. su 31/05/2013 a 11:49 am | Rispondi Gianni Tedeschi

    Eccomi rientrato alla base! Questo Blog sta languendo, ed è un vero peccato
    perchè, in fondo, rappresenta la nostra storia di umili Isolani che, tutti insieme,
    in varie epoche, abbiamo fatto grande L’Isola ( per noi ed il nostro passato).Lancio un nuovo Tema : “I nostri giochi all’Isola”. Chi non ricorda
    “la fopa”, “el carelott”, “la cavalina”, “la Topa”, “la Lipa”, “i Pedrieu”,
    “I figurin”, ” I suldarin” al doris ed a l’oli, che valevano il doppio, “la dama e cavaliere”, ” il mondo”, ” I tulin”, la trotula”, “la palla avvelenata”, per non parlare delle corse in bici attorno agli isolati e le partite al pallone ( ma chi aveva un pallone di cuoio? nessuno ) con una spelata nera pallina da tennis o con
    una palla di stracci. Ecco, tirate fuori i vostri ricordi, e descrivete i giochi che
    ricordate. Buon lavoro.
    Giani latè.


    • …caro Gianni mi risento giovane,ho stampato nella mente i lunghi pomeriggi sulle scale di Borsieri 14 a giocare con i fumetti a 7mezzo e a 31 con i tex willer,pecos bill,grandeblak,nembo kid,capitan Miki e chi piu’ ne ha piu’ ne metta……….


      • di tutti i giochi di gianni l’unico a cui non ho mai giocato e non ho mai visto nessun altro dei miei anni giocare perchè forse non si usava più è la lippa,per il gioco delle carte aggiungerei anche macao e quanti giornaletti ho vinto ma anche perso.


    • su 02/06/2013 a 7:26 pm | Rispondi Gabriella Gazzola

      Ecco i giochi che ricordo io. C’erano giochi da maschi8 quelli che avete ricordato voi) e giochi da femmine..Solo alcuni si giocavano tutti insieme. Tra questi ricordo “prendersi” ,”rialzo”, Napoleone dichiara guerra a…, palla prigioniera e palla tra due fuochi, palla avvelenata, palla chiama colore “bandiera”, corse o evoluzioni con gli schettini, cerchietti, un due tre stella, mondo..
      All’ oratorio o alla colonia estiva( al mare o molto più semplicemente alla scuola all’aperto di Niguarda dove si stava dal mattino al pomeriggio), andavano molto i giochi in cerchio che però erano un po’ “da femmina”, tipo ” bella lavanderia”, “pugno”, “fazzoletto”. Noi bambine poi giocavamo moltissimo con la corda che facevamo girare da sole saltellando con un piede, due piedi, a piedi alternati.. oppure la corda era fatta girare da due bambine e le altre a turno passavano sotto e poi facevano un salto, poi due, tre…e cercavano di uscire senza inciampare nella corda. Chi sbagliava andava a far girare la corda.
      Altro gioco bellissimo di abilità era “palla muro”che era un susseguirsi di salti, giravolte, battute di mani sempre più complicati da fare nel breve tempo che passa tra far battere la palla contro il muro e riprenderla tra le mani. La successione dei gesti era data da una filastrocca che si cantava” Rinoceronte , che che passa sotto il ponte, che salta, che balla, che gioca alla palla, che sta sull’attenti, che fa i complimenti, che dice buongiorno girandosi intorno, gira e rigira, la testa mi gira e non ne può più e poi cade giù” Poi si ricominciava giocando con una mano sola, stando su un piede, girando le spalle al muro. Molto simile era ” Muoversi, senza muoversi, senza ridere,con un piede, con una mano, battimano, zigzago, bacino, violino,mulinello, tocco terra, la ritocco, orco”
      C’erano poi giochi più tranquilli tipo “Difetti” con relative penitenze “Dire, fare, baciare,lettera,testamento”, “Nomi, cose, città”, Dama e cavaliere”, fondamentale per far capire ai “maschi” chi era il tuo preferito e viceversa capire chi era interessato a te. Poi c’erano le favolose bamboline di carta. Il cartolaio di Piazza Archinto vendeva dei fogli di cartoncino con stampate le sagome di una bambolina e di una serie di vestiti, scarpette, borsette, cappellini da sogno. Si ritagliava il tutto con grande cura e si passava il tempo a vestire la bambola combinando vestiti e accessori. I vestiti venivano semplicemente appoggiati sul corpo della bambola e avevano delle piccole linguette che li tenevano più o meno fissi al corpo della bambola che aveva una specie di piedistallo per farla stare in piedi.
      Da ultimo vorrei ricordare le ore passate con le amiche ad imparare e a cantare le canzoni di Sanremo; le melodie si imparavano ascoltando la radio, mentre le parole si leggevano sul “Canzoniere”, un libricino che vendevano in edicola che conteneva anche le foto dei cantanti più in voga( naturalmente in bianco e nero).
      Bei ricordi! Ciao


      • adesso che sono stati menzionati li ricordo quasi tutti anche se alcuni non li ho mai praticati,un saluto.


    • …non ditemi che non ricordate la fionda e i tubi x i bussolotti,e via alla guerra da una parte all’altra del cortile….franco


      • E il salto alla cavallina: sltare un compagno che aveva la schiena piegata con la faccia quasi a contatto con le ginocchia affrontando diversi gradi di difficoltà.Uno salta la luna, due salta io bue, tre la figlia del re e via di seguito. Le più difficili nel dover saltare chi con la schiena piegata “metteva fuori” prima un gomito poi anche l’altro erano il sette speronette e otto speronotto per poi arrivare se ben ricordo al numero venti con il duomo e infine alla madonnina cioè saltare il compagno che teneva la schiena solo leggermente incurvata al numeo venti mentre al ventuno stava ritto con solo la testa piegata solo un poco, difficilissimo. Ma una volta eravamo elastici, fatti di gomma e la terrazza al primo piano del numero otto della G.Pepe se potesse risorgere e per qualche magia acquistare il dono della parola ne avrebbe da raccontare. Poi la Magna campo di epiche battaglie a fiondate tra le piccole bande Pepe contro Borsieri.
        Loro erano sempre in tanti e noi del vott spesso dovevamo scappare perchè finite le munizioni si usavano spade di legno fatte con le cassette della frutta o rami di ailanto d cui la magna era coperta. Andava meglio se incontravamo quelli della De Castillia pochi e disorganizzati a uno di loro fatto prigioniero con della vernice al minio trovata da qualche parte venne verniciato il sedere e il povero Armandino forse si chiamava così la vittima, una volta a casa le prese dai genitori che poi, nel tentativo di sverniciarlo peggiorarono la situazione.Bei tempi!
        Paolo


      • su 03/06/2013 a 7:22 pm silvio alice

        certo i tubi per i bussolotti …..ma anche bussolotti con una punta di spillo !!!


      • su 05/06/2013 a 12:27 pm Gianni Tedeschi

        Caro Franco, chiamali con il loro nome : “I pedrieaux ” ed i tubi ” l canet”
        che si ricavavano i primi tagliando a strisce i quaderni di scuola più o meno
        terminati (ecco perchè pochi hanno ancora di quei vecchi quaderni) le
        “canet” invece si ricavavano dai tubi di ferro degli idraulici, ma erano preziose e pesantissime e lasciavano sulle labbra un gusto di ruggine che
        ricordo con nostalgìa ancora oggi.


  84. …e quando nevicava?non c’erano santi in paradiso le gambe erano viola..si giocava all’oratorio senza badare alla tosse o altre amenita del genere…..


    • su 04/06/2013 a 6:35 pm | Rispondi silvio alice

      Oratorio di via Sebenico ??


      • …si io e i miei fratelli siamo cresciuti a pane,oratorio e don Eugenio.,il Pret de ratana’ha salvato la vita a un mio fratello dopo aver detto parolacce a mia mamma le ha prescritto di usare grandi foglie con del burro e coprirne il corpo del bambino,in parole povere nel giro di un mese la malattia era sparita….


      • su 05/06/2013 a 6:20 pm silvio alice

        ciao anch’io sono cresciuto con l’oratorio e don Eugenio. Non ho capito se il pret de ratanà è don Eugenio. Grazie


    • su 05/06/2013 a 12:19 pm | Rispondi Gianni Tedeschi

      Bravo a ricordare la neve! Nell’inverno del ’43 al centro della piazza Archinto
      erano state ammassate parte delle mecerie delle case bomardate dell’Isola.
      Ne era nata una bella montagnetta che al cadere della neve, che quell’inverno fu particolarmente abbondante, si trasformò per noi nel “Mottarone” . Chi poteva si costruiva uno slittino, chi usava una qualunque
      tavola e via a scendere da quelle “scarlighett”. La neve, che festa!!


  85. su 05/06/2013 a 11:19 am | Rispondi Lucia Beduzzi

    Tra i personaggi che hanno abitato all’isola ho letto di recente che “el pret de Ratana’” ritenuto da molti un guaritore e da altri un ciarlatano,la sua famiglia si trasferì’ all’isola quando lui era bambino,sapete altre notizie su questo argomento? Ciao Lucia Beduzzi


  86. su 05/06/2013 a 12:10 pm | Rispondi Gianni Tedeschi

    Cara Lucia,
    posso solo ricordare che molte amiche di mia mamma, sino al ’40 operaia alla
    Brown-Boveri andavano dall’Isola a Baggio dal Pret de Ratanà.
    Al Monumentale, da bambino, attorno alla sua tomba ( che credo ci sia ancora)
    c’erano sempre montagne di fiori e lumini accesi ed anche qualche donna in
    lacrime. Quando nell’ottobre del ’44 gli “alleati” colpirono VOLUTAMENTE
    la scuola di Gorla, i corpi delle maestre e dei bambini vennero esposti nelle
    casse e cassette aperte in un corridoio al piano terra del Monumentale.
    Mia mamma volle portare anche me a fare visita a quelle vittime dei “liberatori”.
    Le guardammo tutte in viso, uno per uno. Piangendo. Al termine della visita mia
    madre mi disse, ancora singhiozzando : ” Ricorda sempre che questo lo hanno
    fatto gli Americani ! ” – Non l’ho mai dimenticato.
    Subito dopo eravamo andati a trovare l’angolo del Pret de Ratanà e lo ricordo
    ancora oggi come più sopra l’ho descritto.


  87. ….carissimi sto cercando di inventare la “macchina del tempo”…se tornassimo indietro cosa faremmo o non faremmo? a voi la parola…


  88. Gent. Lucia
    Non ho notizie del pret de Ratana all’isola, ma ricordo un’episodio raccontatomi da mio padre: poco prima della guerra,sua madre chiuse il negozio di modista che aveva in via Borsieri, al n°3 o 5 e si recò a baggio dal prete assieme ad una sua amica perchè entrambe avevano un bimbo piccolo (uno era il fratello minore di mio padre) che spesso soffriva di dolori di pancia o forse di stomaco mentre del figlio dell’amica non ricordo. Il prete le accolse con i soliti modi, scortese e scorbutico e apostrofando mia nonna, piccola e rotondetta Pigotta che forse era un complimento sappiamo che pigotta significa bambola. Ascoltate le due donne, a mia nonna diede una poltigia assomigliante a una pappina da applicare sulla pancia del figlio che sarebbe guarito.E così fu, mentre per l’altra sentenziò. Quand te tornet a cà te podet troval mort.E così fu


  89. su 05/06/2013 a 6:05 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Io ricordo che mia mamma che abitava in via Dal Verme mi raccontava che dicevano che questo prete era alquanto stravagante.Quando le persone andavano da lui le trattava in malo modo,ma andavano perche’dicevano che guariva con degli intrugli.mia mamma diceva che andavano anche persone importanti a Milano tanto che era venerato anche da morto sepolto al Monumentale.


  90. …Silvio mi sono espresso male,Don Eugenio “e’ il prete dell’isola”con la sua storia-ha salvato tanti bimbi ebrei noscondendoli durante la 2 guerra mondiale-..il Pret de Ratana’ era a Baggio e ha salvato con i suoi metodi particolari tante persone ammalate….


  91. …mi ricordo (ca 50 anni fa)si andava al cinema “alla Fontana” e si vedevano tutti i famosi “musicarelli”(g.morandi,l.tony,r.pavone etc etc…ma sopratutto c’era l’oratorio femminile…aspetto che in oratorio Sacro Volto era bandito nei primi anni 60….


  92. su 07/06/2013 a 8:10 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Si noi che abitavamo in via Arese si andava al cinema Fontana,all’estate invece si andava al Sacro Volto perché’ facevano i films nel cortile all’aperto!!!!!


  93. ragazzi avete raccontato tutto voi,posso solo aggiungere che don eugenio ha tenuto nascosto anche partigiani ,fascisti e soldati tedeschi nei sotterranei del cinema dell’oratorio,un saluto a tutti.


  94. su 11/06/2013 a 11:11 am | Rispondi Gianni Tedeschi

    Anche allora …. Le Truffe ! Negli ani trenta, all’Isola c’era una signora che
    prometteva interessi altissimi a chi le avesse affidato i propri risparmi da gestire. Non so quanti ci cascarono ma certamente uno dei casi più clamorosi,
    che mia mamma poi mi porterà a monito perenne, fu quello che colpì la
    proprietaria della salumeria e panetteria di via J. dal Verme 4.
    Il negozio prosperava, ubicato al centro di un isolato popolatissimo, unico
    del suo genere, i concorrenti lontani.
    Non ricordo il nome della proprietaria, signora anziana, la cui nipotina CARLA
    BRUNI, era amica di mia sorella Celsia, e da amichette inseparabili, più o meno
    dieci anni, erano anche andate al mare a Rimini da certi miei zii Fabbri.
    Scrivo questi che sembrano inutili dettagli per far capire che c’era una certa
    naturale confidenza tra mia mamma e la nonna dalla Carla.
    Un bel giorno quella nonna confidò a mia mamma che avrebbe venduto il
    negozio e tutto il ricavato, affidato a quella signora cui ho accennato, con
    l’interesse che sarebbe stato applicato avrebbe potuto vivere da gran
    signora per tutta la vita. Intanto si era comprata per lei e la famiglia un appartamento nel nuovo fabbricato sorto proprio di fronte alla chiesa del
    Sacro Volto, al 1° piano. Non occorre, credo, che scriva che la famosa signora,
    dopo avere pagato, per breve tempo, quei lauti interessi, sparì nel nulla
    con tutti i risparmi e capitali incettati. La morale : farabutti c’erano e ce ne sono ancora, ATTENZIONE! I fessi creduloni c’erano e ce ne sono ancora, non
    entrate nel gruppo !
    Perchè non pensiate che ho solo scritto delle fantasie aggiungo alcuni particolari: il negozio di Salumeria- Panetteria di via J. Dal Verme 4, venne
    acquistato dal Sig. Ugo Salimbeni che negli anni seguenti restò vedovo della
    Signora Agnese. Il loro figlio è ora Architetto, non abita all’Isola ma ogni tanto
    la domenica ci bazzica.
    La vecchia nonna buggerata il cui genero era un certo BRUNI, impiegato alla
    Brown-Boveri, volontario emerito nella guerra di Spagna, impiantò nel
    dopo guerra una fabbrica di bottoni. Finirà fallita.
    Storie dell’Isola……


  95. su 11/06/2013 a 11:44 am | Rispondi Gianni Tedeschi

    E già che ci sono, prima di salire in macchina e puntare verso il mio mare che
    mi stà aspettando, eccovene un’altra, con nomi e cognomi. Il solito palcoscenico: l’Isola.
    L’ Enzo Barbieri, se ne sono raccontate tante su di lui, e ne è stato scritto anche un bel libro. D’altra parte era un personaggio che se non proprio lustro
    almeno notorietà all’Isola l’ha data. Primo attore quindi, e non ignota
    comparsa come i più degli isolani incamiciatisi in nero od in rosso secondo la
    convenienza di quegli anni.
    Dunque l’Ezio che io conoscevo bene perchè portavo il latte alla sua trattoria
    di via Pastrengo- Pollaiuolo, era comparso nell’estate del ’45 all’Isola, a parte
    la sua Lancia Aprilia nera, anche con un elegante biroccino attaccato ad
    un bel cavallino. Si era fermato una volta proprio davanti al 4 di via J. dal Verme. Mi aveva detto di curargli cavallo e calessino ed io, fiero dell’incarico,
    me ne restai lì con le redini in mano seduto sul cordolo del marciapiedi.
    L’Enzo era salito al primo piano della scala di destra che portava alle ringhiere
    del cortile interno. Lì abitava una bidella dell’asilo di via Pastrengo, con figlia,
    Wanda, e figlio, Franco, mio coetaneo, amico e “confidente”.
    L’Enzo era salito a “scoparsi” la Wanda, con il Franco messo a guardia della
    stanza da letto. Il cavallino in strada era in buone mani e l’Enzo, terminato il “galoppo” al primo piano , se ne era ripartito poi al trotto verso ignoti lidi.
    Grande ENZO !!


  96. …vi ricordate quei grossi camion brutti e grigi della netezza urbana che entravano nei cortili a portar via i rifiuti dalle cantine e che disturbavano gli ospiti grossi e grassi? e i camioncini con i cubi di ghiaccio? che vitaccia!!!


    • su 12/06/2013 a 7:00 pm | Rispondi silvio alice

      e i camion che portavano i cestelli delle bottiglie di latte alle latterie ????? al mattino presto !!!!


      • su 12/06/2013 a 10:31 pm Gianni Tedeschi

        Sui camion del latte ci ritornerò, sempre che lo riteniate un argomento interessante. Ma quante cose potrei raccontare attorno all’argomento !


      • su 09/07/2013 a 11:40 am Gianni Tedeschi

        I camion del latte. Su questo tema so tutto ma proprio tutto! Del resto perchè
        all’Isola ero conosciuto come Gianni Latè? Perchè mia mamma, la Sciura
        Albina era la ” latera” di via J. dal Verme al 2. Lì siamo stati dal 1940 sino al
        1950 ed io ho vissuto intensamente quel lungo e travagliato periodo.
        Arriverò forse ad annoiarvi ma quando do la stura a certi ricordi non riesco,
        non solo a fermarmi, ma neppure a rallentare.
        Dunque, il latte. Milano nel 1940 era una città bene organizzata per la distribuzione del latte. In via Castelbarco c’era la Centrale del Latte sola
        ed unica monopolista del latte per la città. Li confluiva tutto il latte prodotto
        negli allevamenti della provincia, li veniva pastorizzato, li veniva imbottigliato
        nelle bottiglie di vetro sterilizzate, da un litro e da 1/2 litro, poi incapsulate in alluminio, poste in cestelli metallici, 16 da un litro, 25 da 1/2 litro. Due qualità di latte, il normale ed il latte O. Quest’ultimo, in bottiglia più panciuta era più
        ricco di panna e costava però di più, per questo il suo consumo era meno di un ventesimo rispetto al latte normale. Con l’introduzione della tessera annonaria questo latte O, bene di lusso, venne abolito.
        In Milano non poteva venire commercializzato nessun latte che non fosse
        quello uscito dalla Centrale del Latte. La distribuzione nella città veniva effettuata dalle Latterie e solamente dalle Latterie. Queste erano poste
        a distanze accuratamente prestabilite, in funzione anche della densità
        di popolazione attigua. All’ Isola ce n’erano circa una decina con una media
        di 200/300 litri giornalieri di latte distribuito. All’esterno le latterie, oltre alla
        scritta, in alto, “latteria” dovevano essere verniciate in colore celeste, così come il droghiere doveva essere marrone, l’ortolano verde, il macellaio rosso, e così via, e questo per favorire gli analfabeti che allora erano
        ancora tanti e dovevano ben capire in che negozio entravano.
        La consegna del latte nelle bottiglie poste nei cestelli avveniva, a mezzo di
        camion della Centrale del Latte, ciascuno con autista e due fattorini (questo era il loro esatto appellativo), alla mattina prestissimo, a partire dalle 5,
        che in inverno voleva dire notte. I fattorini erano abitualmente degli omaccioni che, costretti a quel lavoraccio ed a quegli orari, erano dei
        violenti bestemmiatori ad ogni minimo intralcio. Pensino le gentili lettrici e gli
        amici lettori, che “per Legge” in ogni esercizio pubblico, tra questi la latteria,
        doveva venire fissata al muro, di fianco all’ingresso, una targa metallica,
        regolarmente bollata e numerata, che recava la scritta : ” La persona
        educata non sputa in terra e non bestemmia “, e sul pavimento, sotto la
        targa, doveva trovarsi la “sputacchiera”, apribile a pedale.
        Dunque la consegna avveniva con quei camion di cui qualcuno ricorda il
        rumore infernale. Era così, prima per l’orario in cui arrivavano, poi per
        il casino che facevano a partire dalle grida dei fattorini se per caso la
        saracinesca della latteria non fosse già stata tirata su ( già questo un
        rumore stridulo che dava la sveglia al casamento), poi i fattorini dovevano
        aprire le serrande avvolgibili metalliche sul lato del cassone, manovra
        rumorosa, poi scaricare a terra sul marciapiedi i cestelli, sovrapporli e
        strascinarli sino al gradino dell’ingresso e poi sino all’interno del negozio.
        L’assieme dei rumori, con il sottofondo del motore diesel lasciato sempre in
        moto ed accelerato perchè non si spegnesse, con l’intercalare di qualche bestemmia dei fattorini ( discendenti dei monatti di manzoniana memoria )
        era veramente tale che procurava il risveglio di tutto il casamento e la
        stramaledizione per “el camion del latt”. Ma il latte era importante per ogni
        famiglia. Si usciva di casa, per il lavoro, per la scuola, per la spesa, solo
        dopo la fatidica scodella di latte caldo, con il pane raffermo del giorno prima,
        al latte caldo si aggiungeva del caffè, ma non caffè-caffè, che era caro e
        che poi sarebbe stato introvabile con la guerra, bensì fatto con il surrogato:
        “miscela leone ” o “Frank”.
        Poi con l’avanzare della guerra, via via avvennero delle trasformazioni.
        I camion vennero trasformati da Diesel a “Carbonella”. Sul lato della
        cabina venne istallato un grande cilindro metallico che, con la carbonella,
        produceva il gas per la trazione. Si diceva “van a gasogen”.
        Nell’Agosto del 1943, i tre bombardamenti terroristici su Milano effettuati
        da Inglesi ed Americani, che Dio li stramaledica tuttora per quello che fecero, colpirono anche la Centrale del Latte di via Castelbarco ed
        in particolare venne messa fuori uso la sterilizzazione delle bottiglie
        per cui il latte venne da quel momento distribuito in grossi Bidoni
        di alluminio. Il concerto mattutino della consegna del latte alle latterie
        non si ridusse quanto ad intensità, cambiarono solo alcune note,
        dalle più acute e stridenti provocate dai cestelli, si passava a quelle
        più basse, simili a grancasse, provocate dai bidoni: Ma oramai le
        orecchie degli abitanti dei casamenti, ormai allenati nelle notti alle
        sirene di allarme e di cessato allarme, nonchè al frastuono delle esplosioni, erano giuntì quasi ad attendere con piacere i rumori
        del camion del latte e loro insieme. Dopotutto era un segnale che
        qualcosa di buono stava arrivando per la loro tavola, contrariamente
        agli spezzoni incendiari ed alle bombe dirompenti che certo graditi
        non erano. Benvenuto quindi al rumoroso camion del latte.
        Speravate che avessi finito? E invece no. Devo descrivervi cosa
        significava la Tessera Annonaria per quanto riguardava il latte.
        Allora, da quando furono adottate, da metà del 1940 sino al 1946,
        ogni abitante ne aveva una a lui intestata. Aveva una durata di qualche mese dopodichè veniva rinnovata. La tessera si presentava con tanti
        quadratini numerati (bollini) e questi raggruppati secondo il tipo di alimento di riferimento. Per il latte, ad esempio, la latteria doveva staccare
        il bollino corrispondente da ogni tessera, poi incollare assieme su carta
        di giornale 100 bollini, e quindi consegnare il tutto all’ufficio dell’Annonaria, che era nelle vecchie scuole di Piazza Fratelli Bandiera.
        Io ero l’addetto a questa mansione. Dopo aver passato la serata ad
        incollare i bollini, con colla fatta con acqua e poca farina, ed avendo
        cura di incollare non i 100 bollini previsti per foglio, bensì tre o quattro
        in meno, curando opportunamente gli spazi tra un bollino e l’altro.
        correvo la mattina dopo a consegnarli. L’addetta allo sportello,
        che avrebbe dovuto fare il controllo, mi si era ormai affezionata, tanto
        che questa manovra, che faceva uscire qualche litro in più al giorno non
        venne mai scoperta. Ecco qui mi fermo perchè ho esaurito lo spazio a disposizione. A richiesta proseguirò, se mi verrà richiesto, cosa che dubito, ed affronterò lo scabroso tema dell’acqua nel latte.
        Ciao a tutti dal Giani Latè.


    • su 12/06/2013 a 10:28 pm | Rispondi Gianni Tedeschi

      I cubi di ghiaccio si chiamavano all’Isola ” le stanghe del ghiaccio” e per portarle in giro c’ erano carri a cavalli. Si producevano in corso Como al 5, interno, ed io andavo, se c’era urgenza, a prendere una stanga di ghiaccio
      caricandola sul portapacchi della bicicletta di papà. E percorrere l’acciottolato di via Giuseppe Ferrari sino alla Carlo Farini e poi risalire la
      Guglielmo Pepe sino alla Cola Montano, con quel carico gocciolante, credetemi, era un’impresa. Ma il ghiaccio era la vita della latteria di mia mamma al n* 2 di Via Dal Verme. La grande ghiacciaia, alimentata a stanghe
      di ghiaccio giornalmente, permetteva la conservazione dei formaggi, del latte
      avanzato la sera, dei latticini in genere. E poi, a guerra finita, via alle granite
      d’estate, un lusso per i più consumarle al tavolo della latteria. Però molti,
      nelle sere calde, compravano un pezzo di ghiaccio, per un paio di lire, lo
      frantumavano a casa con un martello, dopo averlo avvolto in uno strofinaccio
      e lo condivano con limone o vino zuccherato. Il problema era avere le due lire da spendere. E per tanti era veramente un problema. Mia mamma, in
      quelle sere estive bollenti riusciva a macinare, con una tritaghiaccio a mano,
      sino a due stanghe di ghiaccio in una serata. Ma che muscoli ” la Sciura
      Albina ” !!


  97. …caro Gianni tutti gli argomenti che coinvolgono l’ISOLA sono superinteressanti (e’ una questione di pelle)..la granita in casa io la facevo sempre con il limone(usato,scarseggiava la lira)…e poi le scarpe da pallone riciclate del fratello maggiore con i famosi “biroli”che facevano un male cane xche’ la punta usciva nell’interno della scarpa e allora si picchiava con un arnese che usavajno i ciabattini….il piu bel regalo dei miei fu la maglia del Milan a Natale 56…fu Nordhal a farmi diventare tifosissimo del MILAN….


  98. Sono uno studente di 24 anni che vive a Milano da poco più di un anno. Grazie dei ricordi che lasciate su questo blog sotto forma di commenti. Le vostre testimonianze sono preziose. Grazie ancora


  99. Ho scoperto per caso questo blog , grazie davvero a tutti !
    Vorrei porre un quesito al Sig.Gianni Tedeschi o a chiunque sappia risolvere questo mistero …….
    All’angolo tra la via F.Arese e la via Lario ci sono da sempre 2 colonne …..ricordo che quand’ero ragazzina erano state pulite ed era stato posto un cartello giallo (come segnalazione di monumento) .
    Ricordo inoltre che tantissimi anni fa dove ci sono le colonne c’era una trattoria/tabaccaio con un pergolato bellissimo – ma dato che andavo ancora all’asilo si parla della metà degli anni 60.
    Abito da sempre in questa via …..
    Grazie ancora.


    • su 09/07/2013 a 9:48 am | Rispondi Gianni Tedeschi

      Non dare retta a quelle ipotesi che collegano le colonne al cimitero.
      Su quei terreni ( intendo quelli sulla via Lario tra p.le Segrino e via Arese )
      Il cimitero non aveva avuto nessuna influenza.
      Sino a prima che quell’area fosse edificata lì erano tutti orti curati da privati,
      dell’Isola e dei dintorni. Ne ricordo uno ampio e ben curato, anche con un piccolo capanno, che era della famiglia Masella di via Pollaiuolo. Era una
      famiglia toscana e la signora Masella era amica di mia zia Carolina Gori che
      abitava al 27 di via Ugo Bassi. D’estate questo orto diventava il luogo
      fresco di ritrovo di un gruppo di amiche, tra le quali mia zia che più di
      una volta mi aveva portato là con se. Io potevo avere allora tre o quattro anni. Resta il mistero, non ancora, e forse mai lo sarà, svelato, delle due
      colonne.


  100. Le conosco bene. Quando ero bambino (fine anni ’60) dicevano che era un vecchio ingresso al cimitero della Mojazza. Mah?


  101. kalz in effetti le colonne potrebbero essere un vecchio ingresso del cimitero della Mojazza , perchè se non erro il cimitero si trovava in piazzale Lagosta dove ora c’è una casa (se non sbaglio comunale)bianca e rossa…Attualmente della Mojazza è rimasta soltanto una Pietà conservata nella Chiesa di S:M:alla Fontana. Le colonne ora sono ridotte in brutto stato …..e sporche !


  102. Sì, potrebbe essere stato un ingresso sul retro del cimitero, visto che quello principale era appunto dove oggi c’è la casa popolare rossa in piazzale Lagosta. Non so perché le abbiano lasciate quando hanno costrutio i nuovi palazzi in via Arese, visto che non mi sembra questo gran reperto.


  103. …non sarà un gran reperto, ma certamente è un documento storico, visto che si sta spelacchiando, graffiando e trasformando quel che resta dell’ Isola…magari con una piccola targa, perché no?

    Mi piacerebbe vedere foto, se qualcuno ne avesse, delle lavanderie pubbliche che si trovavano in via Porro Lambertenghi dove attualmente si trova la Chiesa Protestante…un importante periodo del passaggio dalle immani fatiche fisiche di cui si caricavano soltanto le donne, alle successive primitive macchine lavatrici…


  104. su 08/07/2013 a 1:19 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Anch’io conosco bene quelle colonne.da quando sono nata ,in via Arese 7 le ho viste e ricordo bene il bellissimo pergolato di glicine con la sua bellissima fioritura e profumo.Ricordo anche che il tabaccaio si chiamava Franco e aveva due figlie quasi mie coetanee.Si trasferì’ dopo qualche anno di fronte ,in via Lario ,peccato non avere foto di quell’epoca!!!Ora e’ più’ facile avere foto con l’avvento del digitale.Ora non abito più’ in via Arese ,ma mi piace ritornarci per vedere i,posti della mia infanzia in settembre sicuramente farò’ un giro da quelle parti.


  105. su 08/07/2013 a 2:04 pm | Rispondi Isa Donelli

    grazie, grazie, proprio dove c’è la Chiesa metodista, ci fu il grande lavatoio pubblico e ricordo che si guardava dall’alto… una schiera di vasche e donne chinate a spazzolare, lavare e strizzare poi insaccare il bucato e andarsene. Forse pagavano anche.


  106. su 09/07/2013 a 11:42 am | Rispondi Gianni Tedeschi

    Sui camion del latte ho scritto,con la data di oggi, più sopra.


    • Ciao Gianni…
      in un certo senso siamo colleghi.
      I miei genitori infatti hanno avuto (dal 1960 al 1992) una latteria in Via Padova 135.
      Io sono troppo giovane per ricordare le bottiglie di vetro, però me ne ha parlato mio padre.
      Io invece sono cresciuto con il tetrapack prima (quello a forma di piramide triangolare), che veniva distribuito in cestelli di plastica esagonali e con il tetrabrick, poi (quello a mattonella), distribuito in fardelli di plastica da 12 pezzi.
      Ai miei tempi il latte fresco era intero (confezione bianca e blu) o parzialmente scremato (confezione bianca e rossa).
      Poi c’era quello a lunga conservazione (UHT) in confezione verde (scremato), rossa (parzialmente scremato) e blu (intero).
      La Centrale del latte negli anni aggiunse diversi prodotti (panna fresca, budini, creme, yogourth), il late ACCADI (una novità per l’epoca) e negli ultimi tempi il latte alta qualità (nella confezione cilindrica).
      Forse perchè erano passati gli anni, i dipendenti della centrale del latte (nel frattempo ridotti a 1 autista+1 fattorino), me li ricotrdo meno propensi a intemperanze verbali.
      Curiosità informatica: gli ordini venivano fatti marcando a matita le quantità richieste dei vari prodotti su schede del tutto simili alle schede perforate dei primi calcolatori elettronici, che si consegnavano ai fattorini, che quindi raccoglievano gli ordini per il giorno successivo.
      Nelle giornate di scipoero, la Centrale del Latte non consegnava a domicilio, ma era possibile ritirare i prodotti presso la sede.
      Io ci sono stato più volte e ricordo, oltre al baccano infernale dei macchinari e dei nastri trasportatori a catena, il forte odore di latte cotto che proveniva dall’impianto di pastorizzazione.
      Peccato che sia stato tutto demolito.
      Nella sezione storia della granarolo (che ha rilevato la centrale del latte di Milano), ci sono alcune immagini dello stabilimento milanese.
      http://www.granarolo.it/Marchi/Centrale-del-latte-di-Milano/La-Storia

      E ora un piccolo omaggio per gianni latè…


      • su 10/07/2013 a 11:47 am Gianni Tedeschi

        Caro Gabriele,
        grazie infinite per la tua attenzione, e grazie per la bella foto con i camion del latte Alfa Romeo. Questi sono entrati in funzione molti anni dopo quelli del mio racconto, unica cosa in comune sono le saracinesche sui lati del cassone ed i cestelli delle bottiglie.Tu, con il tuo nome non hai avuto bisogno
        del soprannome “latè”, ma all’Isola di Gianni ce n’era un esercito e quindi per
        distinguerci era necessario farsene appioppare uno. Così per altri nomi, come Renzo, molto comune allora, pensa che il Renzo Fumagalli, via Cola Montano 8, aveva ricevuto quello di “pulina”.
        Tu poi, dell’epoca Tetrapac, sei stato immune e neanche tentato di aggiungere acqua nel latte, ti sarebbe stato impossibile. Io invece,
        dell’epoca delle bottiglie con il tollino di alluminio e, dopo l’Agosto 1943,
        dei grandi bidoni, questa prassi l’ho vissuta. Cosa ci voleva ad allentare
        il tollino, prelevare un po’ di latte ( tra l’altro la parte più ricca di panna)
        e riportare con l’acqua il livello e rimettere a posto la capsula stringendola
        nella sede con una cordicella ? Allora il latte era razionato e tesserato.
        Con questo trattamento ne derivavano alcuni litri in più di latte, pensa
        quanta gente felice si poteva fare con quei litri in più alla “borsa nera”.
        E per noi, la sera, dopo la chiusura, sai che divertimento, dopo aver
        incollato i bollini delle tessere a 100 per foglio ( in pratica 96 o 97),
        sbattere in una bottiglia il latte raccolto per ricavarne del buon burro,
        altro bene più che prezioso all’epoca del tesseramento.
        Disonestà? Forse. Sopravvivenza? Certo!
        Che Casta i lattai dell’epoca.
        Non ne ho bisogno, ma se dovessi mettermi in pace la coscienza mi
        basterebbe pensare alla Casta dei nostri politici e mi sentirei una
        mammoletta. Se esiste il Paradiso credo sia affollato di lattai, mentre
        è l’inferno il meritato luogo dei nostri politici.


  107. Bellissimo il racconto di Giani il latè. Quante fatiche che pesavano, ma non pesavano a quei tempi… un bel pezzetto di storia dei mestieri a Milano come quella del lattaio a Milano!


  108. penso di fare cosa gradita postando uno stralcio di una mappa del 1903 con la precisa delimitazione del cimitero.


  109. …la prima cotta x una ragazza (era una gemella) che frequentava l’oratorio in SM la Fontana…mi ricordo che la seguivo da mesi e mi lanciai alle giostre di ple Spotorno-allora c’era spazio-poi ci si vedeva di nascosto alla domenica pomeriggio da mamma e papa’-mano x mano via Boltraffio,ple Segrino,via Borsieri(la mitica dell’Isola) e via Garigliano di corsa a casa…che tempi(primi anni 60)


  110. Caro Gianni, ho sentito sul palato il gusto del pane raffermo inzuppato nel caffèlatte. gustoso ed evocativo, come i tuoi racconti .


    • classica colazione prima di andare al lavoro (iniziato a 14 anni!!!)a mezzogiorno piatto di spaghetti(Barilla) col sugo cirio
      con sotto la bistecca e la sera al ritorno dalla scuola serale riso bianco e una michetta col taleggio…


  111. ricordo bene le colonne e il bar col giardinetto ma non saprei dire niente sullo loro storia,invece per quanto riguarda il lavatoio posso dire che il custode era il papà di un mio amico renzo scarazzini,ed una delle tante lavandaie era la sciura laura che abitava in sebenico davanti alla chiesa e noi davamo le lenzuola da lavare.


  112. Grazie a Gabriele per la mappa dell’isola ,grazie al sig.GIanni e a tutti quelli che hanno risposto e commentato il mio strano quesito……..
    Parlando di latterie io ricordo forse l’ultima latteria dell’isola ,si trovava vicino ad una cartoleria,quasi all’angolo con via Jacopo Dal Verme.
    Ricordo che era gestita da una signora molto gentile, al termine del doposcuola andavo con mia sorella a prendere un cono di panna montata con sopra la cannella. Che delizia !


    • all’angolo con dal verme e vicino ad una cartoleria le latterie erano due una in minniti all’1 e l’altra in piazza archinto


      • …la latteria di ple Minniti era il ritrovo mio e di alcuni amici quando non andavamo piu’ all’oratorio,ci piaceva fare i grandi,avevamo 15/16 anni e comincevamo a “fa bala’ l’occ”…


  113. su 11/07/2013 a 10:36 am | Rispondi Gianni Tedeschi

    Prima di rincoglionirmi del tutto, traguardo che quasi tutti i miei coetanei hanno
    già felicemente raggiunto, voglio ricordare un altro tema che interessa l’Isola.
    Mi riferisco alle Feste della Fontana, che interessavano la terza domenica di Ottobre. Al termine della guerra, nel 1945, ripresero a comparire, in tale circostanza, le giostre. Venivano installate in P.le Segrino e nel corso degli
    anni erano diventate più belle ed interessanti. Alle “barchette” ed alle “gabbie”
    si era aggiunta anche “l’autoscontro”, sempre con ricco contorno dei “tiri a segno”, dei “tiri alla foto”, dei “tiro di palle ai barattoli”. Zucchero filato, torrone e Crafen a volontà, con il loro profumo che si propagava sino a P.le Minniti e
    che era addirittura afrodisiaco (almeno per me ).
    Noi ragazzi ci scatenavamo. In funzione ai soldi in tasca ( ed io grattandoli dal cassetto del banco della latteria ero sempre ben fornito) andavamo su tutte
    le giostre, naturalmente la preferita era “l’autoscontro”, ma era anche la più cara. Sulle gabbie ero imbattibile per cui giravo per lo più “a gratis”.
    Le giostre richiamavano, specie la domenica, tutte le ragazze ed i ragazzi non
    solo dell’isola ma di tutto il circondario. Era per questo un ottimo terreno di caccia per noi ragazzi. Penso in particolare al 1948-49, quando arrivato
    ai miei 14-15 anni, l’idea delle ragazze, e delle femmine in generale, occupava
    già la parte predominante del cervello. E li alla Festa della Fontana, le occasioni di fare delle buone conoscenze non mancavano. Un vivaio di
    particolare ricchezza era il grande casamento di via Paolo Bassi, credo con
    il numero 22. Li, probabilmente in occasione della sua costruzione, a metà
    degli anni ’30, le coppie, che avevano avuto la fortuna di avere un appartamento in quella moderna costruzione, erano, per la felicità, state
    particolarmente prolifiche, per cui, all’epoca cui ora mi riferisco, arrivava
    una leva di belle ragazze più o meno nostre coetanee.
    Guardandoci da un lato all’altro della pista dell’autoscontro, io ed una certa
    Renzina, ci piacemmo. Lei abitava all’indirizzo che ho citato. La invitai
    al cinema, con il tram 4 raggiungemmo il cinema Istria, e ben installati in
    una delle ultime file lasciammo che nascesse un dolce e tenero rapporto che
    proseguì ben dopo la Festa della Fontana. Cara Renzina, chissà dove la
    vita ti ha portato.
    Solo per inciso ricordo che in quegli anni le giostre vennero installate anche
    sul Viale Zara nei mesi estivi. Era un tripudio di luci che, dopo gli anni dell’oscuramento totale notturno del tempo di guerra, ti faceva pensare di
    essere arrivati al fulgore del paradiso.
    Mi sta finendo lo spazio a disposizione e quindi passo ad inviare il commento al punto in cui si trova ma vado ad iniziarne immediatamente, così, a caldo, un
    altro qui di seguito.
    A dopo, care amiche ed amici dell’Isola.


    • ricordo le giostre in quegli anni nel prato tra via lario,piazza segrino e lagosta prima che costruissero,in seguito poi trasferite in fondo a via sebenico alla magna.


    • su 11/07/2013 a 11:47 am | Rispondi Gianni Tedeschi

      Ed eccomi nuovamente proiettato alla Festa della Fontana. Intanto andrò
      a pubblicare sulla mia pagina di Facebook quelle poche foto di quel periodo
      in modo che i più curiosi possano calarsi meglio in quegli anni.
      Alcune foto dell’Isola che ho pubblicato si possono trovare anche a pagina 16 e 17 del sito “Skiscraperciti- quartiere Isola”.
      Eravamo usciti, vivi, dalla guerra, sopravvissuti ai bombardamenti e mitragliamenti da parte di quegli stramaledetti Inglesi ed Americani. Questo
      spiega la gioia di vivere e l’entusiasmo per tutto quanto la vita offriva di
      piacevole. La Festa della Fontana, con le sue giostre e tutto il corollario,
      faceva parte delle cose piacevoli, attese ogni anno alla fine di Ottobre.
      Nel 1949, ai miei 15 anni, frequentavo al Cattaneo di P.za Vetra, la prima
      Geometri. Ero passato dai pantaloni “alla zuava” ai pantaloni da uomo
      lunghi e mi ero anche alzato parecchio di statura. Suppongo di essere stato
      di aspetto gradevole e abbastanza spigliato con le ragazze, visto la facilità di
      impostare dei flirt ( all’acqua di rose, intendiamoci).
      Quell’anno, 1949, per la Festa della Fontana vennero installate delle giostre
      molto più moderne rispetto agli anni passati, e tutte appartenevano ad una
      sola famiglia dall’aspetto zingaresco. Avevo notato tre fratelli, tre omaccioni,
      che conducevano e controllavano le giostre. Con me, assiduo cliente pagante, erano però stati sempre gentili, per quanto il loro aspetto glielo permettesse. Tutta la loro famiglia, sia i più anziani che i più giovani erano
      impegnati con le giostre, a controllare, a riparare e ad incassare.
      Vivevano in diversi Carrozzoni lussuosi per allora e poi seppi che si chiamavano Hensemberger di cognome.
      Dopo due settimane le giostre vennero smontate, con nostro sommo dispiacere ed eravamo giunti ai primi di Novembre quando una sera
      mentre ero nel retro della latteria di Via Dal Verme 2, a fare i miei compiti di
      scuola, viene il mio amico Emilio, a dirmi che in P.le Archinto era venuta
      una ragazza delle giostre che lo aveva mandato a chiamarmi perchè voleva salutarmi prima di partire con le loro carovane. Io l’avevo notata come
      bella ragazzina che, a volte, incassava i soldi per le “Gabbie”, ma non più di tanto. Evidentemente l’avevo interessata al punto di venirmi a cercare
      per salutarmi prima di togliere con tutta la famiglia le tende.
      Così in quel piazzale, ormai nebbioso, ci conoscemmo meglio. Mi disse di
      chiamarsi Juna, di fare parte della famiglia Hensemberger, proprietaria delle
      giostre e che tutta la troup si sarebbe trasferita in via Veglia due settimane.
      Le sarebbe piaciuto rivedermi. Mi diede una sua foto, di quelle scattate
      nei tirasegni dove figurava assieme ad una sua sorellina più piccola.
      Venne poi ad aspettarmi alla fermata del tram 8, davanti al cinema Vox, in
      via Farini, dove io scendevo di ritorno dal Cattaneo che frequentavo al
      pomeriggio, per tutte le sere in cui la carovana stazionò in via Veglia.
      Poi a piedi, tenendoci per mano, io la accompagnavo sino alla sua carovana
      facendo bene attenzione a non incappare in uno di quegli omacci suoi fratelli. Baci deliziosi, lungo quelle strade buie, che sto rivivendo ora mentre scrivo. Tanti discorsi teneri, con le nostre storie ed anche con i nostri ingenui
      programmi per il futuro. Persi di vista Juna quando la carovana lasciò la
      via Veglia e non ebbi più sue notizie.
      L’anno seguente, mentre ero al piano superiore a fare i miei soliti compiti di
      scuola, mi sento chiamare da mia mamma dalla latteria, scendo e sorpresa,
      vedo davanti al banco Juna con un’altra ragazza. Mia mamma mi chiede
      “Conosci questa ragazza ? “. Ed io, “ciao Juna”. ” Tu hai una sua fotografia?” “Si” ( l’avevo gelosamente conservata nel mio portafoglio)
      E Juna: ” Gianni, in quella foto c’è anche una mia sorellina che è morta e
      volevo recuperare la sua unica foto”. Risalii a prendere la foto e gliela
      diedi. Ci salutammo e uscì dalla latteria con l’amica che l’aveva accompagnata. A quel punto mia mamma esplose: “con una zingara te la
      sei fatta !! Non sai che quelle ti buttano il malocchio ? ” .
      Povera cara Juna. Sono certo che non mi hai buttato alcun malocchio
      ma che qualche volta mi avrai invece pensato come io ho pensato a te.
      Ecco La fine della mia storia della Festa della Fontana, all’Isola.


  114. Gianni, puoi specificare meglio dove venivano montate le giostre in piazzale Segrino e viale Zara così anche noi capiamo meglio come erano allora e come sono cambiate oggi.
    Grazie in anticipo


    • nel periodo che racconta gianni il terreno che stava all’interno del perimetro lario,segrino,trau,lagosta, zara,arese non era costruito ed in parte era costituito da orti più verso via arese,mentre la parte all’inizio di via lario con segrino,trau e lagosta era incolto ed è lì che venivano le giostre negli anni del dopoguerra,chiedo conferma di quello che dico a gianni che ha qualche anno più di me e quel periodo lo ricordo senzaltro meglio poichè lo ha vissuto da adolescente mentre io ero ancora un bambino.


      • su 12/07/2013 a 10:08 am Gianni Tedeschi

        Già nel 1946, estate, le giostre vennero montate proprio lungo il viale Zara,
        sull’aiuola di sinistra, a partire da P.le Lagosta sino a Via Arese.
        I giostrai erano completamente diversi da quelli che arrivavano per la Festa della Fontana. E’ esatto che l’area indicata fosse occupata da orti, le
        vecchie costruzioni erano solo sulla Via Arese, come quella ove aveva sede
        la Filocantanti. All’epoca io avevo iniziato a correre in bicicletta ed ero ritenuto un campioncino promettente. Avevo iniziato con la maglia della
        “Carmagnola” che poi era confluita nella nuova e meglio sovvenzionata
        squadra proprio della Filocantanti. Curiosità : Li alla Filocantanti nel
        1948 faceva le prove la compagnia di Wanda Osiris. Così in una corsa che partiva da Viale Zara, all’altezza di Via Stelvio, ed era stata organizzata dalla
        stessa Filocantanti, il via venne dato dalla bellissima Wanda Osiris ( ho una
        foto del momento).
        Scusatemi per l’inciso. Torno al Viale Zara. Durante la guerra sulla aiuola
        di sinistra e sino alla via Stelvio. erano stati scavati dei rifugi pubblici antiaerei. Poi nell’estate del 1945 erano stati prontamente interrati ( forse
        per recuperare l’abbondante legname impiegato), e così il
        Viale Zara, il cui tratto sino a via Stelvio era stato, prima di ogni altro
        illuminato,(mentre le vie dell’Isola erano ancora completamente al buio),
        le sere estive era il luogo di evasione degli Isolani. Li ci si sedeva sulle aiuole, come su quella centrale di via Stelvio, ed era come essere al fresco in un luogo di villeggiatura. Di macchine non ne passava una!


    • su 02/08/2013 a 12:11 pm | Rispondi Gianni Tedeschi

      Caro kjalz,
      per la Festa della Fontana, la terza Domenica di Ottobre, le giostre venivano montate tutte sul piazzale Segrino, anche sul tratto verso Piazzale Lagosta ed anche sul terreno, allora libero, d’angolo Borsieri- Segrino.
      Invece negli estati venivano montate proprio sul viale Zara, sull’aiuola verde
      di sinistra, da Piazzale Lagosta a Via Stevio.


  115. su 11/07/2013 a 1:13 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Che bello leggere della Festa della Fontana!!!! Per me che abitavo in via Arese era la nostra festa,certe cose lontane nella memoria riaffiorano con i racconti di Gianni.Le giostre in piazzale Segrino le bancarelle in piazza Santa Maria Alla Fontana,quanti bei ricordi!!!!Io nel lontano 1967 mi sono sposata alla Fontana e poi sono andata ad abitare a Niguarda,ma la Fontana e’ sempre nei miei ricordi più’ belli.Alla domenica sera andavamo a vedere i films al cinema Fontana.Dopo tanti anni per me la Fontana e’ sempre un meraviglioso ricordo della gioventù’.Anche ora a distanza di tanti anni spesso torno a visitare quei posti.Ora sono,in vacanza,ma appena torno a Milano sicuramente farò’ una visita all’Isola e alla Fontana.Caro Gianni continua a scrivere i tuoi ricordi dell’Isola!!!!


    • …Lucia,ho lasciato il cuore al cinema della Fontana,lo frequentavo la domenica pomeriggio con un amico carissimo e con il quale facevamo una corte serrata a due ragazze dell’oratorio femminile Giuliana e Raffaella sorelle che abitavano in Garigliano….anni meravigliosi i 60….


  116. ….avevo 7/8 anni in casa la mia povera mamma quando parlava di Vle Zara si faceva il segno della croce…ho capito piu’ tardi….


  117. su 12/07/2013 a 1:01 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    A proposito di Wanda Osiris noi bambini di via Arese casa Filocantanti quando arrivava in cortile la macchina e scendeva Wanda Osiris e anche Walter Chiari che facevano la prove nella sala da ballo della Filocantanti eravamo molto incuriositi e a turno da un vetrino rotto delle porte del salone curiosavamo per vedere cosa facevano.Le sere d’estate si andava tutti sul viale Zara e passava il gelataio e i più’ fortunati si comperavano i primi ghiaccioli in commercio,che bei ricordi!!!!!!


  118. Abito dal 1966 proprio nel primo tratto di viale Zara , tra P.le Lagosta e via Arese. Il mio palazzo è stato costruito nel 1960 e sapevo che prima erano tutti campi, ma non avevo mai sentito delle prove di Walter Chiari e della Osiris nella sala della Filocantanti. Grazie


  119. su 12/07/2013 a 5:28 pm | Rispondi Gianni Tedeschi

    Ho pubblicato nella mia pagina di Facebook una serie di vecchie mie foto che
    coprono gli anni dal 1942 al 1958. Tra queste una scattata in P.le Segrino angolo Trau,con alle spalle ancora gli orti. Potrà interessare Enzo.


    • non riesco a trovarti su facebook sotto gianni tedeschi,ma ho letto su skyscaprers alcuni tuoi commenti e volevo dirti che la storia del brenna la conosco poichè era lo zio di un mio compagno di scuola e poi è avvenuta davanti al mio balcone in piazza minniti e l’ho sentita raccontare anche dai miei.Passando ad una storia più allegra ho visto una foto della squadra cicli carmagnola diventata lowenthal,io ho corso per lowenthal con i pattini a rotelle,sarà lo stesso?Lui era un conte decaduto ed abitava in una villetta in un cortile di viale monza 75.Anzi se non sbaglio erano due fratelli forse gemelli.


      • su 13/07/2013 a 9:45 am Gianni Tedeschi

        Caro Enzo,
        il mio nome in Facebook è Giovanni Tedeschi. Forse il tuo compagno di scuola era il Mario Zucchi, nipote del Brenna, che ho incontrato alcuni anni
        fa ma ci siamo poi persi di vista. Mi raccontò che quando fucilarono il Brenna lungo il muro dell’oratorio, trascinarono il corpo e lo appesero per i
        piedi ad un palo di ferro al centro della piazza, lui con i suoi, la mamma era
        la sorella del Brenna, era chiuso nella polleria davanti al palo.
        Io assistei a quella fucilazione come a quelle successive, eseguite sulla stessa piazza, del Volpini e del Mandelli. A distanza di quasi 70 anni dai fatti
        ti posso assicurare che “gli assassini rossi” erano degli avvinazzati dell’Isola
        che ricordo, con lo stesso disprezzo di allora, uno per uno.
        Per quanto riguarda il Duca di Lowental è come tu ricordi. Noi della squadra
        ciclistica Carmagnola eravamo passati alla Filocantanti e da qui alla
        Lowental. Poi la Lowental ciclistica chiuse e passammo tutti alla Domus,
        squadra che tutt’ora onorevolmente esiste. Del Duca si diceva fosse un emerito pederasta. Io so solo che era spesso presente durante i massaggi
        alle gambe che ci venivano fatti prima delle gare.


  120. il mio compagno di scuola era alessandro brenna figlio del fratello del brenna fucilato,e mi sembra che suo papà facesse il pastaio ma non all’isola.Il duca lowenthal era proprio come dici tu ma io gli stavo sempre a un metro distante.


  121. ….caro Gianni non ti dicono nulla due nomi-Guido e Renzo-sembra abitassero all’inizio di Via dal Verme.uscivano con due ragazze che lavoravano in Angelo della Pergola (una era mia sorella maggiore)….


    • su 17/07/2013 a 8:50 am | Rispondi Gianni Tedeschi

      Caro Franco, il Renzo Fumagalli, detto “pulina”, abitava in Cola Montano 8
      angolo Dal Verme, non so se ti riferisci a lui. Guido, non mi ricordo.
      Ma sai, in quelle corti ed in quegli anni eravamo almeno in un centinaio di
      ragazzi e ragazzini. Come nota aggiuntiva ti posso dire che tutti parlavamo
      il dialetto milanese.


  122. su 01/08/2013 a 10:41 am | Rispondi Gianni Tedeschi

    Qui dormono tutti !! Buone ferie !
    Ed io invece che sono ancora sveglio, lucido e pimpante, voglio ricordare e
    descrivere qualcosa di questo periodo dell’anno, ma di molti anni indietro.
    Mi ritrovo al 1940, la guerra già scoppiata ma, escluse le chiamate o richiamate alle armi, la preparazione dei rifugi antiaerei secondo norme precise, nelle cantine degli edifici, la corsa, per chi ha qualche soldo da parte ( e non sono molti all’Isola), all’accaparramento di pasta, riso, farina, zucchero ed altro se
    ancora, già dopo pochi giorni, si trova.
    Ma il caldo, anche in quella estate del ’40, è all’Isola atroce. Ma c’è il lavoro
    ed i giorni di ferie sono pochi e muoversi richiede soldi che sono ancora meno.
    Ma almeno per qualche giorno dal caldo atroce bisogna scappare. Per i
    soldi c’è il Monte. Non resta molto da impegnare, le fedi d’oro sono state offerte al Duce, di valore in casa sono rimasti, per molti, solo i materassi.
    Ma il Monte accetta anche questi. ( potete non crederci, vi capisco, ma era così). Non faccio nomi ma in Dal Verme 4 e 2 li ho visti io i materassi arrotolati
    sulle spalle, destinazione Monte sino al rientro. Ma dove andavano i poveretti ?
    I più da parenti in campagna visto che l’isola era stata popolata nei decenni
    precedenti da gente proveniente dalla campagna.
    Ora devo interrompermi per un appuntamento irrinunciabile ma tornerò su
    questo sito nel pomeriggio. A dopo allora!


  123. su 01/08/2013 a 2:30 pm | Rispondi Gianni Tedeschi

    Per la mia famiglia le cose erano un po’ diverse. Intanto mia mamma, dopo 15
    anni di lavoro pesante come operaia alla Brow- Boveri, aveva appena acquistato la latteria
    di Via J. dal Verme 2, apertura dalle 7 alle 22, 7 giorni su 7; papà lavorava in ferrovia e mia sorella, allora 16 anni, aveva appena trovato lavoro come impiegata in uno studio di Via Torino. Quindi tutti a Milano, salvo io, 6 anni, che
    ero stato mandato a Rimini dai miei zii. ( spiaggia di Rimini allora : quattro capanni e una sola fila di ombrelloni, almeno nell’estate del ’40 ).
    Un dettaglio. A Milano, come nelle altre città del nord Italia, era entrato in
    vigore l’oscuramento notturno, totale ed assoluto. Di fianco al numero civico
    dei fabbricati, in tutta la città, erano stati affissi dei tabelloni con il numero
    a cifre grandi, bianche su fondo nero e con la pubblicità dei Biscotti Guglielmone. C’è qualcuno della mia età o più anziano che si ricorda questo particolare? Questi tabelloni resistettero qualche anno dopo la fine della guerra. C’erano cose più importanti da fare che non quella di toglierli.
    E quì termina la mia memoria circa il 1940. Faccio ora un salto al 1945.
    La guerra è terminata, le fucilazioni in piazza Tito Minniti, le violenze e le
    prepotenze, messe in atto da pochi pericolosi farabutti, sono ormai superate
    all’arrivo dell’Agosto. Si riaccendono le luci sul Viale Zara, da P.le Lagosta a Via Stelvio. E’ una festa per gli Isolani dopo cinque anni di oscuramento.
    Tutti, la sera, sull’erba del Viale Zara. Si riprendono le camporellate, per me
    è ancora presto, ma arriveranno, nei prati attorno alla “discesa dell’esse”
    che era in viale Marche scendendo in via Vassallo.
    E la sera del Ferragosto non si contavano le cene sui prati, bastava una bici,
    la moglie o la fidanzata sulla canna e sul portapacchi quelle quattro cose
    da mangiare e da bere. Tutti felici. In famiglia eravamo fortunati, di bici con
    il portapacchi ne avevamo due, su di una papa’ con mamma sul portapacchi
    sull’altra io con i viveri sul portapacchi. Chiusa la latteria, eccezionalmente
    dato il Ferragosto, alle 20, avevamo pedalato sino oltre Nova Milanese ed
    avevamo steso la tovaglia su di un prato di fianco ad un ruscello.
    Uova sode, pollo fritto, pomidori e spuma Nesossi ( chi ricorda il Nesossi
    di Cola Montano con le sue gazzose, agrette, aranciate e Spuma Nesossi ? )
    e per finire un melone. Nella vita ho fatto centinaia di cene importanti ed
    in ambienti lussuosi, in Italia ed all’estero, ma quella cena del’Agosto 1945
    mi è rimasta nel cuore come nessun’altra.
    Ora vi lascio ai vostri sbadigli, ai vostri condizionatori, ai vostri ventilatori.
    Ci ritroveremo in Settembre tutti affannati a sgarbugliare questa difficile esistenza, brontolando, come sempre, ed a ragione, “governo ladro!”.
    Buone vacanze.
    Giani latè


    • Io ricordo le bibite Nesossi.
      Però negli anni di mia “competenza” (anni 70 circa), il deposito era dalle parti di Greco.
      Però onestamente non saprei se si trattasse direttamente del Nesossi o di un rivenditore…


      • Mi correggo da solo, non era Greco, ma Gorla (credo dalle parti di Piazza Governo Provvisorio)


    • ricordo i cartelli guglielmone,alla discesa dell’esse andavo in bici e poi dicevo che avevo fatto una salita,di spuma e “gasosa”nesossi ne ho preso di sbronze,e il ruscello di nova che dovrebbe essere un laterale del villoresi ci andavo a fare il bagno,ciao mi ricordi sempre qualche episodio a cui non penso mai,ma sono belli.


  124. su 25/08/2013 a 10:38 am | Rispondi Fernanda monti

    E la societa’ Filocantanti di via arese,7. Non la ricorda nessuno? Grazie!


  125. Gentile Fernanda , nel commento del 12/7 della sig.ra Lucia Beduzzi ,si parla proprio della Società dei Filocantanti..
    Quando io ero non ero ancora nata – c’era una sala da ballo- mia madre mi ha raccontato che negli anni 60 si é esibito anche un giovane Celentano agli esordi…….
    Successivamente nella sala da ballo è stata fatta una palestra di Judo (Busen),
    mentre è sempre rimasto attivo il bar/trattoria con la società per lungo tempo.
    La bocciofila sul retro è stata abbandonata ma sino agli inizi degli anni 90
    è rimasta qualche traccia, infatti nel cortiletto incolto continuavano a fiorire magnifici gigli di S:Giuseppe e a resistere il berso’..
    La Società Filocantanti con attività – gite – giochi etc etc si è sciolta intorno alla metà degli anni 70,un vero peccato !!!!
    Successivamente l’ambiente e la clientela sono cambiati ……..
    Ricordo con nostalgia che il bar aveva anche qualche tavolino fuori,dove si consumava il ‘bianchino’ , e dato che io ero una bambina c’era sempre qualcuno che mi offriva una spuma oppure un’ambito boero !!!!
    Scusatemi mi sono lasciata coinvolgere………..
    Ho anch’io una domanda che rivolgo direttamente alla sig.ra Beduzzi
    A titolo di curiosità ……Lei è per caso la signorina che abitava nella casa di fianco alla Madonnina.,piano rialzato ?????
    In caso affermativo io sono la figlia del Sig:Nuto – brumista –
    un grazie e un saluto a tutti voi.

    CLAUDIA .

    .


  126. Il cortiletto sul retro ( ex bocciofila) c’è ancora, seppure abbandonato e incolto. Lo so perché confina con il cortile della casa dove abito🙂


  127. Si giusto Kalz , il cortiletto c’è ancora…..Io per cortiletto ex bocciofila intendo quello che ora è diventato un parcheggio privato della Banca,e confina con
    il parcheggio interno di alcuni condomini di Lario e con l’ingresso palestra di viale Zara..
    (che tanto tanto tempo fa era una fabbrica e si chiamava MONTAVOCI)
    Correggo pero’ quello che ho scritto in precedenza,vale a dire le ‘traccie’ della bocciofila sono rimaste all’incirca sino al 97.
    saluti.
    Claudia


  128. @Claudia, confermo tutto🙂


  129. su 14/09/2013 a 10:56 am | Rispondi Lucia Beduzzi

    Ciao rispondo a Claudia,si io sono Lucia Beduzzi che intendi tu Claudia,ho visto solo ora il tuo scritto e con immenso piacere scopro che forse tu sei la figlia di Vailati e non ricordo il nome di tua mamma.Abitavate sulla scala C non ricordo il piano.Io ora abito in zona viale Monza,ma ogni tanto passo da via Arese,proprio la settimana scorsa sono passata e vedendo aperto il portone ho dato una sbirciatina,quanti ricordi!!!tu abiti ancora li? Ciao Lucia


  130. Claudia
    Per la Sig.na Lucia Beduzzi , si sono la figlia del Sig.Nuto !.Mia mamma Carla si ricorda di lei e oggi ha compiuto 87 anni .Abito sempre qui e se capita da queste parti chieda di me al portiere la vedo con piacere. La ‘corte’ come avrà
    visto è MOLTO cambiata…….
    E ora un’argomento che interesserà credo un po tutti ……..
    In molte case della vecchia Milano , si trovavano spesso piccoli altarini con la Madonna e sino a qualche anno fa si usava durante il mese di Maggio recitare il Rosario con il parroco .
    So che qualche altra casa (oltre alla mia) all’isola aveva o ha ancora Madonnine mi farebbe piacere sapere qualche cosa in più da chi abita o
    ha abitato qui in zona.
    Un saluto a tutti e grazie per questo bellissimo spazio che ci permette di dialogare e confrontarci.


  131. Cara CLAUDIA,
    nella prima corte dello stabile di via J. dal Verme 2, c’è, in una nicchia, una
    statua del Cristo benedicente a grandezza naturale. Lo stabile ere stato costruito ed era di proprietà dell’Architetto Mezzanotte, che aveva progettato
    anche il palazzo della Borsa di Milano. Nel primissimo dopoguerra, ’45 o ’46,
    si riteneva che questo Cristo avesse protetto dai bombardamenti la casa, che
    di bombe dirompenti e di spezzoni incendiari era stata ben seminata l’Isola, e
    per questo venne organizzata una festa nel cortile invitando il
    parroco della Fontana. Erano anche presenti le sorelle Mezzanotte, che
    conoscevo bene poichè venivano personalmente a raccogliere i soldi
    degli affitti in portineria. Abitavano in via Meda.
    Di quella festa ho pubblicato una bella foto alla pagina 16 o 17 del sito
    Skyscrapercity quartiere isola. Io che allora avevo 11 o 12 anni ero stato
    incaricato di recitare al parroco una poesia, compito che avevo svolto
    egregiamente.


    • su 16/09/2013 a 12:39 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

      Ho trovato delle foto dell’inaugurazione della Madonnina di via Arese 7 credo che siano del ’45.La benedizione era impartita dell’allora Prevosto Monsignor Ennio Bernasconi.Cerchero’ di pubblicarle.Ciao Lucia


  132. su 16/09/2013 a 11:37 am | Rispondi Lucia Beduzzi

    Ciao Claudia, che piacere sapere che tua mamma si ricorda di me e sicuramente di tutta la mia famiglia.Ho visto la “corte ” e’ molto cambiata ,ma vedendola,con la fantasia ho rivisto quando ero bambina tanto tempo fa ed era piena di bambini festanti che giocavano.Ormai li non sara’ rimasto nessuno dei miei tempi e mi farebbe veramente piacere vederti anche se io non mi ricordo di te,perché’ io sono andata via da li nel 67 quando mi sono sposata e forse tu non eri ancora nata. Alla Madonnina mio papà’ era molto devoto e custodiva con venerazione ora chi se ne occupa perché’ ho visto che è’ ancora in ordine,chissà’ se anche in altre case dell’Isola c’è’ ancora questo culto.Grazie e ciao a tutti ,ho approfittato di questo spazio per dare spazio ai miei ricordi.Lucia


  133. …carissimi,purtroppo l’unico “altarino” di via Borsieri 14(dove sono nato) era costituito dal busto di G.Garibaldi…sembra che si sia fermato una notte nel cortile vecchio…oggi al suo posto c’e’ una targa….W l’Isola…


  134. Si è vero Franco tutti dicono che Garibaldì ha dormito una notte in Borsieri al 14 !
    .


  135. Lucia sarebbe bello vedere le foto dell’inaugurazione della Madonnina in via Arese……….
    La casa di via Arese al 7 è in realtà stata costruita vicino ad un palazzo già
    esistente,con una sola scala, questo si nota anche guardando la facciata.
    Durante la guerra,(questo mi è stato riferito da più vicini di casa che già abitavano lì) una bomba è entrata nella scala ‘vecchia’,(quindi il palazzo
    più vecchio ) ma è rimasta fortunatamente inesplosa.
    Per riconoscenza è stato fatto un altarino a Maria .
    Qualcuno diceva (ma ho qualche dubbio )che la Madonnina proveniva da
    una casa bombardata in via De Castillia.


  136. su 23/09/2013 a 12:14 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Ciao Claudia io le foto dell’inaugurazione le ho,ma non so come pubblicarle,le potrei mettere su facebook dove io sono iscritta,o potrei fartele avere in qualche modo.La bomba inesplosa nella scala “vecchia ” che per noi era la scala E non so se ancora adesso si chiama così’.Per quanto riguarda la Mdonnina non proveniva da una casa bombardata.Nelle foto dell’inaugurazione si vede mio papà’ che toglie il drappo alla presenza del Prevosto don Ennio Bernasconi.Ciao Lucia


  137. su 25/09/2013 a 12:38 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Oggi sul Corriere ho visto una foto pubblicata da Gabriella Gazzola che ritrae una classe di prima elementare della mitica scuola Rosa Govone ,bellissimo ricordo!!!!!!ciao Lucia


  138. su 29/09/2013 a 12:01 pm | Rispondi Giovanni Tedeschi

    Pensatela come volete ma io vi dico che l’unico che ci può salvare dalla voragine nella quale questi catto-comunisti ci vogliono far precipitare è
    il nostro SILVIO, isolano DOC. Sosteniamolo in tutti i modi!!


    • su 29/09/2013 a 4:48 pm | Rispondi Monti fernanda

      Gentilissimo signor Tedeschi,
      Grazie, mi rincuora sentire di non essere sola a pensar bene del ns isolano Silvio. Grazie, grazie! Fernanda nata all’isola 1934. Papà era nato all’isola 1902 quindi anch’io DOC.


      • Cara Fernanda, siamo tutti “ISOLANI” chi per poco e chi per molto ,comunque è sempre nei nostri cuori.. Silvio è uno di noi ma se le cerca tutte che a volte (abbastanza ) ci discredita in quanto NOI siamo gente umile senza SHEI. il nostro mito dell’ISOLA rimane DON EUGENIO gli altri stanno e stiamo 2-3-4-5.6-7..8-9…………… gradini sotto. Saluti Agostino


      • su 01/10/2013 a 5:38 pm Giovanni Tedeschi

        Cara Fernanda, sono anch’io nato come Te nel 1934 all’Isola.
        Magari sei sulla foto dell’asilo di via Pastrengo(1938) che ho pubblicato in
        Skyscrapercicy quartiere isola a pagina 16.
        Comunque cari saluti.
        Gianni


      • su 01/10/2013 a 6:17 pm silvio alice

        Scusate se mi intrometto, anch’io sono dell’isola via volturno a due passi dal circolo Sassetti (sede dei comunisti) e a due passi dove abitava il grande Silvio


      • su 01/10/2013 a 8:12 pm Monti fernanda

        Gentile signor Tedeschi,

        Grazie! Vedrò di riconoscermi. Grazie siete tutti cari e condivido i vostri ricordi con tanta nostalgia! Fernanda


    • Parliamo della nostra bella Isola per quello che ci ha dato, per i nostri ricordi di gioventù e quanto ne consegue. Che il Silvio, non certo mio sia nato all’Isola è un fatto, ma in quanto DOC nutro seri dubbi e gradirei che non si utilizzi questo sito per fare politica e propaganda.
      Paolo


      • Bravo PAOLO la penso come TE e ho risposto ad altri isolano il doc dell’ISOLA è DON EUGENIO gli altri stanno tutti sotto. Agostino


    • Giovanni,,,, Parla solo dell’ISOLA DON EUGENIO E’ un MITO gli altri sono inferiori in tutto.


      • su 01/10/2013 a 5:33 pm Giovanni Tedeschi

        Certo, certo, Don Eugenio, di cui ricordo ogni dettaglio, mi ha insegnato la dottrina e mi ha mantenuto sulla retta via, cosa che in quegli anni ’40 non
        era facile. Lui è ancora nel cuore degli Isolani che lo hanno conosciuto.
        Ma non dimentichiamo il Giovanni Borghi, Grande dell’Isola.
        Per quanto riguarda il nostro Silvio: “ai posteri l’ardua sentenza”.


  139. Ciao Lucia ,
    Non sono riuscita a vedere la foto del Corriere di cui parli , mi permetto di precisare che la scuola elementare si chiama F. Confalonieri ed è in via Jacopo dal Verme, mentre la Rosa Govone (che ora si trova in via G.Pepe)
    è media .
    Tempo fa la Rosa Govone era in via Pastrengo.
    Credo che il complesso scolastico che comprendeva medie – elementari ed
    asilo sia stato costruito alla fine ottocento,, sicuramente all’epoca doveva essere all’avanguardia !
    Personalmente trovo che quella scuola abbia un suo fascino !!!
    (Volevo dirti anche in caso cercassi di contattarmi che io non sono più su
    Facebook anche se evidentemente rimane il nome…)
    Un saluto a tutti !.


    • ai miei tempi l’elementare maschile era in dal verme ang.archinto e si chiamava f.confalonieri e la femminile era a metà della via dal verme di fronte alla cartoleria e mi sembra si chiamasse rosa govone o sbaglio?sono del 45 e la memoria comincia a difettare.


  140. Giusto Enzo !
    Esisteva un’ingresso maschile in Dal Verme angolo Archinto,e un’ingresso femminile di fronte alla cartoleria;ma il nome dell’ elementare è F.Confalonieri.
    Esisteva l’entrata ‘maschi’ e ‘femmine’,e le classi erano o maschili o femminili.
    Il complesso scolastico era formato dalla scuola elementare di via dal Verme,
    l’asilo con ingresso all’angolo Carmagnola/Pastrengo e la media R.Govone con ingresso in Pastrengo.
    Io ho frequentato le medie alla R.Govone, parte del primo anno l’ho fatto in via Pastrengo,poi a causa inagibilità,ci hanno trasferiti presso uno scuola elementare che stavano ultimando in viale Zara .
    In terza media siamo ‘tornati’ nella nuova scuola R.Govone di via G.Pepe,prefabbricata.
    Io parlo degli anni 70, chissà se qualcuno ricorda questi fatti…….
    Un saluto:
    ,.


  141. su 30/09/2013 a 11:30 am | Rispondi Gabriella Gazzola

    Ciao a tutti, sono contenta che il “Corriere” abbia pubblicato la foto del 1953 che avevo inviato qualche mese fa. Se qualcuno non l’ha vista la può trovare sul mio profilo Facebook ( Gabriella Gazzola) insieme ad un’altra scattata l’anno prima alla scuola materna di via Pastrengo, dove è ritratto un piccolo gruppo di bambine e anche qualche maschietto. Quanto ai nomi delle scuole sono andata a riesumare la pagella scolastica di quella prima elementare e devo dire che su quel documento si dice “..ha frequentato la Scuola Elementare “Rosa Govone” (classe prima sezione D) in via Jacopo Dal Verme..” Quindi i miei ricordi erano esatti. La Scuola maschile era invece dedicata a Federico Confalonieri. Poi evidentemente il complesso scolastico è stato diviso diversamente, la scuola elementare è diventata unica e il nome di Rosa Govone è stato dato alla scuola media.


  142. su 30/09/2013 a 3:33 pm | Rispondi Giovanni Tedeschi

    Cara Gabriella,
    volevo vedere quelle foto ma in Facebook non l’ho trovata. Peccato.


  143. carissimi e’ difficile parlare dell’Isola senza nominare “volente o nolente”SB,senza dimenticare che “voce di popolo”la famosa “provvidenza”che copriva le esigenze finanziarie dell’oratorio del grande DON EUGENIO sembra fosse la famiglia di SB o lui stesso…w l’isola


  144. vi ricordate il mese mariano alla mattina con i “fioretti”all’oratorio prima di andare a scuola? ciao a tutti


    • Io mi ricordo che durante il mese mariano aspettavo la mia morosina davanti alla chiesa. Aveva il permesso di uscire solo alla domenica per andare all’oratorio femminile di via Confalonieri e alla sera solo a maggio per recarsi alla funzione serale al Sacro Volto. Arrivava con un’amica che parcheggiava in chiesa e noi proseguivamo sino in fondo alla via addentrandoci alla Magna seconda (ve la ricordate?) in cerca di intimità. Bei tempi!
      Ciao a tutti
      Paolo


  145. mi ricordo il vestito della domenica…pantaloni a zampa d’elefante,giacca aderente a 4 bottoni,fazzolettino con evidenza penna stilografica Pelikan verde-nera (se non sbaglio),calzini beige chiari,camicia bianca con anonima cravatta,mocassini scuri….la mia mamma ci teneva che facessi bella figura alla domenica.Bei tempi davvero caro Paolo


    • su 04/10/2013 a 4:57 pm | Rispondi silvio alice

      …. e i pantaloni alla zuava ? i mocassini bicolore bianchi sopra e neri i fianchi e dietro ? si la penna stilografica Pelikan verde e nero … un mito !!!


    • su 04/10/2013 a 5:24 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

      Sai Franco che io ho ancora la penna stilografica Pelikan verde e nera ce l’ho ancora da quei tempi comperata in una cartoleria di Corso Como.Ciao


  146. caro Silvio i pantaloni alla zuava me li ricordo bene..penso che anche tu ricorderai i”mongomery…allora non capivo questi nomi…Lucia non mi dire che andavi alla Solferino alle commerciali,per arrivare facevo Cso Como e mi ricordo una cartoleria a sinistra andando verso lo Smeraldo(pza XXV Aprile) ciao ciao


  147. su 07/10/2013 a 5:18 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Ciao Franco,si la cartoleria di corso Como era proprio a sinistra,no non andavo alla Solferino ,ma ho frequentato l’avviamento professionale Rosa Govone in via Dal Verme,ma sovente dopo la scuola andavo da una mia compagna che abitava di fronte alla cartoleria.Ciao Lucia


    • Io andavo alla Solferino e spesso acquistavo la cacelleria nella cartoleria sulla sinistra poco prima dello smeraldo. Quella sulla destra la cartoleria Nazari o Nazani era molto più grande e fornita ma più cara.Ciao Paolo


  148. su 07/10/2013 a 7:09 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Si la cartoleria Nazari era a destra e nel periodo natalizio aveva tanti giocattoli. Se non la nominavi tu io non la ricordavo e vicino alla cartoleria c’era un colorificio. Quante cose riaffiorano alla memoria.Ciao Lucia


  149. …dai 15 ai 20anni alla Flli Bandiera serale x Ragionieri,dopo 8 ore di lavoro,si tornava alle 22,30/23,00,si mangiava velocemente e ci si addormentava sui libri…mio figlio mi chiede spesso come facevamo…nessun segreto,eravamo dei leoni…ciao a tutti


  150. su 12/10/2013 a 9:42 pm | Rispondi Mariateresa Vailati

    Credo che ti sbagli Claudia, ha ragione Enzo. La scuola elementare femminile che hai frequentato si chiamava Rosa Govone: Cerca le pagelle e gli darai ragione anche tu: L’asilo era invece in via Toce.
    Un saluto a tutti da una emigrata in Sicilia


  151. …ho sottomano le pagelle di 1 e 2 alementare anni 53/54-54/55..colore verde scuro..carta resistente..materie educazione civica,lingua italiana ,religione etc etc..voti in lettere in bella calligrafia..in alto a dx firma del genitore x trimestre…firma del maestro…firma del direttore.-frontespizio dati anagrafici sempre in bella calligrafia..


  152. nato in via farini davanti al cinema wox ho frequentato le elementari alla m. dazzeglio . nel leggere la cronologia della isola, mi si è stretto il cuore, tutto quanto descritto , lo ho vissuto ogni tanto vado a fare un giro, ma non è più come era una volta. ho messo su facebook una foto scolastica della i quarta elementare ma non ho avuto nessun riscontro. a tutti i ragazzi del 1934 come me auguro ogni bene e lunga vita, perché mi appartengono.


    • su 21/10/2013 a 4:52 pm | Rispondi Gianni Tedeschi

      Caro mio coetaneo Walter, non sono riuscito ad arrivare alla foto che hai indicato su Facebook. In Carlo Farini, davanti al Vox, c’era anche una
      drogheria. Il figlio del droghiere, mi sembra si chiamasse Verona, era in classe
      con me in seconda elementare ( 1941- 1942). Lo conoscevi ?
      In Jacopo dal Verme al 4, dove sono nato, c’era una famiglia Crema, uno dei figli, Italo, era mio amico ma più grande di me. Li conosci?
      Grazie per la lunga vita a noi del ’34 che ci hai augurato, ma siamo proprio pochi ed ignorati. Ciao ed Auguri.
      Gianni


      • caro gianni la casa davanti al cinema wox, era il n.33 dove sono nato, e abitava sergio verona mio amico e compagno di giochi, purtroppo deceduto tempo fa. in Jacopo dal verme al 4 abitavano i miei zii, crema angelo, e mia zia cornelia. italo crema,bruno, olga,e Mariangela , tutti deceduti tranne Mariangela . nel periodo che avevano il ristorante le abbadesse, mia madre e mia zia sfornavano migliaia di ravioli fatti a mano che resero celebre le abbadesse. tantissimi cose potrei raccontare: delle elementari mi ricordo alcuni insegnanti: il maestro navarro la ribaldoni , le corse in cantina per allarme aereo ecc.ecc. molti non ci sono più ma tutti per la loro parte anno contribuito a dare alla nostra società il meglio. w l’isola che non cè più.( grazie per avermi dato l’opportunità di poterti contattare, buon anno walter crema


      • su 08/01/2014 a 10:26 pm Gandelli Grazia

        Bellissimo ristorante Le Abbadesse, ci andavo con i miei genitori…. Il papà era amico di qualcuno, ma non mi ricordo chi fosse.


      • su 09/01/2014 a 7:12 pm Isa Donelli

        a me pare di aver conosciuto Alessio, figlio del droghiere di fronte al cinema VOX! Isa Donelli


      • su 10/01/2014 a 9:59 am walter crema

        Cara isa donelli io sono nato al 33 di via farini , ma ti assicuro che il figlio del droghiere si chiamava Sergio Verona. tanti ragazzi e ragazze abitavano al n.33. tutti scolari della M. Dazzeglio purtroppo non so pi niente di loro. Da circa un anno, mi sono cimentato con il computer, e grazie a questo giocattolo meraviglioso, sono riuscito a trovare il sito: ma l’isola esiste ancora. Ho scoperto un periodo della mia vita che mi ha profondamente emozionato. auguro a te una vita serena e tanti Auguri. Walter Crema.


  153. su 11/01/2014 a 9:09 am | Rispondi Lucia beduzzi

    Anche noi andavamo al a ristorante Le Abbadesse,ci sono andata anche per un matrimonio negli anni ’60 poi e’ diventato ristorante Brasiliano e ha perso il suo fascino !!!!!


  154. su 19/01/2014 a 6:10 pm | Rispondi giovanni tedeschi

    A proposito del ” Le Badesse ” chi ricorda che poco più avanti c’era l’eliporto che collegava Milano con Lugano. Quante valige piene di Lire (che bello ricordarle !) avranno preso il volo da lì. All’epoca io avevo l’ufficio in via Pirelli 19 e passavo di lì ogni giorno.


    • su 19/01/2014 a 8:27 pm | Rispondi silvio alice

      Io mi ricordo del frastuono che facevano gli elicotteri quando decollavano. Abitavo in via Volturno


    • certo che ricordo l’eliporto poichè andavo sia alla magna sia nel prato dietro all’eliporto a giocare.


  155. su 20/01/2014 a 9:08 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Proprio oggi sono passata da via Pola e ho avuto un ricordo di quando c’era l’eliporto con il suo frastuono quando arrivavano e partivano gli elicotteri.Chi si ricorda sempre in via Pola avevano messo il parcheggio a più’ piani e’ stato per poco tempo poi e’stato smontato.


  156. Dove era esattamente il parcheggio a più piani in via Pola?


  157. su 21/01/2014 a 1:48 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Era all’angolo con via Taramelli dicevano che era stato messo come prova ed era poi stato spostato in via Torino


    • su 21/01/2014 a 4:18 pm | Rispondi gianni tedeschi

      In effetti da quell’angolo, in diagonale rispetto a via Pola, si dipartiva una strada, stretta e sterrata che arrivava sino a “casin Baess” e li’ all’inizio, sulla sinistra venendo da P.le Lagosta c’era la grossa Carpenteria Bonfiglio che,
      probabilmente , avrà effettuato la costruzione metallica di cui fate cenno.


  158. Grazie. Ho capito. Dove adesso ci sono i due palazzi ex Montedison.


  159. su 25/01/2014 a 11:43 am | Rispondi gianni tedeschi

    Chi è in possesso di notizie circa questi nominativi della vecchia Isola ? :
    Dottor Cirla – Via Borsieri.
    Agostani, salumiere di via Borsieri.
    Alberti , droghiere di via dal Verme 2.
    F.lli Rota, via Pollaiuolo.
    Angelo Zapparoli, via dal verme 1.
    Ferruccio Zapparoli, Cola Montano 8.
    Sampaoli , Via dal Verme 4.
    Maldefassi,Via J dal Verme 5.
    Origlia, via Civerchio.

    Qualsiasi notizia in merito sarà molto gradita.


  160. caro Gianni Il 6 gennaio, Mi chiedevi se coscevo il tuo amico verona sergio, e la famiglia Crema che abitava in via Jacopo dal verme, Non ho avuto risposta. Fammi sapere se hai ricevuto. Cari saluti Walter Crema.


    • su 27/01/2014 a 11:10 am | Rispondi gianni tedeschi

      Caro WALTER, se chiudo gli occhi vedo, come fosse vivo davanti a me, l’amico di scuola Sergio Verona. Ne ricordo chiaramente i tratti del viso
      ed i suoi capelli. Parlavamo spesso insieme, penso ci fosse tra noi una certa affinità. Andrò a vedere nelle foto di classe della scuola di P.le Archinto se riesco ad individuarlo. Ti terrò al corrente.
      La famiglia Crema abitava in ringhiera al primo piano nel cortile interno di via
      Jacopo dal Verme al 4. Proprio sopra a dove abitava la mia famiglia, al piano
      rialzato. Lì io sono nato nel settembre del 1934. L’Italo, che aveva qualche anno più di me, faceva parte del gruppo di ragazzini della casa che avevano nel cortile il loro spazio dei giochi. Più avanti iniziò a lavorare e lo vedo ancora nella mia memoria, andare al lavoro con ancora i pantaloncini corti, il cerchietto a molla in testa per tenere i capelli lunghi a posto.
      Anche la Olga la ricordo bene, amica di mia sorella Celsia che doveva essere sua coetanea. Quanti ricordi di quella corte! Tutti lavoratori, e che
      vita in quelle ringhiere dopo il ritorno dal lavoro la sera: Ho la fortuna di
      possedere una mente talmente lucida da poter rievocare, di quel periodo, ogni più piccolo dettaglio. Io oggi, e da 45 anni, abito in Viale Affori, e se vuoi
      che ci incontriamo, dove tu vuoi, per conoscerci e parlare del passato, ne sarò ben lieto. Intanto questo è in numero del mio cellulare:331 104 9316,
      poi vedi tu. Buona giornata Walter.


    • su 28/01/2014 a 12:42 am | Rispondi Gandelli Grazia

      Buonasera, per caso ha qualche ricordo della famiglia Gandelli che aveva il negozio di cartoleria in Piazzale Acchinto? Grazie


      • io ricordo molto bene la grande cartoleria quasi di fronte all’entrata della mia scuola,cartoleria dove si trovava di tutto ma per il resto non posso dire nulla ero troppo piccolo quando mi fermavo a guardare estasiato le vetrine.


  161. su 31/01/2014 a 11:14 am | Rispondi Gabriella Gazzola

    Anche per me la cartoleria di Piazzale Archinto è un ricordo mitico. Le vetrine erano meravigliose, specialmente nel periodo natalizio e soprattutto per i giocattoli: bambole di ogni tipo e grandezza una più bella dell’altra ( a metà degli anni 50 si usavano soprattutto le bambole vestite da “damina” fatte di cartapesta dipinta a mano oppure i bambolotti tipo neonato di celluloide ), scatole di meccano, trenini in movimento, giocattoli di latta con movimento a molla o di legno colorato, insomma una meraviglia. Purtroppo per me erano più da guardare che da comprare, ma i bambini passavano delle ore lì davanti. Anche l’interno del negozio era bellissimo; c’erano degli scaffali altissimi e un paio di banconi, tutto in legno scuro e lucido e si sentiva un profumo particolare, un misto di cera per lucidare i mobili e carta, che non ho più scordato. Mi pare di ricordare un signore alto, vestito con un grembiule scuro, forse il proprietario o un commesso che mi metteva un po’ in soggezione e anche una signora che però non ricordo bene. Io ci entravo a comprare i quaderni e soprattutto i pennini. Ce n’erano molte varianti, tutti ben sistemati in scatole di legno col coperchio di vetro, avevano forme strane e mi veniva voglia di provarli tutti, però i miei preferiti erano quelli a “torretta”
    Che ne dite, sono veritieri i miei ricordi o faccio un po’ di confusione?
    ciao a tutti


    • su 31/01/2014 a 12:08 pm | Rispondi silvio alice

      Cara Gabriella anch’io frequentavo quella scuola e quella cartoleria. Ricordo anche i pennini nella cassette di legno con coperchio di vetro. Anche per me i pennini torretta erano i preferiti. Per caso abitavi in via Sebenico ?. Saluti


    • su 31/01/2014 a 4:50 pm | Rispondi Gandelli Grazia

      Erano i proprietari ed erano i miei nonni. Tu di che anno sei? forse hai conosciuto il mio papà o gli zii.


      • su 31/01/2014 a 6:04 pm Gabriella Gazzola

        Rispondo a Grazia, ma anche a Silvio- Alice. Io sono del ’46, ho vissuto all’Isola solo dal ’51 al ’56 circa, periodo in cui mio padre era il custode della scuola elementare di Piazzale Archinto, ma di ricordi ne ho tanti e bellissimi. Non è la prima volta che intervengo nel blog dando il via libera ai miei ricordi, se vai indietro nelle pagine del blog trovi certamente i miei scritti. A Silvio poi mi pare di aver inviato anche un paio di foto di quegli anni Di amicizie ne ho fatte parecchie, ma non ricordo bambini con il cognome Gandelli. Magari giocavano con mio fratello che è più giovane di me di un anno. Ciao


      • su 01/02/2014 a 7:48 pm Gandelli Grazia

        Rispondo a Gabriella, i miei erano tutti più vecchi di te l’unica che forse potresti aver conosciuto è mia cugina che è anche lei del 46


    • su 01/02/2014 a 4:42 pm | Rispondi Gianni Tedeschi

      Cara Gabriella, i tuoi ricordi sono esatti, per quanto riguarda anche i pennini,
      io però preferivo “i gobbetti”, esatti e veritieri i tuoi ricordi. I miei precedono i tuoi di dieci anni. Commovente, per me, anche il tuo ricordo del particolare
      gradevole odore di cera e carta che anch’io rivivo ora con la memoria.
      E a proposito di cera per mobili e del suo profumo ricordo che, quando ho frequentato lì le elementari, ( maestra Ribaldone e maestra Origlia),
      all’inizio di ogni anno scolastico facevano portare ad ognuno un limone ed
      un pò di quella cera. Ognuno doveva pulire la superficie della sua parte di banco, normalmente piena di intagli fatti col temperino e di macchie e scritte in inchiostro ( il calamaio rotondo ed aperto era infilato nel banco
      davanti ad ognuno ed il bidello provvedeva regolarmente al suo rabbocco),
      passando prima un mezzo limone per togliere l’inchiostro essiccato e poi passando la cera e lucidando infine con uno straccetto di lana che ognuno doveva portare con se per l’occasione. Il profumo di cera invadeva l’aula
      e persisteva per alcuni giorni. Ma guarda che ricordi mi fate tirare fuori !!


  162. su 05/02/2014 a 2:43 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Caro Gianni,racconti con dettagli così minuziosi i periodi della scuola che leggendoli non si può fare a meno di tornare indietro con la memoria e vedere quanto descritto da te.La lucidatura del banco,i vari tipi di pennini,il calamaio nel banco.Tutte questo quasi dimenticato,ma è’ bello che attraversio i tuoi racconti tornino alla memoria.


    • su 05/02/2014 a 5:13 pm | Rispondi Gianni Tedeschi

      Cara Lucia, mi lusinga il tuo apprezzamento. In effetti mi meraviglio anch’io
      di potere scavare così in profondità nella mia memoria ricavando dei dettagli
      che per i più non sono interessanti ma che per me sono preziosi.
      Del resto se noi siamo quello che abbiamo vissuto ogni dettaglio perso è una parte di noi che va persa. Quindi, secondo me, la nostra memoria va coltivata,
      custodita e, come nel caso di questo blog, messa a disposizione di tutti.
      In pratica siamo come dei libri, più o meno interessanti, con più o meno pagine,
      che si rallegrano se qualcuno le va a sfogliare e che lasciati lì, solamente ad invecchiare, ingialliscono e si sentono del tutto inutili.
      L’acqua, il grigiore e la tristezza di questi giorni invitano a queste riflessioni.


  163. su 06/02/2014 a 12:22 pm | Rispondi Gianni Tedeschi

    ……..ma oggi è uscito il sole a Milano e lo spirito riprende quota !


  164. su 07/02/2014 a 11:01 am | Rispondi Anna Grazia Benelli

    Ciao a tutti e soprattutto a Gabriella, che grazie ai poteri di Internet posso
    ricontattare dopo….non importa quanti anni.
    Sono nata in Via Angelo della Pergola, da una mamma nata in Piazza Minniti e che ha lavorato quasi tutta la vita in piazza Minniti, dove i miei avevano una polleria rosticceria: tutti si ricordano di loro e delle sue crocchette calde la domenica mattina.
    Ancora oggi (vivo ancora in Via Angelo della Pergola), quando cammino nelle strade del quartiere con la mamma, incontriamo quelli che definisco “gli orfani delle crocchette” : la salutano e ravvivano il ricordo delle crocchette.


    • su 10/02/2014 a 11:39 am | Rispondi Gianni Tedeschi

      Quella polleria di piazza Tito Minniti la ricordo anch’io molto nitidamente.
      Il figlio maschio, che conoscevo come Mario Zucchi, era mio coetaneo.
      L’ho incontrato molti anni fa con la sua signora ed abbiamo avuto una lunga conversazione qui ad Affori dove ho il mio ufficio. Qualche settimana dopo
      ero stato all’Isola ed insieme avevamo fatto un giro nelle vie evocando i ricordi di gioventù. Lui era andato ad abitare in Angelo della Pergola angolo
      Archinto, per cui credo che l’Anna Grazia sia proprio sua sorella che, tra
      l’altro ricordo molto bene. Non mi tornano i cognomi, Zucchi lui, Benelli lei.
      Anche la loro mamma la ricordo molto bene come se me la vedessi viva ora
      davanti a me. Lo zio del Mario, di cognome Brenna, era stato fucilato contro
      il muro dell’oratorio, lì sulla piazza, alla fine di Aprile 1945, e poi appeso a
      testa in giù al palo di ferro al centro della piazza, davanti alla polleria. Io,
      che avevo allora 11 anni, ho assistito anche alle altre fucilazioni dei giorni seguenti, quella del Volpini e quella del Mandelli, quest’ultimo fucilato proprio sotto la finestra dello studio di Don Eugenio, dopo di averlo massacrato di botte ed averlo portato in giro per le vie del quartiere su di un motocarro
      con in mano una bandiera rossa e percosso continuamente da un branco di
      “partigiani” ubriachi. L’avevano scaricato all’angolo Borsieri- Jacopo dal Verme, e, attraversata la strada, l’avevano messo, come ho già scritto,
      sotto la finestra di Don Eugenio e li lo avevano fucilato, era una sera dei
      primi di maggio, ed a quello spettacolo edificante aveva assistito tutta la
      folla uscita di chiesa per la funzione del mese mariano. Io ero lì.
      Il Mandelli era il figlio dei portinai di via Garigliano 5.
      Onore e Pace alla memoria anche di quei tre isolani: Brenna, Volpini e Mandelli. Chi volesse altri dettagli sui quei fatti che ho citato non ha che da chiedermeli.


      • su 10/02/2014 a 11:52 am anna grazia benelli

        Gli Zucchi erano zii da parte di madre di mio padre (la nonna materna era Zucchi) Mio padre è subentrato nel negozio, Mario Zucchi abita ancora in Via Angelo della Pergola. Il negozio di cui ti ricordi non è la rosticceria che poi ha avviato mio padre.


      • su 10/02/2014 a 12:08 pm Gianni Tedeschi

        Grazie della precisazione Anna Grazia. Io ho lasciato l’Isola nel ’50 e non conosco i fatti successivi. Ricordo solo la polleria.


      • Posso confermare il racconto del Sig.Tedeschi, raccontatomi da mio padre, Enzo Benelli, cugino per via di madre della famiglia Brenno.
        Mio padre, rilevo’ dalla famiglia Brenno l’attivita’ di Piazza Minniti negli anni ’60 trasformandola in una rosticceria da cui anche le famose crocchette di patate.
        Credo di ricordare che Enzo mi racconto’ che il Brenno fosse rimasto fedele al fascismo sino alla fine.
        Dopo il settembre ’43, Enzo, scampato miracolosamente dalla campagna di Russia ando’ sulle montagne sopra Chiavenna insieme ai fratelli Nesossi di via Cola Montano la cui famiglia era della zona. Passo li’ l’inverno del 43/44 per poi tornare a Milano come volontario delle squadre di soccorso attivate a seguito dei bombardamenti alleati.


  165. Ciao a tutti !
    Ma come dimenticare la rosticceria Benelli ! Io sono del 61, ricordo perfettamente che spesso compravo il pollo li con il mio papà che faceva il
    (brumista !!!) taxista al posteggio di piazzale Lagosta.
    Ricordo la signora al banco , e ricordo anche che un giorno (facevo le elementari) ero in difficoltà , e dovevo rientrare a casa , così la figlia (a questo punto penso la sig.ra Anna Grazia ) mi ha riaccompagnato, tranquillizzandomi lungo il percorso. (Abito ancora in via Arese !!!!)
    Non mi sono mai dimenticata questo episodio.
    Grazie .


  166. su 20/02/2014 a 12:59 pm | Rispondi Gianni Tedeschi

    Finalmente si è riusciti ad organizzare una cena-incontro per Sabato 22 p.v.
    da Tomaso in via de Castillia. Alle ore 20.00. In quanti saremo ?
    La cucina ha lì buona reputazione ed in menù prevede Ossobuco con risotto e
    polenta pasticciata. Già inghiotto saliva !


  167. su 28/02/2014 a 12:33 pm | Rispondi Giovanni Tedeschi

    E’ stata una bella serata, ambiente caldo, gente assortita per ceto, età e provenienza. Il Sergio Codazzi ha tenuto banco con i suoi giochi di prestigio applauditi, la presenza del Gesmundo ( rapina di via Osoppo ,1958, ecc.ecc.) e la telefonata di Ezio Barbieri dal suo eremo di Barcellona p.d G. hanno
    dato il gradito tocco della vecchia mala dell’Isola.Osso buco con risotto e poi
    polenta pasticciata meritevoli di menzione sulla guida Michelin.
    Il Pelè e socio, con la chitarra e l’altro esotico strumento, hanno accompagnato,sino ad ora tarda, la compagnia con il miglior repertorio delle canzoni in dialetto, per tutti i gusti. Insomma una serata da ricordare.


    • Grande Gianni latè, sempre gentile e puntuale. Sicuramente organizzeremo qualcosa d’altro. Magari un po’ diverso. Mi piacerebbe far parlare di più gli isolani e chi ha da raccontare. Un grazie a tutti. Nicola


  168. su 03/06/2014 a 5:41 pm | Rispondi gianni tedeschi

    E’ triste constatare che questo sito sia stato abbandonato.Allora la risposta al suo titolo sarebbe : . Ma io non lo credo.In me c’è ancora e finchè sarò vivo lo sarà anche lei, con i miei ricordi.


  169. su 03/06/2014 a 5:43 pm | Rispondi gianni tedeschi

    è saltato : L’Isola non c’è più. Lo ho reinserita qua.


  170. Ma no Gianni, l’isola c’è sempre e solo che con il tempo è molto cambiata ed ora è diversa dalla ‘nostra’ Isola.
    Sai anch’io in questi giorni passeggiando per le vie del ‘nostro’ quartiere ho provato un po di nostalgia…………
    Io sono del 61 se chiudo gli occhi rivedo e risento l’atmosfera,gli odori, i sapori la gente che animavano il quartiere.
    Ricordo che nell’andare a scuola mi fermavo in una delle tante panetterie a prendere la focaccia e potevo sentire il profumo di pane , oppure mi capita di ripensare alla cremeria che faceva i coni con la panna montata e la cannella.
    Tutto questo non c’è più purtroppo – è diventato un quartiere tutto chic e movida ma per noi solo per noi sarà ed resterà sempre l’ ISOLA , perché è
    impossibile scalfire l^affetto e (permettimi il termine) l’orgogliosa appartenenza
    che sta in fondo al nostro cuore.
    Un caro saluto a tutti :


  171. su 06/06/2014 a 9:43 am | Rispondi gianni tedeschi

    E’ bello sapere che ci sei anche tu, cara Claudia, che fai rivivere in te la nostra Isola. Almeno non sono solo. Bello sarebbe infine, cosa che anche Sergio Codazzi propugna da tempo, il ritrovarci e conoscerci di persona.
    Con questa speranza saluto anch’io tutti gli Isolani caramente.


  172. su 06/06/2014 a 6:01 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Non si può dimenticare l’Isola!!!!io non abito più dal lontano 67,ma ci torno spesso per rivedere i posti della mia infanzia,passo davanti a via Arese 7 dove sono nata e guardando l’interno del cortile,che è’ completamente cambiato,mi sembra di rivedere e sentire noi bambini che ci rincorrevamo.Quanti bei ricordi che non si cancelleranno mai!!!!caro gianni noi l’Isola non la dimenticheremo maiiiii😄😄😄 Lucia Beduzzi


  173. su 07/06/2014 a 3:24 pm | Rispondi gianni tedeschi

    Cara Lucia, al 7 credo ci fosse la sede della Filocantanti. La conoscevo bene perchè nel 1947-48 la squadra ciclistica “GS Carmagnola ” era confluita proprio nella squadra della Filocantanti. Ricordo che ad una gara ciclistica,
    cui io avevo partecipato e che partiva da Viale Zara angolo Stelvio, il Via lo
    aveva dato la Wanda Osiris,allora bellissima e famosa, la cui compagnia usava
    la sala della Filocantanti per le prove prima di portare lo spettacolo al teatro Lirico.Ne approfitto per chiederti se conoscevi una ragazza che all’epoca abitava anche lei in via Arese ma vicino all’incrocio con la Taon de Revel e
    si chiamava Evelina Landenna. Era stata la prima bruciante cotta della mia vita. Ora sono in partenza per la Croazia ma spero al ritorno di poterci incontrare a Milano od a Sestri.


  174. Lucia le ho già detto che quando passa da via Arese , mi farebbe piacere incontrarla. Si il cortile è MOLTO cambiato,l’altarino di Maria (di fianco alla sua ex-finestra…) è sempre ben tenuto……
    E si Gianni al 7 c’è sempre stata la Filocantanti , la coopertiva- bar c’è stata sino agli inizi anni 90 diventando di volta in volta bar-trattoria-pizzeria- pub ,
    ora in quei locali c’è una banca.
    Il teatro (sala da ballo) invece è stato per lungo tempo una palestra di Judo.
    Un caro saluto a tutti voi.


  175. su 07/06/2014 a 5:34 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Caro Gianni,si la casa di via Arese 7 era della Filocantanti..Quando noi eravamo bambini nella sala da ballo veniva per le prove la compagnia di Wanda Osiris,la nostra curiosità’ era tanta e attraverso un angolino del vetro rotto a turno sbirciavamo all’interno.La ragazza che dici tu forse abitava in via Arese 18 quella era la casa che faceva angolo con via Taon de Revel,ma io non ricordo nessuna ragazza con quel nome.Come sarebbe bello rincontrare le persone conosciute in passato!!!! Buone vacanze ,e come dici Tu speriamo di incontrarci.Lucia Beduzzi


  176. su 07/06/2014 a 9:57 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Carissima Claudia,mi farebbe molto piacere incontrarti,sicuramente dopo le vacanze farò’ un giro dalle parti di via Arese e ci incontreremo.Cari saluti Luciai Beduzzi


  177. su 14/06/2014 a 10:02 pm | Rispondi Mariateresa Vailati

    gentile signora Anna Maria. a distanza di 1500 km ed una cinquantina di anni anche a me è tornata l’acquolina in bocca pensando a pranzo della domenica; pollo arrosto e crocchette della sua mamma! Non ne ho più mangiati così!
    Una ulteriore precisazione. Anche il grande Adirano Celentano ha esordito alla Filocantanti ed ha cantato lì per un po’. Purtroppo quando la sala stava in cattive acque e gli è stato chiesto (ormai era famoso) di tornare per “aiutare” si è negato! Pazienza!
    Su internet e consiglio di mia sorella, ho visto una nuova isola supersonica! Sembra un po’ fantascienza, Chissà se mi ci ritroverei! Un caro saluto:


  178. su 07/07/2014 a 5:13 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Qualcuno ricorda la latteria in via Pollaiolo e la macelleria equina in via Pastrengo? Grazie. Annamaria.


  179. su 08/07/2014 a 7:38 am | Rispondi marilena cattaneo

    Marilena
    Questa mattina ho avuto notizie dell’ allagamento della nostra isola e mi sono ricordata, se non sbaglio, che già nel 51 era successo un fatto simile. Anc
    he allagata è sempre bella forse anche di più come vorrei essere ancora lì in via de Castiglia sotto il ponte della sorgente ciao a tutti


    • E io in via G.Pepe al n°8 dove nel 51 a 7 anni facevo galleggiare delle zattere in miniatura, fatte con le assicelle delle cassette della frutta, dalla vela di carta sospinte dal vento nel cortile. Come vorrei tornare a quei bei tempi e poterlo rifare! Paolo
      ps. da allora il Seveso continua imperterrito a fare danni, complimenti alle amministrazioni e sedi competenti.


  180. Buongiorno a tutti, mi chiamo Andrea.
    Mio padre ha vissuto per anni in questo storico quartiere e spesso me ne parla. Si chiama Claudio ed è del 48. Ora viviamo in Brianza, ma il suo ricordo è ancora forte. Vorrei fargli un bel regalo di compleanno con qualcosa che gli ricordi l’ISOLA. Ad esempio libri storici riguardanti il quartiere, o un quadro o delle foto, dei documentari o qualcosa del genere. Anche qualche cimelio storico. Qualsiasi cosa che possa ricordare questo quartiere. Spero che qualcuno di voi possa aiutarmi. Ho letto gran parte dei vostri commenti e sono tutti bellissimi.

    GRAZIE
    ANDREA


    • Buon giorno Andrea !
      Sono sicura che qualche altro amico/amica isolano risponderà alla tua richiesta,intanto ti do qualche dritta…..
      Libri :
      IL BANDITO DELL’ISOLA -milieuedizioni – biografia di Ezio Barbieri
      C’ERA UNA VOLTA L’ISOLA – autore Lino Lecchi -(questo libro ha tra i vari personaggi Nuto e Carla che COINCIDENZA STRANA ..sono anche i nomi dei mie genitori !!!!!)
      Infine ..ma non ultimo …PERCHE’ ERA VERAMENTE GRANDE ,e sarà sempre nei nostri cuori , potresti regalare a tuo padre un libro su DON EUGENIO BUSSA,esiste un’associazione di ex allievi e so che è stato fatto anche un libro ma non so il titolo.
      Se tuo padre è del 48, sicuramente frequentava l’oratorio ed era uno dei ”suoi ragazzi’ ……
      Un saluto a tutti.!!!


  181. Oggi l’acqua era veramente alta in tutto il quartiere …..

    Anch’io come Paolo ricordo un’esondazione del Seveso,(doveva essere il 70 o il 71) non potendo attraversare la via Borsieri per andare a scuola il mio papà mi prese in ‘spagoletta’ con tanto di cartella ……..chiaramente per strada c’erano altre mamme e altri papà nelle stesse condizioni …..ma ovviamente per noi piccoli tutto questo era un gran divertimento !!!
    Un saluto a tutti voi !


  182. una cosa come quella accaduta ieri la ricordo solo nel 51,tutti bloccati in casa e niente scuola,poi sino al 75 anno in cui ho cambiato residenza solo qualche centimetro di acqua raramente,ma comunque devo dire che in oltre 60 anni mai nessuno si è interessato del problema e le cose sono peggiorate.


  183. su 15/07/2014 a 9:21 am | Rispondi gianni tedeschi

    E pensare che all’Isola amavamo il Seveso che allora ( mi riferisco agli anni ’45-’50 ) scorreva a cielo aperto e che noi dell’Isola lo consideravamo, assieme al fosso che costeggiava la via Comasina sino al canale Villoresi, il nostro “mare”. La “spiaggia” era all’altezza del ponte di Viale Zara. Che acque limpide!
    Che refrigerio in quelle calde estati del dopoguerra e che belle ragazze in costume da guardare, finalmente!
    Ciao caro Seveso, ti hanno voluto imbrigliare, soffocare, sparire. Fagliela vedere tu che nullità sono quegli omuncoli che credono di gestire le cose oggi.
    Straripa, scoppia, inonda, bagnali, affogali. Io sono con te!!!


  184. su 30/07/2014 a 3:23 pm | Rispondi gianni tedeschi

    Cazzo ! Che cosa ho combinato ! Il Seveso se li è veramente portati via tutti!
    Seveso, siamo rimasti soli !


    • su 30/07/2014 a 6:56 pm | Rispondi Annamaria Laronga

      Rispondo a Gianni Tedeschi: il Seveso, dolce fiume che una volta scorreva nella nostra amata Isola, si è proprio scocciato. Ve bene tutto: imbrigliarlo, coprirlo, non farlo più vedere e assaporare nelle sere estive agli isolani, quando si dava importanza di un grande fiume, quando le sere invernali si copriva con una coltre di nebbia, come un soffice piumotto, eh sì, si è scocciato, vendicato, e ha pensato di farsi ricordare, da chi come noi lo ha conosciuto, da chi ne ha solo sentito parlare, da chi di lui se ne é infischiato, trattandolo da estraneo, come se non facesse parte di noi isolani, del nostro amato quartiere. Ma resterà sempre nel nostro cuore, come un figlio un po’ monello. Annamaria.


  185. su 14/08/2014 a 6:33 pm | Rispondi gianni tedeschi

    Nessun segno di vita da settimane a parte le righe nostalgiche di Annamaria che rivelano un animo buono e romantico. Dall’Isola sono scaturite anche delle splendide persone come lei.
    In questa vigilia di Ferragosto, con tanto tempo a disposizione da dedicare ai ricordi, mi fa piacere riportarmi al Ferragosto del 1946, primo anno di pace dopo i cinque di guerra. Io avevo 12 anni. Dopo gli anni dell’oscuramento : nessuna luce nelle strade, nessuno spiraglio di luce doveva vedersi alle finestre, i pochi mezzi in movimento come tram o macchine avevano sui fanali un’apertura di pochi centimetri. La sola luce nella Milano di notte di allora era quella della luna, quando c’era, e quando c’era anzichè portare piacere portava solo la paura di un bombardamento. E poi c’era il “coprifuoco”, dopo una certa ora non si poteva più uscire in istrada. Tutto questo nel 1946 aveva avuto termine. Gradualmente le luci nelle strade erano state riattivate, le prime all’Isola furono quelle del tratto di viale Zara, da Lagosta a Stelvio, e quel luogo
    venne subito preso d’assalto. nelle sere estive, dagli Isolani. Che aria di festa! Le giostre lì arrivarono solo negli anni seguenti. Per quel 1946 già la sola illuminazione dava gioia.
    Tutta questa premessa per inquadrare il ” mio ” Ferragosto del ’46 di cui desidero scrivere. Come i lettori di questo blog sanno, mia mamma era la lattaia di via J. dal Verme 2. Nelle sere estive di quell’anno la latteria era un punto di forte attrazione, gelato a chili, ghiaccio e granite a quintali ! Ma il
    Ferragosto era un rito, già allora, che imponeva la fuga dalla città ad ogni costo, nel vero senso della parola. A piedi, in bicicletta, col furgoncino a pedali, con i tram bianchi ( erano quelli che andavano in provincia ), o col treno, tutte o quasi tutte le famiglie dell’Isola, magari prima con una visita al “Monte di Pietà” per impegnare qualcosa, scappavano via dalla città. Uè, non stò mica esagerando e.
    La latteria, sette giorni su sette, restava aperta sino alle 24, ed anche oltre,
    ma, vuotatasi la zona, mia mamma volle anche lei festeggiare, a suo modo, il Ferragosto. Quel giorno abbassò la “Cler” alle 19. Mio papà, che lavorava in ferrovia, ma era libero in quel giorno, aveva caricato mia mamma sul portapacchi della sua bicicletta, seduta di traverso, io sulla mia “carampana”, una bici anni ’20 con un robusto portapacchi sul quale mi avevano legato una borsa con la cena di Ferragosto che volevamo gustare ” al sacco nel verde”.
    Così ci eravamo avviati per via Murat, eravamo passati davanti all’Ospedale Maggiore, avevamo attraversato Niguarda e poi Bresso, allora il percorso era
    in mezzo alla campagna verde, ed avevamo proseguito ancora per qualche chilometro sino a svoltare in un vicolo di campagna e fermandoci in un prato, al lato di un fosso. Lì, giù la tovaglia sull’erba, era uscita la cena : Pollo fritto, uova sode, insalata, la bottiglia di bevanda ( vino annacquato) ed alla fine un melone. Tutto fantastico, per me, allora. Tanto che ora, con alle spalle ricchissimi Ferragosti trascorsi nei migliori luoghi d’Europa, se devo ricordare quello che più tengo custodito nel profondo del cuore ecco che corro a quello del 1946 che ho brevemente più sopra descritto. Ah l’Isola del ’46 !


  186. su 14/08/2014 a 9:45 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Buon ferragosto a tutti
    Annamaria


  187. su 14/08/2014 a 10:09 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Gentile signor Tedeschi, ho letto con piacere la pagina del suo diario dedicata al ferragosto del ’46. Di quei tempi so solo quello che mi hanno raccontato i miei genitori. Sono nata nel 51.
    Leggendo il suo racconto ho ricordato quello che la mia mamma, nata e vissuta fino al 39 in J. Dal verme al n. 1 e poi trasferitasi con la famiglia in via Ugo Bassi 23, mi raccontava dell’immediato dopoguerra.
    Ricordo che da bambina il ferragosto lo trascorrevo con la famiglia e i miei nonni in portineria, dove nonna Bianca era custode.
    Il pranzo veniva regolarmente interrotto da inquilini che abbisognavano di qualcosa. Io mi scocciavo, ma per nonna era dovere!
    Il mio papà, operaio alla Siemens in via De Castillia, cantava da tenore, era stato anche a scuola di canto da Beniamino Gigli, ma poi la guerra aveva interrotto i suoi e i sogni di molti.
    Il giorno di ferragosto cantava in portineria, alternando romanze napoletane a canzoni di Giovanni D’Anzi, “Nustalgia de Milan” risuona ancora nel mio cuore, a volte mi sorprendo canticchiare “vivere…senza malinconia”…
    E si, bei ferragosti trascorsi all’isola, dove avevamo meno di adesso, ma eravamo felici di nulla, felici per una canzone, felici per la torta di mamma, felici
    Di conoscerci tutti almeno di vista, felici del caldo afoso, dove ci bastava andare in p.le Minniti per un gelato, felici di ascoltare la Messa da don Eugenio..,felici… Spero di tramettere ai miei nipoti i miei ricordi e che li apprezzino come me.
    Buon ferragosto Gianni a lei e a tutti gli isolani rimasti nel mio cuore.
    Annamaria.


  188. su 18/08/2014 a 7:26 am | Rispondi Annamaria Laronga

    In questi giorni estivi (si fa per dire visto il tempo), non posso fare a meno di ricordare le estati di tanti, tanti, anni fa, trascorse all’isola.
    Ricordo giornate assolate per le strade del quartiere quasi deserto. Oggi gli anziani che non sono in grado di poter andare in vacanza per tanti motivi, rimangono a casa, difficilmente i parenti li portano con loro. Ai miei tempi no, gli anziani che rimanevano erano comunque seguiti da qualche figlio. Ed era bello nelle sere estive vederli seduti davanti ai portoni delle case a ricordare tra loro i bei tempi. Noi bambini giocavamo nelle strade, allora percorse da poche macchine, ma la regiura buttava sempre un occhio. Gli uomini si raccontavano, dopo un bicchiere di Barbacarlo acquistato all’osteria in via Ugo Bassi o da Cibi Cotti, i ricordi, purtroppo non sempre piacevoli.
    Dolci serate estive trascorse all’isola, dove il tempo sembrava essersi fermato…. Peccato che i bambini di oggi non possano vivere tutto ciò….
    Saluti a tutti.


  189. su 18/09/2014 a 9:33 am | Rispondi gianni tedeschi

    E siamo giunti nella seconda parte di questo Settembre 2014 e non c’è ancora su questo sito alcun cenno di risveglio. Ho stampato tutto il pubblicato e siamo presto alle 100 pagine. Un libro! Ci mettiamo la parola fine ? Sarebbe un vero peccato ma è inevitabile se nessuno ci scrive più.


    • Si sarebbe un vero peccato caro Gianni !
      In questi giorni ho trovato un vecchio libro di Milano, sono tutte le esperienze di vita raccontate da milanesi doc – e tra i tanti argomenti si parla di antichi mestieri a Milano ……
      Qui in via Arese ,di fianco a casa mia c’era una casa molto vecchia, molto brutta e scura (almeno questo nei miei ricordi di bambina piccolissima) li
      sulla scala c’era un ANCIUAT – che puliva le acciughe nel buio pesto del pianerottolo………
      Ricordo oltre all’odore, (si sentiva a distanza) che aveva intorno tanti secchi.
      Questo è l’unico ‘personaggio’ con un antico mestiere del quale ho memoria, probabilmente all’isola ce ne saranno stati anche altri…………..

      p.s. Per la cronaca …aggiungo scherzosamente ….a chi potesse essere interessato io non mangio e non ho mai mangiato acciughe,sarde e simili !
      Un caro saluto a tutti .


      • Sarebbe un vero peccato non poter trasmettere in futuro queste nostre esperienze di vita, ricordi di fatti e personaggi che hanno riempito nel bene e nel male la nostra gioventù.
        Sono convinto che dopo il ritorno dalle vacanze molti riprenderanno a fornirci notizie con i loro ricordi e a tale proposito per riallacciarmi ai vecchi mestieri come non parlare del Tullio, tornitore in legno che con i suoi due figli lavorava all’inizio della G.Pepe in un locale angusto dal pavimento ricolmo di truccioli e segatura. Del Nin ciabattino al n°8 e sempre sulla G.Pepe al 48 el rottamat.
        Il Pompeo Brunetti ciato dal Caprotti in uno dei suoi libri creatore al n°12 di via Borsieri il famoso “Uguent del dodes” e altri preparati “miracolosi” in un bugigattolo dietro ad una pattona avvolto da un mantelloi quasi fosse un mago. Nei cortili venditori itineranti offrivano rane, lumache e vendevano anche ghiaccio per le giassere antenate dei frigoriferi ecc. ecc.
        Sempre cari ricordi
        Paolo


    • su 18/09/2014 a 12:53 pm | Rispondi Annamaria Laronga

      È vero, sarebbe un vero peccato chiudere. È da poco che ho scoperto “Vecchia Milano” e mi dispiacerebbe…. Probabilmente molte persone erano in vacanza, speriamo nella ripresa.
      A Claudia rispondo che abitavo in Ugo Bassi, vicino quindi alla via Arese e ricordo, a proposito di vecchi mestieri, lo “strascee”, con il suo trabiccolo. Ricordo un tipo buffo, certo sciur Mario, marito della sciura Maria, che era sorella di una mia zia. Abitavano in Via Borsieri al n. 9. Casa di ringhiera, acciottolato nel cortile… Tutti si conoscevano e si aiutavano.
      Il richiamo dello stracciaio lo ricordo benissimo. A scuola, Rosa Govone, con la maestra, signora Bellotti, durante il silenzio delle lezioni si udiva il richiamo del sciur Mario. Bei tempi!
      Ben tornati a tutti. A risentirci. Annamaria.


    • su 18/09/2014 a 5:31 pm | Rispondi Grazia Gandelli

      Non si può chiudere un gruppo così bello….. altrimenti una “isolana” come me da chi apprende tanti ricordi sulla zona? Tanti saluti Gianni e ben tornato

      Date: Thu, 18 Sep 2014 08:33:27 +0000 To: honfleur5@msn.com


    • Non si può chiudere un gruppo così bello….. altrimenti una “isolana” come me da chi apprende tanti ricordi sulla zona? Tanti saluti Gianni e ben tornato


      • su 18/09/2014 a 8:09 pm Annamaria Laronga

        Buona sera Grazia. Anche se non ci conosciamo personalmente, fa sempre piacere leggerci. È molto bello ricordare i bei tempi e il nostro amato rione. Non chiudiamo! A risentirci a tutti. Annamaria.


      • su 18/09/2014 a 8:15 pm dagi2006@libero.it

        io ho vissuto x tanti anni in via dei ncastiglia


  190. dagi2006 ||||||| hai vissuto in via de castiglia dimmi per favore il numero , io abitavo al 7 saluti agostino


  191. su 23/09/2014 a 7:29 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    A proposito di vecchi mestieri… Ricordo in via Thaon de Revel un negozio di pelletterie. Lo chiamavano “l’umbrelat’. Oltre ad aggiustare ombrelli vendevano borse ecc… La mia prima borsetta l’ho acquistata in quel negozietto! Ora gli ombrelli non si riparano più, ma perché non tramandare alcuni mestieri? Annamaria.


  192. Si è vero Annamaria ! L’umbrelat di via Thaon de Revel era vicino alla panetteria, poco dopo l’angolo con via Arese.
    Anche a noi è capitato di portare ad aggiustare gli ombrelli, e ricordo aveva anche borsette ,cinture,portafogli eccetera…..
    Hai ragione oggi non si ripara più nulla o quasi.!
    A memoria il negozio ha chiuso nei primi anni 70.
    Un caro saluto a tutti :


  193. su 24/09/2014 a 5:05 pm | Rispondi gianni tedeschi

    Bravissime Annamaria e Claudia nel ricordare quei mestieri ormai scomparsi e che i giovani non hanno mai conosciuto. Io aggiungo questi altri due: “EL CADREGHE’ ” che veniva nei cortili e riparava le sedie impagliate danneggiate, (che confort davano alle nostre parti molli !!!) ed “EL MATERASSE’ ” che, sempre nei cortili rinnovava, cardando la lana e ricucendoli, i materassi. All’epoca questi erano soltanto o di lana o di crine. Oggi c’è di tutto, dalle molle alla gommapiuma ed addirittura all’acqua che dicono sia l’ideale per le accrobazzie amorose notturne.


  194. No purtroppo “EL CADREGHE’ ” non lo ricordo …Ricordo invece abbastanza “EL MATERASSE” perché a volte veniva qui nel cortile della via Arese,e si metteva in un angolo a lavorare..
    Un’altro mestiere scomparso e’ il MOLETA ,( l’arrotino) che affilava forbici e coltelli, a tale proposito esiste anche una simpatica canzone in milanese.


  195. su 25/09/2014 a 12:17 pm | Rispondi Mariateresa Vailati

    signora Annamaria Laronga, mi ha fatto ricordare il grido dello STRASCEE che quando passava col suo triciclo faceva così: STRASCEE! STRASCIAIOO! E noi bambine lo guardavamo di nascosto perché mamma ci diceva sempre che se facevamo i capricci ci vendeva allo stracciaio. potevano essere 50/60 anni fa!! un saluto a tutti


    • su 25/09/2014 a 12:32 pm | Rispondi Annamaria Laronga

      Gentile signora Vailati, la prego, omettiamo “signora…” Io sono Annamaria per tutti… Mi riferisco agli anni ’50, sono del 51! Ricordo il richiamo dello stracciaio durante le lezioni scolastiche. Il sciur Mario, straccivendolo, era un personaggio particolare. Lo ricordo come un uomo buono, amante del Barbera, senza eccedere, ma con un particolare apprezzamento per il buon vino!
      Ricordo una famiglia a nome Vailati, che abitava in Ugo Bassi al n. 30. Niente a che vedere con te? Un salutone. Annamaria.


      • i vailati di ugo bassi 30 li ho conosciuti o almeno i due figli ed in particolare il maggiore che era mio compagno di scuola.Il papà mi sembra facesse l’imbianchino ed anche loro dopo le scuole dell’obbligo facevano lo stesso lavoro,ma è da circa 40 anni che li ho persi di vista.


      • su 27/09/2014 a 7:24 am Annamaria Laronga

        Buongiorno Enzo, sto pensando che se conoscevi i Vailati probabilmente ricordi anche un certo Luigino, che abitava sempre in Ugo Bassi ma al n. 24. Se non sbaglio era il figlio della custode. Buona giornata. Annamaria.


      • yes luigi martinelli sua mamma e sua nonna erano le portinaie in ugo bassi in un casa tra piazza fidia e via pollaiuolo.


  196. su 25/09/2014 a 12:58 pm | Rispondi Lucia beduzzi

    Anch’io come Annamaria ho acquistato la mia prima borsetta in via Thaon de Revel,ricordo quel negozio molto buio e seduto in un angolo c’era un signore che riparava gli ombrelli,nella stessa via c’era anche una latteria,oltre a tanti altri negozi.In via,Arese 7,dove io ho abitato fino al 67,anno in cui mi sono sposata,passavano gli ambulanti con i loro richiami:l’ombrellaio,l’arrotino,lo stracciaio e alla domenica passava anche un venditore di giornali che urlava l’Unita’ l’Unita !!!!! era lo strillone Tutto questo non c’è più.
    Un saluto a tutti.Lucia


  197. su 27/09/2014 a 8:07 am | Rispondi Mariateresa Vailati

    Buongiorno Annamaria. Non sono la Vailati di via Ugo Bassi, ma di Via Arese 7. Proprio il palazzo di Lucia Beduzzi; Ricordo abbastanza lei, ma meglio ricordo il suo Papà. Se non erro un po’ claudicante e con bicicletta (poi motorino) al seguito. Teneva sempre pulita e in ordine la Madonnina dell’altarino nel cortile. Nel mese di maggio c’erano sempre fiori freschi e insieme alle donne del palazzo veniva in cortile anche altra gente dai per la recita del S. Rosario insieme.
    Sa, Lucia, ricordo bene anche lo strillone de “L’unità”. Poi ha pensato bene di suonare i campanelli, sempre la domenica mattina, meglio se presto,e si è ritrovato, almeno un paio di volte con qualcuno che ha aperto in camicia da notte e gli ha urlato improperi! Erano proprio altri tempi!
    Ho conosciuto, era in classe con me, una Patrizia Vailati che abitava nella zona, all’incirca del 53. Forse era di via Ugo Bassi. Ho però perso i contatti subito dopo il diploma
    Un caro saluto …….dall’estero(Sicilia)


  198. su 27/09/2014 a 10:56 am | Rispondi Lucia beduzzi

    Buongiorno Mariateresa,come ho già detto a tua sorella Claudia mi fa piacere che vi ricordate della mia famiglia,io non mi ricordo di voi,perché nel 67 quando mi sono sposata sono andata via,ma mi ricordo molto bene di tua mamma e di tuo papà che faceva il tassista.Leggo che ora sei in Sicilia sei lontano dall’isola ma vedo che hai bei ricordi,un caro saluto
    Lucia Beduzzi


  199. su 01/10/2014 a 12:56 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Buongiorno a tutti gli isolani. 1o ottobre: tanti anni fa all’isola e in tutta Italia significava il primo giorno di scuola. Ricordo le vie attorno alla scuola Rosa Govone. Bambini che si aggrappavano alla mano dei parenti, paurosi per quello che ancora non conoscevano, le cartolerie del rione che straripavano di quaderni, pennini ecc. Bello il calamaio che veniva regolarmente riempito dai bidelli, i grembiulini bianchi con vaporosi fiocchi colorati a secondo della classe. Le merende che uscivano dalle cartelle. Durante l’intervallo ce ne stavamo tutti raggruppati e intimiditi scrutandoci l’un l’altro. La campanella che suonava l’inizio delle lezioni e subito dopo, tutti sull’attenti, si ascoltava l’Ave Maria. Bei tempi. Ricordo che all’uscita mia madre mi portava a comperare un anellino colorato dal cartolaio di fronte al portone della scuola, mi pare si chiamasse Garavaglia. Era una specie di premio per il primo giorno di scuola. Che nostalgia!


  200. E’ vero il 1 ottobre era il primo giorno di scuola !
    Anche la mia maestra ,dopo l’attenti ci faceva ascoltare l’Ave Maria , e sino ad oggi cara Annamaria pensavo lo facesse solo lei ……..invece a quanto pare era abbastanza consueto.
    Ricordo anch’io che di fronte alla scuola in cartoleria vendevano degli anellini con ‘pietrina’ colorata.
    Un caro saluto a tutti.


  201. su 02/10/2014 a 8:02 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Buongiorno a tutti. Abito a Linate paese, quindi quasi Milano, stamattina alle 7 eravamo immersi nella nebbia e lo siamo sempre più. Fatico a distinguere la pista degli aerei. E ricordo, con immensa nostalgia, la nebbia della mia isola. Quando mettendo fuori il naso dal portone sentivi non un odoraccio ma quasi un profumo, un odore tutto tipico. Ricordo che da via Ugo Bassi con mia madre percorrevo la Medardo Rosso per andare a UPIM, che all’epoca era a metà della via Farini. Nebbia significava per me UPIM, e ai primi di novembre voleva dire Natale. Perché a UPIM già c’erano in vendita gli addobbi, e tutto quello che era relativo. Dolce nebbia dell’isola, come ti rimpiango! Qui a Linate la nebbia puzza di carburante degli aerei e non ti senti protetto come nel vecchio quartiere. Quando arriverà novembre sarà sempre più sporca e solo un fastidio per gli automobilisti. Annamaria.


    • su 03/10/2014 a 2:40 pm | Rispondi Roberta Moroni

      Salve a tutti! Mia mamma Gianna e mia nonna Antonietta mi raccontavano sempre con tanta nostalgia della loro vita in via Borsieri … Mia mamma si chiamava Gianna Rosa Colli, figlia di Angelo Colli, operaio, e di Antonietta Dell’Angelo, che faceva la sarta in casa e cuciva a cottimo valigie piene di capi per La Rinascente. La mamma era nata nel 1933 e fino al 1958, anno del suo matrimonio con papà, ha vissuto in una casa di ringhiera di via Pietro Borsieri. Mi hanno sempre raccontato degli anni da incubo della guerra e di vari episodi riguardanti le fughe del nonno che era ricercato dai fascisti perché comunista e sindacalista, le tessere con i bollini per comperare il cibo, il suono degli allarmi per i bombardamenti e le levatacce notturne per fuggire nei rifugi antiaerei, con le ginocchia che tremavano e i denti che sbattevano per il terrore, lo sfollamento in tram verso Niguarda e la Brianza … So che nel loro stesso stabile abitavano tre signore che si chiamavano Irma, Paolina e Onesta, coetanee di mia nonna ossia nate ai primi del 900. Ancora negli anni 70-80 le andavamo a trovare (non abitavano più lì), io ero bambina ma me le ricordo, erano vecchiette molto simpatiche. Mi citavano il nome di un’osteria, da Pompeo, e il ponte della Ferrovia. La mamma e i nonni, in via Borsieri, abitavano nello stesso stabile del dott. Belloni, cardiochirurgo, che li conosceva bene. La mamma, da ragazza, lo prendeva per mano (Pierangelo Belloni era un bimbo) ed andavano insieme a passeggio: ho ancora le foto di loro due in piazza Duomo, a metà anni 50, in uno svolazzare di piccioni. Mamma Gianna è mancata nel 2007 a Carate Brianza, dove ha abitato dal 1959 in poi. Qualcuno l’ha conosciuta o si ricorda la famiglia dei miei nonni? Grazie a tutti per l’attenzione.


      • di tutta la storia interessante come moltissime altre di vecchi abitanti dell’isola posso dire che il belloni è stato mio compagno all’oratorio anche se io ho 2/3 meno di lui,ma dei tuoi nonni e dei tuoi genitori non ricordo forse ero ancora piccolo sono del 45,comunque un saluto ed è sempre bello sentire le vecchie storie che ti mettono un po’ di nostalgia.


      • su 04/10/2014 a 9:49 am gianni tedeschi

        Buongiorno Annamaria, é stato un vero piacere leggere quanto hai scritto.
        Il tutto mi ha riportato indietro ai miei anni ’40 e ’50 ed a quelli della mia Isola di quel periodo. Non ho capito se tua mamma Gianna è ancora viva.
        Sai se da piccola, anni ’46/’47, faceva la sartina in un negozio di via Borsieri 1 ?
        Ricordi se nella vostra portineria abitasse un certo Cesare Nozza ?
        Se sarai così gentile da rispondermi ti potrò raccontare altre storie dell’Isola di quegli anni che forse ti potranno interessare. A presto dunque ed un caro saluto. Gianni


      • su 04/10/2014 a 9:52 am gianni tedeschi

        Scusa Roberta, mi sono indirizzato a te con il nome di Annamaria ma si tratta di un mio errore. E’ a te, Roberta, che erano indirizzate le mie righe.


  202. …ieri con un amico che non vedevo da 40 anni (siamo cresciuti assieme in via Borsieri 14) abbiamo girato la nostra Isola-Minniti..Garigliano..Lagosta..Volturno..Confalonieri…..Pastrengo..Archinto..Dal verme…quanta nostalgia….


  203. su 08/10/2014 a 7:38 pm | Rispondi Lucia beduzzi

    Anch’io appena posso farò un giro all’ISOLA per ricordare !!!!!! Non vedo l’ora Ciao a tutti gli Isolani


  204. su 09/10/2014 a 7:36 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Ciao a tutti. Una domanda a Franco: ricordi in via Borsieri 14 una, allora bambina, riferito agli anni 50, che si chiamava Marzia? Era molto bellina, aveva una lunga treccia nera.Era mia compagna alle elementari.
    Ciao e grazie. Annamaria.


  205. …cara Annamaria la Marzia l’ho conosciuta bene,e’ mia cugina,abitava al secondo piano del secondo cortile del 14 aveva una sorella maggiore Gabriella e un fratello minore di nome Marco se non sbaglio si chiamava Fornoni…in ogni caso erano bei tempi…un abbraccio Franco


  206. …caro Gianni sarebbe un gran piacere,..di solito la domenica mattina la dedico alla mia Isola…ci sentiamo…


  207. su 11/10/2014 a 4:03 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Grazie Franco. È vero, si chiamava Fornoni. La ricordo come la bambina più simpatica della classe. Sarebbe bello una rimpatriata all’isola, magari per la festa della Fontana. Nostalgia del vecchio quartiere, ma anche della nostra gioventù. A presto. Un abbraccio a tutti. Annamaria.


    • su 13/10/2014 a 6:19 am | Rispondi Lucia beduzzi

      Cara Annamaria,raccolgo la tua proposta di incontrarci in occasione della festa della Fontana che sarà il 26 ottobre. Spero che si possa organizzare.Teniamoci in contatto.
      A presto ciao a tutti.Lucia
      lucia.beduzzi@fastwebnet.it


      • su 13/10/2014 a 8:54 am gianni tedeschi

        Ho letto la proposta di Lucia per un incontro in occasione della Festa della Fontana. Vi prego di avvisarmi. Non dimenticatemi !


  208. su 11/10/2014 a 7:36 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Ciao a tutti. Chi ricorda le famose “sorprese”? Simpatici sacchettini venduti nelle latterie di p.le Archinto, via Pollaiolo ecc… Contenevano giochini e una caramella Golia. Costavano 10 o 20 lire. Che conquista quando riuscivi a convincere i genitori a regalartela! Annamaria.


    • su 12/10/2014 a 9:46 am | Rispondi gianni tedeschi

      Bravissima Annamaria così attiva con i suoi ricordi. Le sue ultime righe mi hanno portato alla mente le figurine “Fidass”. Chi se le ricorda dei miei coetanei ? Ma ce ne sono ancora vaganti in Internet ? O sono solo ? Comunque le Fidass segnarono un’epoca. Erano i primi anni del dopoguerra, 1947 e dintorni.
      Le caramelle Fidass erano incartate assieme ad una figurina di calciatore. Il formarne una squadra spedendola poi alla sede della società si riceveva un bel pallone da calcio in cuoio. Tutti i ragazzi impazzivano, ogni soldino dalle tasche finiva in caramella Fidass e tutti succhiavano ed ammucchiavano figurine. Ma le squadre erano difficili da formare, i portieri erano quasi introvabili. Io che allora frequentavo le medie al Parini ero coinvolto sia all’Isola che a scuola negli scambi convulsi di queste figurine. Si stava ripetendo quel fenomeno sociale che qualche decennio prima era stato rappresentato dalle figurine “Liebig”.
      Per la raccolta di quelle gli italiani divennero dei bevitori di brodo Liebig!
      Io conoscevo bene il sistema Fidass perchè mia mamma nella sua latteria di via dal Verme ne vendeva in quantità industriale. In ogni scatola di cento o duecento caramelle, che si vendevano per unità, c’era solo un portiere. Preziosissimo ! Ma i portieri delle scatole che arrivavano da noi me li prendevo scartando e rincartando di nascosto, con una pazienza certosina, tutte le caramelle. Poi mettevo in giro la voce che da mia mamma si trovavano facilmente i portieri e così le caramelle andavano a ruba assieme alle illusioni di poter formare una squadra. Io intanto i miei portieri che avevo sottratto li barattavo al Parini, dove la febbre Fidass era ai massimi livelli, con le cose più impensabili. Ho confessato solo ora queste mie operazioni che mi sono pesate sulla coscienza per tutta la vita. Ecco, ora me la sono liberato
      . Posso morire in pace.


  209. su 12/10/2014 a 12:13 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Caro Gianni, non ricordo le figurine di cui parli. Ma una cosa l’ho capita leggendo il tuo scritto: sei troppo simpatico! È questa l’ironia degli isolani.
    Un abbraccio. Annamaria.


    • su 12/10/2014 a 5:48 pm | Rispondi gianni tedeschi

      Grazie del complimento cara Annamaria! Alla mia età sentirsi attribuire un “troppo simpatico” è un complimento grande come una casa.


  210. su 14/10/2014 a 4:49 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Ciao Gianni. Ho scritto a Lucia per accordarci circa la festa della Fontana. Figurati se dimentichiamo una bella persona come te! Nessun isolano deve essere scordato. Il tam tam funziona per tutti. Più saremo meglio sarà. Sto cercando di coinvolgere anche mio marito, che non è isolano ma milanes ariuss! Un saluto a tutti. Annamaria.


    • su 14/10/2014 a 12:35 pm | Rispondi Lucia beduzzi

      Ciao Annamaria,ti ho appena inviato un e mail speriamo di organizzare,anch’io coinvolgerò mio marito,non è’ isolano e neanche milanese,ma verrà volentieri anche perché alla Fontana ci siamo sposati tantiiiii anni fa saluti a tutti Lucia


  211. su 17/10/2014 a 11:10 am | Rispondi gianni tedeschi

    Non dimenticate la Roberta Caccialupi. Ha fatto tanto per l’Isola, vedi Milanoisola.


  212. su 19/10/2014 a 12:04 pm | Rispondi gianni tedeschi

    E domenica 26 Ottobre, Festa della Fontana 2014. L’Isola sarà in festa, malgrado tutto, come sempre. Come lo era anche nei difficili anni del dopoguerra. Allora bastava il profumo dei Krafen, fritti nell’olio bollente, per addirittura inebriare. E le giostre montate in P.le Segrino ci facevano scaricare la voglia di vita che era in tutti noi.E quanti flirt nascevano in quel giorno in cui ci si incontrava tutti liberamente e ci si riscoprivamo tutti più belli !


  213. su 24/10/2014 a 4:50 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Caro Gianni mi spiace ma non potrò essere presente alla festa della Fontana. Sono purtroppo bloccata a Cesenatico dove abita mio figlio per gravi problemi famigliari. Ho già avvertito Lucia. Spero di potervi incontrare in una prossima occasione. Un abbraccio a tutti. Annamaria.


    • su 24/10/2014 a 6:02 pm | Rispondi gianni tedeschi

      Non ti preoccupare, cara Annamaria, non mancheranno occasioni per un altro incontro tra Isolani. L’importante soprattutto è che tutto si risolva bene per te.
      La vita ci presenta continuamente nuove situazioni difficili da affrontare. ma poi le superiamo e spesso le dimentichiamo pure. A presto ed auguri!


  214. su 24/10/2014 a 7:46 pm | Rispondi Lucia beduzzi

    Cara Annamaria,come già ti ho scritto appena tu avrai risolto i tuoi problemi famigliari cercheremo di organizzare un incontro,anche se non e’ la festa della Fontana sarà per noi Isolani un evento importante.Buone cose.
    Lucia


    • su 25/10/2014 a 12:20 pm | Rispondi agostinoantonaci@libero.it

      All’incontro della festa della fontana fate delle foto di gruppo e mettetele sul sito Saluti a tutti Agostino Antonaci


  215. ….sono stato alla festa della Fontana ca le 10,00 ma sono rimasto deluso…bancarelle quasi solo in Boltraffio praticamente solo frutta e verdura….oh miei cari e amati anni 50/60 dove siete????!!!!….le bancarelle iniziavano da ple Segrino e coinvolgevano tutte le vie attorno con i loro profumi….kraffen…zucchero filato….etc etc….


  216. su 28/10/2014 a 8:00 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Mi spiace non aver potuto partecipare alla festa della Fontana. Mi pare di aver capito che nulla è più come una volta. Per forza, noi giocavamo in strada o nei cortili, giochi che coinvolgevano tanti ragazzini, giochi se vuoi anche un po’ banali, ma che ci insegnavano a stare assieme, ad aiutarci l’un l’altro, ci facevano capire che cos’è una comunità, e di conseguenza anche eventi come la Festa della Fontana erano per noi veramente una festa. Dove ci divertivamo solo a sentire il profumo dei krapfen, le prime caldarroste, lo zucchero filato che ti impiastricciava tutta la faccia. Che bello. Le giostre con i ragazzotti che ti sussurravano stupidate e noi ragazzine arrossivamo confuse e a volte sognavamo.
    Oggi i ragazzi hanno giochi elettronici, che sono senz’altro più stimolanti per la mente ma non per il cuore e per la fantasia. La ragazzine di oggi sanno ancora arrossire per un complimento, se mai a un giovane venisse in mente di farlo?
    Che bello quando raccontavi a casa che andavi a Messa. Vero. Entravi dalla porta principale e uscivi da quelle secondarie per stare magari solo con le amiche a raccontare sciocchezze, a ridacchiare se passava il morosino di una di noi.
    Ci hanno tolto la “nostra” Festa della Fontana, ma non potranno mai toglierci i ricordi e i sogni.
    Buona giornata a tutti gli amici isolani che spero di incontrare presto. Annamaria.


    • su 28/10/2014 a 10:47 am | Rispondi gianni tedeschi

      Brava Annamaria che hai saputo esternare quanto, nel profondo, ognuno di noi custodisce. Spero proprio che un bel giorno ci si possa, su questa terra, nuovamente reincontrare, anche se non tutti, il che sarebbe impossibile, e gioire insieme del fatto di essere, malgrado tutto, ancora vivi e vegeti e con del futuro davanti. Un affettuoso abbraccio!


    • …Annamaria ti ricordi le giostre in ple Spotorno? li conobbi la mia prima ragazza…ci guardavamo a distanza poi si andava su l’autoscontro e poi…e poi…e poi…la seguivo fino a casa a debita distanza…esattamente 50 anni fa dic,1964…lei in garigliano io borsieri…che tempi…eravamo dei piccoli leoni…io lavoravo e andavo a Ragioneria la sera(avevo 17 anni)…mio figlio 23 anni non resisterebbe neanche un mese….ciao a tutti


  217. su 29/10/2014 a 6:27 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Grazie caro Gianni per le tue preziose parole. Spero anch’io con tutto il cuore di riuscire ad incontrarci. Lo desidero molto. Magari prima di Natale, quando anche la nostra isola si vestirà a festa. Potremmo organizzare una pizzata o altro, quello che decidete per me va sempre bene. Nessuno però mi ha scritto se vi siete incontrati, come avete trascorso la giornata ecc…
    Un abbraccio a te, a Lucia e a tutti gli isolani che ci leggono. La forza degli isolani di una volta sta che nonostante i grossi quotidiani problemi che ci affliggono,riusciamo comunque a sorridere e a sperare in un futuro più positivo, dove gli altri, anche se quasi sconosciuti, trovano un posticino nei nostri pensieri e nel nostro cuore.


    • su 29/10/2014 a 1:16 pm | Rispondi Lucia beduzzi

      Ciao Annamaria,purtroppo non ci siamo incontrati in occasione della Festa della Fontana,io non ero a Milano visto che non si combinava non sono tornata.Vorrei tanto organizzare prima di Natale come dici tu anche per una pizza io sono disponibile a tutto basta organizzare.A presto un caro saluto a tutti gli ISOLANI


  218. su 01/11/2014 a 4:44 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Caro Franco quanti bei ricordi… Una bancarella mi piaceva tanto: dovevi lanciare una pallina in una serie di caselle, in base al punteggio ottenuto ti portavi a casa un prezioso gioco. Divertimenti che oggi i nostri figli e nipoti snobbano senz’altro. Non sanno divertirsi e hanno tutto. Sono sempre annoiati e infastiditi, che stufida!
    Ricordo in via Borsieri il negozio di “cibi cotti”, antenato delle moderne rosticcerie. In questa stagione preparavano padellone di castagnaccio, mamma che buono! Poi c’era il catino con il merluzzo a bagno… Oggi: merenda a base di schifezze, hamburger con carne misteriosa… e la noia che li sommerge!
    Ciao a tutti e buon fine settimana con un buon Pan di mort….


  219. su 01/11/2014 a 6:57 pm | Rispondi gianni tedeschi

    Oggi da Barcellona Pozzo di Gotto,dove passa in pace questi anni, mi ha chiamato Ezio Barbieri. Si sente che ha l’Isola nel cuore. Mi ha pregato di salutare tutti gli Isolani a nome suo. Pochi sono ancora quelli che l’hanno conosciuto di persona. Io sono uno dei pochi. Ecco, ho trasmesso i suoi saluti.


  220. su 02/11/2014 a 8:57 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Ciao caro Gianni, ho letto il tuo messaggio relativo a Ezio Barbieri. Forse tu riuscirai a dipanare una matassa che mi frulla nella mente e non riesco a dipanare.
    Ricordo da bambina una trattoria angolo via Porro Lambertenghi con Via Pollaiolo . Mi pare il proprietario si chiamasse proprio Barbieri, ma non sono sicura. Non so perche’ ma questo signore veniva chiamato “Peri”. Un omone grande e grosso, aveva un cane lupo che adoravo e del quale avevo però un po’ timore.
    Il mio papà, che era tenore, a volte cantava per passione in questo locale, ho anche una sua vecchia fotografia.
    Avevano una delle prime tv e la sera si andava a vedere Lascia o raddoppia?
    Che gioia per noi bambini, gassosa o gelato che all’epoca costava 20 lire due gusti.
    Non so se si tratta della stessa persona. Un abbraccio e buona domenica. Annamaria.


    • La latteria all’angolo Lambertenghi/Pollaiuolo era proprio della famiglia di Ezio Barbieri. Il “Peri” di cui parli probabilemnte era il padre, ma certamente Gianni saprà dirti di più.


    • su 02/11/2014 a 1:08 pm | Rispondi gianni tedeschi

      Credo proprio che quel signore che vedevi con il cane lupo fosse il padre di Enzo che era un ottimo insegnante di piano e forse per questo tuo padre andava li a cantare con il suo accompagnamento. Il padre però non si occupava della trattoria che veniva mandata avanti dalla mamma e dalle tre sorelle. Per quanto riguarda le serate TV è probabile che tu andassi lì, per “lascia o raddoppia”. Ezio, comunque in carcere dal febbraio ’46, era già sparito dall’Isola. Buona domenica anche a te cara Annamaria.


      • io non intervengo quasi mai poichè quello che di solito viene riportato in queste pagine corrisponde sempre a verità e quindi è inutile ripetersi,confermo tutto quanto detto dal gianni tedeschi che è lo storico num.1 dell’isola e approfitto per mandare un saluto a tutti.


      • su 03/11/2014 a 11:11 am gianni tedeschi

        Grazie caro Enzo per la patente di storico n° 1 dell’Isola Quello di cui io posso testimoniare è racchiuso solo nel periodo, ormai si storico, compreso tra il 1934 ed il 1950. Sono solo 16 anni, niente rispetto ad una vita, ma credo che concentrino in se quanto di più vario ed importante si sia verificato negli ultimi ottant’anni. Dagli anni del consenso al fascismo, ai primi anni di guerra con la partecipazione e l’entusiasmo di tutti per le prime vittorie, i bombardamenti, gli sfollamenti, la fame, il freddo, le macerie, l’oscuramento ed i tedeschi. Poi il passaggio dal nero al rosso, le fucilazioni, le prime luci stradali riattivate, la frenesia della ricostruzione, la propaganda politica, le prime arrampicate sociali, la Vespa e la Lambretta, ecc. ecc. Tutto questo un lampo se guardato nella prospettiva del tempo passato ma tremendamente lento se vissuto giorno per giorno. E, ti dirò, caro Enzo, che mi piace raccontare le varie situazioni vissute e viste,anche nei dettagli, senza partigianeria o pregiudizi, contrariamente a qualche trinariciuto ( ce ne sono ancora ) che si ostina a seguire certe ideologìe, che se non fossero tragiche nella loro storia, sarebbero addirittura comiche.


  221. su 03/11/2014 a 2:21 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Mi piace molto leggere i racconti di Gianni. È la nostra storia, bella e brutta, fatta di episodi indimenticabili. Spero che i nostri figli e i nostri nipoti debbano solo leggerli e non viverli. Un abbraccio a tutti. Annamaria.


    • su 03/11/2014 a 4:43 pm | Rispondi gianni tedeschi

      Cara Annamaria, se ti piace leggere le mie storie, intendiamoci, storie di vita vissuta, eccomi qua. Scegli l’argomento e l’anno, io faccio click e parto. Buona serata !!


  222. su 05/11/2014 a 8:09 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Caro Gianni, ho qualche fotografia relativa ai bombardamenti all’isola. Riguardano la via pollaiolo angolo Lambertenghi. Mi piacerebbe sapere qualcosa di più di quel periodo. Senz’altro mia madre me ne avrà parlato, ma un po’ non ricordo e un po’ mi fa piacere leggere di quegli anni terribili. Grazie e un abbraccio. Annamaria.


    • su 06/11/2014 a 7:21 pm | Rispondi gianni tedeschi

      Buona sera cara Annamaria. Ho giusto un pò di tempo a disposizione e come meglio impiegarlo se non raccontandoti di quegli anni che definisci terribili? ” Nel giugno del 1940, subito dopo la dichiarazione di guerra alla Francia ed all’Inghilterra, per Legge in ogni fabbricato dovevano venire costruiti, nelle cantine, i rifugi antiaerei. Io abitavo allora in via j. dal Verme,4,
      avevo quasi 6 anni, in ottobre avrei frequentato la 1a elementare, Le cantine della casa vennero subito allestite : travi e tronchi di sostegno, uscite di sicurezza, e per noi piccoli che nella casa eravamo una decina vennero improvvisati dei lettini di legno per poterci dormire nelle notti di “allarme”. I Francesi erano già venuti a bombardare nel Nord Italia ma non ancora su Milano. Ricordo di avere dormito in quel lettino improvvisato un pò di volte quando di notte era suonato l’allarme ma non vi furono bombardamenti su Milano in quelle notti. Ogni casa dell’Isola, e così in tutta Milano, era stato nominato un “capo fabbricato” che aveva il compito di assicurarsi che tutti rispettassero l’oscuramento, nessuna luce doveva trapelare dalle persiane,
      che tutti scendessero in rifugio durante gli allarmi e che tutto si svolgesse ordinatamente. Nella casa dove abitava la mia famiglia era stato incaricato mio padre. Nei mesi seguenti ci furono dei bombardamenti su Milano ma io ero stato mandato a Rimini da parenti e quindi non li vissi, però ne ero stato informato. L’Isola non ne venne coinvolta ancora. In quei mesi dal numero 4 della via ci trasferimmo al numero 2 dove mia mamma aveva acquistato il negozio di Latteria. Così venni a conoscere il nuovo rifugio sotto
      quel fabbricato. Un pomeriggio si dovette scendere in rifugio per l’allarme, si sentiva già il rumore degli aerei che arrivavano su Milano in formazione.
      Tutti pigiati in rifugio sentimmo le esplosioni delle bombe che cadevano ed al cessato allarme, ed era già buio, uscimmo in strada. In via Cola Montano stava bruciando la falegnameria Bovolato che era stata colpita dagli spezzoni incendiari. Non avevo mai visto uno spettacolo del genere. Le fiamme si alzavano all’altezza del tetto dello stabile d’angolo di Via Dal Verme 1. Bruciò per tutta la notte senza nessun intervento per spegnere il fuoco. Al mattino c’erano solo dei tizzoni fumanti. Altri gravi danni non mi risulta ce ne fossero stati all’Isola in quella incursione.
      Intanto cominciavano gli sfollamenti da Milano. In ottobre iniziò l’anno scolastico regolarmente. Contrariamente a quanto si è raccontato in malafede, c’era un grande entusiasmo popolare per la guerra nella quale l’Italia era entrata. I ragazzi dell’Isola richiamati alle armi erano ritenuti degli eroi e le loro famiglie ne andavano fiere. Ricordo il Fonti del n° 4 di Via Dal Verme, arruolato nella Folgore e che perse un braccio ad El Alamein ed il Cesare Nozza di Via Borsieri 21 che partì per la Russia con l’ARMIR e durante la ritirata fu ferito e congelato ma se la cavò, ed ancora i fratelli Piatti di via Dal Verme 2, Bersaglieri sui vari fronti. Ribadisco che nei primi anni di guerra, quindi sino alla fine del ’42, l’entusiasmo popolare era alto.
      I bollettini di guerra giornalieri che comunicavano le situazioni sui vari fronti erano seguitissimi alle radio. Quando qualche successo veniva conseguito, ad esempio la presa di Giarabub nel Nordafrica, esplodeva l’entusiasmo popolare. Ricordo tutti affacciati alle finestre, dopo l’annuncio, a sbracciarsi ed urlare festosi. I successi dei nostri alleati Tedeschi erano tali da far pensare ad una rapida fine della guerra. Tutti i generi, alimentari e non,sin dall’inizio, erano stati tesserati. Cioè ogni cittadino riceveva una tessera annonaria, con i buoni della stessa poteva acquistare, nel negozio che aveva scelto, le razioni assegnate. Certo la fame imperava e la borsa nera permetteva solo a chi disponeva di denaro di non farsi mancare il necessario. Tutto era tesserato, anche l’abbigliamento e la legna o carbone per il riscaldamento. Dopo i reiterati bombardamenti e l’avanzare della guerra con la piega negativa per le nostre truppe, l’umore nella popolazione cambiò gradualmente. Tre inverni di guerra, con le paure e le privazioni avevano demoralizzato un pò tutti. Passato l’entusiasmo, disastrosi i risultati in Africa ed in Russia, nel 1943 la situazione, anche all’Isola naturalmente, era ben lontana da quella dei primi mesi di guerra. Il fascismo cadde il 25 Luglio del 1943, malgrado questo i “liberatori” vennero a bombardare Milano
      nelle tre notti di metà Agosto. E’ in queste occasioni che l’Isola fu gravemente colpita. Le case distrutte e gli stabilimenti colpiti furono molti.
      Non stò qui ad elencarli ma li ricordo ad uno ad uno, Tutti. Nell’inverno del 1943 le piante di piazzale Archinto, in una notte ( ed era in vigore il coprifuoco, cioè nessuno poteva uscire di casa dopo le 22 e sino le 6 del mattino, pena gravi conseguenze ) vennero segate e fatte sparire senza che nessuno se ne accorgesse. Come possibile? Senza mezzi per spostare la legna ricavata ? Eppure il combattere il freddo nelle case faceva addirittura rischiare la vita o la galera. A questo riguardo già tutto quello utilizzabile, per far ardere le stufe, del Cinema Patria, Archinto angolo Dal Verme, distrutto nel febbraio del 1943, era stato asportato. Prima i sedili poi il pavimento di legno a listoni. Poi venivano attaccate le case bombardate. Si smontavano le porte in legno per bruciarle così come i mobili rimasti e non sfollati. Insomma eravamo diventati delle cavallette. Io, che ero arrivato ai miei dieci anni, mi feci anche delle brutte ferite alle mani ed alle braccia per asportare delle porte dallo stabile di P.le Fidia centrato dalle bombe. Cosi si entrò nel 1944.
      Repubblica Sociale Italiana. Oggi spacciano l’Isola di allora come “rossa”.
      Che grande falsità. I giovani si arruolarono volontari nelle varie formazioni che erano state costituite. Nella Muti, nella X Mas, ed anche nelle SS Italiane. Chi vuole qualche nome non ha che da chiedermelo.
      Io frequentavo la 1a media al Parini di via Goito e poi vivevo all’Isola praticamente sempre in strada e li ho vissuti profondamente quei giorni sino al 25 Aprile 1945. L’Isola più che tranquilla ! E questo sino a quella data.
      Dopo ci fu il Piazzale Loreto e questo diede il via al sangue anche all’Isola.
      Venne fucilato per primo il Brenna, fratello della pollivendola di P.zza Minniti.
      La sera del 26 era in stazione per raggiungere la famiglia sfollata, era stato preso, portato nelle scuole di p.le Archinto, condannato dal “tribunale del popolo” e poi fucilato il giorno seguente lungo il muro dell’oratorio e poi appeso per i piedi al palo in ferro di fronte al negozio della sorella. Io avevo assistito a qualche metro a quella fucilazione.
      Il secondo fucilato nello stesso luogo fu, qualche giorno dopo, il Volpini.
      Gran festa di popolo in attesa della sua fucilazione.
      Ultima e terza fucilazione fu quella de Mandelli. Era il figlio dei portinai di via Garigliano 5, la casa del Toscanini, quello che scappato in America organizzava concerti per finanziare i bombardamenti sull’Italia,
      .Eravamo già ai primi di Maggio. All’uscita dalla chiesa di via Sebenico, dopo la messa serale, all’uscita dalla chiesa si presentò questo spettacolo :
      su di un motocarro scoperto, di quelli con il manubrio davanti al cassone, c’era il Mandelli sul cassone, circondato da cinque o sei energumeni che lo picchiavano a sangue girando per tutte le vie dell’Isola. Gli avevano messa in mano una bandiera rossa e lo obbligavano a cantare giovinezza. E intanto giù botte. Poi il motocarro si era fermato proprio sull’angolo Borsieri- Dal Verme. Io ero proprio sui gradini del 18.
      Il Mandelli, lordo di sangue e tutto strappato era stato buttato giù dal motocarro e circondato da quegli energumeni che continuavano a picchiarlo e calciarlo era stato spinto contro il muro,proprio sotto la finestra dell’ufficio di Don Eugenio. Io mi ero spostato di qualche metro ma ero ancora lungo quel marciapiedi. Vidi tutti quelli che avevano portato li il Mandelli e, se chiudo gli occhi me li vedo ancora come fosse allora. Erano tutti ubriachi
      fradici. Li lo fucilarono in tre, da qualche metro, la larghezza del marciapiedi.
      Ecco cara Annamaria. Mi sono un pò dilungato ma spero non ti sarai annoiata. Non mi resta che augurarti una buona serata.


      • questa storia la conoscevo già non così dettagliata ma mi è stata raccontata dai miei.Per quanto riguarda persone a me vicine che partirono per la guerra devo ricordare un cugino di mia mamma che si è fatto prima l’africa poi la russia in fanteria ed è tornato con un piede congelato abitava in via arese 20,uno zio artigliere di montagna prima in grecia poi arruolato nella folgore e mandato ad el alamein con la promessa che in quella brigata si mangiava bene,altro zio fratello di mia mamma che abitava in via lario in aeronautica a predappio poi a bologna ed infini mio papà richiamato in fanteria a como.


      • su 07/11/2014 a 11:58 am gianni tedeschi

        Caro Enzo, tu testimoni di quanti isolani furono coinvolti come militari nella prima fase della guerra. Noi ragazzi, li ritenevamo allora degli eroi, erano stati richiamati ed avevano ubbidito alla Patria, Cosi anche a scuola, dove si viveva questo clima patriottico, venivano rispettati ed ammirati. Poi, nel dopoguerra, avendo fatto parte dei vinti, vennero fatti dimenticare. Avevano fatto la guerra di Mussolini, perchè ricordarli? Anche di caduti ce ne furono tanti, ma passarono anche loro nell’oblio. Quasi per tutti ma, molto sinceramente , non per me. Chiamatemi pure nostalgico, ma se questo vuol dire avere sempre ricordato i vivi ed i morti che in quel periodo in nome della Patria Italia, e non paese come la definirono poi, si impegnarono ed anche morirono, ebbene si, sono un nostalgico.


  223. su 08/11/2014 a 6:19 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Caro Gianni, grazie per la tua testimonianza. La mia mamma mi raccontava spesso episodi relativi a quel periodo. Ma del ‘ 45 non mi ha mai detto nulla.
    Ricordo che mi raccontò di una terribile notte. Abitava già in via Ugo Bassi con i genitori. In quella via c’era un deposito di cavalli addetti al trasporto, la società mi pare si chiamasse Oriani, durante un bombardamento il deposito fu colpito, tutto si incendiò e le urla delle povere bestie bruciate vive le ricordava a distanza di anni.
    Ti ringrazio ancora per la tua disponibilità e gentilezza, è sempre un piacere leggerti. Un abbraccio. Annamaria.


    • su 08/11/2014 a 1:36 pm | Rispondi gianni tedeschi

      All’inizio della via Ugo Bassi, svoltando dalla Carlo Farini, ed arrivando sino all’angolo Cola Montano, erano tutti depositi della Gondrand e stalle per i loro cavalli. Infatti i trasporti venivano fatti perlopiù con carri a cavalli.
      Io li ricordo bene quelli che tornavano scarichi percorrendo la J. dal Verme. Scaricavano spesso la loro pullina che restava sull’asfalto solo pochi minuti, cera subito qualcuno che con secchio e paletta la andava a raccogliere, ancora fumante, per concimare la terra dei vasi di fiori o quella delle cassette in cui si piantava, sulle ringhiere o nei cortili, ogni cosa commestibile, pomodori, ecc.
      Pensa che c’era, in tutta Milano, chi sul balcone di casa organizzava un piccolo pollaio, per allevare galline ed avere qualche uovo. La famiglia doveva però farne denuncia all’Annonaria che ne teneva conto nell’assegnazione dei buoni sulla tessera annonaria.E’ una cosa incredibile oggi ma era proprio così. Tornando alla Gondrand ed ai suoi cavalli di via Ugo Bassi, ricordo anch’io benissimo quando le stalle furono colpite dagli spezzoni incendiari e furono distrutte dal fuoco insieme ai poveri cavalloni. Fu nella stessa notte in cui fu distrutto il cinema Vox di via Farini, che venne poi ricostruito solo qualche anno dopo la fine della guerra.
      Concludo raccontando qualcosa della borsa nera e dei trucchi per avere qualcosa in più delle razioni della tessera. I controlli delle Autorità erano severissimi e frequenti per cercare di combattere questi fenomeni
      ma la fame, quando impera come allora, dava stimoli troppo forti per correre anche dei rischi. Ad esempio il droghiere Alberti, di via dal Verme 2, si era fatto trovare con un sacco di zucchero in cantina. Fece tre mesi a San Vittore. Qualche latteria dell’Isola venne chiusa per un mese per aver trovato, ai controlli, acqua nel latte. Mia mamma, che aveva la latteria di J. dal Verme 2, annacquava anche lei abbondantemente il latte, diceva : ” lo faccio per fare felice un pò di gente che riesce ad avere un pò più di latte rispetto a quello assegnato”. Così tutti lo bevevano annacquato ma non sapendolo ma solamente supponendolo, erano in ogni caso contenti.
      Avevamo i controlli dell’Annonaria, ma con qualche pezzo di formaggio grana che spariva nelle borse dei controllori, i campioni venivano prelevati solo da bottiglie o bidoni vergini. ( Forse voi pensate che la corruzione sia una recente invenzione ? ).
      Un’altro sistema, messo in atto soprattutto dai commercianti della zona, era quello di fare denuncia dio smarrimento delle carte annonarie e di ottenerne una copia dal personale compiacente, in questo modo, disponendo di doppie tessere, si registravano su diversi negozi, scambiandosele ed il gioco era fatto. In pratica la mia doppia tessera la davo al prestinaio di Pastrengo e lui mi dava la sua doppia per il latte da me. Naturalmente l’intreccio era ben più complicato e coinvolgeva macellai, droghieri, salumieri ecc. Posso dire che era una rete che coinvolgeva tutta l’Isola e, naturalmente, anche tutte le altre zone di Milano. Del resto i commercianti come avevano fatto a conquistarsi il titolo di ” Affamatore del popolo” ? Ma il rispetto dei clienti rimaneva stabile perchè la più parte era indebitata con i negozianti acquistando ” con il libretto”. Cosa raccontarvi di più ? Buona domenica a tutti.


      • la cacca dei cavalli per concimare i fiori la raccoglieva anche mia nonna,alla gondrand in quel periodo ci lavorava un cugino come conduttore di carro con il cavallo che abitava in via arese e il papà di un mio amico che abitava in lambertenghi di fronte al bar del barbieri.


  224. su 09/11/2014 a 6:59 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Ma che bel modo di iniziare la domenica… Pare che la cacca dei cavalli porti fortuna, speriamo. Ne abbiamo tutti un gran bisogno!
    Grazie anche ad Enzo per questi ricordi. Abitando vicino al deposito Gondrand ricordo perfettamente i carri, la paglia ma soprattutto il “profumo”. Che però mi piaceva perché mi ricordava la campagna. Da bambina andavo spesso in Valcuvia, allora era già una vacanza lussuosa, mi piacevano i profumi della campagna, le stalle, e tutto quello che faceva parte del contesto. Per cui l’odore dei cavalloni Gondrand mi faceva rivivere le vacanze.
    Buona domenica a tutti.


  225. su 10/11/2014 a 10:27 am | Rispondi Lucia beduzzi

    I racconti di Gianni sono così ben descritti che leggendoli vengono alla mente tante cose che erano lontani dalla nostra memoria.Anch’io ricordo che passando da via Ugo Bassi si sentiva un forte odore dei cavalli dei trasporti Gondrand. Chi si ricorda che sempre in via Ugo Bassi c’era la vendita di legno Riccobon? Cari saluti a tutti.
    Lucia


  226. su 10/11/2014 a 2:11 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Io mi ricordo la signora Riccobon. La mia vicina di casa, la signora Pina, si occupava del bambino dei Riccobon. Una volta mi mostrarono la cameretta del bimbo, mi parve il paese dei balocchi…. La signora la ricordo come una persona molto dolce, bionda, un po’ antica…. Un salutone a tutti Annamaria.


  227. …Annamaria rriccobon mi ricorda un ragazzo dell’oratorio o sbaglio…


    • su 13/11/2014 a 7:52 am | Rispondi Lucia beduzzi

      Noi andavamo a sciare con le ACLI della Fontana e con noi c’era un ragazzo che si chiamava Tonino Riccobon ed era parente dei Riccobon di via Ugo Bassi non so se e’ quello che dici tu.
      Lucia


  228. su 12/11/2014 a 8:45 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Franco non ricordo se Riccobon frequentava l’oratorio, anche perché mi pare fosse più giovane di me. Forse si chiamava Alberto….
    Quali notizie ci sono del nostro buon vecchio Seveso? Io abito a Linate paese e il Lambro ci ha isolati….


  229. Alle 18 il Seveso è arrivato all’isola e l’ha allagata di nuovo tutta la zona come a luglio..


  230. su 13/11/2014 a 7:10 am | Rispondi Annamaria Laronga

    È veramente vergognoso come in tanti anni non abbiano fatto nulla. Ad ogni esondazione commentano, promettono, si insultano a vicenda, trasmettono programmi idioti condotti da presentatori altrettanto idioti, bla bla bla…. Ma nessuno conclude. La nostra bela isola e la nostra cara Milano tutta è a rischio ma loro si preoccupano di cancellare i vecchi quartieri per costruire grattacieli, fontane e stupidaggini varie che sa Iddio a cosa servono….o.k. al progresso ma che si preoccupino anche del restante. Un abbraccio. Annamaria.


  231. su 17/11/2014 a 2:48 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Ehi, ehi, nessuno ha notizie del nostro amato, esasperato, Seveso? Un saluto a tutti. Annamaria.


    • Eh,si dopo l’esondazione di Giovedì13, (qui in Via Arese era tardo pomeriggio)
      il Seveso è esondato anche Sabato 15: Io mi trovavo fuori Milano , e al mio
      rientro sono andata in Garibaldi…..per andare a prendere mia figlia che era dalla nonna in via Pastrengo.
      Non vi racconto con che difficoltà sono rientrata a casa , guadando mentre la corrente era fortissima e l’acqua veramente alta in più (le signore mi capiranno) avevo anche la spesa…..
      Sono anch’io convinta che tutto ciò accade perché è stato costruito dove non si doveva ed è inutile rimbalzarsi colpe …..
      A questo punto si spera davvero che facciano qualche cosa ,io ho subito un disagio certo,ma penso ai tanti negozianti e alle tante attività che hanno subito seri danni , e questo mi rattrista davvero.
      Un saluto a tutti voi .
      CLAUDIA


  232. su 18/11/2014 a 8:01 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Hai ragione Claudia. Oltre al disagio dei cittadini c’è il grande danno subito dai negozianti ecc…a Linate paese dove io abito il Lambro ha fatto come il Seveso. La natura si sta ribellando un po’ in tutto il mondo. L’abbiamo maltrattata, privata di ogni dignità, pensavamo di fare a meno del suo aiuto, o.k. ci ha permesso ogni scempio, adesso si è stancata e ci sta lanciando avvertimenti. Speriamo che non solo noi ma anche altri capiscano e intervengano. Un caro saluto. Annamaria.


  233. Messaggio per Gianni Tedeschi.
    Caro Gianni, tutto o.k.? Non leggo tue notizie da qualche giorno. Stai bene?
    Sai che i tuoi racconti personali piacciono a molti, e aspettiamo …… curiosi.
    Ti abbraccio. Annamaria.


  234. su 20/11/2014 a 1:09 pm | Rispondi gianni tedeschi

    Cara Annamaria, sono ancora qua ! Ma sono in attesa di entrare in ospedale per un intervento al cuore. Sai, ha anche lui ottantanni come me ed essendo nascosto alla vista, contrariamente alla pelle, non l’ho curato altrettanto bene ed ora mi presenta la fattura. Spero proprio di riuscire a pagarla.
    Nella attuale routine quotidiana, unico fatto notevole è stata la presentazione,da parte dell’editore Milieu, dei tre libri su Ezio Barbieri, Gesmundo,e Francis Turatello. L’avvenimento si è svolto nella sala della villa Necchi Campiglio di via Mozart, una splendida cornice, sabato 15 u.s. Io ero stato invitato come vecchio Isolano e come testimone del tempo all’epoca Barbieri. La presentazione è stata molto interessante. Erano presenti il Gesmundo ( Rapina di via Osoppo-1958 ) il figlio di Francis Turatello (Anni ’70 della Milano da bere ) e la platea era tutta occupata e, naturalmente, partecipante ed interessata. Al termine i tre libri si sono venduti molto bene.
    Il giorno seguente ho parlato al telefono con Enzo Barbieri ( 92 anni ! ) dalla sua villa di Barcellona. E’ stato naturalmente contento di quanto gli ho riferito e come sempre mi ha pregato di salutare tutti quelli che lo ricordano ancora (che purtroppo, noto, sono sempre meno, come è naturale).
    Le riflessioni che ho fatto sull’Isola del tempo continuano a frullarmi nella mente. Sono arrivato alla conclusione che nella Milano di allora ( mi riferisco agli anni ’30-’60 ) l’Isola influenzava il DNA dei suoi abitanti, come i suoi abitanti la influenzavano con tutti i loro DNA. Era uno scambio. Forse non riesco a spiegare bene il mio pensiero ma quello che intendo dire è che quella comunità umana, che viveva in un certo senso più isolata rispetto al resto della città, aveva tratti molto simili dovuti ad una vita piuttosto simile : operai ed operaie, facchini e piccoli artigiani. Ognuno influenzava l’altro ed a sua volta ne era influenzato. E la vita di tutti aveva una limitatissima “privaci”. Non c’era la TV che poi avrebbe raccolto ogni sera le famiglie davanti a lei. Nei mesi estivi, nelle case di ringhiera che erano la maggior parte delle abitazioni, la vita si svolgeva praticamente in comune. Acqua e cesso in particolare. Amori, odi, discussioni, canti e liti, tutto nasceva in quegli spazi limitati. L’evasione era il cinema, quei pochi cinema di zona, che permetteva di provare emozioni non comuni e di evadere con lo spirito da quel mondo ristretto ed affollato. Nei mesi invernali già la disponibilità di pochi metri quadri riscaldati era una conquista. Le stufette a carbone e legna, se alimentate a dovere, divoravano buona parte della paga e quindi andavano usate con parsimonia. Al mattino la sveglia, quasi per tutti, era alle sette, ancora buio al mattino d’inverno, ci si coricava dopo le chiacchiere di famiglia attorno al tavolo, dopo la parca cena,dopo la partitina a carte o, per i più fortunati che disponevano di una radio, dopo l’ascolto di qualsiasi cosa che uscisse da quella scatola. Del resto si era rientrati la sera, già con il buio, stanchi morti dopo una giornata in officina a massacrarsi al tornio o ad altre macchine o in stazione a muovere pesi. Questa era la vita di allora. Ed ecco quindi l’adattamento del DNA di ciascuno ed ecco la generalità del DNA della zona. Tecnicamente sto dicendo una bestemmia, ma non so spiegare meglio il mio pensiero. Questa palude generava però delle eccezioni, di diverso genere naturalmente. Ne cito solo tre ma ve ne sono state altre di minore rilevanza. Una è sicuramente la figura di Ezio Barbieri, un bandito certo, che ne ha fatte di tutti i colori ma mai ha fatto versare del sangue ed è ancora ricordato con simpatia, quasi. L’altro è il Giovanni Borghi, ora non più ricordato, che era in pochi anni divenuto un industriale potente, secondo, in Italia, solo agli Agnelli, ma molto più popolare. Infine, buon ultimo, il Silvio Berlusconi che, pensatela come vi pare, non è passato certo inosservato nel mondo intero.
    Io, nato all’Isola, sono rimasto un umile granello di sabbia ma sento che nel mio DNA, oltre a quanto naturalmente mi hanno trasferito papà e mamma, vi è una grossa componente del DNA dell’Isola. Chi me l’ha trasferito ? Quelli che ho citato e le altre centinaia di persone, bambini adulti e vecchi, con le quali mi sono trovato a che fare durante i miei giorni dell’Isola. Chi mi legge, se riflette, noterà in se, credo, quello che sento io.
    Dopo questo minestrone che vi ho servito non mi resta che abbracciarvi tutti anche a nome dell’amico Ezio Barbieri ed augurarvi di sopravvivere a lungo e felicemente. Seveso e Renzi permettendo.
    Il Vostro Giani- Latè.


    • Caro Gianni,
      (permettimi questa confidenza) vedrai andrà tutto bene,stai sereno!
      Grazie per tutte le belle cose che hai scritto sulla nostra amata isola,e sinceramente io non sapevo che Giovanni Borghi (Ignis ???) fosse del nostro quartiere!
      Eh si, sono d’accordo con te sullo stretto rapporto tra DNA e ISOLA !
      Tanti tanti saluti.
      Claudia .


  235. su 20/11/2014 a 5:16 pm | Rispondi gianni tedeschi

    Cara Claudia, si è proprio il Giovanni Borghi “Ignis”. Ora non posso esimermi dal darti su di lui qualche notizia. Il padre dei tre fratelli Borghi, tra i quali Giovanni, aveva il negozio di elettricista ed idraulico sulla piazza Tito Minniti, angolo Borsieri-Garigliano. Il negozio esiste ancora in quel palazzo ma dal 1944 si sono poi alternate diverse gestioni le più disparate.
    Il Giovanni Borghi, oltre ad andare a sturare cessi, riparare rubinetti e cambiare lampadine girando l’Isola con in spalla la sua cassetta dei ferri, era anche un discreto pianista, come il padre, e dirigeva la Verdi di via Pastrengo che allora era la sola sala da ballo dell’Isola. Inoltre, mi raccontavano,
    che avesse anche strimpellato il pianoforte al cinema Patria al tempo del muto. Questo era il Giovanni Borghi da giovane. Mia mamma, arrivata a Milano con mio padre nel 1927, provenienti dall’Istria, era andata ad abitare in via Pastrengo,5 ; aveva 25 anni e le piaceva molto il ballo. Così, con altre ragazze della ringhiera frequentava la Verdi al Sabato. Una sua amica, una certa Juccia, anche lei buona ballerina, fece innamorare il Giovanni che la volle sposare. Il trantran del negozio proseguì sino ad arrivare al 25 Luglio del 1943 quando, caduto il Fascismo, il negozio venne aggredito e svuotato da quei quattro ubriaconi dell’Isola che avevano così interpretato la libertà alla caduta del Regime. I Borghi che avevano sfollato le famiglie a Comerio nel Varesotto, salutarono l’Isola e si trasferirono, con i loro pochi attrezzi salvati, in quella zona. Descrivere lo sviluppo della loro attività dall’immediato dopoguerra, passando dalla produzione artigianale dei primi fornelli elettrici con la resistenza rotonda e sino a divenire il più grande produttore di elettrodomestici bianchi di Europa, e una cosa non semplice per cui rimando,
    per chi volesse approfondire il tema, al recente libro comparso con il titolo: “Il Commendator IGNIS”. Per quanto mi riguarda posso solo dire che il Giovanni Borghi fu alla base del mio successo professionale e, per chi ha voglia di perdere tempo a leggermi, come io lo perdo per scrivere, racconterò come questo avvenne. Dunque nel 1958, esattamente l’8 di Marzo, arrivavo a Varese, con i miei 23 anni, quale Rappresentante della Max Meyer, dove avevo mosso i miei primi seri passi nell’industria ( Scrivo “seri” perchè dai miei 16 anni e sino al mio ingresso nel 1956 alla Max Meyer di passi non seri ne avevo fatti molti, si pensi che ai miei 18 anni, quando i più giravano ancora in Cucciolo o Moschito ed i fortunati andavano in Vespa o Lambretta, io mi ero già fatto una bella macchina, attraverso passi diciamo poco seri. Ma è presto per le confessioni dell’estrema unzione.)
    Appena giunto a Varese avevo fatto un esame della clientela attiva. Una miseria. Il Commendator Leopoldo Varasi, che teneva in pugno saldamente la Max Meyer, mi aveva detto ” Se te portet a cà la Ignis, la Bassani Ticino e la Usag, ti te fet i danè e mi te du una medaia d’or ” .
    Ma come entrare alla Ignis dove il passo era bloccato sulla strada da un cartello grande come una casa : ” Non si accettano venditori di cancelleria e di vernici !! “. La Ignis era già divenuta una potenza con i sue due stabilimenti nel Varesotto e quello nel Napoletano. Non solo l’Italia ma anche tutta l’Europa era invasa dai suoi prodotti.
    Ricordando i racconti di mia mamma circa i suoi primi anni in via Pastrengo
    pensai bene di portarla a Varese e di andare con lei a Comerio, dove aveva sede la Ignis, per incontrare la sua vecchia amica Juccia, moglie del Giovanni Borghi. Mi avrebbe potuto aiutare ad entrare in contatto con lui ? Certo dipendeva dal ricordo dell’amicizia con mia mamma, ma l’avrebbe riconosciuta dopo tutti quei tormentati anni della guerra e, soprattutto la scalata sociale della Juccia ? Arrivati senza avviso a Comerio l’accoglienza della Juccia a mia mamma fu per me sconvolgente. Abbracci, baci, lacrime. Juccia aveva avuto dal Giovanni Borghi un figlio ed una figlia. Viveva in una indescrivibile abitazione e disponeva, a pochi metri dall’abitazione, del lussuoso ristorante “Bel Sit”, tutt’ora famoso, di proprietà della famiglia.
    Dopo un rapido reciproco racconto dei trascorsi di entrambe, venimmo invitati a pranzo al “Bel Sit” al tavolo di famiglia. I fratelli Borghi al mezzogiorno non perdevano tempo con il pranzo, il panino mangiato in piedi negli stabilimenti era ancora il loro rito. Tra l’altro i fratelli erano rimasti in due, il Giovanni e, mi pare, il Guido. Il terzo si era schiantato con la sua Fiat 1400 all’incrocio Ghisolfa-Mac Mahon pochi anni prima.
    A tavola mia mamma molto apertamente e chiaramente disse alla Juccia che io ero arrivato in quei giorni a Varese e mi dovevo fare le ossa e che lei, la Juccia, da buona amica quale si era confermata se poteva doveva aiutarmi a raggiungere suo marito.
    Non passarono 24 ore che il Giovanni Borghi mi telefonò al mio ufficio di Varese e mi invitò ad un’incontro. Sapevo che quella circostanza sarebbe stata decisiva per il mio futuro ma non ero particolarmente emozionato e mi presentai molto sicuro del fatto mio. ( Venivo o no dall’Isola? ). Ebbi successo.
    Certo non mi promise di passarmi tutto il loro consumo che era appannaggio della Ditta Violini di Milano che forniva il Bianco per gli elettrodomestici Ignis in autocisterne giornaliere, miliardi annui di allora, ma una certa parte, comunque cospicua, la ottenni. Il Comm. Leopoldo Varasi, visto il mio successo, ed era il primo di una serie importante nella mia zona di Varese,
    mi fece poi fare una rapidissima carriera. Da Varese passai come Ispettore alla nuova Filiale per la Lombardia, in via Pirelli a Milano e, l’8 Marzo del 1960 (esattamente 24 mesi dopo il mio arrivo a Varese nel ’58 ) giungevo a Roma come Direttore di quella Filiale. Avevo 25 anni ! Già moglie, figlio ed una splendida fiammante Alfa Romeo Giulietta ! La chiave del successo me l’aveva data il Giovanni Borghi senza il quale i miei voli della mia vita sarebbero rimasti raso terra. Ho altri aneddoti divertenti, per me, da raccontare, sempre inerenti al Giovanni, la sua famiglia, Roma, ecc. ma ritenendo i lettori delle mie righe ormai annoiati se non addirittura addormentati, rinvio il seguito ai prossimi giorni quando avranno smaltito questa ubriacatura e saranno pronti per la prossima. Buona serata a tutti ! Giani-Latè


    • Gianni è davvero interessante la tua storia ! L’ho letta con piacere e non mi sono affatto annoiata !!!
      Un saluto
      Claudia


  236. Caro Gianni mi spiace molto per l’intervento che dovrai affrontare. Vedrai che riuscirai a saldare la fattura, noi isolani abbiamo sempre pagato quanto la vita ci ha presentato. Da come ti esprimi ho la sensazione che tu sia una persona molto tosta e quindi il tuo cuore se ha qualche problema dovrà stare bene in guardia con te, rigare diritto e battere regolarmente, anche perché vorrei leggerti per molto tempo ancora. In te si legge simpatia, fiducia nella vita e amore per essa. Riesci a trasmettere il tuo buon umore e la tua ironia in modo semplice, schietto, senza giri inutili di parole.
    Ho capito perfettamente cosa intendi con il DNA di noi isolani! Sem fa tucc istess!
    Sei entrato, purtroppo solo virtualmente, nelle case e nel cuore di molti isolani e sono sicura che tutti sono spiacenti per questo problema di salute.
    Facci sapere quando ti tagliuzzeranno. Ti penseremo e faremo il tifo per te.
    Un abbraccione. Annamaria.


  237. A proposito del racconto di Gianni relativo al Borghi perché mai ci dovremmo annoiare? Io andavo con il mio papà che allora aveva il Mosquito, a vedere dall’alto lo stabilimento, ci fermavamo sula strada e lui mi raccontava appunto che questo signore proveniva dall’isola. Bei tempi, quando da bambina andavo in vacanza in Valcuvia ed ero sempre in giro con papà sul motorino!
    Ciao a tutti.


    • magari voi non mi conoscete, ho letto le belle storie di ognuno di voi, che dire stupende, auguri a tutti e soprattutto a quel signore che deve subire l intervento al cuore auguri di cuore per una sana guarigione siete persone di altri tempi leggervi e molto emozionante.


      • Ciao Giuseppe, da come ti esprimi ho capito che sei mooooolto più giovane di noi. Sono contenta che anche i “ragazzi” si interessino alle nostre storie e alla nostra bella Milano. Benvenuto tra gli over. Annamaria.


  238. la storia del sciur borghi in parte la conoscevo già poichè è stato amico di mio papà quando abitava all’isola,il suo negozio è poi passato ai molteni che vendevano materiale elettrico i cui figli erano miei compagni all’oratorio.Quando i molteni si sono trasferiti in angelo della pergola davanti al bar dell’anguilla in quei locali è subentrato ariatti negozio di abbigliamento ed in seguito altri che vendevano gli stessi articoli,ora non sò.Il caso vuole che un mio collega d’ufficio fosse il cugino del borghi poichè sua mamma e il papà del borghi erano fratelli.


  239. su 21/11/2014 a 1:26 pm | Rispondi Lucia beduzzi

    Caro Gianni,tu pensi di annoiarci con i tuoi racconti,ma è’ il contrario,tu spieghi così bene quanto successo all’Isola che sembra di viverli al momento e di essere partecipi. E’meraviglioso il racconto del successo della tua vita lavorativa sei fantastico!!!!!.Sono molto dispiaciuta per quanto dovrai affrontare,ma sicuramente niente ti abbatterà,ci vuole ben altro per un ISOLANO DOC.Se ti è possibile facci sapere tue notizie.
    Un affettuoso saluto a tutti
    Lucia


  240. su 24/11/2014 a 1:01 am | Rispondi Aldo Sacchi

    un cordiale saluto x anna grazia Benelli da aldo, vecchio collega di lavoro. Ciao


    • su 24/11/2014 a 9:32 am | Rispondi Anna Grazia Benelli

      Grazie del ricordo di gioventù: questo sito è incredibile e sorprendente. Io sono Isolana verace, ma tu? come sei capitato qui? Vero è che ora l’Isola è “l’ombelico del mondo”. Un caro saluto.
      Anna Grazia


  241. Ultime ore prima del mio ricovero che avverrà domani. Ho ricevuto ieri una lettera dell’amico Ezio Barbieri da Barcellona PdG. Ha unito una foto della sorella Wanda scattata negli anni ’40, che definire bella sarebbe poco. E’ come io la ricordavo da allora. Me l’ha inviata per l’articolo, comparso nel suo libro, che avevo scritto, a firma Giani-latè, e nel quale avevo citato la sorella. L’articolo era stato pubblicato in appendice. Chiederò a Ezio il permesso di pubblicarla in FB nel gruppo ” sei dell’isola se” e vedrete, in questo caso, cosa intendevo per bellezza femminile dell’Isola.


    • su 25/11/2014 a 4:38 pm | Rispondi Gabriella Gazzola

      Auguri, aspettiamo tue notizie appena sarai di nuovo in pista, sicuramente molto presto1


  242. Un pensiero affettuoso a Gianni Tedeschi. Farò il tifo per te come per la mia amata Juventus! Il che non è poco. Prega qualcuno della tua famiglia perchè ci dia tue notizie sul sito. Gli isolani veraci come noi non si lasciano certamente abbattere. Forza Gianni! Sei tutti noi! Un bacione e un abbraccione. Annamaria.


  243. Eccomi di nuovo solidamente in piedi ! Per prima cosa ringrazio tutti per le espressioni di affettuosa amicizia che mi hanno fatto immenso piacere e, lo riconosco, mi hanno anche commosso, cosa cui non sono abituato. Mi ha nuovamente chiamato questa mattina Ezio Barbieri dalla Sicilia. Voleva sentirsi vicino all’Isola dove dice di avere lasciato la parte più importante del suo cuore. Mi ha chiesto se avevo messo sulla mia scrivania, come gli avevo promesso, la foto di Wanda che mi ha mandato. Mi ha detto che lui voleva molto bene a sua sorella Wanda. Mi ha detto che aveva fatto del cinema ed aveva lavorato anche con Walter Chiari. Pubblicherò la foto su FB chi è interessato a vederla potrà visitare la mia pagina “Giovanni Tedeschi” in FB.

    Del passato ora volevo ricordare i tempi dell’oscuramento all’Isola durante la guerra.
    Quegli inverni erano stati particolarmente rigidi. La nebbia calava a volte anche per più giorni e notti consecutive e stringeva tutto e tutti nella sua morsa. A volte la visibilità si riduceva a pochissimi metri.Quando calava la sera si riduceva ulteriormente. I bordi dei marciapiedi, sulle curve degli angoli, erano stati pitturati di bianco per aumentarne la visibilità, in bianco anche i parafanghi posteriori della biciclette e tutti i parafanghi delle poche macchine che circolavano allora. Era in vigore l’oscuramento : nessuna illuminazione stradale, nessun filo di luce doveva trapelare dalle persiane chiuse, Avevano sostituito i vetri delle carrozze tranviarie con della masonite alfine di bloccare ogni filo di luce. I fari anteriori avevano solo un spiraglio di pochi centimetri che lasciava appena scorgere il mezzo ma certo non davano la visibilità al conducente. Era anche in vigore la severissima Legge del “coprifuoco”, ad una certa ora che variava con le stagioni, era vietato uscire in istrada. Negli inverni era in vigore dalle 9 alle 7 del mattino. Anche i cinematografi chiudevano in conseguenza mezz’ora prima per permettere agli spettatori di rientrare nelle loro abitazioni. Per muoversi, per lavoro od altro, era necessario essere muniti del permesso delle Autorità. Circolavano molte pattuglie militari armate che facevano i controlli. E quando c’era la nebbia o nelle notti senza luna si diceva ” questa notte non verranno i bombardieri! ” e si dormiva più tranquilli.
    Bisogna avere vissuto, come me, quei tempi, altrimenti è impossibile immaginarseli. Compiacetevi di sentirli solo raccontare !


    • Bentornato Gianni !
      Molto interessante il racconto che hai fatto del tempo di guerra durante l’oscuramento. I miei genitori mi hanno raccontato parecchie cose avendole vissute in prima persona.Ricollegandomi al discorso nebbia , la vera NEBBIA
      la ricordo anch’io ed è vero ha qualche cosa di magico.
      Ho parlato con mia madre (siete abbastanza vicini come età) che si ricorda bene la storia del Sig. Borghi, mi ha raccontato che all’isola viveva anche un farmacista che lavorava, in una vietta dietro a Mercanti e che un giorno sarebbe diventato un imprenditore farmaceutico : Carlo Erba.
      Un altro isolano famoso !
      Un caro saluto a tutti e buona domenica.
      Claudia


  244. Buongiorno Gianni! È un pacere saperti già in piedi. Ovvio. Non essendo un pappa molle come molti giovani d’oggi non potevamo aspettarci un risultato diverso. Ho letto con avidità il tuo racconto sull’oscuramento. La nebbia era senz’altro affascinante, questa schifezza che oggi raramente vediamo non è altro che smog puzzolente.
    Che gioia nelle sere d’inverno guardare dalla finestra e vedere tutto ovattato, dava il senso del calore e della famiglia. Le poche persone che uscivano perché costrette si affrettavano a rientrare, quasi avessero timore delle folate di nebbia, ricordava che se fuori eri solo, a casa avresti trovato la sicurezza, gli affetti e anche la stagione sembrava più piacevole.
    Io amo l’inverno e non mi capacito di questa mancanza. Ora è tutto cambiato, va bene, il progresso, gli affetti, la trascuratezza verso la natura, i nuovi orripilanti edifici che hanno sostituito le nostre amate case di ringhiera, ma non toglieteci la scighera, che almeno lei ci dia l’illusione dl passato….
    Auguri caro Gianni e un forte abbraccio a te e a tutti gli isolani. Annamaria.


  245. Messaggio per Gianni Tedeschi.
    Come stai? Quando non ti leggo mi preoccupo…. Spero il tuo cuore non faccia bizze… Un abbraccio. Annamaria.


    • Eccomi qua cara e gentile Annamaria Laronga, gia da qualche giorno sono ancora sulla breccia ( così si diceva un tempo ), naturalmente sto facendo ogni cosa con grande prudenza ma, tutto sommato, c’è chi sta peggio di me a questo mondo. Un fatto divertente che mi è successo proprio ieri : sono andato in un ufficio comunale per il rinnovo della Carta di Identità. Mi hanno consegnato un numero, prima di me c’era una trentina di persone. Chiamavano agli sportelli un numero ogni 5-10 minuti. Mi sono detto ” qui faccio mezzogiorno ” ed erano solo le 9.30.
      Entra un mio amico con la moglie, lui un tempo usciva con me in bici da corsa la domenica e sapevo che era più giovane di dieci anni rispetto a me. Si fanno dare i numeri e immediatamente vengono chiamati allo sportello. Allora chiedo all’addetta il perchè di questa precedenza e mi risponde ” Ovvio, perchè sono persone anziane “. Rispondo . ” Se loro sono anziani io, che ho dieci anni più di loro sono allora vecchio e decrepito!” : Allora l’addetta mi risponde :” Scusi ma lei doveva dirmi la sua età e le avrei dato un numero con la precedenza, io la ritenuta molto ma molto più giovane della sua età”. – Che rispondere ad un simile complimento ?
      Era stata colpa mia dopo tutto. Poi in dieci minuti mi hanno fatto uscire con la mia nuova Carta d’Identità in tasca.
      A proposito della nostra Isola, se ti può interessare vedere qualche foto d’epoca, vai su – Skycraperscity-quartiere Isola, alle pagine 16 e 17. Poi su – Cinema Patria- Milano, e leggi la descrizione che ho fatto di quell’ambiente
      alla fine degli anni ’30. Da ultiimo se vai in Facebook visita i gruppi: Sei dell’Isola se…. e Scuola di Piazzale Archinto. Se hai problemi contattami pure al mio cellulare 331 104 93 16.
      Ti auguro una buona serata.


    • Scusa Annamaria ,
      ma ‘arriven i noster’ – arrivano i nostri- sta a significare che il cinema Zara era preso d’assalto perché c’era tanta gente , lo hai scritto in quel senso ???
      Il cinema Zara lo ricordo era in via Garigliano e mi ricordo in Farini il cinema Vox .
      A Gianni : ‘sempre sulla breccia’ era la mitica risposta di Don Eugenio, che anch’io come te e come altri isolani ….abbiamo ‘rubato’ …..
      Caspita ti hanno fatto un gran complimento ! Vuole dire che non dimostri proprio la tua età e sopratutto che sei già in forma.
      Andrò a curiosare su Skycraperscity.
      Grazie a tutti ! Un saluto e buon Sant Ambroeus !


  246. Grazie Gianni per la tua gentilezza. Non sono su Facebook e quindi non sono riuscita a leggere quanto mi hai suggerito. Ho letteralmente “gustato” il tuo racconto relativo al cinema Patria. Ricordo di essere andata con i miei genitori al cinema Iris… Bei tempi.
    Una mia lontana parente che non aveva molte possibilità economiche, quando i suoi 3 figli volevano andare al cinema li accompagnava a fare il giro dei vari locali, Iris, Zara, Vox ecc…, mostrava loro le varie locandine, le foto appese all’interno, dopo di che li riaccompagnava a casa dicendo: “ecco ragazzi, anche voi oggi siete stati al cinema come i bambini ricchi!”.
    Oggi, nonostante la crisi, se vuoi andare al cinema è consigliabile acquistare i biglietti per tempo, bizzarro.
    “Arriven i noster” lo ricordo allo Zara. Ma perché oggi abbiamo tanto e non siamo felici come un volta?
    Sei stato molto gentile a comunicarmi il tuo cellulare. Nei prossimi giorni cercherò di contattarti, mi farà senz’altro piacere chiacchierare un po’ con te che ritengo una persona eccezionale per tanti motivi.
    Buona serata anche a te. Annamaria.


  247. Ciao cara Claudia. È bello sapere che ci sono persone che amano la nostra isola e come noi ricordano tanti episodi! No, il “arriven i noster” riferito al cinema Zara non era perché perché preso d’assalto per la troppa gente, si urlava quella frase picchiando sul pavimento di legno e sui braccioli dei sedili anch’essi di legno, durante la proiezione dei film western.
    I poveri cow boy erano sempre inseguiti dagli indiani, che avevano tutte le ragioni per essere arrabbiati, tutto sembrava dare per spacciati i pionieri, quando….. suono di tromba….ecco: “arriven i noster” …. la buona vecchia impolverata cavalleria al comando di John Wayne risolveva il problema e i noster erano salvi…adoro i western, ma quelli vecchi… Dove la violenza era solo immaginabile, dove gli indiani amavano torturare gli uomini bianchi ma non si vedeva nulla, veniva solo raccontata, a mo’ di gossip, tra soldati e cow boy…. Un salutone e buon fine settimana. Annamaria.


    • Poche righe solo per segnalare che i due cinema dell’Isola al loro esordio avevano nomi diversi rispetto a quelli finali. Il Cinema Iris, prima di essere bombardato nel febbraio del 1943, aveva nome Cinema Patria e prima ancora, alla sua apertura con i film muti, si chiamava Cinema Dal Verme. Lo Zara aveva all’apertura il nome di Garigliano.


      • ed infatti ricordo che mio papà quando dicevo che andavo al cinema mi chiedeva:vai al dal verme o al garigliano,e questo già negli anni 50 quando ormai i due locali avevano da tempo i nomi nuovi,ma per lui nato nel 1911 i due cinema erano rimasti coi nomi della sua giovinezza.


  248. Bene !! E’ arrivato anche questo Natale 2014 !! Tra pochi giorni ci lasceremo alle spalle un’altro anno di vita e ne andremo ad affrontare uno nuovo, il 2015!! Io, con i miei 80 anni compiuti, e che posso contare sulla punta delle dita il numero dei
    miei coetanei dell’Isola, mi sento in dovere di augurare a tutti gli Isolani un cordiale BUON NATALE ed un FELICE ANNO NUOVO !!!
    Agli Isolani che ci hanno lasciato dedichiamo il nostro riverente ricordo,
    lungo ogni marciapiedi, ad ogni angolo, in ogni via dell’Isola è rimasta una parte di loro, invisibile agli occhi ma viva nella memoria. Riposate in Pace.


    • Gianni ma leggi nel pensiero forse ?
      Oggi pomeriggio mi sono detta devo assolutamente fare gli auguri a Gianni ma anche a tutti i cari amici Isolani di Vecchia Milano ……..
      AUGURI DI UN SERENO NATALE E DI UN FELICE ANNO NUOVO!!!


  249. su 23/12/2014 a 7:18 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Auguri a tutti gli isolani. Annamaria.


  250. su 23/12/2014 a 7:40 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Un augurio particolare a Gianni Tedeschi per avermi rallegrato con i suoi racconti e le sue spiegazioni accurate.
    Pensavo ai vecchi natali trascorsi all’isola. Le vetrine delle cartolerie si riempivano di giocattoli e noi bambini stavamo con il naso appiccicato ai vetri a sognare. Alcuni sogni si avveravano, altri rimanevano tali. Era un quartiere abitato da persone modeste, il lavoro non mancava ma non esisteva il lusso. Su ogni tavola natalizia comparivano timidi antipasti a base di affettati e sottaceti, ravioli confezionati rigorosamente in casa, il pollo oggi da molti snobbato, era il re della festa assieme al cappone, frutta secca, agrumi e alla fine… El panetun! Non quello di oggi, glassato, mandorlato, farcito ecc., no, panetun, semplice con l’ugheta, i canditi ecc. Nelle salumerie la colorata, pizzicata mostarda faceva bella mostra dai catini di legno. La pasticceria Montalbetti, in via Borsieri, esponeva le sue rinomate veneziane e il panificio Meregaglia in via Ugo Bassi proponeva una vetrina tutta Motta, con poche lire si poteva acquistare un biglietto della “riffa” e magari vincere un bel cesto natalizio.
    Non si usava lo scambio dei regali, ma gli auguri si, sinceri, fatti con il cuore, non come oggi con il cellulare, freddi e tutti uguali.
    I commercianti di alimentari omaggiavano i clienti affezionati con un semplice presente, gradito ed atteso.
    Bella la S. Messa di mezzanotte, le chiese non erano riscaldate, ma si percepiva comunque calore, affetto, e si pregava veramente, con il cuore.
    Dolce isola, che tanto mi hai insegnato e regalato, buon Natale anche a te!
    Annamaria.


    • Chissà perchè, ma mi sono scese due lacrime sulla tastiera. Grazie Annamaria! Mi hai fatto rituffare con la memoria in quelli che erano i “nostri” Natali. Anche quello che sta arrivando è un Natale, e sia benvenuto, ma non regge al paragone con i “nostri”. Ma questo vale per noi soli, noi vecchi Isolani.
      Un abbraccio a Te, particolare, nell’attesa di sentirti al cellulare.


  251. …caro Gianni raccontare i “ns” Natali e’ emozionante…ricordo che alcuni negozi alimentari (cervele,drughe,prestine–scusate il mio milanese arioso)segnavano su dei libretti durante l’anno delle somme e a Natale la mia mamma ririrava dei cesti con relativi prodotti…ero bambino e posso sbagliarmi….auguri a tutti da uno nato e cresciuto in Borsieri 14…


  252. Non ti sbagli, era proprio così. Per fare fronte alla spesa del Natale, tenuto conto che per i più “la paga” era appena sufficiente per chiudere i debiti accumulati, nella settimana trascorsa, con i negozianti, si cominciava già dal Gennaio a versare delle piccole quote ogni settimana per raggiungere al Natale seguente una somma che permettesse di portarsi a casa il “pacco di Natale”. E questo, come tu ricordi, presso i vari negozianti. E così l’abbondanza, in quei giorni, portava la felicità nelle famiglie! Naturalmente sto scrivendo dei Natali del dopoguerra, dal ’45 al ’50, perchè quelli di guerra erano stati veramente di magra, che tutto era tesserato ed acquistare alla borsa nera per festeggiare il Natale era un’impresa per pochi. Però il Natale arrivava comunque e tutti si sentivano, anche se a pancia vuota, più buoni. All’Isola i richiamati alle armi erano stati numerosi, qualcuno era già caduto in Africa o in Russia e tutti ascoltavamo alla radio i giornalieri “bollettini di guerra” per sapere se, finalmente, i nostri avessero cominciato a vincere. Chi ricorda che nei primi anni di guerra era invalso il saluto: “Vincere!” con risposta “E vinceremo” ! . Sono solo io a ricordarlo ? Ed i manifesti , chi li ricorda ? Ma questo con il Natale non c’entra, sono scivolato dentro, scusatemi. Ma provate ad immaginare, se ci riuscite, un’Isola senza una sola luce (c’era l’oscuramento), senza nessuno per le strade (c’era il coprifuoco) con le case fredde, che legna e carbone andavano centellinati, e con le tavole misere di calorie. Ma così erano i Natali ! Essere ancora qui e poterli ricordare e raccontare non è cosa da poco. Buon Natale Isolani di ieri ed Isolani di oggi, godete finchè potete !!


  253. …mia madre mi raccontava che era tanto il freddo che le tubature ghiacciavano e x lavarsi dovevano rompere il ghiaccio che si formava nelle bacinelle….devo dire che i miei non avevano tanta nostalgia di quei Natali……


  254. L’amico Ezio Barbieri mi ha telefonato ieri, Natale, da Barcellona P.di G. per gli Auguri di Natale e mi ha pregato di trasmetterli a tutti gli Isolani ed alla sua Isola che, mi ha detto di avere ancora nel cuore. Ecco, ora li ho trasmessi.


  255. su 27/12/2014 a 6:12 am | Rispondi Lucia beduzzi

    Sono in ritardo per gli auguri di Natale,ma ho letto con immenso piacere quanto scritto da Claudia che abita ancora in via Arese ,la mia “casa” di gioventù ,da Annamaria che condividiamo molte cose della nostra Isola,da Franco che racconta di via Borsieri 14 e da Gianni che non ci sono parole per descrivere quanto Lui racconta con minuziosi particolari gli eventi dell’Isola.
    Anche mia mamma durante l’anno pagava delle somme nei negozi del mercato rionale di Piazzale Lagosta per il cesto natalizio se ricordo bene la somma finale corrispondeva a 5000 Lire!!!
    Auguri a tutti gli Isolani per un felice anno nuovo
    Lucia Beduzzi


  256. su 31/12/2014 a 2:25 pm | Rispondi Annamaria h

    A tutti gli amici isolani l’augurio di un nuovo anno ricco di salute. Ai “vecchietti” come me gli auguri di poter ricordare insieme i bei tempi trascorsi e un pensiero positivo per il 2015. Alle nuove leve un grosso in bocca al lupo, possa il nuovo anno portarvi tanta serenità, salute e soprattutto tanto lavoro. Auguri a tutti. Annamaria.


  257. su 31/12/2014 a 7:20 pm | Rispondi Annamaria laronga

    Chiedo scusa a tutti gli isolani. Mi è sfuggito un “h”…. Sono sempre Annamaria Laronga. Auguri ancora.


  258. su 08/01/2015 a 7:43 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Buongiorno a tutti gli isolani. Come avete trascorso le feste nel nostro quartiere? Si respira ancora aria di felicità o purtroppo come tutta la vecchia Milano è diventato tutto molto triste e scontato? Girando la nostra città ho la sensazione di un grande luna park, luci, colori, voci alterate ecc. ma con tanto grigio nell’anima, tristezza infinita e purtroppo indifferenza nel cuore di tanti. Spero che almeno la nostra isola si sia salvata, sia proprio così, un’ “isola”.
    Auguri a tutti. Annamaria.


  259. su 08/01/2015 a 7:50 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Memento per Gianni Tedeschi.
    Come stai? Non ho più tue notizie…. Sei in vacanza o in tutt’altre faccende affaccendato? Ho tentato di contattarti con il cellulare, risponde sempre libero ma niente di più. Aspettavo di leggere una pagina del tuo diario riguardante l’ultimo giorno dell’anno di tanti anni fa…
    Ti abbraccio e ti auguro 100 capo d’anni ancora.
    Annamaria.


    • Cara Annamaria, mi ha fatto immenso piacere ricevere la tua telefonata quando ancora ero in Croazia. Senza PC per tre settimane ed abituato ormai a condividere ricordi, sensazioni e quanto altro con gli amici ed amiche milanesi, mi sentivo solo. La tua voce al telefono mi ha pertanto riportato ai miei pensieri sull’Isola, che tra tutti prediligo, anche perchè mi riportano agli anni in cui, avendo poco, si puntava a raggiungere il di più e questo dava una ebrezza di vita incomparabile. La competizione nella vita, specie a quelle età, la rende degna di venire vissuta. Mi spiace per le nuove generazioni che quei piaceri, quelle emozioni e quegli stimoli, non li provano, non li hanno provati ne li proveranno mai. Vite grigie li attendono, ma non è colpa loro.


  260. su 10/01/2015 a 1:51 pm | Rispondi Lucia beduzzi

    Carissima Annamaria ,mi fa piacere sentirti,io ho trascorso bene le vacanze spero che presto ci si possa organizzare per un incontro.
    Un grandissimo augurio a tutti gli Isolani.
    Con affetto Lucia Beduzzi


  261. su 11/01/2015 a 5:49 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    O.k. Lucia, grazie, commento ricevuto. annamaria


  262. …i miei facevano i portinai in borsieri 14——–115 famiglie praticamente un paese…in certi periodi come sotto natale essendo il piu’ piccolo portavo la posta agli inquilini persino negli abbaini piu’ scuri senza paura x rsccogliere le famose “mance” da spendere all’oratorio x cinema e caramelle….che anni ragazzi che anni…..


  263. su 17/01/2015 a 1:34 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Buongiorno a tutti gli isolani. Caro Franco mia nonna faceva anche lei la custode in via Ugo Bassi e durante il periodo natalizio io ero in prima linea a consegnare la posta, 50 lire di mancia erano un piccolo capitale….


  264. su 17/01/2015 a 8:48 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Chi ricorda un negozio di elettrodomestici in via Garigliano? Mi pare i proprietari si chiamassero Zoboli… I primi dischi 45 giri li ho acquistati in quel negozio. Ricordo il titolo del primo acquisto: “non arrossire” di Giorgio Gaber. Mia madre comperò la prima lavatrice, enorme, una Candy. Si caricava dall’alto, aveva due cestelli, in uno si lavava e risciacquava la biancheria che successivamente veniva messa bagnata nel secondo cestello che la centrifugava. Ci voleva un’intera mattinata per il bucato! Ogni lunedì era come assistere ad uno spettacolo, una delle più belle invenzioni! Buona domenica a tutti. Annamaria.


    • via garigliano 12 quasi in piazzale lagosta è quello che ricordo io e il proprietario mi sembra si chiamasse pozzoni era il papà di un mio compagno di oratorio che giocava a pallacanestro nell’opsa.


  265. Niente arricchisce di più la vita dei nuovi contatti personali che si possono attivare. Questo è vero a tutte le età ma è particolarmente importante e gratificante in età avanzata quando questi contatti danno ancora un particolare sapore alla vita stessa. Filosofie e considerazioni di un lunedì mattina di Gennaio che spero mi verranno perdonate dalle mie pazienti amiche ed amici isolani. Scrivo quanto sopra a seguito di due avvenimenti importanti. Il primo: finalmente ci si incontrerà davanti ad una pizza serale con Lucia, Annamaria e lo scrivente, naturalmente con mariti e moglie. Ovviamente all’Isola. Il secondo: Ho avuto una conversazione telefonica piacevole e densa di ricordi con una gentile signora, mia coetanea, che ha abitato a lungo, già dal ’36, in via Volturno 41 ed ha frequentato le scuole di via dal Verme. La signora, di nome Luisa, ha scoperto da poco questo blog e si è iscritta per cui leggeremo anche i suoi ricordi che ho sentito vivissimi. Benvenuta Luisa !


    • su 19/01/2015 a 5:29 pm | Rispondi Annamaria Laronga

      Nulla mi piace di più…. iniziare la settimana sapendo che durante la stessa un avvenimento piacevole la rallegrerà. La vita è già impegnativa, a volte pesante, ricca di problemi, se una sera trascorsa in compagnia puó agevolarcela… Perché no? Hai ragione, caro Gianni, è proprio ad una non più verde età che si sente il bisogno di chiacchierare ed arricchire la nostra agenda di nuove amicizie. Sono molto contenta di questa nostra uscita, sarà senz’altro una serata simpatica.
      Alla signora Luisa, che da poco ci ha scoperti, auguro di trovare in queste letture un po’ di serenità, di riscoprire alcuni sapori del nostro amato quartiere e aspetto di leggere i suoi ricordi. Benvenuta cara signora!
      Annamaria.


  266. su 19/01/2015 a 6:01 pm | Rispondi Lucia beduzzi

    Grazie a questo blog ognuno racconta i propri ricordi lontani ,ma appena si leggono tornano alla memoria,anch’io come Annamaria ho comperato i miei primi 45 giri da Zoboli,il negozio di Pozzoni vendeva scarpe,c’era anche un negozio di formaggi che si chiamava Fattoria.La cosa bella e’ che mercoledì sera ci incontriamo all’Isola con Annamaria e Gianni sarà sicuramente una bella serata, ne faranno seguito altre.Aspettiamo i commenti della nuova iscritta Luisa.Benvenuta!!!! Cari saluti a tutti gli Isolani
    Lucia


  267. Buonasera care Amiche! Mi fa piacere leggere le vostre righe. Luisa mi ha mandato ora un sms per dirmi che ha dei problemi con il suo pc ma che a breve saranno risolti. Nel contempo mi racconta che in via Volturno al39 c’era lo Stabilimento Crimella specializzato in foto e con grande sala di ripresa. Le tre sorelle Rizzi, la più piccola era sua coetanea, avevano organizzato uno spettacolino “Cenerentola” per raccogliere fondi per i pacchi da spedire al fronte ai nostri soldati dei quali erano “madrine di guerra” . ( quanti ricordi! anche mia sorella Celsia, con 10 anni più di me, era madrina di guerra ). La piccola Rizzi, sul palco, aveva cantato : “Ahi Limon Limonero…” Ve la ricordate ? Era il 1941. Ora aspettiamo Luisa che sicuramente ci offrirà tanti altri succosi ricordi. Intanto buona serata a Lucia ed a Annamaria.


    • su 19/01/2015 a 7:00 pm | Rispondi silvio alice

      Buonasera , io abitavo in via Volturno al n 37 quindi proprio accanto al Crimella. Ho dei vaghi ricordi perchè sono nato nel 1941.


  268. Buongiorno, amici “isolani”, avrei piacere se qualcuno di voi avesse conosiuto mio padre, che all’Isola abitò fino all’inizio degli anni ’60. Si chiamava Giorgio Canzi, detto Elmer ed abitava all’inizio di via Borsieri. Mia nonna, Maria Corso, continuò ad abitare lì fino alla fine di quel decennio, per trasferirsi poi a Bresso. Io ho ricordi vaghi del posto perché ero, all’epoca, molto piccolo. Mio padre, che ora non c’è più, era nato nel 1937.


  269. su 22/01/2015 a 4:45 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Bella e divertente serata trascorsa con Gianni, Lucia e suo marito Pino. Anche mio marito che non è isolano si è sentito a casa propria. Sono belli i ricordi, e rammentare con amici tanti episodi riguardanti la vecchia Isola ci ha fatto fare un tuffo nel passato, piacevolissimo, come quando in un assolato pomeriggio estivo ci si può tuffare in acqua fresca. Gianni è un pozzo di racconti piacevolissimi, episodi descritti con tale precisione che pare di viverli. Spero di ripetere la serata, grazie agli amici e un caro saluto alla moglie di Gianni.
    Annamaria.


    • Grazie Annamaria per l’apprezzamento. Sto mandando, allegate ad una mail, sia la foto della serata che alcune foto con il soggetto “bici” che piaceranno sicuramente a Silvano. E’ stato anche per me un vero piacere trascorrere con voi quelle ore. Ciao, a presto e buona serata!


      • Per Stefano Canzi
        Buona sera Stefano !
        Mia mamma (classe 1926- non usa molto il p:c.) questa sera parlando appunto del tuo messaggio mi ha detto che ricorda un dottor Canzi – dentista –
        che ha curato mia sorella e poi me. (Io sono del 61.)
        Il dentista aveva uno studio in via P.Lambertenghi.
        Si tratta di tuo padre o è un caso di omonimia ?
        Intanto un caro saluto a tutti.!


  270. Buongiorno, Claudia,
    no, il dentista in questione non era mio padre che, quando lasciò la casa materna, si trasferì prima a Torino e poi in Emilia Romagna, dove ha vissuto il resto della sua vita.
    Ricambio comunque il caro saluto.


    • Sempre per Claudia,
      puoi chedere alla mamma, però, se conosceva mia nonna, Maria Corso. Oltre mio padre, aveva anche un’altra figlia, Grazia, nata nel 1944. Lei è rimasta lì, in via Borsieri, più a lungo di mio padre, direi fino alla fine degli anni ’60. Si sposò con un altro Isolano, Aldo Borelli, più o meno coetaneo, per poi separarsi in seguito. Aldo, putroppo, è scomparso nel 2004, nello tsunami in Thailandia e nessuno ha mai più avuto sue notizie o tracce. Mia zia, invece, è ancora viva e vegeta. Vive a Nerviano da una decina d’anni.


  271. su 23/01/2015 a 6:04 pm | Rispondi Lucia beduzzi

    Ricordo anch’io i fratelli Canzi ,figli del droghiere di via Lario,uno aveva lo studio in viale Zara e l’altro in viale Monza.Probabilmente la mamma di Claudia si riferisce a questi dentisti.


  272. su 23/01/2015 a 8:07 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Ricordo anch’io un dentista di nome Canzi, però in via Lario 8, era un omone grande e grosso, molto gentile e bravo. È stato il mio primo dentista. Annamaria.


    • Purtroppo Stefano,mia mamma non ha conosciuto ne tua nonna e neppure
      tua zia Grazia mi dispiace !
      Riguardo a quanto scrive Lucia,si mia mamma mi ha confermato che erano figli del droghiere.
      Io la drogheria in Lario me la ricordo appena appena,ricordo solo il banco (che mi sembrava altissimo) pieno di vasi di vetro contenenti caramelle …….
      Saluti a tutti e buon fine settimana !


  273. Ho pubblicato ora su FB su “sei dell’Isola se….” due foto. Una è dei primi anni ’20 e riprende mia zia Carolina Gori, che era venuta ad abitare in via Pastrengo 5. La ricordavano molto bella, elegante ed ottima ballerina. Frequentava, con l’amica Juccia, la sala da ballo Verdi e li Il Giovanni Borghi, che ne era il Presidente, le aveva conosciute li e poi aveva sposato la Juccia. Chi poteva allora prevedere che sarebbe diventato uno dei più grandi industriali italiani del dopoguerra? Mia zia era poi andata ad abitare nel palazzo signorile che era stato costruito in quegli anni in via Ugo bassi 27, con fronte in P.le Segrino, e che sarebbe stato distrutto con i bombardamenti dell’Agosto 1943. La seconda foto è stata scattata per il “centro” fatto da mio zio Celestino Gori in occasione della Fiera della Fontana del 1946. Li mi rivedo dodicenne ma mi sembra di rivivere quell’attimo del flash in questo momento……e sono passati quasi 70 anni !!


  274. su 27/01/2015 a 9:19 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Per Gianni Tedeschi.
    Grazie Gianni per le belle foto. Complimenti! La tua mamma era veramente una bella signora. Che dire del tuo ciuffo? Un anticipo di Little Tony anche se ora, come per Silvano, è un lontano ricordo. I ricordi nessuno ce li porterà mai via, la nostra vita è fatta di loro, alcuni purtroppo non piacevoli ma altri dolcissimi sono radicati nel nostro cuore. Come dimenticare episodi dell’infanzia, della ormai lontana gioventù, del primo amore, ovviamente isolano anche se di origini discutibili…Tutto è legato al vecchio quartiere, rimasto per sempre in noi.
    Un abbraccio e un saluto a tua moglie che speriamo di conoscere presto.
    Annamaria e Silvano.


  275. …a contatto di portone soprattutto in via Borsieri non si diceva osteriie ma trani e tranatt gli avventori quando entravo x bere la Spuma che mio padre mi pagava vedevo gente che discorrevono,confabulavano,spettegolavano.giuocavano a carte alla morra alla sberla..osservavano a bocca aperta le mosche volare e negli intervalli trincavano naturalmente….e’ bellissimo rincorrere il passato…


    • Che bello la spuma è vero !!!! Adesso se chiedi una spuma non sanno che cosa sia. Ricordo a volte il mio papà mi prendeva la spuma alla Filocantanti di via Arese !
      Si ordinava il ‘bianchino’ o il ‘bianchino’ spruzzato.(non ho mai capito cosa ci spruzzassero dentro …….credo aperitivo BO)
      Io dell’Isola ricordo il De Toma, in piazza Minniti , lo gestivano i genitori di una mia compagna di classe alle elementari,(fine anni 60) e poi ricordo un bar-trattoria in via Garigliano (inizi verso Lagosta) dove c’era una Sig.ra che si chiamava Maria.
      Riguardo le canzoni citate da Annamaria si sono cansun di ciuch,davvero !Ma
      ”Marina” se non sbaglio è successiva a Vola Colomba,credo forse inizi 60.
      Mia mamma aveva un 45 giri COLORATO !!!! con questa canzone.
      un carissimo saluto a tutti .
      Claudia


      • nel bianchino spruzzato c’era o il campari o il bitter e per chi lo voleva leggero l’aperol


  276. su 28/01/2015 a 6:02 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Di fronte al n. 23 di via Ugo Bassi c’era un trani. Nel periodo estivo i clienti sedevano all’esterno, urlavano, schiamazzavano e finivano la serata regolarmente cantando “Vola colomba” o “Marina”, cansun di ciuch, bei tempi caro Franco, non esistevano le paninoteche, i pub, la movida….ma tutto era più sano, in tutti i sensi. A proposito di trani….. Un brindisi a tutti gli isolani.
    Annamaria.


  277. MI avete provocato con i vostri ricordi dei trani dell’Isola e devo a mia volta intervenire con qualche succoso ricordo. Intanto inizio con il raccontare che dalle bocche di numerosi Isolani uscivano più le frasi : ” andem a fass un quartin” o ” andem a fass un mes liter” piu dei “buon giorno” o “buona sera”.
    Il Barbera ed il Manduria erano la droga dell’epoca. Mia mamma, che nella sua latteria di via dal Verme 2, aveva un ricco banco di formaggi aveva clienti di quel tipo che da lei compravano ” el gurgunsola,quel bel vert “, piccante al punto da facilitare e richiedere delle belle sorsate di vino. C’era un gruppo di tre imbianchini che abitavano in via cola Montano 8 e che lavoravano solo di notte per l’imbiancatura di negozi. Prima di partire la sera per la loro destinazione passavano dal trani in fondo alla via dal Verme per un paio di bottiglioni di Barbera e poi da mia mamma per delle belle fette di Gorgonzola, “me racumandi, sciura Albina quel bel vert ! ” E via, tutto sul loro furgoncino a pedali insieme alle “tolle” della calce. Gli aspettava una notte di lavoro in allegria.
    Noi sbarbati sdegnavamo il Barbera od il Manduria ma non è che stessimo lontani dall’alcool, al contrario. Certo non eravamo abitudinari come i “ciucatè”,
    dei quali avete scritto, e neppure entravamo nei trani dove si mesceva solo vino, ma, in modo particolare prima di andare in una sala da ballo ( al Branca di via Lancetti o al “Polverone”,del dopolavoro ferraviario, sotto il tunnel di via Tonale, questo ben frequentato dalle”donne di servizio venete” ) entravamo nel bar ( tabaccaio di via Carmagnola, bar di via Dal Verme, davanti alle femminili, bar di via Garigliano ) e ordinavamo un paio, ed anche tre, di “Doppio Kummel” ( Era quello che allora tra di noi andava di moda per la sua efficacia, rapida e prolungata ) . E via, eravamo pronti a sbaragliare in sala da ballo.
    A pensarci bene eravamo delle mammolette al confronto dei giovani di oggi che hanno a disposizione, e ne fanno abbondantemente uso, porcherie eccitanti di ogni tipo. Intendiamoci : mammolette dell’Isola, però !
    Rifletto ancora : a 15-16 anni ora i ragazzi sono ancora dei bambini e chiamiamo ragazzi anche i quarantenni. Al tempo la guerra ci aveva fatto
    prepotentemente maturare. Quel nostro comportamento era solo uno dei risultati. Se non vi ho tediato con questo racconto e non spegnete sbadigliando il vostro pc, proseguo, e poi termino, Recentemente sono stato invitato ad una serata di gala con cena alla Porschehaus di via Lancetti.
    La Porsche aveva invitato dei potenziali clienti della loro Cayenne ed io ero la , immeritatamente , in mezzo a loro. Nello splendido salone, con un servizio di Catering superlativo, tavoli rotondi da 8, tovaglie ricamate e cristallerie sopraffine e con orchestra sudamericana venne servita la cena. Questa si componeva di tre portate sapete quali ? La prima di Gorgonzola italiano accompagnato da vino Porto Sandeman, la seconda da Rockefort francese sempre accompagnato dal vino Porto e la terza da un formaggio inglese del tipo come i primi due ma ancora più verde e piccante, accompagnato sempre dal Porto. Ad ogni portata, aumentando il piccante aumentava la quantità del Porto bevuto alle tavole per cui l’atmosfera finale era quella di un festeggiamento di mezzanotte di un 31. Dicembre. Mi venne in mente il Gorgonzola ed il Barbera dei tre imbianchini di via Cola Montano 8 e mi sono detto che, in fondo, certi piaceri dell’uomo non sono molto cambiati. Io non ho comprato la Cayenne ma il successo della serata era stato grande. Come le imbiancature notturne con la calce dei negozi.


    • Incredibile questo episodio. Una è convinto che in una serata così ci sia minimo caviale e champagne !!!! E invece il gorgonzola ! Ma per curiosità cosa C’era nel doppio Kummel ???
      Io ricordo anche a proposito di alcol , che c’erano persone che al banco ordinavano un ‘pastiss’. Era giallo presumo un liquore.
      Grazie Gianni , per i sempre simpatici e interessanti episodi che ci racconti !
      un saluto a tutti.
      Claudia


      • il doppio kummel era un liquore di colore dell’acqua e all’interno della bottiglia c’era una spece di massa cristallizzata,lo faceva la stock e la buton da noi ma penso che sia nato all’estero.Il pastiss invece era un aperitivo all’anice simile al pernod.


  278. Grazie Enzo.
    Per Giovanni :
    anche se in RITARDO , auguri di Buon Onomastico !

    Per tutti gli altri lettori , vi siete ricordati di conservare una fettina di panettone per martedì S.BiAGIO…..?????
    Buona Domenica a tutti !
    Claudia


  279. Cara Claudia, grazie!! Li prendo con anticipo sul mio onomastico del 2015, il 24. Giugno. E’ quella la data giusta del mio San Giovanni.


  280. Bravo Enzo che ha saputo dare qualche notizia sul Doppio Kummel. Io ne ricordavo solo il nome per averne ordinati a centinaia di bicchierini di quella “bomba”. L’ultimo, credo all’inizio degli anni ’60. Poi era cominciato il periodo del Wiscky (?) con o senza ghiaccio e selz e poi via via i vari alcoolici e superalcolici con i quali si è condita la vita ed alimentato lo spirito. Per quanto riguarda il Pastiss ed il Pernod, cui aggiungerei anche il Richard, preciso che ,tutti al gusto di Anice, hanno una larga diffusione in Francia, dove io lo ho apprezzato e abbondantemente tracannato quando ero là. Poca fortuna da noi, hanno avuto, per due ragioni. La prima è che per gustarli bisogna seguire un rito, seduti al tavolino. Viene servita la dose in un grande bicchiere assieme ad una caraffa di acqua gelata, si versa un pò d’acqua nel bicchiere, si produce così una miscela bianco latte, e si beve un primo sorso, poi si aggiunge di nuovo dell’acqua e si beve un secondo sorso e così via sino a che il bicchiere sia pulito. Naturalmente ad ogni sorso si riduce l’effetto alcool ma già le prime due sorsate avevano ottenuto l’effetto ricercato. Tutto il rito, come si può immaginare, richiede un pò di tempo. Gli Italiani in cerca dello stimolo alcolico non sprecano tempo ( dovrei scrivere “non sprecavano” perche oggi il mondo è cambiato e quello stimolo gli Italiani lo cercano molto meno ) entravano al bar, ordinavano ed in piedi,al banco, bevevano e via.
    In più il gusto Anice, gradito ai Francesi, non è particolarmente gradito agli Italiani che prediligono quello delle Grappe. Ed anche quì c’è una leggenda che riporto: Nella prima guerra mondiale, guerra di trincea, ai soldati francesi veniva fornita e regolarmente riempita, una borraccia di Anice, serviva per poter rendere bevibile qualsiasi acqua anche ristagnante, aggiungendovi dell’Anice. Inoltre, l’uscire dalle trincee all’assalto ed a morte quasi sicura, richiedeva un grosso apporto di alcool che favoriva il coraggio o l’incoscienza.
    Ai soldati francesi serviva l’Anice molto alcolico. Ai soldati Italiani veniva invece fornita la Grappa, agli stessi fini. Così, terminata la guerra, chi era sopravvissuto, se era Francese si era abituato all’Anice, se Italiano alla Grappa. I gusti si erano ormai affermati. Infatti se si leggono sulle bottiglie dei tre prodotti francesi si noterà che le Case sono state fondate negli anni subito seguenti alla Grande Guerra. Tutto questo non ha niente a che fare con l’Isola. Considerate quindi queste righe di oggi come un giretto domenicale “fuori Porta”. Io vado a gustarmi un Pastiss al tavolino ed a voi auguro una. Buona Domenica .


    • altro liquore all’anice che si beve allo stesso modo del pastiss e del pernod è l’uzo greco ma da noi non è mai arrivato.


    • Ieri avevo fatto un elenco dei ragazzi con i quali ho condiviso l’infanzia e l’adolescenza e te lo riscrivo:
      Infanzia: Giannina Villa, Mirella Capella, Bruno Casiraghi, Stefano ?, Marilina e Gianni Marzocchi ( tutti abitanti nella mia casa in Via Volturno 41 ), Marisa Sanvito ( Via Volturno 38 ), Nanda Rizzi ( Via Volturno 39 ), Giorgio Viazzo ( Via Volturno 37 ), i bellissimi gemelli biondi Beppe e Giuliana Peri, purtroppo scomparsi anni fa ( Via Volturno 44 ), Gino Maiocchi e Rosanna Senesi ( abitanti in due caseggiati diversi di Via Spalato ), tutti compagni di scorribande nei vicini prati in fondo a Via Spalato, di giochi ( a proposito non ho trovato indicato il gioco delle belle statuine ) e di birichinate ; Alba ? e Liliana Pasetto ( compagne di classe alle elementari di Via dal Verme ).
      Adolescenza e gioventù: la suddetta Giuliana Peri, mia compagna di classe alle medie dalle Suore di Maria Consolatrice. Giorgio Viazzo, Gianna Guerra ( Via Volturno 36 ), Carla Olanié ( Via Farini , numero pari, a metà strada tra cinema Vox e Via Boltraffio, in uno stabile con un grande ingresso, mi sembra di ricordare; si è sposata poi con Giorgio Viazzo ), Franca Pasquinelli ( che abitava dalle parti di Piazzale Fidia prima di trasferirsi durante la scuola a Cernusco sul Naviglio ), erano come me tutti iscritti allo Schiaparelli e ci si ritrovava sul tram 4 all’andata e al ritorno.
      C’erano poi i ragazzi per i quali mi batteva il cuore, ma che mi ignoravano completamente! Un certo Franco Mannone (Via Volturno 44 ), era sempre con gli amici dai lattai di Via Volturno a discutere di calcio e quanti giri ho fatto con le mie amiche tra Via Volturno, Garigliano e Sebenico per farmi notare, ma invano. Lo avevamo soprannominato ” dolcissimo ideal”. Il ricciolino Fulvio Molteni, un certo Tito dagli occhi azzurri… sogni di gioventù.
      Salutami tanto Annamaria e Lucia, che ringrazio per la disponibilità ad accettarmi nel vostro gruppo.
      A te un grazie di cuore per la grande pazienza nel leggere questa lunga mail e un cordiale saluto
      Luisa Buonvino


      • Per Luisa,
        il gioco delle belle statuine,strano ma vero ….è ancora giocato e conosciuto !!!
        Io da piccola ci giocavo spesso,ma anche mia figlia che ora è signorinetta (12 anni) amava giocarci sino a qualche tempo fa.
        Intanto mando un caro saluto a tutti quanti !
        (Sarò assente per qualche giorno).
        Claudia


      • su 13/02/2015 a 6:41 pm Giovanni Tedeschi

        Eccoti finalmente tra noi cara Luisa. Da parte mia un più che cordiale benvenuto ! Ogni cosa che dell’Isola puoi ricordare sarà per tutti molto prezioso.


  281. su 01/02/2015 a 4:16 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Per Claudia.
    Buongiorno cara Claudia, mi sono proprio dimenticata la fetta di panetun e infatti, vedi caso, ho un mal di gola stinco! Coincidenza? Rimedierò martedì sera in parrocchia ci sarà la benedizione della gola e non mancherò.
    Buona settimana a te e a tutti gli isolani.
    Annamaria.


  282. su 12/02/2015 a 8:03 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    A proposito di via Volturno… Ricordo una drogheria, fornitissima. Il proprietario era un uomo magrolino con i baffetti, la moglie sedeva alla cassa e mi pare fosse una bella signora mora, molto cordiale. Il sabato era un rito: mercato la mattina presto per evitare la folla, poi la drogheria,dove la mia pazienza veniva ricompensata con una tavoletta di cioccolato al latte. Il mercato però mi piaceva particolarmente nel periodo invernale, con il buio, intorno alle 17. Le bancarelle si illuminavano, la gente infreddolita si affrettava agli ultimi acquisti e poi…. Tutti a casa! L’isola negli inverni di quando ero bambina era spettacolare, affascinante, riservata, si svelava a poco a poco attraverso la nebbia. La si poteva apprezzare anche con la pioggia, pioggia pulita, non inquinata come oggi. Ciao caro quartiere a noi tanto caro, spero che le innovazioni che ti stanno trasformando non sciupino i nostri ricordi.
    Annamaria


    • i ricordi non si sciupano mai è il quartiere che ormai è sciupato


    • su 13/02/2015 a 10:07 am | Rispondi silvio alice

      Ciao Annamaria il titolare della drogheria di via Volturno si chiamava Battista


    • Buongiorno, Annamaria, e grazie per avermi accolto nel vostro sito..
      I titolari della drogheria di Via Volturno, ai miei tempi (quindi dal 1936 al 1960), erano i signori Maiocchi. La moglie stava anche nella loro drogheria del mercato comunale. Abitavano in Via Spalato e avevano due figli: la Ciucci, più grande di me di qualche anno, e Gino, della mia età e compagno di giochi. Ricordo che fu la signora Maiocchi a consigliare a mia madre di iscrivermi alla Bocconi come suo figlio, invece che alla Cattolica dove io volevo frequentare i corsi serali insieme alla mia compagna di banco dello Schiaparelli, per non pesare sulle finanze familiari. Fui iscritta alla Bocconi, con l’intesa che avrei dovuto laurearmi nei quattro anni e mantenni la promessa.
      Un caro saluto!
      Luisa


      • su 13/02/2015 a 5:48 pm silvio alice

        Buonasera sig.ra Luisa in quella drogheria dopo i Maiocchi subentrò un’altra famiglia di cui ricordo solo il nome del titolare, si chiamava Battista . Cordiali saluti


      • dei maiocchi mi ricordo poichè essendo nato nel 45 qualche volta mia mamma mi mandava a comperare qualcosa di urgente che lei aveva dimenticato,del sciur batista no perchè essendo un po’ più grandicello forse mi vergognavo a fare spesa ed andare per negozi.


  283. su 13/02/2015 a 4:46 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Buongiorno Luisa, grazie per arricchire di ricordi questo sito. No, non credo si tratti delle stesse persone. Io mi riferisco agli ultimi titolari. C’erano ancora quando nacque mio figlio, nel 78. Mio padre esibì il nipote in tutto il quartiere e ricordo la signora della drogheria che lo spupazzava e scherzava sul fatto che papà non voleva assolutamente nipoti…
    Caro papà, piombato all’isola negli anni ’30 dalla Puglia con la sola ricchezza di tanti fratelli, di una madre coraggiosa e di tanta speranza. Mi raccontava che all’epoca viveva con la famiglia, in tutto 10 persone, nel retro di un negozio in via Pollaiuolo. Trovó lavoro in una tintoria in via Ugo Bassi. Poi la guerra annullò i sogni di tanti e ricominciò la miseria, quella più brutta, che toglie ogni speranza.
    Raccontaci qualche episodio di quei tempi, cara Luisa. È bene che anche i nostri figli e nipoti ne siano a conoscenza, non solo dai testi scolastici.
    Un affettuoso saluto. Annamaria.


    • su 13/02/2015 a 6:47 pm | Rispondi Giovanni Tedeschi

      Hai visto cara Annamaria che alfine anche Luisa è entrata con noi per portarci i suoi ricordi della nostra vecchia Isola. Sarà bello reincontrarci tutti assieme una volta. Ho visto che oggi Milanoisola ha ripreso un mio vecchio scritto sulla Festa della Fontana che io ho condiviso in Facebook. Se puoi vai a leggerlo. A me è piaciuto rileggerlo dopo averlo dimenticato.


  284. su 14/02/2015 a 12:08 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Ciao Gianni, ho letto il tuo articolo su Milanoisola. Come sempre riesci a far partecipe il lettore, sembra di vivere quei momenti. Molto belle le foto, guardando quella dei “bauscia” ho ricordato che anche mio padre aveva un cappottone simile. La sera quando rientrava passava a raccattarmi in portineria dalla nonna, apriva il cappotto e io mi ci tuffavo, poi abbracciata a lui attraversavamo il cortile per andare a casa. Bel cappotto ampio, pesante, che forse non scaldava nemmeno tanto, ma che mi dava sicurezza.
    Il freddo era senz’altro più intenso di quello attuale. Avevo canottiera di lana, maglia di lana con maniche lunghe, sottoveste pure di lana, gonna, maglione, calzettoni che lasciavano scoperte le ginocchia le quali per il freddo diventavano viola, il tutto sotto il grembiulino bianco. Sopra,cappotto quinquennale, acquistato o confezionato in casa, doveva durare per gli anni delle elementari, ogni anno allungavano l’orlo! Cuffiotto,sciarpa, guanti, scarponcini. E come mi stimavo! Oggi che fa meno freddo di allora i bimbi hanno piumottini soffici, stivaletti chic, zaini che richiamano l’ultimo personaggio televisivo. Io avevo una severa cartella di cuoio che pesava più dei libri, ed ero una bambina fortunata. Ciao a tutti.
    Annamaria.


    • su 14/02/2015 a 3:43 pm | Rispondi Giovanni Tedeschi

      E’ bello leggere anche te, cara Annamaria. Anche le tue descrizioni sono tali da vedere con la fantasia ciò che descrivi. Con le tue parole sai provocare nuove emozioni. Ripenso spesso alla nostra piacevole serata davanti ad una buona pizza e, soprattutto all’Isola. Indimenticabile la tua testolina bionda, perfetta con quella acconciatura. Cordiali saluti a tuo marito.


  285. su 14/02/2015 a 5:19 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Oggi, San Valentino, sento di dover fare gli auguri a tutti gli isolani. Perché non c’è niente da fare…. siamo innamorati del nostro vecchio quartiere.
    Vecchio quartiere che hai seguito la mia gioventù. Il mio primo morosino che abitava in via De Castillia , di lui ricordo solo che si chiamava Luigi e che per lui avevo dato una gran crapada. Dolce ricordo dei miei 15 anni. Come si fa a cancellare tanti bei ricordi?
    Auguri vecchia sempre giovane isola! Buon S. Valentino a tutti.
    Annamaria


  286. su 15/02/2015 a 1:11 pm | Rispondi Giovanni Tedeschi

    “Milanoisola” ha ripreso un mio blog di qualche mese fa per pubblicarlo nel suo sito. E’ quello in cui avevo scritto del DNA dell’Isola. Oltre a farmi molto piacere ciò mi fa riflettere: forse viene condiviso il mio pensiero al riguardo. Ora vorrei aggiungere: Perchè siamo così numerosi, particolarmente noi anziani, nella ricerca, nella nostra memoria, della nostra vecchia Isola?
    Ricerchiamo le case, i cortili, le vie, i marciapiedi, insomma tutte quegli angoli che ci hanno accompagnato negli anni di gioventù ? No, perchè tutto, o quasi, è ancora li, nel medesimo posto dove noi li abbiamo collocati nella nostra memoria. Basta fare un salto là e ritroviamo tutto quanto come lo avevamo lasciato. Quindi non è questo che inseguiamo con i nostri ricordi . Quello che cerchiamo è la vita e l’umanità che ci ha allora circondato e di cui abbiamo fatto parte. Mi chiedo allora quali sono i fattori che hanno così profondamente trasformato quel mondo del quale noi siamo ora del tutto estranei.
    Riesco a darmi una sola risposta : la causa sta nella perdita dei Valori che ci hanno accompagnato durante la nostra crescita. Ma quali sono quei Valori ?
    Il primo credo sia quello della “Famiglia”. Non c’era il divorzio, la famiglia consisteva in un “Capo famiglia”, che era il padre, in un “Coniuge”, che era la moglie, e nei figli, più o meno numerosi. A questo nucleo si aggiungevano i nonni, perlopiù non più autosufficienti. Questa era la classica tradizionale famiglia, certificata da un documento che il Comune rilasciava dal nome ” Stato di famiglia. Il Capo famiglia aveva degli obblighi e dei diritti che lo
    differenziavano dal coniuge.
    L’Isola era allora abitata da questi nuclei famigliari che occupavano per lo più abitazioni di ringhiera di due locali, con acqua e servizi igienici in comune.
    L’idea che due coniugi si potessero separare non sfiorava neppure la mente degli Isolani. Forse, anzi certamente, l’armonia completa e costante non sarà regnata in tutte le coppie ma in ogni caso l’unità era indiscussa.
    Il Valore della famiglia era stato trasmesso dai genitori, sia del maschio che della femmina, ed era stato profondamente inculcato in ognuno.
    La ” Patria”, altro Valore condiviso da tutti gli Isolani di allora. Per Lei quanti si sono immolati su tutti i fronti di guerra? Obbligatoriamente, si obbietterà, è vero, salvo eccezioni che di volontari ce ne furono molti anche prima dell’otto settembre ’43, ma anche dopo tale data i giovani dell’Isola accorsero volontariamente nei corpi della R,S.I. che rappresentava, pur trasformata, la loro Patria. Questo Valore derivava dall’insegnamento che ricevevamo sin dai primi anni della scuola elementare, anzi addirittura dall’asilo.
    L’ “Onestà”, nei riguardi di noi stessi e nei riguardi del prossimo. Era anche un Valore condiviso. Ce lo insegnavano la famiglia, l’insegnamento religioso allora molto seguito e rispettato ( vedasi ancora oggi il culto del Don Eugenio ),
    la scuola stessa in ogni sua manifestazione. Le rare eccezioni facevano rumore. A San Vittore non c’erano Isolani. L’Enzo Barbieri, un mito della malavita Isolana, è un frutto successivo all’otto settembre ’43, data che ormai viene definita ” La morte della Patria ” .
    La ” Libertà” era un Valore allora come è un Valore oggi. Ma non era necessario esaltarla. Per gli onesti c’era, nessuno la poneva in discussione, nessuno si sentiva privato di questo Valore. La Legge proteggeva gli onesti e perseguiva i disonesti, cosa chiedere di più ? L’obbiettivo era il bene comune.
    Il “Lavoro” era l’altro Valore quasi sacrale. Allora, per quasi la totalità degli Isolani, si trattava di duro e pesante lavoro. Disoccupazione ? parola sconosciuta. Dello sciopero della fine secolo precedente, quello sedato dal Bava Beccaris, tanto per intenderci, si parlava allo stesso modo delle cinque giornate del ’48. Storia e nient’altro. Io con madre operaia alla Browboveri” e padre operaio in ferrovia, assimilavo il loro rispetto per il lavoro e per i loro capi. La parola “sciopero” era sconosciuta. Se siete convinti che questa sia stata una conquista sociale vi lascio nella vostra convinzione. Tanto il lavoro non è più un Valore. E’ ” Un posto” quello che conta !
    Ecco, cari amici, ho elencato quei Valori che guidavano gli Isolani dell’epoca, quei Valori, oggi, non solo dimenticati ma addirittura derisi e negati.
    Noi cerchiamo, con i nostri ricordi, quell’Isola che si basava, nella sua umanità, proprio su quei valori accettati e condivisi.
    Cosa volete che abbiano a che fare i nuovi Isolani con i vecchi ?
    Contenti loro…….


    • Giovanni come dicevo sarò assente qualche giorno ,per cui non vedrete miei commenti. SONO PIENAMENTE D’ACCORDO CON TUTTO CIO ‘ che hai appena scritto,anche se sono un’isolana credo di qualche generazione
      dopo.
      Penso che questi Valori,non fossero patrimonio solo degli isolani dell’epoca,ma anche di tanta altra gente.
      Certa i nuovi isolani nulla hanno a che fare con i vecchi e poi a mio personale avviso attualmente c’è troppa ‘ Movida ‘…..
      Io nel mio piccolo cerco di trasmettere certi Valori a mia figlia dodicenne,che ogni tanto mi guarda in modo strano….. ma forse un giorno capirà tanti discorsi e tante ‘fissazioni’ della mamma.
      Di nuovo un caro saluto a tutti e grazie per questo bello spazio,dove possiamo scambiarci idee,opinioni e belle storie isolane !


      • su 16/02/2015 a 11:51 am Giovanni Tedeschi

        Hai ragione Claudia, quei Valori non erano appannaggio solo degli Isolani, tutti gli Italiani li condividevano. Ma allora l’Italia come il suo popolo erano un’altra cosa rispetto a quella e quelli di oggi. C’è a chi va bene così. A me no! Ma a chi interessa ?


  287. su 15/02/2015 a 9:33 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    È vero non esistono più i valori, o forse sono diversi.I nostri genitori, perlomeno i miei, ci hanno insegnato quale primo Valore la Famiglia. Mia mamma diceva sempre si a tutto quello che mio padre proponeva,giusto o sbagliato. Diceva che era il marito che sosteneva la famiglia e quindi era giusta la sua parola. Mi ha cresciuto con l’esempio del loro amore, durato 56 anni. Io ci ho provato per 8 anni, poi ho divorziato. Mi sono risposata e la nostra unione dura da 33 anni, 7 di convivenza e 31 di matrimonio. Mi chiedo se dicendo sempre si avrei evitato il fallimento. Forse si. Ma saremmo stati infelici in 3, io, lui e mio figlio.
    La Patria credo sia un Valore ormai sconosciuto. Come si fa a credere in qualcuno quando in Parlamento, onorevoli che noi manteniamo con le nostre tasse, di qualsiasi partito siano, si scambiano insulti e botte da Far West?
    É vero, forse questo Valore non viene più menzionato nemmeno dai testi scolastici. Se sfoglio un libro delle mie classi elementari riscontro più volte questa stupenda parola “Patria”, veniva paragonata alla Mamma, perché come tale doveva infondere sicurezza, dare amore e quindi venire rispettata.
    Onestà, altro Valore perso nel tempo. Non esiste più. Oggi ognuno pensa solo a se stesso anche a discapito di altri. Non esiste nelle scuole, negli ambienti di lavoro, nelle famiglie stesse. Che tristezza!
    Libertà, non si sa a cosa e a chi attribuirla. Ho paura che sia stata interpretata male. Oggi pensano di essere liberi solo perché ognuno fa e dice quello che vuole. Perchè? Perché ci riteniamo liberi solo perché non siamo sorvegliati?
    Il Valore Lavoro purtroppo è una chimera. I nostri figli non lo ritengono tale solo perché per poterlo avere devono attendere il colpo di fortuna, oppure migrare all’estero dove magari fanno di tutto tranne quello per cui si sono preparati.
    Tanti, è vero, cercano il posto, non il lavoro. Quello duro, al quale eravamo stati abituati, non lo vogliono.
    Gli Isolani veraci, quelli della nostra epoca, hanno cercato di inculcarli alle nuove generazioni ma.. è vero , queste non hanno nulla in comune con noi.
    Ciao Gianni e un caro saluto a tutti gli isolani.


  288. cari gianni,annamaria,claudia e tutti quei pochi altri che seguono i vostri racconti devo solo essere d’accordo con voi su tutto quello che scrivete,io dal canto mio sono poco incline a raccontare e solo alcune volte rispondo a delle vostre interrogazioni e devo dire che i nuovi abitanti dell’isola da circa 20 anni a questa parte sono a mio parere dei fighetti radical chic intellettualodi alternativi che hanno contribuito a rovinare il quartiere insieme ai palazzinari e a quasi tutti quelli che hanno aperto i locali,noi eravamo dei ruspanti.


  289. su 16/02/2015 a 11:55 am | Rispondi Giovanni Tedeschi

    Oggi Luisa mi ha trasmesso una serie di foto d’epoca che vado immediatamente a pubblicare, con la sua autorizzazione, su Facebook.
    Mi spiace per Annamaria che non potrà vederle non essendo su fb, ma le stamperò per dargliele al prossimo incontro.


    • Grazie a te e a tutti i nostri amici “isolani”.
      Oggi mi tornano alla mente i medici che ci hanno seguito nella nostra infanzia e adolescenza, dottori che quando ci visitavano ci guardavano le orecchie, la lingua, la gola con il cucchiaio, la parte interna della palpebra, ci facevano dire 33 per vedere lo stato dei polmoni, ci ascoltavano il cuore, ci palpavano la pancia, ci battevano con il martelletto sulle ginocchia, ci guardavano le mani e le unghie, misuravano la nostra altezza, e avevano tanta pazienza…
      In particolare ricordo, se la memoria non mi tradisce, il Dott.Enrico Scotti in Via Porro Lambertenghi 8, il Dott. Alberto Andreoli e, nel dopoguerra, il Dott. De Renzio in Via Confalonieri ( medico della mutua ).
      Come venivamo curati?
      Prima di tutto “l’amato olio di ricino” ( la mia mamma mi metteva a letto e dopo un po’ mi svegliava dicendo ” ciccina hai la tosse, prendi questo per farla passare ” e mi faceva ingurgitare una tazzina di latte caldo e olio di ricino..), poi le pappe di senape bollente applicate sul petto, gli infusi di aglio da bere per eliminare i vermi ( allora era molto facile prenderli anche perché giocavamo tutto il giorno sulla terra e mangiavamo cibi mal conservati ), l’alcool, la buccia di cipolla e l’ittiolo per le ferite e le infezioni, il fegato e la carne di cavallo contro l’anemia, il famigerato olio di fegato di merluzzo che drammatizzava le nostre giornate di adolescenti. Per non parlare della lotta all’infestazione di pidocchi riscontrata al ritorno dalla mia prima felice vacanza in colonia a Gressoney La Trinité ( sempre in agguato anche se oggi si chiama pediculosi ).
      Qualcuno se ne ricorda ancora?
      Un caro saluto a tutti
      Luisa


      • su 18/02/2015 a 12:47 pm gianni tedeschi

        Grazie cara Luisa dei tuoi ricordi così succosi che ci offri.
        Ricordo i nomi dei tuoi dottori ma il mio era il Dott. Cirla di via Borsieri. Anche lui : olio di fegato di merluzzo, olio di ricino, “unguento del 12” che era simile all’asfalto e con il quale mi ungevano la gola ed il sottomento per le ghiandole che, dicevano, erano ingrossate. Poi le polentine di semi di lino superbollenti
        sul petto per le bronchiti di ogni inverno. E poi tubi di “Piantopiogeno” rimarginante di tutte le ferite che mi facevo giocando. E così via…..
        Ma grazie alle mamme ed ai dottori che ci curavano siamo cresciuti ed ora eccoci qua a raccontarcele.
        Anc’io mando un caro saluto a tutti, a te particolare ed a presto.

        PS .: Dimenticavo, i pidocchi, mai presi ma sia all’asilo Pastrengo che poi alle elementari Federico Confalonieri avevo una particolare abilità a tenere lontani ” i piugiatt”, che ne erano i portatori. E nelle foto della classe 2 C li vedo ancora e ricordo i loro cognomi : il Calò ed il Dolci, si grattavano continuamente la testa! E la Vigilatrice li faceva sempre rapare a zero, da cui il coro ” Crapa pelada l’ha fa i turtei ………..


  290. su 18/02/2015 a 12:33 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Quanto e’ vero quello che dice Luisa,i dottori una volta “visitavano”i pazienti con cura non come adesso che prescrivono i medicinale anche per telefono,tra i dottori citati ricordo anche il dottor Cirla di via Borsieri.
    Tutte le mattine olio di fegato di merluzzo sostituito più avanti con il Proton che era di sapore più gradevole.
    Quante cose dimenticate che tornano alla mente sentite da Luisa!!!Anche lontano dalla nostra “Isola”aspetto con ansia di leggere ricordi raccontati da ognuno di noi.
    Un caro saluto a tutti gli Isolani
    Lucia Beduzzi


  291. su 18/02/2015 a 6:57 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    I pidocchi, ahimè, quando frequentavo la prima media lipresi pure io. Ricordo che durante una visita medica scolastica, dove eravamo setacciate dai capelli ai piedi, trovarono questi ospiti non graditi a me e ad altre compagne. Il bidello ci accompagnò a casa, dove piansi per l’umiliazione. Dopo di che inizió il divertimento: mi tagliarono i capelli cortissimi, tutte le sere mia madre ci passava la “pettinina” e li strofinava con il petrolio. Altro che shampoo per la pediculosi!
    Per non parlare dei vermi. Al ritorno delle vacanze trascorse in colonia a Pesaro, eccoli! Collane di aglio al collo, “spremute” sempre di aglio, una bellezza.


  292. su 18/02/2015 a 9:04 pm | Rispondi Lucia beduzzi

    Cara Annamaria tutto vero quanto dici !!!!che tempi,forse meglio adesso che abbiamo tutto ,ma siamo sempre alla ricerca di altre cose!!
    Ciao Annamaria a presto


  293. i vermi ricordo di averli avuti anch’io, i pidocchi no,però ricordo mia nonna che giornalmente mi passava la famosa pettinina, menzionata da annamaria,per precauzione.Il mio dottore è stato prima confalonieri che era in ugo bassi ang.pollaiuolo e poi piva in ugo bassi quasi in piazza fidia.Scusate se ogni tanto mi intrometto ma spesso mi fate riaffiorare i ricordi ed allora dico la mia,saluti a tutti.


  294. su 19/02/2015 a 8:14 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Caro Enzo, certo che DEVI “intrometterti” , se no a che serve il blog? Questo sito ha l’opportunità di risvegliare in noi tanti ricordi, belli o brutti, ma sempre positivi in quanto ci avvicina tutti. Ciao, a risentirci.
    Annamaria


  295. su 19/02/2015 a 11:49 am | Rispondi gianni tedeschi

    Nei giorni scorsi sono affiorati due temi, quello dei nostri giochi e quello dei Dottori dell’Isola. Si è fatto notare che nei giochi elencati era stato omesso quello delle ” Belle statuine ” e per i Dottori ne è uscito un buon numero dal quale risulta che la salute degli abitanti dell’Isola veniva bene assistita.
    Ho associato i due temi, giochi e dottore, e mi sono ricordato del “gioco del dottore”. Era l’unico gioco da fare con la massima complicità ed all’oscuro dei genitori. Per me era il migliore e più interessante e coinvolgente di tutti gli altri.
    Chi non lo ha fatto non sa cosa ha perduto!
    In Jacopo dal verme 4, quindi prima dei miei sei anni, le visite del dottore erano frequenti, non mancavano certo le pazienti, anzi!
    Io facevo il dottore ed al mio fianco non mancava mai l’Arrigo Paoli e il Vincenzino Ricaldone ( Lucia, era tuo cugino mi pare ).
    Ripeto, chi non ha giocato a quel gioco non sa cosa ha perduto.
    La curiosità, la trasgressione, la sconosciuta eccitazione, tutto concorreva a rendere quei momenti del gioco sconvolgenti. La Clara, figlia della portinaia, che era una delle pazienti che più si prestava alle nostre visite, era anche la più invidiata dalle sue amichette. Il gioco del dottore veniva abbandonato dopo aver raggiunto i sette od otto anni, non mi ero mai chiesto il perchè, ma qualche motivo doveva sicuramente esserci. Forse coincideva con l’inizio della dottrina per la preparazione alla prima comunione, forse la curiosità era scemata, forse il desiderio di farsi visitare era scaduto nelle bambine cresciute, forse altri interessi e giochi della vita avevano soppiantato il gioco del dottore, chissà ? Sta di fatto che poi tutti noi con il passare degli anni siamo diventati dei dottori alla caccia di pazienti sempre più difficili e rare, sino a scomparire del tutto. Forse è il caso di tornare al Monopoli.


  296. su 19/02/2015 a 2:15 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Certo che sparivano le pazienti! Ad un certo punto sono subentrate le dottoresse! Probabilmente le bambine che allora voi maschietti relegavate al ruolo di pazienti si saranno chieste perché dovevano essere tali e non diventare medici al vostro posto… Ecco quindi gli ex medici diventare pazienti e le bambine diventare dottoresse! Se no a cosa è servito il femminismo?
    Annamaria


    • su 19/02/2015 a 4:44 pm | Rispondi gianni tedeschi

      E’ cosi ?? Allora sto molto male in continuazione, A I U T O ! Visitatemi Dottoresse!


    • Cara Annamaria, ti invio la mia testimonianza sui bombardamenti all’Isola. In Via Volturno 41 gli edifici erano due: uno esterno su strada, con ascensore, e l’altro, costruito successivamente nel 1936, nel cortile interno. Io abitavo nello stabile interno al primo piano; mi sembra fosse di quattro piani, era senza ascensore e le scale separavano i due appartamenti di ogni piano. Nella cantina di questo stabile interno era stato costruito un rifugio antiaereo, che serviva entrambi gli edifici. Per noi numerosi bambini incoscienti, quando suonava l’allarme notturno era divertente, anche se assonnati, scendere nel rifugio perché avevamo lì seggioline ( io addirittura avevo una bellissima seggiolina a dondolo di vimini ) e portavamo giochi ( carte, giornalini, biglie, bambole, ecc.).
      Una notte del 1943 ( per fortuna io e i miei genitori eravamo sfollati a Canneto sull’Oglio (Mn), durante un’incursione aerea, una bomba dirompente cadde sulla parte dell’edificio di fronte alla mia e sulle scale, facendole crollare sul rifugio, che per fortuna resistette. Ci fu un’unica vittima: il giovane papà dei miei amichetti Casiraghi che era uscito dal rifugio per vedere i numerosi bengala che illuminavano il cielo, sepolto dalle macerie. Nel 1945 riuscimmo a rientrare nell’appartamento grazie a una scala provvisoria di legno che arrivava al primo piano,fatta costruire dal proprietario dei due edifici, Oreste Vago Oldani, che aveva intenzione di mettere nel nostro appartamento un laboratorio. Dalla parete della nostra ala penzolavano ancora alcuni scalini ed era piuttosto pericoloso averli sulla testa. Quando io passavo davanti alla scala che portava in cantina avevo sempre davanti agli occhi l’immagine del papà dei miei amichetti! Nel 1946 furono ricostruite le scale e l’ala crollata …e la vita riprese come se niente fosse avvenuto.
      Scusatemi per la lunga e noiosa ricostruzione di quegli anni. Luisa


  297. su 21/02/2015 a 8:58 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Cara Luisa, grazie per la testimonianza relativa a quel periodo. Immagino come deve essere stato terribile vivere quei momenti. Vedere la casa amata distrutta, gli affetti cancellati, il mondo capovolto. Prego e spero che i nostri figli e nipoti non debbano mai assistere ad un orrore simile.
    Grazie ancora e un abbraccio.
    Annamaria.


  298. Buongiorno a tutti da Luisa!
    In particolare un grande grazie a Gianni e a Annamaria per l’affettuoso contatto.
    Propongo a tutti coloro che seguono questo sito, familiari compresi, di ritrovarci
    giovedì, 5 marzo 2015, alle ore 12.30, dopo il mercato comunale coperto, al ristorante La Baia dei Pescatori, in Via Pietro Crespi 16, per una pizza a scelta ( 9 € compresa bevanda e caffé ) oppure scelta tra 3 primi, tre secondi, tre contorni, acqua e caffé ( 10 € ). La zona è ormai prevalentemente extracomunitaria, e come potete immaginare non è un locale elegante, che richiede un abbigliamento chic, però a mio avviso è confortevole. Si può raggiungere con la linea 1 ( fermata Pasteur ) e, se viene preferita l’auto, si può trovare abbastanza agevolmente da posteggiare nelle strisce blu nella Via Termopili, gratuite dalle ore 13.00.
    D’accordo che non ci ritroveremmo all’Isola, ma l’Isola in definitiva siamo noi!
    Non credo che ci sia bisogno di prenotazione se saremo una decina, perché sono attrezzati con parecchi tavoli , però mi farebbe piacere sapere se siete disponibili!
    Un caro saluto a tutti dalla più vecchia ( escluso Ezio Barbieri ) del gruppo
    Luisa


  299. su 22/02/2015 a 10:59 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Negli anni ’50 mio padre lavorava in via De Castillia all’Isaria, diventata poi Siemens. Mi raccontava che spesso accadeva che lavorando alle “trance” ,che non ho mai capito che macchine fossero, le donne perdessero l’uso delle dita.
    D’estate svenivano per il caldo nei capannoni e nei mesi invernali rabbrividivano. Povere donne! Eppure anche loro oltre il lavoro avevano la famiglia da seguire, non si lamentavano ed erano sempre allegre.
    Buona settimana a tutti. Annamaria.


    • annamaria la trancia per spiegarla in parole povere è come se fosse una grossa forbice che taglia i pezzi da lavorare con una forza pazzesca poichè di solito il materiale è metallo.Quindi se ci si mette sotto una mano….e questo perchè ai tempi non esisteva la sicurezza che c’è adesso,infatti ora queste macchine sono dotate di cellula fotoelettrica che capta tutto quello che è estraneo al materiale da lavorare e blocca la macchina.


    • su 24/02/2015 a 6:11 pm | Rispondi gianni tedeschi

      Mia mamma ha lavorato dal 1927 al 1940 come operaia alla Bromboveri.
      Lavorava in capannoni simili a quelli che tu hai citato ed era addetta agli avvolgimenti motori. Le sue mani sembravano di legno tanto erano piene di calli. Il rumore nel suo reparto era tale da farla impazzire dal mal di testa. Io alla sera al suo ritorno avevo sempre l’incarico di correre dal farmacista di via Borsieri angolo Pastrengo ad acquistare un “calmino”. Uno solo, mai più di uno, ogni sera! Quando sono nato, nel ’34, mia sorella Celsia aveva 10 anni e fu lei la mia mammina per i primi due anni, poi passai un’anno all’ospedale di Derganino, facendo una dietro l’altra tutte le malattie infettive possibili e poi finii all’asilo delle suore di via Confalonieri. Li mi portava mia mamma al mattino prima delle otto, quando passava per andare allo stabilimento e mi riprendeva dopo le cinque al termine del lavoro. Poi a 4 ed ai 5 anni andavo all’asilo di via Pastrengo. E mia mamma oltre al suo lavoro aveva la casa da mandare avanti e la cucina da fare. Ma io la ricordo, come tu scrivi delle operaie in genere, sempre allegra e disponibile. Altri tempi !


  300. Buona serata a tutti gli amici dell’Isola!
    Continuo con i miei ricordi, innanzitutto di due bocconiani la cui biografia si può trovare su Internet:
    Il primo, il Professor Verzì Gabriele, assistente del Professor Lenti Libero all’università Bocconi, con cui ho discusso la tesi di laurea nel 1956, che abitava in Via della Pergola, all’angolo con Via Cola Montano, nella casa a destra venendo da Piazzale Archinto. Mi ha aiutato nella preparazione della tesi e ho frequentato sia casa sua,aveva una madre molto burbera, sia l’abbaino della Edisonvolta, azienda in cui era dirigente, dove c’era una fornitissima biblioteca. L’ho incontrato molti anni dopo al Moreschi, dove insegnavo, e mi raccomandò di fare una ramanzina a uno dei suoi numerosi figli, iscritto in un altro corso del Moreschi, molto svogliato nello studio. Verzì era una persona dolcissima e paziente, ma molto testarda e quando ci interrogava scavava a fondo nella nostra preparazione.E’ morto nel 2004 a 83 anni.
    Il secondo è un mio coetaneo, Manca Gavino, che abitava in Via A. Paoli ed era iscritto come me alla Bocconi. Perse il padre per un infarto al primo anno d’università, ma si laureò e fu assunto dalla Pirelli dove fece una brillante carriera ( purtroppo quando era capo del personale fu gambizzato dalle BR ). Credo sia ancora vivo perché leggo sempre sulla rivista della Banca Popolare di Sondrio degli articoli a sua firma su filosofi ed economisti.
    Potete trovare, sempre su Internet, Gianni Marzocchi, che fu lanciato da Nunzio Filogamo al festival di Sanremo, vinto da Tonina Torrielli, nello stesso anno di Marisa Del Frate. Abitava sul mio pianerottolo in Via Volturno 41 e poi si trasferì con i genitori e la sorella Marilina in Piazzale Lagosta, nella grande casa bianca, mi sembra al numero 2. E’ diventato dopo un apprezzato doppiatore, ma purtroppo è scomparso prematuramente.
    Un’altra persona che ricordo con affetto è una mia compagna dello Schiaparelli, Dinuccia Ferrari, che abitava in Via Borsieri in una casa di ringhiera tra Via Dal Verme e Via Pastrengo ( forse al secondo piano del numero 16? ). Ricordo che negli anni cinquanta andavo da lei e preparavamo insieme le lezioni, mentre controllava i fratellini, affidatigli dalla mamma che lavorava. Mi raccontava con una punta di orgoglio che erano tutti ” cesarini”, cioé nati con il taglio cesareo, che allora non era in voga come ora. Chissà che ne è di lei. Ricordo di averla incontrata anni dopo. Si era fidanzata con un fotografo che lavorava in Piazza Duomo. Spero che abbia avuto una vita felice, perché allora faceva tanti sacrifici per mandare avanti la casa e contemporaneamente studiare!
    Un caro saluto a tutti
    Luisa


    • Che bello leggere tutti quei ricordi della “nostra Isola”!!! Ricordo benissimo quando raccontavano che Gianni Marzocchi era dell’Isola, era un orgoglio per tutti noi isolani!!!
      Altri isolani famosi hanno dato lustro al nostro quartiere e fortunatamente ci sono persone come Luisa,Gianni ,Annamaria e altri che raccontano il passato e ci fanno rivivere quei ricordi meravigliosi.
      Un saluto a tutti gli Isolani
      Lucia


      • su 26/02/2015 a 6:15 pm gianni tedeschi

        Buonasera Lucia. Luisa ha proposto più sopra un incontro in un localino sul Viale Monza per il 5 Marzo p.v. al mezzogiorno. Personalmente sono d’accordo, in alternativa io proponevo Road Haus a Segrate che forse è più comodo per Annamaria e li fanno dei filetti che rialzano pressione e morale.
        Ma decidete voi, a me va bene tutto, basta stare assieme a voi.
        PS .: Luisa la andrei a prendere io per accompagnarla a Segrate.


  301. su 26/02/2015 a 4:15 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Buongiorno a tutti! Sto cucinando la trippa, o meglio “busecca”, e un ricordo affiora. In via Lambertenghi, angolo via Borsieri, rivedo un negozio di tripperia. Una grande vasca con acqua corrente conteneva questa parte bovina, ahimè da molti ritenuta poco nobile, da me no. Non ho mai capito perché le cose che mi piacciono fanno male, ma! L’acqua che traboccava dalla vasca finiva attraverso le grate situate sotto di essa. Poi sono arrivati i supermercati e.,, ciao Pepp. Addio trippa.
    Pare che oggi sia considerata un piatto povero, così come il minestrone e la tanto amata cassoeula.
    Buona serata agli amici isolani.


    • su 26/02/2015 a 6:28 pm | Rispondi gianni tedeschi

      Si, si la Trippa !!! Buona, buonissima !! Mi ha fatto venire l’acquolina in bocca !! Mia mamma la faceva al sugo ed io ci mangiavo assieme un sacco di pane. La servivano anche calda e fumante, come piatto unico sulle navi che facevano servizio sulla costa Istriana, allora Italia, dove ogni anno mi portavano. La devo avere mangiata quindi già ai miei due anni!
      Ora, purtroppo, non fa più parte della mia dieta. Ma anni indietro ero amante, in mancanza di meglio, della Trippa Simmenthal. Calda con un bel pò di grana sopra era, per me, una delizia.
      Ne approfitto, cara Annamaria, per pregarti di leggere l’invito a trovarci il 5.
      Marzo p.v. da parte di Luisa, che non conosco ancora di persona ma trovo sia una persona squisita. Vedi anche come ho risposto a Lucia. Eventualmente passo a prendere anche te se avessi dei problemi a raggiungere Road Haus di Segrate.
      Beato Silvano che farà festa alla tua trippa!


  302. la tripperia menzionata appena sopra dovrebbe essere quella di via borsieri 30 o 32 quasi ang.lambertenghi


  303. Buona serata a tutti gli amici!
    Vorrei rispondere a Silvio Alice che chiedeva tempo fa notizie sui tre negozi di Via Volturno 41.
    Dal 1936 al 1960, anno in cui ho cambiato casa e quartiere, il primo negozio, di fianco al portone era del fruttivendolo Capella, padre della mia amica d’infanzia Mirella. La latteria era della madre di Ettore e Giuliano (quest’ultimo aveva problemi di salute, mentre il fratello era biondo e rubicondo). Entrambi gestivano la latteria ed erano grandi tifosi, per cui da loro si raggruppavano tutti i ragazzi della via per discutere di calcio. Ho saputo in seguito che la figlia di Ettore, bionda e di carnagione chiara come il padre, aveva sposato un ragazzo di carnagione scura e aveva continuato a gestire il negozio. Immagino, scherzando, che abbiano avuto dei meravigliosi bimbi color caffelatte. La famiglia Capella e i lattai abitavano nello stesso edificio. Di chi gestiva la macelleria non ho ricordo, forse perché allora la carne non mi piaceva proprio. Poi c’era la drogheria dei Maiocchi e, girando l’angolo, in Piazzale Lagosta, il negozio di vini e liquori di Sisti. Di Via Garigliano ricordo il negozio di scarpe dei Marinoni, di cui mia madre era assidua cliente perché i miei piedi si allungavano in continuazione,( ho ritrovato negli anni ottanta la moglie e uno dei due figli nel negozio che avevano aperto in Via Porpora). Infine mi ricordo del salumiere, vicino al negozio di scarpe, che quando mia mamma in tempo di guerra mi mandava a fare la spesa, invece di lasciarmi in fila mi metteva in piedi in un angolo e serviva tutte le signore che erano arrivate dopo di me. Mi era proprio antipatico!!!
    Se ben ricordo, in Via Volturno,all’angolo con la Via Spalato, c’era una tabaccheria, poi dalla stessa parte una merceria e quindi un ciabattino,( forse Mandelli?), il cui figlio era mio compagno di giochi quando avevo 4 anni.
    Un caro saluto a tutti
    Luisa


    • su 27/02/2015 a 8:05 pm | Rispondi silvio alice

      Cara Luisa all’angolo via Spalato c’era, o c’ è, una tabaccheria e a fianco c’era anche un Barbiere per uomo, ho ancora la foto. Chi gestiva la drogheria dei Maiocchi si chiamava Battista,, poi all’angolo di via Volturno con Sebenico c’era la prestinaia Gianna e di fronte l’ingresso al trani del PCI con annesso balera e campi da bocce. Ancora in via Sebenico c’era la sede dell’autotrasporti F.lli Piccin. Il resto dei ricordi alla prossima. Ciao


      • Buongiorno, giovane amico Silvio, e grazie per le precisazioni.
        Ricordo anch’io la panettiera d’angolo con Via Sebenico, di cui eravamo clienti, e il circolo Sassetti, dove andavo a comprare il vino. Qualche anno fa ci sono ritornata per la mostra di sculture di una mia insegnante dell’UNITRE, ma non ho ritrovato nulla che ricordassi: era tutto cambiatoi. Non mi ricordo del barbiere di Via Volturno. Mio padre andava alla fine degli anni trenta, mi sembra, in Via Sebenico davanti alla chiesa del Sacro Volto e mi portava per Natale il calendarietto tutto profumato, legato con un cordoncino che terminava con una nappina. Per me era bellissimo ( forse era osée per quei tempi, in quanto c’erano delle donnine, ma castigatissimo rispetto a quelli del dopoguerra). Ricordo anche il muro e l’ingresso del corriere Piccin, subito dopo l’angolo. Della casa in cui abitavi vedevo da casa mia la parte verso verso Via Sebenico, oltre il tetto dei Crimella. Al numero 43 di Via Volturno abitava la famiglia Balconi.
        Al prossimo ricordo… e un cordiale saluto
        Luisa


  304. su 28/02/2015 a 8:09 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Per Gianni a Tedeschi.
    Buongiorno! So che hai già contattato Lucia… Ci vediamo martedì sera. Buon fine settimana.


  305. su 28/02/2015 a 8:35 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Per Luisa B.
    Buongiorno cara, ho letto i tuoi appunti, sempre piacevolissimi! È bello che in diversi rammentiamo la nostra giovinezza, oggi sembrano tutti annoiati, scocciati e anche inviperiti. Cosa vogliono dalla vita non si sa. Caspita, hanno mezzi di comunicazione incredibili, noi dovevamo comunicare con gli scritti se si era lontani, nei cortili ci si chiamava ad alta voce… il telefono, chi aveva la fortuna di averlo installato, si usava solo per bisogni effettivi. Hanno la possibilità di conoscere il mondo tramite la tv, i miei genitori l’acquistarono nel 62, quando avevo già 11 anni. Per non parlare di gite, vacanze, viaggi. Quando mai? Le mie vacanze, ed ero fortunata, le trascorrevo a Senigallia, dove è nata la mia mamma, o in Valcuvia nel varesotto, o sommo lusso a…. Cesenatico, che ancora oggi adoro. I miei nipoti, ancora in carozzina, passeggiavano per l’Italia e all’estero. Per me l’estero erano S. Marino e la Svizzera. Il mondo finiva.
    Per non parlare del PC. Stupendo mezzo da noi isolani utilizzato anche per comunicare tra noi! Per conoscerci e rivivere il passato. Bello o brutto, con ricordi allegri o meno. È per noi la possibilità di un tuffo nel “fu”.
    E se a volte penso Evviva la Tenologia! ho sempre comunque nostalgia delle comunicazioni strillate nel cortile, tra un balcone e l’altro. Ho nostalgia dei fischi con i quali i ragazzotti ci davano appuntamento nei sottoscala per un bacio furtivo. Mi mancano le letterine e i bigliettini pervenuti a…mano.
    Forse mi manca la gioventù, e non capisco i miei figli e nipoti che non la sanno apprezzare!
    Buona domenica Luisa, anche a tutti gli isolani.


    • su 28/02/2015 a 11:26 am | Rispondi gianni tedeschi

      E’ bello leggerti, cara Annamaria, e bello seguire il tuo spirito che riesce a riportarti agli stati d’animo di allora ed è emozionante per noi seguirti.
      I tuoi ricordi, come quelli di Luisa e Lucia sono un vero toccasana per l’anima.
      Il sentire dentro un passato così lontano, e soprattutto condividerlo con altri, addolcisce la vita allontanando, anche se solo per il breve spazio della lettura, tutte quelle negatività che il presente ci elargisce. Infatti il passato lo si ricorda solo con gli aspetti buoni e piacevoli, poichè quelli cattivi e spiacevoli ci pensa la nostra mente a rimuoverli.


    • Cara giovane Annamaria,
      è vero che a noi ( e in particolare a chi, come me, ha vissuto i terribili anni della guerra ) bastava ben poco per essere felici. Ai miei tempi avevamo modi ingegnosi per comunicarci i piccoli segreti da un balcone all’altro. Si andava dall’alfabeto muto, alle consonanti intercalate con delle sillabe concordate ( codice che, secondo noi, nessuno doveva comprendere ), fino alla tecnologia più “avanzata” che consisteva nel far passare uno spago dalla ringhiera di un balcone, farlo scendere doppio fino al cortile, con l’amichetta che calava uno spago dal proprio balcone, lo legava al doppio spago e lo tirava su, poi lo girava intorno alla propria ringhiera legandone i capi. Era così pronta una piccola teleferica, con la quale si facevano scorrere messaggi e piccoli oggetti.Naturalmente questo era possibile se c’erano le ringhiere e dei balconi con i quali si poteva comunicare. Per non parlare poi dello spago con attaccato un cestello che si calava dal balcone fino al cortile, dove venivano messi oggetti e bigliettini. In strada si giocava anche con i “tollini “( le capsule di metallo delle bottiglie ), che sostituivano le biglie difficili da gestire su un terreno non sabbioso. Si disegnava con il gesso ( rubato a scuola ) un circuito sull’asfalto e ci si divertiva un mondo a gareggiare. I marciapiedi di allora erano costantemente invasi da disegni: Qualche mese fa mi è capitato, nella Piazzetta di Via dei Transiti di veder disegnato in modo molto approssimativo sul marciapiedi un mondo. Mi sono ricordata di come tiravamo bene le righe noi, ma mi sono commossa pensando che è un gioco, forse per piccoli extracomunitari, che esiste ancora.
      Ciao, Annamaria, ai prossimi ricordi.
      Luisa
      P.S. -A proposito, io sono stata in villeggiatura nella bellissima Senigallia per tantissimi anni, e a Cabiaglio nel dopoguerra. Magari eravamo negli stessi bagni. A Cabiaglio penso che non ci siamo incontrate perché io avevo 14 anni e tu non eri ancora nata.


  306. su 01/03/2015 a 5:46 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Carissima Luisa, concordo, Senigallia è bellissima! I miei zii abitavano nell’allora Viale Adriatico, in una bella antica villa. Da bambina mi lasciavano in giardino a razzolare con le galline. Ricordo che attraversavamo la strada ed eravamo in spiaggia. Lo zio Lello, fratello del babbo di mia mamma, arrotolava i pantaloni, mi dava la mano e alè… lunghe passeggiate sul bagnasciuga, ovviamente la mattina presto intorno alle 6 e mezza. Silenzio totale, lo zio da buon marchigiano non era molto loquace, ma a me piaceva.
    Rientravamo con un buon appetito pronti per la colazione: pane e olio, quello denso, che sembra crema. Altro che Nutella!
    Cabiaglio la conosco di sfuggita. Con la famiglia sono sempre andata a Brenta, vicino a Cittiglio dove i miei avevano un appartamentino.
    Buona serata.
    Annamaria.


    • su 03/03/2015 a 12:40 pm | Rispondi gianni tedeschi

      Avete evocato Senigallia e mi sono affiorati alla mente dei bei ricordi che, anche se non riguardano l’Isola, non posso fare a meno di descriverli. Penso che mi scuserete.
      Agosto 1952, ai miei 18 anni. Abitavo allora nei pressi di Viale Argonne. Non mi ero ancora diplomato e lavoravo con un mio camion Doodge ribaltabile, residuato bellico, trasportando terra e macerie perlopiù su quella che poi sarebbe diventata la montagnetta di San Siro. Facevo rifornimento presso un distributore di V.le Argonne che era gestito da un bel ragazzo, di 3 o 4 anni maggiore di me. Aveva iniziato quel lavoro dopo aver terminato a Milano il servizio militare, che allora era obbligatorio. Proveniva da un paesino dell’interno a qualche chilometro da Senigallia. Tra noi era nata una buona amicizia per cui mi invitò a casa sua, al suo paese, a passare qualche giorno di vacanza. Dopo aver passato una settimana a Rimini, da una mia zia, raggiunsi in treno Senigallia e li alla Stazione c’era Giorgio che mi aspettava con un Motom (era una motoretta molto prestigiosa in quegli anni)
      che aveva noleggiato e con quella raggiungemmo il suo paese.
      La sua era una famiglia modesta ma stupenda, mamma, sorella, fratello, tutti bellissimi, di una bellezza unita ad una semplicità che non conoscevo a Milano, Il padre, muratore, lavorava in un cantiere di Latina, ma si era preso qualche giorno di ferie per rivedere Giorgio che era da lungo tempo via da casa, a Milano L’ospitalità che mi avevano offerto, la loro gentilezza, la straordinaria pulizia dell’ambiente, la posizione della casetta in mezzo ad una natura incontaminata, mi fanno ancora pensare con struggente nostalgia a quelle giornate passate da loro.
      Poi la spiaggia di Senigallia con quella sabbia finissima, sotto il sole di Agosto che arrostiva la pelle e l’acqua del mare che la rendeva incredibilmente liscia e bella. Passavamo la giornata sulla spiaggia poi cena a casa di Giorgio quindi camicia pulita e con il Motom si tornava a passare la serata a Senigallia.
      All’epoca, non so se ci sia ancora, sulla spiaggia c’era una rotonda sul mare e la la sera con un’orchestra si ballava. Io, abituè del Branca di via Lancetti,
      avevo trovato li un’atmosfera che mi inebriava. Mare, luna, ragazze profumate, la più parte romane, che allora Senigallia era la spiaggia dei romani, Anche la loro parlata era inebriante. E poi le pelli abbronzate e quell’allegria diffusa che solo chi l’ha assaporata può pensarla.
      Io e Giorgio, modestia a parte, eravamo due bei tipi ( è facile esserlo a quelle età ) e ci accoppiammo con due sorelle romane, lui con la più grande io con l’altra, mia coetanea, Wanda ( a distanza di anni ricordo anche il cognome: Bracardi, ed anche l’indirizzo di Roma: Via Po n.1). In quei pochi giorni trascorsi in loro compagnia era nato il classico amore da spiaggia.
      Sabbia bollente, mare, sole e sapore di sale sulla pelle ( quante canzoni sul tema !!) unite a delle escursioni che facemmo insieme ( anch’io avevo noleggiato un Motom) a San marino e Gradara, tutto aveva concorso a fare di quelle giornate con le due sorelle, il più bel periodo della mia vita sino ad allora vissuto. Cara Wanda, spero che la vita sia stata generosa con te come lo è stata con me, forse ricorderai anche tu, a distanza di tanti anni, giunta nella fase della vita in cui i ricordi di gioventù sono la migliore medicina dello spirito, quelle giornate a Senigallia. Non importa se il tuo viso, che oggi lo specchio riflette, rimarca il tempo inesorabilmente trascorso da allora, nella mia mente io ti ho conservata come ti conobbi: bellissima, abbronzata, profumata di Zagara, con i capelli ed denti bellissimi nel tuo perenne sorriso.
      Grazie care amiche ed amici ad avermi permesso di occupare tanto spazio in questo blog. Non sono solo un centinaio di righe per me, sono una vita più un centinaio di righe !


      • Per Gianni e Annamaria,
        avete involontariamente evocato anche i miei ricordi adolescenziali ……io ho trascorso per un paio d’anni le vacanze a Marzocca di Senigallia,che ora credo sia stata ‘inglobata’ in Senigallia e non sia più la piccola frazione che ricordo.
        La rotonda credo che ci sia sempre,e durante l’estate la musica è sempre garantita !
        Tornando invece alla nostra amata IsoIa,qualche settimana fa hanno tolto il grosso albero di Piazzale Lagosta,dove c’è la casa rossa,all’angolo con via Perasto.
        Non so dirvi perché la cosa mi abbia così colpito….forse perché quell’albero rappresentava il luogo dei ‘puntelli’ con le amiche,nei caldi pomeriggi estivi
        oppure perché il piazzale ora mi sembra sguarnito…..
        Un saluto a tutti …..e grazie a te Gianni !!!


  307. su 04/03/2015 a 5:28 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Indimenticabile serata con Lucia, cuoca provetta e perfetta padrona di casa, suo marito Pino che anche se non isolano è una persona stupenda, Luisa Buonvino, dolcissima e simpaticissima, GianniTedeschi con la sua eccezionale memoria, il suo spirito e la sua allegria, mio marito Silvano che si è divertito tantissimo. Serate come quella di ieri sono da segnare sull’album dei ricordi. Non resta augurarsi che altri isolani si uniscano al gruppo….
    Buona serata a tutti.
    Annamaria.


  308. su 05/03/2015 a 6:33 am | Rispondi Lucia Beduzzi

    Indimenticabile anche per noi,Cara Annamaria,siamo noi onorati della vostra partecipazione alla cena e’ stata una serata stupenda e ne seguiranno altre,abbiamo rinverdito i nostri ricordi dell’Isola e come dici tu speriamo che altri isolani si uniscano a noi per raccontare i loro ricordi.
    Cari saluti a tutti
    Lucia Beduzzi


  309. Cara Lucia,
    anch’io desidero ringraziarti tanto per la bellissima serata ( per me è stata un’eccezione uscire di sera, perché sono abituata ad andare a dormire con le galline, ed ero molto preoccupata per l’incontro con persone che conoscevo solo via internet ). Temevo di essere un pesce fuor d’acqua e invece mi sono ritrovata in un ambiente cordiale, con cinque persone simpaticissime con le quali si è creata subito una grande sintonia! Mi dispiace solo che tu, Lucia, ti sei data troppo da fare e ti sei stancata per preparare tutti quei manicaretti squisiti.
    So che sei di partenza e auguro a te e a tuo marito un buon fine settimana.
    Luisa
    P.S. – Ti ho inviato ieri un sms, ma temo che non ti sia arrivato.


    • su 05/03/2015 a 6:31 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

      Cara Luisa,grazie per le belle parole, per me e’ stato un immenso piacere conoscere una persona come te e passare la serata con Annamaria,Gianni e Silvano,non riesco inviarti e mail ti do il mio indirizzo
      lucia.beduzzi@fastwebnet.it
      Affettuosi saluti
      Lucia


  310. su 05/03/2015 a 12:13 pm | Rispondi gianni tedeschi

    Che forte l’Isola !! Atmosfera unica e magica a casa di Lucia per la cena di martedì. Anche Pino e Silvano ormai sono dei nostri, contagiati dal “virus dell’Isola” che noi Isolani ci portiamo dentro. Stupende le Signore Isolane: Lucia, ammirevole padrona di casa e cuoca sopraffina, Luisa, classe innata e piacevole commensale ed Annamaria, ritratto di femminilità e gentilezza, che hanno reso una serata degna di venire ricordata nel futuro. Nei nostri ricordi, nelle nostre sensazioni affiorate, è rivissuta la nostra Isola, quell’isola che ognuno di noi si porta dentro da sempre e che in parte appartiene ancora a tutti noi.


    • ragazzi quando leggo i vostri scritti di vario genere rimango un po’ di stucco, poichè non essendo mai stato forte in italiano scritto, pur avendo un diploma di scuola superiore,ammiro chi nei sui racconti infonde nostalgia dei bei tempi.Io forse saprei farlo a voce poichè di solito un ricordo tira l’altro e quindi prendo sempre spunto da un discorso iniziato,questo ai tempi a scuola lo chiamavano mancanza di fantasia quando c’erano da svolgere i temi.Un saluto a tutti.


      • Ciao a tutti !
        Oggi mi è venuto in mente un personaggio che ha abitato all’isola,(non è nato a Milano) ma che è ancora molto conosciuto e famoso a distanza di tantissimi anni……Sto parlando del pret de Ratanà . Non ricordo e non so se in questo spazio ne abbiamo mai parlato.
        Di lui si è scritto tanto : internet,libri,articoli di giornale.
        Da ragazzino abitava in fondo a via De Castillia,dove i suoi genitori gestivano un’osteria.
        Una breve parentesi…..negli anni 70 proprio lì c’era una discoteca Kursal,di fianco ,la casa di una mia amica :suo padre infatti faceva il guardiano ad magazzino adiacente,diventato ora il ristorante chic Ratanà.

        Tornando a Don Gervasini,quando ero piccola avevo una vicina di casa anziana che si chiamava Maria detta Angelina la quale mi raccontava spesso aneddoti e curiosità su questo strano uomo.
        Voglio raccontarvene uno; ma non spaventavi perché è risaputo che il pret de Ratanà aveva un carattere ‘particolare’ ed era un po brusco.
        Una donna,che non conosceva il prete ma avendolo sentito nominare essendo indisposta da tempo si recò da lui per chiedere consiglio e aiuto.
        Il pret de Ratanà ,dopo aver ascoltato le disse :
        – Prima vai a casa tua a lavare i piatti che hai lasciato sporchi nel lavello,e pulisci casa ,poi vai alla roggia a fare pipi,e smettila di tradire tuo marito …… –
        Infatti la donna tradiva il marito e non puliva casa…..
        Senza dubbio era un personaggio singolare !
        Un saluto a tutti.


  311. su 07/03/2015 a 5:39 am | Rispondi Lucia Beduzzi

    Ciao Claudia,in data 6 giugno 2013 su questo blog Gianni e altri raccontavano le stranezze del pret de Ratana’.
    L’altro giorno su facebook c’era un commento di Luciana Rivera la quale scriveva che anche lei abitava in via Arese 7 e che da piccole giocavate assieme,io non la ricordo perché sono andata via nel 67 e come dicevo a te ero molto più grande di voi.
    Ciao a tutti
    Lucia Beduzzi


  312. agganciandomi alla storia del del pret de ratanà devo precisare che la sua opera era svolta nella zona di baggio mi sembra in un vecchio casello del dazio e un mio zio che ora ha 89 anni è stato guarito da don gervasini dopo che in ospedale l’avevano dato per spacciato,questo quando aveva circa 8/10 anni.


    • Quindi Enzo tuo zio lo ricorderà !

      Per Lucia :
      Non sapevo che ne avessimo già parlato del Pret de Ratanà….,
      Riguardo Luciana, si era una mia amichetta e abitava all’ultimo piano della scala A.
      Io non ho facebook ,ma ho pregato mio fratello di darle su posta privata la mia e-mail spero mi contatti.Forse non ti ricordi di lei ma ricordi i genitori:suo papà era un omone e lavorava alla LANEROSSI di via Oldofredi .
      Auguri di buona e serena domenica a tutti !


  313. su 08/03/2015 a 8:49 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Per tutte le amiche isolane:
    Auguri, buona festa della donna a tutte! Non solo oggi. Possa il sereno circondarci sempre.
    Annamaria.


  314. su 10/03/2015 a 9:45 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Buonasera a tutti. Sto guardando alla tv il programma “sota el ciel de Lumbardia”. Ospite Sergio Codazzi, che ha ovviamente citato la nostra isola, via De Castllia, ecc.
    Bel programma, bella gente, bravo el sciur Codazzi!


  315. su 11/03/2015 a 7:53 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Per Gianni Tedeschi.
    Buongiorno. È da qualche giorno che non ti leggo. So da una fonte misteriosa che stai bene, il che non può farmi che piacere.
    Ieri sera ho potuto seguire Sergio Codazzi, si vede lontano un miglio che prova nostalgia per il vecchio quartiere, ormai cambiato, stralunato, secondo me abbruttito. Non sempre le innovazioni sono piacevoli, almeno per la gioia degli occhi.
    A presto. Ti abbraccio.
    Annamaria.


  316. su 13/03/2015 a 1:31 pm | Rispondi gianni tedeschi

    Oggi voglio ricordare la vetrina della latteria di mia mamma in via Jacopo dal Verme 2. Quella vetrina che con quanto vi era esposto, anzi proprio per quello che vi era esposto, richiamava tutti, ma dico proprio tutti i bambini dell’Isola, dai loro primi passi e poi sino alla loro quinta elementare. Tutte le monetine, dal 5 centesimi sino alla lira che finivano, per ogni rivolo, nelle loro tasche, ci restavano per poco perchè finivano inesorabilmente nel cassetto dei soldi della latteria.
    Mia mamma aveva avviato lei, con vera passione, quel commercio parallelo a quello dei classici prodotti da latteria: in primo luogo il latte, poi burro, formaggi, uova, biscotti, ecc. ; era quello denominato “dei dolciumi”. E’ sorprendente la loro varietà che i giovani della mia età, e non solo, ricordano ancora certamente. I fornitori, tutta gente allora appiedata che girava con la merce in un paio di pesanti valigioni, avevano in mia mamma la migliore cliente dell’Isola : non c’era articolo che non trovasse posto nella vetrina della sua latteria, dove tutto veniva disposto in modo tale da fare sbavare i piccoli che regolarmente la venivano ad adorare.
    La massima decorazione era data dalla “Spumiglia”, schiuma di zucchero solida e leggerissima con la quale l’Industria creava infinite figurine a colori vivaci: faccine, oggettini, figurini ecc, seguivano le bottigliettine di vetro contenenti degli sciroppini colorati, in tutti i colori classici, il verde per la menta, il giallo per il limone, il rosso per l’amarena, per la fragola, per il lampone, il bianco per l’orzata, il marrone per il tamarindo. Non mancava naturalmente il cartone pieno di bustine di farina di castagne, ambitissima, con la quale i più ingordi si ingozzavano poichè, riempita la bocca, quella impalpabile farina prima di impastasi con la saliva e venire inghiottita, richiedeva molti minuti durante i quali, a bocca spalancata per dare via all’aria, questa entrava e scendeva nei polmoni portandosi dietro anche tanta farina non ancora impastata e questo causava dei rovinosi colpi di tosse che facevano disperdere attorno quel poco di farina secca ancora rimasta in bocca.
    Scusatemi per il disgustoso quadro che vi ho offerto ma questa era la reale situazione. Malgrado questo le buste di farina di castagne andava a ruba.
    Io che dai miei 6 anni aiutavo in negozio, primo nell’annacquamento del latte, secondo nell’incollaggio dei buoni delle tessere annonarie sui fogli da 100 da portare all’Annonaria, terzo nel servire dalla vetrina i dolciumi, avevo raggiunto una particolare abilità e velocità nel cacciarmi in bocca, ad ogni apertura della vetrina, qualsiasi cosa a portata di mano. Con la bustina di farina di castagne ero stato preso in fallo, con la bocca spalancata, piena di farina che non andava ne su ne giù e con gli occhi pienio di lacrime da soffocamento. Per un pò persi l’incarico di servire alla vetrina.
    Altro articolo di grande successo era la Liquirizia ( la regulisia ) nera.
    Questa arrivava da un produttore Abruzzese, credo De Rosa. Quelle barrette rotonde, nere, lucidissime, di gusto “amaro-dolce-liquirizia” andavano gustate facendole scorrere avanti ed indietro, più o meno velocemente, tra le labbra, cosicchè queste diventavano nere a loro volta e la lingua, nera anch’essa, ne traeva uletriore piacere leccandole, nuovo piacere. Che scuola di vita per le ragazzine dell’Isola!
    Noi ragazzi, con le barrette di Liquirizia, usavamo spesso un altro metodo di utilizzo. Prendevamo un limone, lo foravamo e intingevamo il bastoncino di Liquirizia dopodichè lo succhiavamo. L’aspro del limone faceva stringere gli occhi ma si accompagnava bene al gusto della Liquerizia. In più quel pompaggio nel limone richiamava un operazione ancora di la da venire ma già ben nota ed ambita. Anche quella era una scuola di vita per i ragazzi dell’Isola.
    Questa la Liquerizia nera che veniva confezionata in scatolette foderate di foglie di alloro. Il profumo che ne scaturiva alla loro apertura era inebriante.
    Da cornice all’esposizione del piano basso della vetrina c’erano i vasi di vetro delle caramelle, di tutti i tipi e colori, per tutti i gusti, vendute a peso ma perlopiù a numero, a partire da 1, che era la richiesta più frequente.
    Le “Moretto”, confetti con la mandorla ricoperti di cioccolato. Ad ogni vendita di questi, due finivano nella mia bocca, Buonissimi ! Le Mouk Elakh per i più raffinati ma anche le più care, però in bocca duravano di più, si ammorbidivano lentamente e sempre lentamente si squagliavano e gli ultimi loro attimi di permanenza in bocca elargivano quel piacere fisico ed intenso che avremmo ritrovato solo molto più tardi nella vita.
    Buon posto nella Vetrina lo trovava la ” Regolizia di legno” ma questa era riservata solo ai virtuosi ed ai pazienti. Solo questi potevano metterci il tempo necessario, e la forza delle mascelle, per arrivare all’apice del piacere che la “Regolizia di legno” era in grado do offrire. Intanto un primo lavoro di denti
    per attaccare la dura scorza del legno, poi mordi e mordi con i molari, si cominciava a rendere la cima del bastoncino una massa di fibre separate e ben insalivate, sulla buona strada della macerazione, punto dell’operazione che permetteva di cominciare a succhiare il succo del legno. E qui che cominciava il cammino, millimetro dopo millimetro, per trasformare quel bastoncino di legni durissimo in una massa giallastra di fibra di legno pastosa da far passare da un lato all’altro della bocca, premendo, succhiando ed inghiottendo poche gocce per volta di nettare che però ripagavano abbondantemente tutta l’attenzione dedicata a quel rito della “Regolizia di legno”, il tempo impiegato ed la lira o due invesite e mai rimpiante.
    Uno dei miei compiti, all’epoca, era quello di tenere pulito il vetro esterno della vetrina. Ditate, leccate e quant’altro che segnalavano l’adorazione di quello spazio da parte di molti visini di piccole Isolane ed Isolani
    che li avevano portato i loro desideri di “dolce”.
    Nessuna delle gentili lettrici e dei cari lettori riusciranno a capire quanto ho raccontato se prima non ritornano alla mente a quegli anni in cui il “Dolce”,
    il gusto dolce, era una preziosità ed i modi per procurarselo, il gusto del dolce, non erano facili e, soprattutto, non a poco prezzo. Lo zucchero era cosa preziosa !!


  317. su 13/03/2015 a 3:39 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Caro Gianni ho gustato tutti i dolci descritti da te,e’ come averli assaggiati tutti,come sempre tu racconti gli eventi della nostra Isola e ci immedesimiamo talmente tanto che io vedo la vetrina della tua latteria e tu che ti dai da fare per vendere i dolci
    Saluti a tutti gli isolani
    Lucia Beduzzi


  318. su 13/03/2015 a 4:24 pm | Rispondi gianni tedeschi

    La pausa pranzo mi ha impedito di terminare in modo completo il mio racconto. Dunque tornando alla vetrina dei dolciumi della latteria di mia mamma, la sciura Albina, di via dal Verme 2, devo continuare da quando, con i bombardamenti terroristici degli Inglesi ed Americani ( Che Dio li stramaledisca!), nell’Agosto del 1943 la vetrina andò distrutta. Non è che la casa venne colpita dalle bombe, ma quelle cadute vicine generarono un tale “spostamento d’aria” tale da far saltare tutti i vetri e gonfiare le saracinesche metalliche.
    L’assortimento esposto in vetrina, ridotto per qualità e quantità, a causa della guerra spari la notte stessa ingoiato da chi, in quei momenti, non pareva vero di poter fare razzia di tutto.
    La vetrina, sommariamente riparata restò vuota sino al termine della guerra nel 1945. Poi lentamente riapparvero i vecchi fornitori di “dolciumi” e così altrettanto lentamente la vetrina ricominciò a prendere vita ed a richiamare sia
    i nuovi piccoli Isolani, come quelli degli anni passati, ora un pò cresciuti.
    Per questi nuove attrattive erano state create dall’industria nascente: Ad esempio i concorsi a premi. Il più famoso di questi, che tenne banco dal 1946 al 1948, fu quello delle caramelle con le figurine Fidass. La vetrina si era riempita di scatole molto appariscenti ognuna contenente 200 caramelle ognuna delle quali, nella sua carta che l’avvolgeva, conteneva una Figurina Fidass. Queste rappresentavano un calciatore di una squadra di serie A.
    Il gioco consisteva nel riuscire a comporre una squadra completa, dopodichè inviandola alla Fidass si riceveva un bellissimo pallone di cuoio, identico a quelli usati in campionato. Un premio quindi ambitissimo. All’Isola, in tutta Milano e, credo,addirittura in tutta Italia, i giovani vivevano per raccogliere le Fidass. Io frequentavo il ginnasio Parini, di via Goito, e li la febbre Fidass era arrivata alle stelle. Fatta la squadra, arrivava il pallone! Facile a dirsi.
    Ma le figurine dei Portieri erano rarissime, quasi introvabili e, senza il portiere la squadra era incompleta e quindi niente pallone.
    Intanto lasciatemi precisare che le partite di calcio che si giocavano all’Isola, come quelle di via Cola Montano, nel tratto Dal Verme- Angelo della Pergola,
    impiegavano delle palle fatte di pezza o delle palline da tennis nere perchè strapelate. Un pallone di cuoio era ai vertici dei nostri desideri e quello offerto dalla Fidass con le sue caramelle era un obbiettivo assolutamente da perseguire. E così succhia te che succhio io le figurine si ammucchiavano ma le squadre non si componevano per la mancanza dei portieri. Ogni moneta che entrava nelle tasche dei giovani rotolava nei cassetti dei negozi che vendevano le Fidass ed alla fine, in convogli preziosi, rimpinguavano i signori della Fidass. A scuola, al Parini, non si parlava d’altro. Gli intervalli erano ionteramente dedicati allo scambio delle figurine, per un portiere, quasi introvabili, erano disposti a darne altre cento assortite, e su queste anche qualche altra cosa, ma il portiere bisognava portarselo a casa.
    All’Isola, stessa se non superiore febbre. E qui devo fare una confessione che mi ero riproposto di fare solo in punto di morte. Non ne sono poi così lontano per cui ormai ora che ho iniziato il racconto, tanto vale che tiri fuori anche la confessione che, in ogni caso, non volevo portarmi nella tomba.
    Dunque il giro delle caramelle Fidass era grande anche nella Latteria di mia Mamma. I cartoni da 200 caramelle entravano pieni ed uscivano vuotati ad una velocità incredibile. Ma io, la sera nel retro della latteria, prima di passarli alla vetrina, con molta cura passavo ogni caramella “alla censura”: la scartavo,
    verificavo la figurina Fidass, non era un portiere, allora la reincartavo e facevo si che il cartone non avesse traccia delle mie operazioni. Se scoprivo un portiere mi cacciavo in bocca la caramella, intascavo la figurina e distruggevo la carta. Guai se mia mamma avesse scoperto l’imbroglio. Secondo la mia personale esperienza i portieri erano presenti nel numero di uno ogni due scatole ( 400 caramelle!). La mia abilità consisteva poi nel mettere in giro la voce che all’Isola diversi ragazzi avevano trovato i portieri proprio nella vetrina di mia mamma e che questi io li avevo visti già giocare con il pallone Fidass, qui e la in vie dell’Isola ( ma mai nei nostri spazi abituali dove si continuava a giocare con la palla di pezza e con in bocca, a sciogliersi, la caramella Fidass.
    Al Parini poi, dove io monetizzavo, più che scambiarli, i portieri sottratti, avevo raggiunto un tale prestigio che faccio fatica a descrivere.
    <Ecco, la mia confessione è nero su bianco. Se qualcuno dei miei vecchi amici dell'Isola, che all'epoca ha dissanguato il suo borsellino per acquistare le caramelle Fidass, accelerando la carie dei suoi denti e continuando a giocare con la palla di pezza, volesse farsi vivo, io sono pronto a regalargli ora un bel pallone di cuoio numero 5, che è quello regolamentare, con il quale sui campi verdi da gioco dell'eternità ( dove è destinato ) potrà giocare magari raccontando " quest chi l'è el balun che gu vinciù cunt'i caramei Fidass".
    Amen.


  319. su 14/03/2015 a 5:28 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Ricordo perfettamente i dolci citati da Gianni. Anche le suore di via Confalnieri vendevano queste leccornie. Buona la farina di castagne! Ti impolveravi tutta a mo’ di Pierrot, ma era trooooppooooo buona.
    La latteria di P.le Archinto esponeva delle finte pesche, erano spumoni colorati di rosa, una specie di meringa talmente dolce che se la mangiassi oggi il mio stomaco non apprezzerebbe.
    Le caramelle gommose?! How, si appiccicavano ai denti ma non importava. Quelle più ambite per me erano quelle nere, al vago spore di liquirizia. Mia mamma non voleva che le mangiassi, mi rimbrottava con un ” lassa sta che te ven mal de venter”,chissà poi perché avrebbe dovuto venirmi questo prosaico malessere….
    Le caramelle Moretto erano stupende. Una vicina di casa, la sciura Armida, era caporeparto alla Zaini e non mi lasciava mai senza. Il cioccolato di scioglieva in bocca lasciando il posto alla mandorla. Sulla confezione di ogni pacchetto sedeva un bamboccio nero vestito di un gonnellino di rafia verde e rosso. Dopo un certo numero di bamboccini si poteva ottenere il pupo più grande! Troppo divertente. Le mie compagne di giochi, non sapendo della signora Armida, si chiedevano quanti confetti al cioccolato mangiavo per ottenere il desiderato premio!
    La liquirizia non mi entusiasmava, lasciava le mani nere e appiccicose. Ero una precisina fin da bambina e avevo paura di sporcarmi. Quella di legno era ottima, non come quella che si acquista oggi al supermercato e che sa di stoppa!
    Cari ragazzi, anche i dolci sono cambiati, che delusione.
    Buon fine settimana a tutti gli isolani, oggi, sabato, godetevi il mercato di P.le Lagosta. Se sbirciate fra le bancarelle di via Volturno e individuate un tavolo con i dolci con davanti una bimba magra magra con la frangettina sugli occhi, salutatela! È’ senzaltro il mio ricordo che affiora.
    Ciaooooo a tutti!
    Annamaria.😋😋😋😋😋😋😋


    • Oh Annamaria ….sono contenta di avere trovato un’altra estimatrice delle caramelle Moretto !! Io le ho trovate in giro ancora qualche tempo fa,e se non sbaglio sono incartate con carta bianca e verde,stampato sopra hanno un faccino nero con turbante e orecchini.
      Io invece non ho più trovato dei bastoncini (forse tu o qualcuno li ricorda) duri fatti di zucchero, bianchi fatti a ‘torciglione’ con gusto anice oppure menta o agrumi buonissimi ma…..da spaccarsi i denti .
      Un saluto virtuale alla bambina davanti alla bancarella !
      Buon fine settimana a tutti.


  320. su 14/03/2015 a 2:40 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Ciao Claudia. Certo che ricordo i bastoncini! Il “sifulot de menta” , come dimenticarlo? Lo puoi trovare sulle bancarelle che vendono zucchero filato, tipo luna park, mercatini, Romagna durante l’estate ecc….
    Le caramelle Moretto ora sono ripiene di croccante, ai miei tempi usavano la mandorla…
    Cara Claudia, mi piacerebbe poter incontrare anche te, chissà che si riesca presto.
    Ti abbraccio. Buona domenica. Annamaria.


    • Ah, c’era dentro la mandorla alle Moretto ;no io le ho conosciute solo con il croccante ….Esatto : il “sifulot” intendevo proprio quello!
      Prima o poi riusciremo ad incontrarci;anche a me farebbe davvero piacere.
      B.Domenica a te e a tutti !


  321. su 15/03/2015 a 8:55 am | Rispondi Lucia Beduzzi

    Ciao Claudia,come dice Annamaria sarebbe bello trasformare la. nostra conoscenza virtuale in reale,io ,Annamaria, Gianni e Luisa di recente ci siamo incontrati ed e’stato bellissimo, io e Annamaria abbiamo coinvolto anche i nostri mariti ,anche, se non sono dell’Isola.Proviamo ad organizzarci sarebbe meraviglioso!!!!
    Cari saluti
    Lucia Beduzzi


    • Al momento mi è un po impossibile,vedremo in futuro……
      Intanto auguro a te e a tutti quanti (visto che la Domenica volge al termine)
      una fantastica settimana.
      Claudia


  322. su 16/03/2015 a 11:02 am | Rispondi gianni tedeschi

    Il grande SERGIO CODAZZI, cui ho proposto di organizzare, in una domenica di sole, un pranzetto in una trattoria tipica della sua zona ( Buccinasco ) cui far seguito ad una visita alla cascina di produzione latte, dove lui abita, ha risposto con un lapidario . ” basta schiscià el butun ! ” Allora invito tutti gli amici dell’Isola che parteciperebbero volentieri a questa scampagnata a scrivere qua su questo blog il loro accordo. In linea di massima la cosa si dovrebbe realizzare alla fine Aprile o primi Maggio. Io e mia moglie Augusta ci prenotiamo sino da ora.


  323. Buongiorno a tutti gli amici isolani!
    Riemergono vaghi ricordi sulla mia infanzia e adolescenza all’Isola.
    Tra il 1930 e il 1940 mi sembra che in Piazzale Segrino o in Lagosta, quando c’erano le giostre,venissero installati dei Kinetoscopi. Inserendo una monetina nell’apparecchiatura e girando una manovella si vedevano dei piccoli filmati, della durata di pochissimi minuti. Qualcuno dei veterani se ne ricorda ancora e può confermarmelo?
    Nel primo dopoguerra, invece, ricordo che nello spiazzo di Piazzale Lagosta, forse nei giorni di mercato, si formava un circolo di persone intorno a un tizio ( forse siciliano? ) che davanti a un tabellone colorato intratteneva, puntando un’asta sulle varie figure disegnate, raccontando la storia rappresentata, di solito un delitto famoso.
    Anche in questo caso è la memoria che mi tradisce o qualcuno se ne ricorda?
    Mi farebbe piacere avere una conferma o una correzione.
    Un caro saluto a tutti
    Luisa


    • su 18/03/2015 a 3:27 pm | Rispondi gianni tedeschi

      I tuoi ricordi sono perfetti. Ricordo anch’io, bene, quelli che tu chiami Kinetoscopi. All’epoca erano presenti in tutti i luoghi in cui venivano montate le giostre ed i tiriasegno, tiroaibarattoli, tiro-foto, ecc. ecc. Naturalmente all’Isola per la festa della Fontana, ma anche attorno alla Arena ed a Porta Genova per il Carnevale. Io, che attingevo abbondantemente dal cassetto della latteria, le frequentavo tutte. Oggi mi chiedo come fosse possibile mettere delle monete in quei Kinetoscopi per vedere, girando una manetta, delle brevi scenette comiche in movimento dato dalle fotografie che si alternavano. Tutto in brevi minuti. Eppure quei baracchini erano sempre occupati e contesi.
      Quanto al tizio che tu ricordi in Piazzale Lagosta era effettivamente un “Cantastorie” siciliano, simpaticissimo, i tabelloni con le varie scene disegnate, che lui indicava con una lunga bacchetta di legno mentre le descriveva e raccontava, riguardavano sempre scene truculente di delitti più o meno passionali. Ma che pubblico ! E che interesse e partecipazione!

      Ed allora perchè non ricordare, sempre in quegli anni, quel signore distinto, in giacca e cravatta, che in piazza Tito Minniti, angolo Garigliano, all’uscita della messa, la domenica, montava un tavolino e radunava un bel numero di curiosi facendo, con della carta di giornale, un tubo lungo un paio di metri che acceso ad una estremità emetteva un gran fumo dall’altra. ( ho imparato all’epoca anch’io a farlo e stupisco ancora gli amici curiosi ), dopodichè lanciava una lotteria che vuotava molte tasche dei babbei dell’Isola che partecipavano al gioco. Chi se lo ricorda ?

      Un grazie a Luisa che sfodera dei lontani ricordi che mi danno lo spunto per tirarne fuori altri. Saluti cordiali a tutti,anche ai pigroni che non si fanno vivi con i loro ricordi sull’Isola.
      Gianni


      • Ma nooo io non sono pigrona dai !!! I Kinetoscopi non li ho proprio mai visti,invece i tiriasegni li ho visti e si….. il tiriasegno quello che scatta la foto ha per me un ricordo particolare.Ho una foto del mio papà da giovane, molto bello mentre spara; foto che custodisco gelosamente.
        Invece del lavatoio a cui si riferisce Annamaria me ne ha parlato mia madre,,
        e doveva essere molto grande situato dove ora c’è la Chiesa Evangelica- Metodista.
        Sicuramente era molto duro il lavoro di lavandaia,perché ti spezzavi davvero la schiena e non oso pensare alle mani,eppure come ci racconta Annamaria la Sciura Maria aveva un cuore grande e una grande gioia di vivere !!
        Ciao a tutti !!!


  324. su 18/03/2015 a 8:47 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Buonasera a tutti. Hai ragione Gianni, ma che isolani pigroni!
    No, questa volta non posso condividere i vostri ricordi. Mai sentiti.
    Ne ho però rispolverato un altro.
    In via Porro Lambertenghi, dov’è adesso c’è una Chiesa di non so che culto, c’era il lavatoio. Nella scala dove abitavo con la mia famiglia abitava anche la sciura Maria lavandera, personaggio molto particolare. La rivedo con la mente come fosse ieri: zoccoli, calze pesanti scure, maniche arrotolate, grembiule con ampie tasche e sulle spalle enorme fagotto. Le sue mani non erano certamente curate, ma avevano sempre pronta una carezza per me.
    Il giorno di Sant’Anna mi regalava i gladioli, i miei fiori preferiti. Non aveva possibilità finanziarie, ma una grande cosa l’aveva: il cuore. A volte mi portava al lavatoio, ogni donna aveva il suo posto assegnato. Dove lavavano c’erano enormi grate per lo scolo dell’acqua. Cantavano, parlavano a voce alta chiamandosi, a volte scoppiavano risse. Insomma era molto folcloristico.
    La sera rientrava stanca ma trovava sempre il tempo e la forza per scambiare due chiacchiere in portineria con mia nonna. Poi una volta a casa disfava il fagottone e stendeva la biancheria sul balcone. Ricordo ancora la sua risata, anche se aveva mille problemi era sempre pronta a sorridere.
    Cara sciura Maria, sei sempre nei ricordi della mia infanzia.
    Ciao a tutti!


    • Buona sera amici isolani.
      Gradirei ricordarvi un’altra storica lavandaia, la Colomba al secolo Lucia abitante al vot della G.Pepe madre di due figli e un marito quasi sempre disoccupato.
      La Colomba originaria della bergamasca di piccola statura con un viso spigoloso che sembrava scolpito nelle rocce dei suoi monti, portava sempre sul capo una sciarpa dato che soffriva de mal de crapa come diceva la stessa Colomba. Ne aveva di panni da lavare per poter tirare avanti, li portava sulle spalle dentro un lenzuolo annodato ai quattro angoli, era un peso notevole e le poche volte che da ragazzo mi ha permesso di aiutarla mi sono sempre chiesto come facesse sino al lavatoio che non era dietro casa, poi a forza di sbruscia con lisciva, candeggina e “palton” non poteva certo riposarsi. Non aveva nulla povera donna ma chiunque si trovasse da lei all’ora di pranzo e gli ospiti non mancavano mai, la Colomba trovava sempre il modo di offrirgli qualche cosa da mettere sotto i denti semplicemente asportandone un poco dai piatti di quanti aveva già servito. pastasciutta e carne lessa non mancavano mai. Aveva un cuore grande la Colomba, più grande di lei
      Paolo


      • su 21/03/2015 a 6:48 pm gianni tedeschi

        Bravo Paolo a ricordare la Colomba. Non l’ho conosciuta, ma da come ne scrivi e descrivi è una donna dell’Isola da ricordare. Lei si si meriterebbe una bella lapide a ricordo all’Isola, magari sopra il portone della Guglielmo Pepe 8 , dove visse e probabilmente morì.


      • Gentile Gianni
        Permettimi di darti del tu.
        Purtroppo la Colomba come molti abitanti dell’Isola ha dovuto lasciare l’appartamento dove viveva ed esiliata in via Suzzani dove morì dopo qualche anno,a causa dell’abbattimento del caseggiato previsto da un piano regolatore inutile, mai portato a termine e servito solo a far spendere soldi alla pubblica amministrazione e di conseguenza ai cittadini. Vennero rase al suolo se ben ricordo verso la fine degli anni settanta i palazzi dal n°2 al 10 della via Pepe
        lasciando integro solo il 12 d’angolo con la Carmagnola che ancora oggi resiste.
        L’unica opera compiuta fu il cavalcavia Bussa dedicato al don Eugenio che rimarrà sempre nei nostri cuori.Tale costruzione prevedeva il preseguimento della stessa per congiungersi con il viale zara (non la repentina svolta a destra sulla Borsieri) se il cavakcavia fosse proseguito, se il n°8 non fosse stato abbattuto se io al tempo avessi ancora abitato al vot (lasciai la casa nel 62 dopo la morte di mia madre) dopo tutti questi se…il ponte sarebbe entrato nella camera da letto
        Un saluto a tutti gli Isolani
        Paolo


  325. su 20/03/2015 a 1:08 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Buongiorno a tutti. A proposito di cartolerie, ricordo questi 3 cognomi, ma non riesco a posizionarli: Gandelli, Garolla e Garavaglia.
    Garolla mi pare fosse in P.le Minniti, ma gli altri? Ricordo una cartoleria in via Jacopo dl Verme angolo p.le Archinto, un’altra di fronte alla scuola Rosa Govone, sempre in Dal Verme; poi mi risulta un negozio in Lambertenghi, quasi P.zza Fidia, di quest’ultimo ho tantissimi ricordi, un ulteriore esercizio in via Borsieri dove ultimamente c’era un ufficio postale…
    Ciao a tutti.
    Annamaria.😊😊😊


    • Le cartolerie all’isola che io ricordo sono :
      quella in via dal Verme angolo Minniti,quella in via Borsieri quasi all’angolo con via dal Verme,e quella in via Borsieri verso il numero civico 32,quest’ultima la ricordo gestita da una signora bionda con un grembiule azzurro,li papà mi compro una bellissima cartella verde e numerosi quaderni ……..
      L’altra cartoleria di cui parli Annamaria è quella di fronte alle scuole e c’è sempre (sono andata stamattina) si trova di fronte all’entrata della scuola elementare Federico Confalonieri,
      E’ molto bella perché è rimasta originale e dipinta di verde come le cartolerie di una volta !
      Credo che la scuola fino ad un certo periodo si chiamasse tutta Rosa Govone,diversamente quando io facevo le elementari,la parte delle elementari
      ha preso il nome di Federico Confalonieri,(con un ingresso maschile e un ingresso femminile) mentre la parte delle medie con ingresso in Via Pastrengo è rimasta con il nome di Rosa Govone. (attualmente è in via Pepe).
      Ciao a tutti.


  326. su 20/03/2015 a 3:33 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Non ricordo via Borsieri angolo Dal Verme, non c’era un panettiere? Non riesco comunque ad assegnare i cognomi. Ciao Claudia.


    • su 20/03/2015 a 8:08 pm | Rispondi Gabriella Gazzola

      Ciao a tutti. Delle cartolerie di Piazzale Archinto e di via Dal Verme abbiamo parlato già altre volte in passato scambiandoci ricordi e impressioni. Nel febbraio 2013 è stato anche pubblicato un intervento di Grazia Gandelli che attraverso i nostri ricordi ha “ritrovato” il nonno, titolare della cartoleria in piazzale Archinto, che non aveva conosciuto di persona. Se avete tempo andate a rileggere gli interventi, sono interessanti e piacevoli….


    • Eh si Annamaria ! Mi sono ricordata anch’io, che avevamo parlato tempo fa delle cartolerie ‘isolane’. In effetti non mi sono spiegata bene,la cartoleria era in piazza Minniti ed è la stessa cartoleria di cui parla Lucia nel Febbraio 2013.
      Ciao a tutti !


  327. su 20/03/2015 a 9:34 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Grazie a Gabriella per le precisazioni che ho rispolverato. Per caso, ricordi la mia maestra delle elementari, Cecilia Bellotti? Era di Chiuduno BG, e faceva la pendolare. Aveva la passione per il teatro e a fine anno, nel teatrino del l’oratorio di don Eugenio, si teneva una recita da lei organizzata dove noi bambine della sua classe ci esibivamo. Ciao a presto.
    Annamaria


    • su 21/03/2015 a 2:25 pm | Rispondi Gabriella Gazzola

      Certo che mi ricordo della maestra Bellotti! È ancor più delle mitiche ‘recite’di fine anno. La maestra Bellotti era molto amica della mia maestra Irene Tosi e insieme collaboravano per la preparazione dello spettacolo coinvolgendo soprattutto le alunne delle loro due classi. La maestra Bellotti si occupava in particolare della parte musicale e delle coreografie dei balletti, mentre la maestra Tosi preparava le parti recitate. Da febbraio in avanti iniziava la preparazione dello spettacolo con l’assegnazione delle parti, le prove dei canti e dei balletti, la preparazione dei costumi ecc. C’era sempre un gran via vai tra le due classi e scambi di messaggi tra le maestre. Io facevo sempre da postino perché sapevo bene come muovermi all’interno della scuola essendo la figlia del custode. Naturalmente ero orgogliosissima di questo privilegio è avevo la facoltà di scegliere tra le compagne un’accompagnatrice, ruolo molto ambito..
      Di recite ne ricordo in particolare due, una in terza è una in quarta elementare perché poi ci siamo trasferiti e la quinta l’ho fatta in un’altra scuola. La prima era una specie di viaggio tra le regioni italiane attraverso canzoni e balli popolari, il tutto con costumi bellissimi fatti con stoffa o carta crespa. Mi ricordo come ieri che io ero nel gruppo di bambine che danzavano la tarantella, con tanto di tamburello decorato con nastro multicolori, posso anche canticchiare la musica del balletto, anche se non saprei dire quale fosse. La seconda recita era invece un estratto della storia di Pinocchio, bellissima, tutta recitata con costumi fatti per l’occasione. La mia amica Mariagrazia aveva la parte della Fata Turchina (te lo ricordi?) mentre io ero uno dei conigli che vanno a prendere il povero Pinocchio con tanto di bara nera. Però dei quattro conigli ero il più importante perché avevo qualche battuta da recitare con voce profonda e terrificante…”Siamo venuti a prenderti….” Incredibile, sembra ieri!


  328. su 21/03/2015 a 4:06 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Che bello Gabriella! Ho di queste recite un ricordo dolcissimo. In prima elementare mi avevano confezionato un abito rosso di carta crespata, facevo il girotondo con altre bimbe, cantando “cappuccetto rosso vieni vieni qua…. ”
    La recita della seconda non la rammento. Ma quella della terza si. La maestra Bellotti con l’aiuto del marito e di altri genitori aveva fatto realizzare la Luna. Era l’anno della mitica Tintarella di Luna e una bambina di nome Marianna Andolina, bella con due treccione nere, issata sulla sfera cantava a squarciagola la canzone suddetta. Altre compagne, tra cui io e la Marzia Fornoni di via Borsieri, vestite con il grembiulino bianco, ballavamo attorno alla luna, reggendo ognuna di noi un segno zodiacale. Conservo ancora la fotografia.
    In quarta la recita si fece più impegnativa: brano recitato tratto da una commedia di non so chi riguardante il Risorgimento, io ero la Principessa di Belgioioso. Nientemeno.
    L’ultimo anno sempre commedia: protagonista di un racconto di Goldoni. Con me recitava anche una bambina che si chiamava Rita Gobrili, anche lei di via Borsieri, bionda, era bravissima, la prima della classe.
    Ricordo che questi spettacolini venivano presentati per 3 giorni. Un giorno per le sezioni femminili, il secondo per le maschili e l’ultimo per i genitori.
    Al termine regolarmente tutte le classi si esibivano con il “va’ pensiero” e l’inno di Mameli.
    Oggi temo che ai miei nipoti questi brani nessuno li abbia insegnati!
    Ciao a tutti!


  329. su 21/03/2015 a 7:04 pm | Rispondi gianni tedeschi

    Si è scritto, più sopra, delle lavandaie e dei lavatoi dell’Isola.
    Probabilmente era una regola, imposta dal Comune di Milano,
    che ogni casa operaia, costruita da un certo anno in poi,dovesse avere
    nel cortile un lavatoio comune coperto da una tettoia.
    Così infatti ce n’erano sia in J. Dal Verme 4, così al 2, ed in Cola Montano 8 e 6. Del resto come avrebbero fatto nelle ringhiere con quei lavandinetti a fare il bucato? A fianco di ogni porta, sulla ringhiera, era appeso al muro “El segiun” di lamiera zincata con due manici e questo permetteva di portare in casa l’acqua per lavare i piatti o per farsi un lavaggio sommario, ma per il resto erano stati un notevole progresso i lavatoi pubblici.
    Devo solo aggiungere che per la posa assunta nel lavare dalle Isolane, potevano divenire molto, ma molto più eccitanti di quei modesti sederi delle ballerine dello Smeraldo, che, dati i tempi così morigerati, erano comunque molto ambiti.


  330. su 23/03/2015 a 10:41 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Buonasera. Chi ricorda il banchetto della fioraia in via Borsieri, angolo p.le Segrino? Si poteva vedere il mutare delle stagioni osservando il banco su cui stavano secchi colorati colmi di fiori invitanti. Le donne dell’isola durante la spesa mattutina sbirciavano i mazzi profumati, ma difficilmente potevano acquistarli, tranne occasioni particolari o auguri da presentare. Eppure la signora che lo gestiva puntualmente ogni mattina disponeva i cestini colorati, i fiocchi per le nascite, la carta diafana per avvolgerli. Ogni mattina per anni. Durante la giornata spruzzava i fiori per tenerli freschi e la sera li portava a riposare in un deposito di via Borsieri.
    I miei compleanni e gli onomastici erano ingentiliti dai fiori provenienti da quel baracchino, per nulla elegante, ma dove potevi trovare sempre un sorriso.
    Quando mi sposai, nel lontano 1974, la signora mi regalò un mazzo di gladioli bianchi, li conservo ancora nel cuore con il sorriso e la semplicità di chi mi aveva visto passare ogni mattina.
    Annamaria.


  331. su 27/03/2015 a 5:45 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Buongiorno a tutti. Non mi funziona più il ricevimento del sito o i miei amici isolani sono tutti in vacanza? Se è così…. Fortunelli e pigroni!
    Ciaoooooo.


    • su 28/03/2015 a 7:31 am | Rispondi Lucia Beduzzi

      Ciao Annamaria,spero che tu possa ancora leggere i commenti sul sito,io sono in vacanza ,ma presto torno a Milano.
      Saluti a tutti gli ISOLANI
      LUCIA


  332. Buongiorno e tanti affettuosi auguri di Buona Pasqua a tutti gli isolani e in particolare ad Annamaria, Lucia e all’inesauribile, con i suoi preziosi e spiritosi ricordi, Gianni, auguri estesi anche ai loro rispettivi e simpatici coniugi.
    Ci sentiremo al mio ritorno dalle vacanze.
    Un grande abbraccio.
    Luisa


  333. su 30/03/2015 a 10:59 am | Rispondi gianni tedeschi

    Mi unisco agli Auguri di Luisa per inviare a mia volta i miei migliori a Lucia, Annamaria, con i rispettivi Pino e Sivano, ricambiando i suoi a Luisa.
    Al rientro dobbiamo assolutamente ritrovarci, magari per passare assieme una domenica di sole nel regno del Sergio Codazzi che ci sta aspettando.


  334. su 01/04/2015 a 8:48 am | Rispondi Lucia Beduzzi

    Auguri a tutti gli Isolani e in particolar modo a Luisa,Annamaria e Gianni,abbiamo avuto l’occasione di conoscerci personalmente ed è’ stato molto bello raccontarci le memorie della nostra Isola.Al ritorno dalle vacanze pasquali,come dice Gianni, dobbiamo ritrovarci.
    Buona Pasqua a tutti
    Lucia Beduzzi


  335. su 01/04/2015 a 8:31 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Buonasera a tutti. Oggi, 1o aprile, ricordo gli scherzi fatti e subiti a scuola. Innocenti scherzetti. Sulla schiena qualcuno ti appiccicava quasi sempre un pesciolino colorato di carta, dove c’era scritto qualche spiritosaggine. Dovevi fare finta di non accorgertene e tutti in classe ridevano. Le varie pasticcerie dell’isola, in via Lambertenghi, Gola in via Trau, Pini in P.zza Fontana, Montalbetti in via Borsieri ecc., esponevano pesciolini di cioccolato, ma tali leccornie per tanti ragazzini rimanevano solo esposte, poche famiglie potevano permettersi il pesciolino quale merenda… Più pesce d’aprile di così! Vedere, non toccare e non…. gustare.
    Buona Pasqua a tutti. Un saluto e un augurio particolare ai miei amici Lucia e Gianni e ai rispettivi coniugi. A Luisa, che non sono ancora riuscita a chiamare, l’augurio di una Pasqua felice e di una bella vacanza.
    Auguri a Claudia che spero di conoscere presto.
    A tutti gli isolani, Enzo, Franco, Gabriella Gazzola ecc. ecc. tanti auguriamo!
    Annamaria.


    • grazie per gli auguri e ricambio a tutti anche quelli non menzionati


      • su 02/04/2015 a 11:11 am silvio alice

        pasticceria Montalbetti dove la domenica pomeriggio ci si riuniva fuori dal negozio per vedere i risultati di calcio x la schedina !


    • su 02/04/2015 a 12:45 pm | Rispondi Gabriella Gazzola

      Felice Pasqua a tutti!


      • Gradirei aggiungere riguardo alle pasticcerie anche quella di mia nonna Ester in via Borsieri al 3 o forse al 5. Venne aperta dopo la deludente esperienza del precedente negozio di elettricista. Nonna Ester dovette cimentarsi con la concorrenza del comm.Borghi che grazie alle sue capacità e alla sua inventiva
        (ricordate i fornelli elettrici) oltre a quella dei Molteni e anche questa sua esperienza durò poco c’era il Montalbetti e fu profonda delusione di suo figlio cioè mio padre che in poco tempo era ingrassato notevolmennte. I pasticcini di mia nonna erano veramente buoni. Buona Pasqua a tutti
        Paolo


  336. …mi ricordo anni 57/59 la mia maestra delle elementari -Penna- abitava in Volturno 45 0 47 e mi mandava spesso e volentieri (x lei) a fare la spesa sempre molto pesante x me allora decenne….l’anno dopo il mio maestro Adilardi mi mandava all’edicola di ple Minniti a prendere Il Secolo d’Italia organo del MSI…in parole povere x alcuni anni ho fatto anche il fattorino….un ricordo positivo sempre fine anni 50 all’Oratorio don Eugenio ci preparava x il Venerdì Santo x cantare le “Sette Parole” da lui composte e musicate….Franco


  337. su 04/04/2015 a 5:49 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Le varie pasticcerie isolane e anche le panetterie, in questo periodo vendevano per merenda piccole colombe ricoperte di zucchero a velo.Costavano poco più delle solite veneziane, cremonesi, ecc. , ma ne valeva la pena. Una bontà. Oggi sono poche le pasticcerie che confezionano quelle belle gustose colombine. Sono state sostitute da colombe prodotte industrialmente il cui prezzo è certamente accessibile a tutti. Sanno un po’ di segatura, ma pazienza.
    Le uova di cioccolato costavano parecchio, ma io, sempre grazie alla vicina di casa, la sciura Armida caporeparto alla Zaini, potevo avere uova sostanziose, erano quelle ammaccate, riuscite male, magari un po’ storte, ma non importava. Ero una bambina privilegiata! In realtà miravo alla sorpresa, il cioccolato lo lasciavo ala mia golosissima mamma.
    Nelle vetrine troneggiavano anche agnelli di marzapane. Accovacciati e avvolti in carta trasparente guardavanodalle esposizioni. Erano di tutte le misure: dai piccoli che stavano sul palmo della mano a quelli giganti da tagliare a fette. Non c’era la moda del marzapane, tra l’altro costosissimo, ma essendo un rione abitato da diversi meridionali che lo apprezzavano, anche l’isola si era adattata a questo dolce tipico del Sud.
    Il menù Pasquale variava in base alla provenienza degli abitanti. Era ancora forte la tradizione, ma più o meno erano quasi tutti uguali: antipasti dove non mancavano le tradizionali uova sode, primi gustosi ma non eccessivamente impegnativi e i secondi… agnello cucinato nei vari modi per le famiglie del sud, arrosti vari in quelle milanesi. Ma su ogni tavola difficilmente mancava la tenera insalatina, che diceva addio alle verdure invernali.
    Fragole per chi se le poteva permettere o comunque frutta fresca in sostituzione di quella secca.
    E poi… festa per tutti con la regina Colomba e ovetto per i bimbi, per le famiglie fortunate. Ma in tutte le case si respirarava aria pulita e ricca di qualcosa che oggi, purtroppo, risulta difficile, impossibile da acquistare: la Speranza.
    Buona Pasqua a tutti!
    Annamaria.


  338. Buongiorno amici dell’isola. Sono uno degli amministratori della pagina Facebook di MILANO ISOLA. Siamo più di 2100 e ci farebbe veramente piacere se poteste inserire anche commenti e vostri ricordi dell’isola sulla nostra pagina. La nostra isola è ancora viva e non sparirà con i grattacieli fighetti…
    Grazie. Gianluca G.


    • Buongiorno,
      ovviamente farebbe piacere anche a noi ricevere le visite dei vostri iscritti sulle nostre pagine…
      Con cordialità, l’amministratore del blog VecchiaMilano.


      • Ciao a tutti !
        Spero abbiate passato una bella Pasqua e un bel Lunedì dell’Angelo.
        Non so se ho già rivolto questa domanda ……in caso scusatemi per la ripetizione…….
        Stamattina sono passata da via Garigliano 4,ora c’è un negozio abbigliamento vintage -di fianco a questo negozio c’è una ‘teca’ con vetro dove c’è esposto un abito – io ricordo che lì nella teca c’era qualche cosa d’altro; mi spiego meglio o c’era una lapide con i nomi dei ragazzi morti in guerra o c’era un’immagine sacra forse di Maria.
        Qualcuno di voi se lo ricorda.? Mi sto letteralmente scervellando !!
        Ho bene in mente il palazzo prima del restauro,ma non riesco a ricordare cosa c’era di fianco al portone.
        Un caro saluto a tutti e buona domenica.
        Grazie.
        Claudia


      • su 19/04/2015 a 2:44 pm gianni tedeschi

        Ho 81 anni e sono nato all’Isola. Scrivo spesso su queste pagine di ogni argomento che riguarda la mia Isola che ho vissuto intensamente dalla nascita e sino ai miei 16 anni quando l’ho lasciata. ll mio spirito è rimasto li con tutti i suoi ricordi, sentimenti ed emozioni. Qualcosa di quanto avevo scritto l’avete già trasferito sul vostro blog, con mio sommo piacere. Foto d’epoca e quant’altro figurano in vari siti che sarò lieto di indicarvi se di vostro interesse.


  339. su 13/04/2015 a 7:25 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Buonasera a tutti. La scorsa settimana ho fatto un giretto all’isola. Negozi sconosciuti, edifici rinnovati, ecc. In P.le Lagosta resiste il negozio di tessuti, da quanti anni? Ovunque spuntano le cime dei grattacieli ad offuscare il solito paesaggio, monotono, ma tanto caro. Mi sembrava che l’aria fosse diversa dal resto di Milano: aria pulita, ricca di ricordi, di profumi trascorsi ma mai dimenticati, aria di casa mia.
    Annamaria.


    • Si è vero Annamaria ! Il negozio di tessuti c’è da tantissimi anni ……quando ero piccola (ma spesso anche adesso) mi incantavo a guardare quelle belle vetrine piene di stoffe,quasi sempre troneggiava oltre alla stoffa, una rivista con la foto degli abiti che si potevano fare con quella determinata stoffa ……e una boccetta di profumo completava l’esposizione della merce.
      Un caro saluto a tutti
      Claudia


  340. su 14/04/2015 a 7:40 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Il negozio di tessuti di piazzale Lagosta c’era anche ai miei tempi !!!!!non molti anni fa guardando dentro ho visto la stessa persona di tanti anni fa, non so adesso.Vicino al negozio di tessuti c’è Galimberti orefice,in quel negozio abbiamo comperato le nostre fedi nel 67 anno del mio matrimonio!!!
    Quanti bei ricordi della mia “ISOLA”!!!!
    Un caro saluto a tutti gli isolani e in particolare ad Annamaria,Luisa e Gianni che ho avuto il piacere di conoscere personalmente ,in attesa di conoscere Claudia che abita in via Arese 7 , la casa dove io sono nata e cresciuta.
    Cari saluti a tutti
    Lucia Beduzzi


  341. su 15/04/2015 a 4:56 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Cara Claudia hai ragione, mi hai fatto ricordare questo particolare: la boccetta di profumo. È vero, in ogni negozio di stoffe, non solo all’Isola, la bottiglietta di profumo era rigorosamente esposta, ammiccava alle signore che osservavano la vetrina facendole sognare. In centro, sotto i portici di P.zza Duomo, Galtrucco proponeva oltre ai tessuti colorati esibiti in tutta la loro gamma di sfumature, prezzi vantaggiosi per il confezionamento. E al centro dell’esposizione troneggiava una gigantesca boccetta di profumo, quasi sempre Chanel 5. Ai miei tempi le mamme erano quasi tutte in grado di cucire abitini. La mia mi ha vestita fino a 15 anni. Il negozio di P.zza Minniti mi invogliava. La stoffa per la prima gonna da signorina, a “tubino”, mamma l’aveva comperata li. Ricordo ancora quel capo, color nocciola, con quattro bottoni bombati e dorati sul fondo.
    Credo di aver cominciato ad amare i profumi osservando le vetrine di stoffe, mi facevano sognare. Mia madre, come quasi tutte le donne dell’isola, non poteva certamente permettersi di acquistarli quindi per me rappresentavano un traguardo. Quando iniziai a lavorare consegnavo, come tutti, lo stipendio ai miei genitori che mi davano la paghetta, 500 lire al mese. Risparmiavo fino al l’osso per poter comperare la tanto sognata boccetta, “Intimate” di Revlon. Ogni goccia era centellinata, non usavano le bottigliette spray, al più con un apposito imbutino si travasava il liquido in un porta profumo da borsetta. Che gioia quando potevo entrare nel negozio di profumi in via Perastro. La proprietaria era una bella signora mora aiutata da una giovane commessa sempre sorridente. Quando arrivava Natale la vetrina traboccava di tentazioni, risparmiavo tutto l’anno ma…. O be’ Natale era tutta un’altra faccenda. Il profumo era assicurato!
    Buona giornata a tutti.
    Annamaria.


  342. su 15/04/2015 a 5:07 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Rispondo al signor Gianluca G.
    Buongiorno. Ho letto il suo appunto. Mi piacerebbe inviare qualche pensiero riguardante la nostra amata Isola alla vostra pagina ma non sono tecnologica per nulla, non sono su Facebook e non so come fare per inviarli. Ha un suggerimento? Grazie per l’attenzione e un cordiale saluto.
    Annamaria.


    • Buongiorno,
      All’amministratore del Blog. dell’isola. L’idea di un interscambio fra questo Blog e la pagina dell’isola su Facebook sarebbe molto interessante. Visto il fine ultimo di rivivere o far vivere agli isolani e simpatizzanti dell’isola i ricordi, le storie e gli aneddoti del più bel quartiere di Milano, credo sia una splendida iniziativa. Potremmo a questo punto pubblicizzare a vicenda le pagine isolane!
      Per la sig.ra Annamaria L.: purtroppo si può accedere alla pagina di facebook dell’isola solo con l’iscrizione a facebook. Credo però sia possibile visualizzare la pagina anche senza iscriversi, ma non si può scrivere sopra..
      Cordiali saluti
      Gianluca G.


    • Ritornando ai negozi di stoffe dell’Isola,io ricordo (probabilmente subito successivamente al negozio di stoffe di cui parla Annamaria) in piazza Minniti un negozio di abiti maschili che si chiamava Ariatti o Acciatti -un nome molto simile.C’è stato per tanto tempo.Ora lì c’è una banca.
      A proposito nessuno si ricorda cosa c’era in Garigliano al 4,nella famosa nicchia di fianco al portone?
      Ci sto ancora pensando !
      Carissimi saluti.
      Claudia.


      • jn piazza minniti all’1 il negozio di stoffe era paccanaro e il negozio di abiti era ariatti che si trovava nei locali dove in precedenza c’era molteni materiale elettrico e prima ancora il leggendario borghi che fondò la ignis.


  343. su 19/04/2015 a 3:00 pm | Rispondi gianni tedeschi

    Eccomi di nuovo nella mia Milano che mi è mancata molto nelle due settimane in cui ne sono stato lontano. Senza cellulare e senza PC, pur trovandomi in uno dei posti più incantevoli del mondo, mi mancavano i contatti umani che rendono piacevole far parte di un cerchia di amici. Ora sono di nuovo qua a ricercarli. Ad uno ad uno li contatterò con il solito piacere della conferma dell’amicizia.


  344. su 19/04/2015 a 8:27 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Ben tornato Gianni! Mi sono mancati i tuoi racconti. Le tue vacanze sono andate bene?
    Sono tornata oggi da Cesenatico dove facendo un giretto ho ritrovato lo stabilimento balneare che frequentavo da ragazzina: “Florida”. Era gestito da una famiglia isolana, delle Abbadesse. Durante l’estate si trasferivano in Romagna e gestivano il bagno suddetto. Parlo degli anni ’60. Che bei tempi!
    Chissà se qualcuno ricorda quella famiglia.
    Buona settimana a tutti gli isolani.


  345. su 23/04/2015 a 8:50 am | Rispondi gianni tedeschi

    Vediamo se qualche Isolano o simpatizzante è interessato :
    Per Domenica 10 Maggio stiamo organizzando una riunione “fuori porta” nella zona di Buccinasco. Facilissimo il ritrovarci perchè il punto sarà alle ore 12.00 davanti all’ingresso del Palasport di Assago ( inizio autostrada Milano – Genova ). Pranzeremo in una vecchia tipica trattoria di paese, ma dall’eccellente cucina, dopodichè, risolto anche il rito del caffè, in nostro amico isolano Sergio Codazzi ci condurrà a visitare il vicino allevamento di mucche da latte (diretto dal genero). Nella vita ci sono certamente cose più eccitanti,sotto tutti i punti di vista, da mettere in atto in una domenica pomeriggio di Maggio, ma sono convinto che il ricordo di queste ore non vi abbandonerà più, come lo è stato per me dopo avere vissuto quell’esperienza.
    Chi fosse interessato a seguirci in questo gruppo di Isolani che finalmente da segno di vita, è pregato di indicare qui di seguito il suo nome con la sua conferma. Oppure telefoni a me direttamente : 331 104 93 16.


  346. su 24/04/2015 a 10:00 am | Rispondi gianni tedeschi

    A modifica di quanto sopra preciso che l’incontro è anticipato al Sabato 9. Maggio, anzichè la Domenica che alcuni lìavevano già impegnata per Comunioni od altro.


  347. Caro Gianni dai che ce la fai???? Più la combricola è grande meglio è.
    Viva, L’iSOLA Distinti saluti a tutti voi Isolani, prima che vegna nòtt.


  348. su 01/05/2015 a 6:00 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Buon Primo Maggio a tutti gli isolani! Anche se di lavoro purtroppo siamo a corto, non mancano le nostre idee e i nostri ricordi.
    Chissà se Gianni ha voglia di raccontarci come questa ricorrenza si svolgeva all’Isola?
    Un saluto a tutti.
    Annamaria.


    • Buon Primo Maggio e buon fine settimana a te Annamaria e a tutti gli isolani!


    • su 03/05/2015 a 3:51 pm | Rispondi gianni tedeschi

      Grazie cara AnnaMaria per il tuo appello alla mia memoria. Credo però di dare una delusione a coloro che credono che certe feste riscuotessero interesse e soprattutto entusiasmo nei primi anni del dopoguerra. Quegli anni che io ho vissuto all’Isola condividendone fatti e sentimenti. Gli anni della Repubblica Sociale Italiana ( i mesi dovrei meglio dire) erano passati al’l’Isola piuttosto tranquilli, a parte la scarsa alimentazione ed i mucchi di macerie, un pò dappertutto, in ricordo dei bombardamenti dell’Agosto ’43.
      Che esistesse li “la resistenza” è una leggenda alimentata da chi ha interesse a farlo. Che l’Isola fosse “un baluardo” è una pura fantasia. I giovani che nel ’40 avevano risposto alla “chiamata alle armi” della Patria, questa era per loro, ed anche per me ai miei 6 anni, l’Italia, avevano già pagato lo scotto degli insuccessi in Africa ed in Russia. Cito solo due dei nomi dei soppravvissuti: Mario Fonti, dal Verme 2, Folgore, El Alamein, un braccio perso. Cesare Nozza, Borsieri 21, ritirata di Russia, ferito e congelato. Molti altri persero la vita. Ma tutti erano convinti di averla donata alla Patria e questo era il sentimento comune all’Isola. Poi le nuove leve accorsero nella quasi totalità al richiamo della Repubblica Sociale, ed erano volontari. Solo al n.2 di Jacopo dal Verme, il Dante Mariani, figlio della portiera, SS Italiane, Felice Carcano , X Mas, I fratelli Piatti, Vari reparti.
      Mai visto la presenza di soldati tedeschi all’Isola, salvo qualche soldato isolato che sbarcato alla Stazione Centrale raggiungeva il Centro passando, curioso, attraverso l’Isola. Alla metà di Aprile ’45, l’unico fatto notevole che posso ricordare e testimoniare e quello di due Tigre, carriarmati tedeschi, ,che stavano lasciando Milano in una colonna che proveniente dal Centro (credo dal presidio dell’Hotel Touring, sede del comando tedesco) aveva percorso la Carlo Farini, svoltato in Ugo Bassi e poi diretta in Viale Zara ;
      due di questi Tigre, come dicevo, avevano svoltato a destra subito dopo il
      ponte della sorgente imboccando la via Guglielmo Pepe anzichè la Ugo Bassi. Si dovevano essere accorti dell’errore e così avevano svoltato in Via Cola Montano fermandosi poi entrambi con i cingoli di destra sul cordolo del marciapiedi tra il n. 6 e il n. 8 della via. Io con i miei amici eravamo subito lì attorno. Dalle torrette erano sbucati fuori e scesi sulla strada dei ragazzini, credo che non avessero più di sedici anni, pantaloni corti neri come nero tutto il resto e con le facce sporche di grasso. Era arrivata una moto militare che gli aveva dato istruzioni e, dopo un giro attorno ai mezzi, erano rimontati e ripartiti verso piazzale Fidia dove si vedeva la colonna ferma. Il cordolo del marciapiedi era stato triturato come il ghiaccio di una granita.
      Altro episodio di cui posso raccontare di quel periodo è quello del 25 Aprile ’45. All’Isola la calma più assoluta. Mio padre, che lavorava in Ferrovia e quel giorno faceva il turno dalle 6 alle 14, era tornato a casa con la sua bicicletta che aveva lasciato in cortile, in via dal Verme al 2. Io ci ero saltato sopra e via a perlustrare la zona. Non arrivavo ancora alla sella, ma stando sulla canna volavo lo stesso come un razzo. In Sebenico, prima della Magna, avevo sentito sparare, colpi e raffiche, verso il fondo di via Galvani. Ero corso là e sull’angolo della Galvani- Filzi c’era un gruppo misto di soldati della Repubblica, Muti, X Mas ed altri che guardavano verso la Pirelli.
      (ove è sorto il Grattacielo Pirelli c’era uno stabilimento Pirelli, in parte bombardato ma ancora efficiente ) Li si erano asserragliati degli operai che sparavano sulla via Filzi. Due ciclisti erano a terra, colpiti. Da via Fara era arrivato in quel momento un gruppetto di Soldati tedeschi, uno con in spalla un “pugno corazzato”. Avevano fatto spostare i militi italiani e da quell’angolo avevano tirato il “pugno” contro la facciata della Pirelli. Dopodichè se ne erano tranquillamente ritornati verso via Fara. Questo è quello che ho visto quel giorno prima di prendere un paio di sberle da mio padre per avergli preso la bicicletta. L’ho fatta molto lunga e mi scuserete. Il tema originario era il primo maggio all’Isola. Ma quella data, come quella del 25 Aprile, era assolutamente non sentita presso la popolazione dell’Isola. Almeno in quegli anni. Non mi si raccontino balle al riguardo. I problemi quotidiani che assillavano gli Isolani erano ben altri che dedicare tempo ed attenzione alle chiacchere di chi, di queste, ne aveva tante da vendere !


  349. su 10/05/2015 a 3:39 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Buona Festa della Mamma a tutte le isolane e anche alle altre! Che i nostri figli ci possano festeggiare ogni giorno e non solo oggi. Auguri Mamme.
    Annamaria.


    • Grazie Annamaria ! Auguri a tutte le mamme isolane e non …..
      Oggi mia figlia (dodicenne) mi ha fatto un sacco di festa.
      Buona settimana a tutti.
      Claudia


  350. Buongiorno a tutti gli isolani e in particolare a Gianni, Lucia e Anna Maria che ho avuto il piacere di conoscere personalmente.
    Tra i miei ricordi emerge un episodio riguardante il cancello a barre di ferro colorate disposte in modo asimmetrico che chiudeva l’androne su strada della casa di Via Volturno 41 dove abitavo. Una sera, avevamo circa tre anni, io e la mia amica Giannina siamo sgattaiolate fuori, come d’abitudine, strisciando attraverso le sbarre ( alla fine degli anni trenta, i bambini erano molto più liberi e selvaggi e potevano scorrazzare liberamente su marciapiedi e strade con l’unico pericolo di essere travolti da una bici o di pestare sterco di cavallo! ). Quando provammo a rientrare, sempre con lo stesso sistema, io riuscii a passare, ma la mia amica rimase incastrata con la testa e si mise a piangere e a chiedere aiuto. Intervennero alcune persone che riuscirono a liberarla. Da quel momento ci rendemmo conto che eravamo diventate troppo grandi e abbandonammo l’impresa.
    A distanza di tantissimi anni ricordo ancora quel cancello, diverso dai portoni in legno o in ferro battuto delle altre case della zona. Solo in Piazzale Lagosta 2, mi sembra di ricordare, esisteva un cancello simile, ma tutto nero e simmetrico. Lo stesso tipo di cancello nero c’è tuttora nelle case rosse del complesso di Via Palestrina ( dal numero 16 al numero 22 ).
    Caratteristica comune a Via Volturno e Via Palestrina ( di Piazzale Lagosta non ricordo ) era l’atrio con la scala per accedere all’edificio su strada, il locale del custode ad altezza mezzanino che sembrava il ponte di comando di una nave, e in fondo la porta in ferro e vetri colorati che separava l’atrio dal cortile interno. Qesto tipo di cancello rendeva arioso e luminoso l’androne e dava un senso di leggerezza all’edificio, che si presentava da fuori allegro con la sua facciata rossa e bianca.
    Se tra gli isolani c’è qualcuno esperto di architettura d’epoca ( anni trenta ) mi farebbe piacere sapere se all’isola ci sono altri edifici con le stesse caratteristiche e chi li ha ideati e costruiti.
    Vi ringrazio per aver letto fino in fondo questa noiosa mia e vi saluto tutti con affetto!
    Luisa


    • su 11/05/2015 a 10:30 am | Rispondi gianni tedeschi

      Grazie cara Luisa per quanto hai così bene descritto e raccontato. Per i tuoi coetanei, come me, è un fresco tuffo nella memoria che così si ravviva, per i più giovani sono immagini di un’Isola loro sconosciuta che però è prezioso conoscere.


    • Ciao Luisa !
      Grazie per il tuo racconto simpatico e divertente.
      Ho capito perfettamente a quale tipo di cancelli ti riferisci e se non sbaglio
      ho individuato la “tua” casa,quella dove ora c’è un bar-torrefazione e dove prima c’era un bar-latteria.
      Non sono un esperta di architettura ma solo un’appassionata……
      Posso dirti con certezza che si, ci sono eccome delle case costruite negli anni
      trenta con quello stile.
      In piazzale Lagosta al 2 il palazzo si chiama casa Ghiringhelli -gli architetti che lo hanno progettato sono Giuseppe Terragni e Pietro Lingeri – gli stessi che hanno progettato la palazzina in via Perasto al n.3 (casa Toninelli) infine sempre gli stessi hanno progettato il palazzo che sorge in via Pepe 32 (angolo Cola Montano) che si chiama Casa Comolli e Rustici.
      Quest’ultima, della quale è iniziata la costruzione nel 34 era per l’epoca a dir poco avveniristica.
      Passo spesso di li e trovo che sia molto bella.
      Personalmente amo più lo stile Liberty del quale la nostra amata Isola è ricca !
      In data 12/4 e in data 15/4 ho sottoposto a tutti voi un quesito, ma nessuno ha saputo rispondere….
      Attualmente in via Garigliano al n.4 c’è un negozio di abiti vintage, di fianco al negozio c’è una teca con vetrina dove spesso è esposto un abito o degli accessori.Ebbene io ricordo o meglio non ricordo ……cosa ci fosse in precedenza.Forse c’era una lapide a ricordo di ragazzi morti in guerra o forse c’era una Madonnina.
      Mi sto letteralmente scervellando .In pratica è una nicchia di fianco al portone n.4 di via Garigliano .Qualcuno di voi si ricorda???
      Intanto ringrazio in anticipo e mando un caro saluto a tutti.
      Claudia


  351. su 11/05/2015 a 8:12 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Buona sera a tutti. Cara Luisa ricordo che anche in via Ugo Bassi 23 dove abitavo c’era un cancello che separava l’androne dal cortile. Era molto decorativo, adornato di foglie di ferro battuto. Da bambina mi arrampicavo sul divisorio e spingevo a mo’ di altalena, avanti indree. Il portone era in legno scuro e la sera intorno alle 22 veniva chiuso dall’interno con un mega catenaccio. Per il passaggio si utilizzava la porticina ricavata nel portone. Non ho mai capito perché le porticine fossero piccole: ma erano tutti piccoli come me?
    Cara Luisa, ti ricordo con simpatia e affetto e mi fa molto piacere leggere i racconti e i ricordi che illustri. Un grosso abbraccio e un caro saluto da parte di mio marito
    Annamaria..


  352. Carissime Claudia e Annamaria ( mi scuso per aver scritto distaccato il tuo nome ), vi ringrazio per aver risposto alla mia richiesta di notizie sugli architetti anni ’30.
    A Claudia, in particolare, confermo che la mia casa è quella di fronte a Via Spalato ( ai miei tempi c’erano un negozio di frutta e verdura, una latteria dove si radunavano tutti i ragazzi della via per discutere di calcio, e una macelleria ). Il proprietario dell’edificio era Oreste Vago Oldani, che era erede di un certo Stoppani.
    Condivido la passione di Claudia per gli edifici Liberty, ma all’epoca non vedevo al di sopra del mio naso di bambina e quindi non ricordo quelli dell’Isola.
    Per quanto riguarda la nicchia di fianco al portone di Via Garigliano non ci ho mai fatto caso e mi dispiace. Forse chi ci ha abitato può ricordarsene e spero che chiarisca il mistero.
    Ad Annamaria, che ricorda il suo cancello con le foglie in ferro battuto, dico che doveva essere molto bello e in stile Liberty.
    Da tanti anni non abito più all’Isola e se ci ritornassi sicuramente non ritroverei più l’incanto dei tempi passati e molte cose che descrivo bellissime forse con gli occhi di oggi mi deluderebbero. Perciò preferisco rievocarle!
    Ringrazio anche Gianni per il suo incoraggiamento a scrivere su questo sito e mi complimento con lui per la vivacità e la precisione nel descrivere la vita nell’Isola degli anni…anta.
    Un caro saluto a tutti!
    Luisa


  353. su 15/05/2015 a 11:17 am | Rispondi gianni tedeschi

    Nel sito “Sei dell’Isola se…” ho inserito ieri un post che definirei triste, e che invece è solo qualche storia di vita nella Vecchia Isola. Chi fosse interessato anche a questi aspetti del passato vada a leggerlo lì. Buona Domenica in arrivo a tutti.


  354. su 15/05/2015 a 9:05 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Chi ricorda durante il mese di maggio i fioretti che la mattina, prima dell’inizio delle lezioni scolastiche, don Eugenio ci proponeva? La mattina successiva bisognava mettere in un cestino il foglietto con il fioretto compiuto!


    • …meno male, tempi passati! Don Eugenio era notoriamente misogino e non sopportava le bambine. Quando andavo con mio fratello all’oratorio, faceva sedere i maschi e non le femmine. Forse non lo ricordate, io sì…anche per i film in parrocchia faceva discriminazioni per la sedia che si pagava cinque lire, altrimenti non ti sedevi. Buona continuazione. Isa Donelli del quartiere Isola


      • e beh in effetti aveva le sue idee e i suoi protetti,per il resto niente da dire,saluti a tutti.


    • Care Annamaria e Lucia,
      prima di tutto grazie per la gradita sorpresa che mi avete fatto.
      Tornando al mese Mariano,io ricordo che sino a qualche anno fa si diceva un Rosario in tutte le case e i palazzi dove c’era una Madonnina.
      Purtroppo questa bella usanza è stata persa….
      Auguro un buon fine settimana a tutti !
      Claudia


  355. su 16/05/2015 a 3:06 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Carissima Claudia non immagini il piacere di averti conosciuta personalmente e aver potuto rievocare i ricordi della “mia” casa di via Arese7 spero di poterti rincontrare.Anche in via Arese 7, in tempi lontani si usava dire il rosario nel mese di maggio,che bei ricordi!!!!!!!
    Un saluto a tutti gli Isolani e in particolare modo a chi conosco personalmente Annamaria,Luisa e Gianni a presto
    Lucia


  356. su 16/05/2015 a 9:04 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Buonasera a tutti gli isolani. Lo scorso martedì io e Lucia Beduzzi ci siamo incontrate sul piazzale della Chiesa della Fontana e abbiamo trascorso una bellissima giornata rivedendo i luoghi della nostra amata Isola. Giretto al mercato, non più interessante come alcuni anni fa ma sempre piacevole. Passeggiata per le vecchie vie che hanno risvegliato un mare di ricordi. Abbiamo notato che, rispetto a tanti anni fa, diversi esercizi hanno purtroppo chiuso la loro attività e al loro posto sono subentrati ristoranti, pizzerie, ecc.
    La via Garigliano senza il cinema Zara, dove venivano proiettati due films con lo stesso biglietto, non è più la stessa via. Anche P.le Archinto è cambiato. Addio vecchi cinema..
    Siamo andate in via Volturno a sbirciare il portone e la casa dove abitava Luisa B. Tutto sembra rimasto eguale.
    Per terminare in bellezza abbiamo incontrato Claudia Vailati, simpaticissima, molto dolce, isolana doc!
    Siamo state contente di questo revival che è ben valso una sgambettata.
    Buona domenica a tutti.
    Annamaria.


    • Ciao Annamaria anche io sono un vecchio isolano. In p.le Archinto c’era il cinema Iris. In via Volturno a che numero ti riferivi ? Io abitavo al n. 37. Cordiali saluti


  357. su 16/05/2015 a 9:12 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Ciao Claudia, sai io abito a Peschiera Borromeo loc. Linate e c’è ancora l’usanza durante il mese Mariano di recitare il Rosario nei cortili dove viene trasportata la statua della Madonna.
    Purtroppo, hai ragione, le belle tradizioni vanno scomparendo. Pare che oggi tutti siano talmente indaffarati da non trovare il tempo per la semplicità.
    Buona settimana .
    Annamaria


    • Carissimi amici Isolani, io amavo molto il mese mariano dove avevo l’opportunità di incontrare la mia morosina, avevamo 15 anni. Suo padre severissimo la costringeva sempre in casa le era permesso uscire solo alla domenica per recarsi sll’oratorio femminile di via Confalonieri ma a maggio come per miracolo poteva recarsi al Sacro volto con la sua amica Roberta,
      io l’aspettavo davanti alla chiesa,Roberta entrava e noi proseguivamo in fondo alla via verso quella che chiamavamo la magna seconda, il grande spazio con poco verde tra via Volturno e via Galvani coperto ancora dalle macerie dei bombardamenti. Tra un cumulo e l’altro di detriti trovavamo sempre lo spazio per concederci lunghi baci appassionati (solo quelli) poi all’ora stabilita terminata la funzione con l’amica proseguivano verso le loro abitazioni.
      Che la Madonna abbia avuto per noi un’occhio di riguardo?


  358. su 17/05/2015 a 1:11 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Ciao Silvio, sì il cinema che intendo era proprio l’Iris. Premio per buoni voti scolastici: film rigorosamente con Jerry Lewis o Stanlio e Ollio! Che lusso!
    La nostra amica Luisa B. abitava al n. 41 di via Volturno. Conoscevi?
    Ciao, a presto.
    Annamaria


  359. su 17/05/2015 a 4:53 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Anch’io ricordo il mese Mariano dei miei 15 anni. Che gioia! Non si mettevano più le calzine, gli abitini leggeri con la mezza manichina sostituivano i grevi maglioncini e la sera mi permettevano di uscire. Come la morosina di Paolo mi era concesso di andare alla funzione serale del mese Mariano e vai!…. Dalla via Ugo Bassi dove abitavo, alla Chiesa della Fontana non ci volevano più di 10 minuti, con il passo della gioventù. Bene, io ne impiegavo 5 per arrivare all’entrata della via Boltraffio, altri 5 per recitare una preghiera alla Madonna, altri 5 per tornare a casa, rimaneva quindi una bella mezz’ora per incontrarmi con il fidanzatino.
    Come se mia mamma non sapesse! Sai che novità !
    No, caro Paolo, non penso che la Madonna avesse per noi un occhio di riguardo, eravamo un po’ monelli!
    Ciao a tutti. Annamaria.


  360. Buongiorno a tutti!
    Ringrazio Annamaria, Lucia e Claudia che scrivono di aver rivisto, uguale a come l’ho descritta, la mia casa di Via Volturno 41. Mi fa piacere sapere che sia sopravvissuta alle distruzioni della modernità che avanza.
    Per quanto riguarda Don Eugenio, anch’io ricordo che trattava con una certa insofferenza noi ragazzine. Nonostante fosse un po’ scorbutico, era una istituzione nella zona e ha fatto tanto bene aiutando generazioni di giovani.
    So che è inumato nella Chiesa del Sacro Volto, la Sua Chiesa, e mi piacerebbe sapere la motivazione di questo permesso, al giorno d’oggi inusuale. Qualcuno la conosce e mi può rispondere?
    A Silvio che abitava nel grande caseggiato del 37, separato dal mio dal 39 dello stabilimento Crimella, chiedo se si ricorda della famiglia Viazzo: il più piccolo dei due figli, Giorgio, era mio compagno di giochi e di studi. Ma parlo degli anni tra il 1937 e il 1952, mentre Silvio appartiene a una generazione molto più recente.
    Un grande abbraccio a tutti.
    Luisa


    • Buongiorno Luisa, si mi ricordo della famiglia Viazzo . Per quanto riguarda la generazione ……beh io sono del 1941 quindi non così molto più recente di come la descrivi. Lo stabile non è cambiato, ma è cambiata la via, dopo la costruzione della metropolitana. Nel tuo stabile c’erano tre negozi : un fruttivendolo, un lattaio e un macellaio. Mi ricordo solo il nome del lattaio Ettore la cui figlia, bianca come il ” latte ” sposò un ragazzo di colore. Cordiali saluti


  361. per maurizio caldarola la risposta è no poichè il quartiere abbadesse più comunemente chiamato casinabades era oltre la via pola che faceva da confine con l’isola.


  362. su 20/05/2015 a 6:35 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Per Maurizio Caldarola. Credo anch’io come Enzo che le Abbadesse non facessero parte dell’isola. Mio zio abitava in via Assereto credo al n. 13. Si chiamava Ciocci Dino, aveva 3 figlie, Fulvia del ’47, Pinuccia del ’49 e Maria del ’51 come me.
    Fulvia ha sposato Gilberto, anche lui dello stesso caseggiato. Conosci?
    Mi è sempre piaciuta Casinbaess, sembrava quasi un paesino. La piccola chiesetta, il ristorante Crema, le vecchie ringhiere e il cortile di acciottolato. Quante volte mi sono sbucciata le ginocchia giocando con le mie cugine e gli altri ragazzini del cortile!
    Comunque, anche se non sei isolano…benvenuto Maurizio! Se puoi rispondimi su questo blog, non sono su facebook.
    Buona giornata a te e a tutti gli isolani.
    Annamaria.


  363. su 20/05/2015 a 9:29 am | Rispondi gianni tedeschi

    Quando si cita l’Italo Crema eccomi proiettato con i miei ricordi degli ultimi anni ’30. Io stavo al 2 di via dal Verme, cortile interno, piano rialzato. L’Italo stava in ringhiera al primo piano, proprio sopra di me. Italo aveva cinque o sei anni più di me, ed io, che ero del ’34, lo vedevo già come un ragazzo cresciuto.
    Partecipava anche lui, a volte, nei giochi del cortile, dove eravamo almeno una ventina di ragazzi. Le ragazze, mia sorella Celsia compresa, facevano gruppo a se. Nel primo dopoguerra ricordo l’Italo che serviva ai tavolini della gelateria di via Garigliano e si diceva fosse fidanzato con la figlia del proprietario.
    Casinbaess era allora fuori dalla cerchia dell’Isola ed era solo nota per i lavandai che la operavano. Poi con l’apertura della trattoria prese vita anche per la vicinanza dell’eliporto Milano – Lugano ed il miglioramento delle strade circondarie. Ricordo che prima si raggiungevano quelle case percorrendo, dall’inizio di via Pola, una stradina sterrata che fronteggiava la Carpenteria Bonfiglio ed ai lati era piena di siepi di sambuco. Non conosco la storia di Italo e della sua vita di trattore. Mi piacerebbe molto se qualcuno si compiacesse di raccontarmela. Italo Crema è una delle figure della mia infanzia che tengo gelosamente nel profondo del mio cuore tra le cose più care.
    Buona giornata alle care amiche ed amici dell’Isola.


  364. su 20/05/2015 a 11:27 am | Rispondi gianni tedeschi

    Ed ora, per coloro che ho appena salutato ma che restano ancora un pò su questa pagina, vado a fare qualche ritratto della mia Isola del tempo che fu.
    Prima una breve nota introduttiva, ai personaggi ed all’ambiente degli anni ’30.
    Mia mamma, questo l’ho già raccontato, era venuta con mio padre e mia sorella, che aveva allora tre anni, dall’Istria, nel 1927 ed era stata in coabitazione con la famiglia di sua sorella, mia zia Carolina, in via Pastrengo 5. Anni di dura crisi quelli, altro che quella dei nostri giorni, poco lavoro per pochi soldi ed alcuni si contendevano, per dormire al coperto, gli abbaini delle
    case dell’Isola. Ed ecco che i miei, con i miei zii, benedicevano il cielo di potere coabitare in sei, in due stanze di cui una senza finestra e la sola porta d’ingresso sulle scale. Ma il desiderio e la volontà di migliorare la propria vita, malgrado le difficoltà, era in loro e la Milano, terreno fertile in ogni circostanza, aiutava, come aiuta, gli uomini di buona volontà.
    Così mio padre, dopo alcuni sporadici lavori in pompe di benzina ( allora erano proprio pompe ! ) attorno alla vecchia Stazione di Piazza Repubblica, come oggi si chiama, riuscì a farsi assumere stabilmente nella Nuova Stazione Centrale, allora in costruzione, e fece una rapida carriera in una impresa di pulizia e manutenzione delle carrozze ferroviarie. Per il momento lasciamolo lì,
    dove rimase sino al 1950 e torniamo all’Isola. Dopo varie peregrinazioni da una camera ammobiliata ad un’altra, sempre all’Isola, finalmente i miei riuscirono a trovare un appartamentino al primo piano di via dal Verme 5.
    Stabile fatiscente, risalente al ‘700 quando il cimitero dei Frati, che proprio su quell’area sorgeva, era stato spostato nell’area dell’attuale P.le Lagosta.
    Mi si tramanda la storia degli scarafaggi, dei quali quella casa era infestata ( come le altre del resto ; si pensi che i rifiuti venivano accumulati normalmente in un locale al piano terra e prelevati, anche da contadini con il loro carro, sbadilandoli. Ovviamente scarafaggi e topi, che godevano anche dei tombini di strada, trovavano lì il loro ambiente ideale. L’unica difesa che esistesse allora , ma limitatamente all’estate e per mosche e zanzare, era il Flit, un liquido a base di petrolio che si spruzzava con una pompetta, appunto quella del Flit !
    E contro gli scarafaggi ? I miei, che appena il borsellino lo permetteva, frequentavano con piacere, la sera dopo il lavoro, il Cinema Patria, proprio li sull’angolo Dal Verme- Archinto, prima di lasciare le stanze mettevano al loro centro due tazzine da caffelatte con dentro dell’aceto ed attorno, come dei ponticelli, dei bastoncini di legno. Al ritorno a casa le tazzine erano piene rase di scarafaggi annegati nell’aceto. Suppongo che le stesse tazzine non venissero poi usate per l’impiego cui erano destinate.
    Per i topi l’unica difesa erano le trappole, di diverso tipo e funzionamento, ma questi particolari ve li risparmio.
    Mia sorella aveva iniziato a frequentare le elementari di via Dal Verme, a due passi da casa, maestra: Meschia. Mia Mamma era stata assunta alla Brown-Boveri come operaia. Qualche piccolo risparmio, a fronte di grandi sacrifici, aveva cominciato a crearsi per la famiglia. Mia Mamma che in Istria, dove era nata, e poi a Trieste, per un breve periodo, aveva fatto una certa esperienza nel commercio e la sua aspirazione era quella di potere, alla fine, realizzare il sogno di avere una sua attività propria. Lavorando con il martello in mano nel suo reparto ( faceva avvolgimenti di motori elettrici, oggi riservato solo agli operai; ricordo le sue carezze, la sera, era come passarmi un tronco di legno sulle guance, tanto callose erano le sue mani, povera Mamma!) chissà quanti sogni le affioravano nella mente.
    Poi nel ’34 ero nato io ed in concomitanza, poco prima i miei si erano trasferiti in via Dal Verme 4. Appartamentino nuovo, piano rialzato, servizio interno.
    Mia sorella aveva già 10 anni e mi aveva fatto da mammina mentre mia mamma continuava le sue corse quotidiane in Castillia. Poi lunghi mesi a Derganino ( l’ospedale per le malattie infettive di Dergano ) per “passarle” tutte
    dal morbillo alla varicella, dalla tosse asinina a quanto altro della serie.
    Poi due anni dalle Suore di via Confalonieri ed infine due anni all’asilo comunale di Via Pastrengo. Ecco il mio “curriculum” di quegli anni. E arriviamo al 1940. Una compagna di lavoro dio mia mamma, una certa Tilde, aveva lasciato lo stabilimento ed aveva acquistato la latteria di via Pastrengo.
    Mia mamma ne aveva seguito l’esempio e, con i risparmi cui più sopra ho fatto cenno, aveva acquistato la Latteria di Via dal Verme 2. ( 9.000 lire contanti, 10.000 lire con un pacco di cambiali alto come la rubrica del telefono.
    Questo nella primavera del 1940. Nel Giugno: la Guerra !
    All’epoca le latterie facevano, tutte, il “servizio a domicilio”, avevano a disposizione un furgoncino a pedali, cassonetto pieno di bottiglie di latte da litro o da mezzo e l’incaricato le consegnava davanti alla porta del cliente e ritirava nel contempo il vuoto, che doveva essere ben lavato, del giorno precedente. Nel suo caso mia Mamma, aveva affidato il furgoncino a pedali
    della latteria, ad Armando. Questi era un ragazzino di una decina d’anni, proveniente da Rimini, da una famiglia in miseria, indicato e raccomandato da una mia zia che là abitava.
    Bel ragazzino romagnolo, ricciolino, vivevamo come fratelli, dormivamo nella stessa branda che veniva stesa la sera nell’anticamera. Era, malgrado i suoi pochi anni, molto forte e volonteroso. Doveva, durante la giornata, smaltire tutto il latte in tutte le case della zona, perlopiù a ringhiera. Salire con il borsone sulle spalle i quattro piani di scale, cambiare le bottiglie piene con quelle vuote e poi via, pedalando, di cortile in cortile. Tutto filava liscio ed alla fine del mese la sua famiglia di Rimini riceveva qualche soldo. Poi, un pomeriggio, aveva da poco iniziato il suo giro ed era giunto in un cortile di via Guglielmo Pepe con il furgoncino ancora a pieno carico. Era salito al quarto piano per la consegna ed al ritorno in cortile il furgoncino con tutto il latte era sparito! Rubato da un ladro fuggito a pieni pedali.
    Ricordo ancora ora, e mi addolora come allora, il pianto di mia Mamma seduta su di una sedia del retro del negozio dopo la notizia. Le cambiali da pagare mensilmente erano una spada di Damocle da togliere il sonno e quel furto proprio non ci voleva.
    Non era facile trovare un furgoncino da acquistare ed intanto, durante la ricerca, il servizio lo faceva sempre Armando, appiedato, con in spalla il pesante carico.
    Ma la tragedia stava arrivando. Un giorno viene in latteria una signora che abitava con il figlio nella casa di fronte, in ringhiera, al numero 5 della via.
    Dice a mia Mamma che era sparito l’orologio del figlio che era sul mobile
    della cucina. I sospetti ricadevano su Armando che nelle ore prima aveva consegnato il latte davanti alla porta aperta.
    Non voglio neppure ricordare l’interrogatorio che mia Mamma fece a quel povero ragazzino al suo successivo ritorno nel negozio, ed io ero presente.
    Pianti, negazioni decise ma alla fine, di fronte alla prospettiva, accennata dalla
    signora, dell’intervento dei Carabinieri, il povero Armando confessò che,si, quell’orologio lo aveva preso lui. ” e dove lo hai messo ? ” – “per paura l’ho buttato in latrina !” . Nel cortile vi era un servizio alla turca a disposizione di tutti i negozi del n. 2, ed è li che Armando, nel terrore di venire scoperto aveva gettato l’orologio in sue mani. Non so come andò a finire questa storia. Ricordo solo che avevo aiutato Armando a fare il suo fagottino e che lo avevo accompagnato in Centrale l treno per Rimini.
    E’ una storia triste che mi porto in fondo all’anima da una vita. Ma la figura di Armando, che mi porto dentro è quella di un meraviglioso ragazzino, ricciolino, un vero piccolo romagnolo, che non sono più riuscito a rintracciare a Rimini malgrado tutte le ricerche fatte, e che vorrei riabbracciare come fosse un fratellino ritrovato al termine di una vita. Nell’Isola, che vado sempre più raramente a visitare, io vedo tutti i miei fantasmi che si muovono anche nella piena luce del sole. Li cerco e la mia memoria me li offre. Uno di questi è il piccolo Armando che pedala,sorridendo, quel pesante triciclo celeste carico di bottiglie di latte. ( Qui non si vede ma vi assicuro che sulla tastiera del mio PC c’è più di un a lacrima, chissà perchè?)


  365. su 20/05/2015 a 4:55 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Ciao Gianni, come stai? Dai tuoi racconti vedo che la tua memoria è sempre eccellente, a dispetto di tanti trentenni smemorati.
    Mio padre mi raccontava a proposito di Italo Crema che, a guerra terminata, girava il quartiere con un carrettino vendendo limoni. Successivamente lavorò nella latteria di via Garigliano e sposò la figlia del proprietario.
    Aprendo il ristorante in via Abbadesse anche questa via assunse prestigio. Le finestre dove abitava mio zio in via Assereti si affacciavano sulla piazzetta dove c’era l’entrata del ristorante. Io e le mie cugine stavamo incollate ai davanzali per vedere i personaggi famosi varcarne la porta. All’epoca Celentano era di casa con tutto il Clan, e con lui altri cantanti e attori.
    A presto e un abbraccio.


  366. su 20/05/2015 a 5:21 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Anch’io come te, caro Gianni, passeggiando per l’isola cerco i fantasmi del passato. Mi rivedo bambina mentre esco dalla scuola in via Dal Verme e mi sembra di vedere la mia mamma che mi aspetta dietro la transenna dipinta di verde. Risento il sapore del gelato servito in un modesto bicchiere nella latteria di P.le Minniti. Rivedo i negozi dove facevamo la spesa, i supermercati non c’erano ancora. Il mercato nei giorni di martedì e sabato.
    Mi sembra di ritrovarmi ragazzina. Quando con il fidanzatino passeggiavamo cercando angolini complici per scambiare qualche bacio. Il ponte della ferrovia nelle sere d’inverno, ovattato nella nebbia. Uscivo dalla scuola in via Maurizio Quadrio alle 22 e lo percorrevo di corsa fino alla Guglielmo Pepe dove mi aspettava il mio amore.
    Che gioia quando potevo scarrozzare il mio bambino per le vie dove tutti mi conoscevano.
    La scorsa settimana con Lucia abbiamo sbirciato il cortile dove tu abitavi, al n. 2 di via dal Verme. La statua di Gesù, tutta bianca, è sempre nella nicchia e sembra sorridere, quasi in attesa di vedere ragazzini giocare.
    E sì, gli odori, i profumi, i colori del mio quartiere, la mia gente. Gente semplice, del popolo, prevalentemente operai, artigiani, modesti impiegati. Le mie radici sono lì ed è normale rivedere con gli occhi del cuore e della mente le situazioni. Sono orgogliosa di essere isolana e, come te, osservo una lacrima che scivola sull’ipad.
    Buona serata. Annamaria.


  367. su 21/05/2015 a 7:05 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Buongiorno a tutti. Una domanda impertinente a Gianni e a tutti i maschietti non giovanissimi, sperando non si offendano. Ma…le famose “case chiuse” all’isola, dov’erano ubicate? Guardando un film di Totò dove il poveretto con la famiglia, avendo subito lo sfratto, e’ costretto a riparare in un appartamento precedentemente utilizzato per l’uso suddetto, e dove gliene capitano di tutti i colori, mi sono posta la domanda: dove saranno state queste case? In quali palazzi? Grazie a tutti.


    • su 21/05/2015 a 12:27 pm | Rispondi gianni tedeschi

      Cara Annamaria, non mi sento minimamente offeso, come credo lo sia per i miei pochi coetanei, per la tua più che legittima domanda: dov’erano le “case chiuse” all’Isola. La risposta è semplice : non ce n’erano ! Ma ti posso raccontare qualcosa in generale relativamente al tema “sesso” dei “miei” anni alla Vecchia Isola. Milano era piena di “Casini”, cosi venivano chiamate quelle che tu indichi come “case chiuse”. I più prossimi all’Isola, ma comunque da lei distanti, erano quelli di via Fiori Chiari e dintorni. Poi, nel centro città, vi era un’ampia scelta ed a vari livelli per quanto riguarda la qualità della merce offerta. Io possiedo una interessante raccolta di targhe o listini prezzi delle prestazioni di diversi “Casini”. Sono più o meno simili ed in un certo senso anche comici, considerati ora. L’accesso era permesso al compimento del 18° anno, e non ti dico con quale interesse venisse atteso il giorno di quel compleanno. La Carta di Identità faceva testo ed agli “sbarbati” veniva attentamente esaminata dalla “Metresse”, di solito un vecchio residuato bellico dell’ambiente, vecchia energica e rispettatissima che dirigeva il traffico della casa, abbondantemente laccata e pitturata e carica di profumo. A lei non sfuggiva niente ! Non era ammessa la “flanella”,
      ad ogni poco scuoteva i presenti in sala :”o in camera o fuori !”. Guarda cara Annamaria che non ti racconto cose “per sentito dire” ma solo quelle che ho personalmente vissuto. Io compii i miei 18 anni nel Settembre del 1952 ed i “Casini , a seguito della Legge Merlin, vennero chiusi nel 1958, quindi ebbi a disposizione ben 6 anni, e di quelli ruggenti, per farmene un’idea ed oggi portela riferire. Poi attaccherò il tema ” Il sesso all’Isola”, ma quanto riguarda i “Casini” ho ancora qualcosa da scrivere. E’ noto : l’uomo è una bestia! ed il sesso è una delle sue componenti, comunque la si voglia mettere, sia scientificamente che moralmente e pur tenendo conto della ipocrisia dei religiosi. Infatti, la donna è il Demonio, salvo la Madonna, madre ma vergine!
      Così i “Casini” di Milano erano nel cuore dei buoni Milanesi, di qualsiasi categoria, ceto e professione. Ed una loro visita periodica si imponeva, più o meno frequente, anche se non sempre con il relativo consumo. Attirava la Donna in se e l’ambiente. Eccitante per le luci, i profumi, l’abbigliamento, per modo di dire, delle Signorine ma soprattutto la loro gentilezza e disponibilità.
      E poi l’inverno, freddissimo e nebbioso all’epoca, spingeva ad entrare in quegli ambienti. Il giro serale ” dei Casini”, poichè la sosta all’interno di ognuno era brevissima se non si era “consumatori”, e così iniziava il giro, dentro e fuori, finchè non si fossero visitati tutti quelli in zona.
      Io, forse per questione di indole e di carattere, mi ero subito reso conto, sin dalla prime visite, peraltro senza consumo, dello squallore che il sesso assumeva in quegli ambienti. I sentimenti umani, che ogni uomo detiene, anche quello più abbietto, venivano lasciati alla porta d’ingresso. Li entrava la bestia ed era atteso da bestie. Scusa, cara Annamaria, la crudezza delle mie espressioni ma non ne trovo in me di più accettabili. L’amore, che è una cosa divina se è accompagnato dal sesso, li, in quegli ambienti non esisteva. Del resto li nessuno lo cercava.
      Sarei un bugiardo se scrivessi che io non ho fatto qualche pratica esperienza e se ti dicessi che in queste non ho provato anche piacere, ma ne stavo volentieri alla larga anche e soprattutto perchè la mia femmina, bella e generosa e pure esigente, me l’ero trovata proprio all’inizio dei miei 18 anni. Ho solo ancora un ricordo che voglio richiamare, quello del “casino” di via Chiaravalle, che era sulla strada che facevo ogni giorno per raggiungere il Cattaneo di P.za Vetra dove studiavo da Geometra. Una sera,
      in visita di curiosità in quel Casino, mi si era avvicinata una bellissima ragazzina, veniva dalla Sardegna, mi aveva raccontato e con lei avevo iniziato una piacevole conversazione. Era nata, in pochi minuti una inspiegabile simpatia. Naturalmente questa perdita di tempo non era rimasta inosservata da quella megera della Metresse la quale sgarbatamente impose alla ragazzina di riprendere i suoi giri tra i presenti. Mi strinse la mano e mi pregò di non lasciarla. Pagai alla cassa e salii in camera con lei.
      In camera mi volle subito restituire i soldi che avevo sborsato alla megera e mi si offerse come mai nessuna altra ragazza che avevo avuto. Non era solo sesso, dentro c’era tanto ma tanto Amore! Nelle poche ore che durante la settimana aveva di libertà ci eravamo rivisti perchè voleva che io la accompagnassi al cinema. La portai all’Odeon e poi a mangiare una pizza in via San Paolo. La riaccompagnai sino alla porta del Casino di via Chiaravalle. Li mi disse che il giorno seguente sarebbe partita ed avrebbe lasciato Milano. ( La rotazione delle Signorine, nei Casini italiani, era imposta
      dalla Legge ed era molto frequente. ) Ci lasciammo con un bacio che ho ancora stampato nella mente. E’ un ricordo prezioso che confido solo a te.
      Ora torno alla mia Vecchia Isola. Anche in assenza di Casini, relazioni, sesso ed Amori, imperavano. Certo la densità di popolazione, la scarsità di spazio nelle abitazioni, l’assenza di auto, che comunque potevano consentire un minimo di intimità, tutto questo era un grande ostacolo per l’intimità di coppia, giovane, matura o anziana che fosse. I portoni e gli angoli bui erano noti e contesi, ma al di la di modeste effusioni e di qualche bacio, era impossibile andare oltre. I cinematografi, Patria, Zara, Vox e Farini erano luoghi adatti a passare un paio d’ore con l’amata, almeno la Domenica. Avendo la fortuna di trovare posto nelle ultime file, con il biglietto di Prima, qualche abbraccio, qualche calda carezza, qualche appassionato bacio sulla bocca, una eccitazione che sfociava nella rottura della fodera della tasca dei pantaloni di lui, tutto questo poteva avvenire, ma era ben poco per i desideri, che con il progredire dell’età e della reciproca conoscenza , nascevano ed ingigantivano.
      La primavera veniva in soccorso. Nasceva la “Camporella”. Era lo sdraiarsi in due sull’erba fresca e lasciare libero sfogo alle passioni.
      In bicicletta, con lei sulla canna, a piedi o, per chi aveva i soldi per il biglietto, in tram, si raggiungeva il prato più adatto, che avesse un minimo, ma non di più, di “privacy”, e l’Isola, allora estrema periferia, abbondava di prati da Lagosta a Sesto S. Giovanni. Termino per ora, ma solo per ora, perche, se vi interessa ho ancora storie in merito da raccontare. Un grande abbraccio ad Annamaria che ha stuzzicato questi ricordi.


  368. su 21/05/2015 a 7:53 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Grazie Gianni per la tua precisazione. Sono sempre comunque dell’idea che sia stato un grosso sbaglio la chiusura di quelle case. Certamente per quelle povere donne il sentirsi usate non sarà stato piacevole, ma ai nostri giorni? Che schifo per le strade! Almeno a quel tempo erano al coperto, non si esibivano, erano curate e controllate. Oggi sono solo povere figliole spesso costrette da persone senza scrupoli…
    Non riesco immaginare il vecchio quartiere circondato da prati. Sono purtroppo nata circondata da cemento e il verde per me è sempre stato un optional.
    Grazie comunque per i tuoi racconti, svelti, precisi ma soprattutto reali.
    Buona serata. Annamaria.


  369. su 22/05/2015 a 10:29 am | Rispondi gianni tedeschi

    Sono grato io a te, cara Annamaria, perchè leggi ciò che scrivo. E quando scrivo ricordo ed i ricordi, belli o brutti che siano, sono cose vive, dentro di noi, che facciamo, credo con loro piacere, tornare alla luce.
    Sul tema Amore, Sesso e Prostituzione all’Isola di una volta (cioè la mia Isola)
    avrei ancora poche cose da aggiungere a quanto ho già più sopra scritto, nonchè a commento alla tua risposta.
    L’Isola non era circondata da prati, certamente no verso il centro, ma già dal fondo di via Sebenico, dove c’era la Magna, che era una grande area, tutta a prato verde, con qualche orticello solo su di un lato. (prima del 1943, poichè dopo divenne una discarica di macerie delle case bombardate ), il verde proseguiva, lungo quella che oggi è la via Restelli, sino ad oltre il Viale Marche e poi avanti sino al terrapieno della ferrovia che attraversava il Viale Zara. Il Seveso, acqua limpida ed a cielo aperto costeggiava quei prati.
    Arrivare in bici li, proprio dopo viale Marche, era un attimo. Non ti dico, specie la Domenica pomeriggio in Estate, quante coppiette facessero l’amore su quei prati che costeggiavano il Seveso. I gruppi di spettatori erano sempre numerosi e composti. Pudore? Privacy? Parole dal significato sconosciuto.
    E se quello era il pomeriggio soleggiato puoi immaginarti cosa fosse la sera in quei luoghi senza alcuna illuminazione.
    Per tradizione, forse centenaria, le altre due zone che i vecchi Isolani raggiungevano alla ricerca dell’amore mercenario erano i Bastioni di Porta Venezia ed il Parco nella zona dell’Arco della Pace. Naturalmente li le Signore disponibili applicavano tariffe più basse di quelle ufficiali dei Casini, ma anche il servizio ed il resto era molto più “alla buona”. Con lo sviluppo della motorizzazione, che anche all’Isola avvenne come nel resto di Milano, ma siamo già agli anni ’60, la prostituzione si concentrò in altri punti della città. Nel frattempo i Casini, nel 1958, erano stati chiusi e sulle strade si era riversata una buona parte delle ospiti di quelle case. viali della Cerchia dei Bastioni, in particolare Viale Maino erano letteralmente invasi da mercenarie, tra loro pure delle giovanissime e belle ragazze. Il carosello delle macchine durava sino al mattino.
    Negli anni, e ne sono passati tanti, la società è cambiata, e molto dal punto di vista dell’argomento che stiamo trattando. E qui ho poco da scrivere, tutti conoscono lo sviluppo dei Motel e la nascita di ogni tipo di locale ove il sesso è il motore : locali per scambio di coppia, locali a luci rosse ecc. ecc.
    Da ultimo lo sviluppo in rete dei siti porno che stanno distruggendo le menti e gli istinti della nostra gioventù, e non solo. E tutto procede a pieno ritmo in questa direzione. Distrutta la famiglia, mortificato ogni Valore, sovvertito l’ordine naturale dei diritti e dei doveri, sono veramente curioso di vedere dove si andrà a finire.
    E qui devo “tirare fuori i miei tempi”, quando nei primi anni ’40 frequentavo la scuola media Parini. La femmina, il sesso, mondi sconosciuti ! Qualcuno della classe era riuscito ad entrare in possesso di un piccolo ritaglio di rivista che illustrava una negretta a mezzo busto con il bel seno scoperto. Questo ritaglio aveva per settimane accompagnato ciascuno di noi, appena possibile, alla toeletta e li l’ammirazione per quell’oggetto del desiderio aveva ricevuto l’inevitabile omaggio di ciascuno. Termino con un altro episodio che rende l’idea della arretratezza dei giovani di allora circa il sesso.
    Era il 1944, al Parini. Suona l’allarme aereo e tutte le classi, ordinatamente scendono nel rifugio, posto nelle cantine dell’edificio. Ogni classe sulle panche in legno assegnate. Seduta insieme a noi anche l’insegnante. Quel giorno,
    per quella materia, avevamo avuto una supplente, giovane, carina e prosperosa. La seduta nel rifugio si era prorogata almeno un’ora prima del cessato allarme. Poi, ordinatamente, come sempre, si sfollava dal rifugio per il rientro in classe, insegnante in testa e dietro la classe in fila. Cosa fosse passato in testa a tutti noi durante la seduta su quelle panchine di legno del rifugio è evidente da quanto avvenne : Alzatasi la giovane supplente noi tutti la seguimmo ma tutti, nessuno escluso, passando davanti a dove la supplente aveva appoggiato il suo prosperoso sedere, ci eravamo chinati a porre un bacio riconoscente sul legno ancora caldo. Saluto tutti gli Isolani e forse devo dare loro l’Addio poichè, probabilmente, in futuro mi sarà vietato l’accesso alla pagina. Buon fine settimana a tutti. Una carezza affettuosa alla cara Annamaria!


    • Ma Gianni perché mai ti dovrebbero vietare l’accesso alla pagina ????
      Dai !
      Stai tranquillo nessuno si è scandalizzato ………..
      Ci hai raccontato i tuoi ricordi e la realtà di quei tempi.
      Sicuramente sono d’accordo con Annamaria,non dovevano togliere le case chiuse,almeno c’era un controllo medico e immagino anche igiene.
      La cosa che mi lascia stupita nel tuo racconto e’ il fatto che tante coppiette amoreggiassero in riva al Seveso,che scorreva pulito !!!!
      (non riesco ad immaginarlo!!!)
      Mia madre mi ha raccontato,che appena sposata lavorava in Cordusio, spesse volte quando faceva il turno serale terminava tardi.Da Cordusio doveva prendere il tram 4.che fermava in viale Zara angolo Stelvio e per arrivare in via Arese (sono pochi metri) c’erano prati,prati e orti ………..
      Grazie mille Gianni , io ti leggo sempre molto volentieri.
      Approfitto per fare tanti auguri a tutte le donne che si chiamano Rita !
      Buon fine settimana a tutti.
      Claudia


  370. su 22/05/2015 a 5:23 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Perché dovrebbero proibirti di scrivere sul sito? Penso che i nostri amici isolani siano persone intelligenti. Al più sono io che mi devo scusare se ho affrontato un tema delicato al quale hai risposto come sempre esponendo i fatti reali.
    Un abbraccio da parte mia e un salutone da Silvano.
    Annamaria.


  371. Buona serata a tutti!
    Il mio ricordo sul problema case chiuse risale ai primi anni cinquanta, quando contemporaneamente allo Schiaparelli frequentavo il corso di disegno della scuola Artefici di Brera, che si svolgeva dalle 18 alle 20. Mio padre mi proibì di fare la Via Fiori Chiari, che era la più diretta per raggiungere la fermata del tram 4, obbligandomi a percorrere la Via Pontaccio. Ho compreso il perché solo anni dopo quando, insegnando presso le suore di Via Baldinucci, ci fu il dibattito, con relativi fascicoli distribuiti, sulla legge Merlin, con le suore infervorate sulla necessità di chiudere quei ” luoghi del peccato “.
    Ero decisamente ingenua.
    Con il senno di poi penso che sarebbe ora di riaprire quelle case di tolleranza, per evitare lo spettacolo schifoso ed esibizionistico che siamo obbligati a subire anche in pieno giorno, per tutelare sanitariamente fornitrici e clienti e per fare pagare finalmente le imposte sui lauti guadagni del cosiddetto mestiere più vecchio del mondo.
    Un caro saluto.
    Luisa


  372. su 23/05/2015 a 7:54 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Ciao a tutti. In particolare a Luisa che ho trascurato in modo vergognoso.
    Condivido la tua opinione pienamente. Su un solo punto sono perplessa: il guadagno.
    Sono convinta che indipendentemente dalle epoche e dai modi e luoghi più o meno accettabili, il guadagno di queste “operaie” non è mai così alto da concederle una successiva vita dignitosa. Purtroppo la maggior parte degli introiti era ed è a beneficio di altri.
    Certo, se si potesse tassare il tutto, forse lo Stato risolverebbe tanti problemi.
    Buona giornata.
    Annamaria.


  373. su 24/05/2015 a 8:49 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Buongiorno. Il prossimo 2 giugno si svolgerà la Festa dei Navigli. Bene, spero di poterci andare, e’ un pezzo della nostra Milano che va ricordato.
    Mi chiedo se la Festa di Santa Maria alla Fontana e’ anche la festa del rione, o in altra data viene organizzato un ulteriore evento. Chi sa qualcosa al riguardo?
    Buona domenica a tutti.
    Annamaria.


    • Ciao Annamaria e ciao a tutti !
      La Festa di Santa Maria alla Fontana,si svolge nel mese di ottobre,ed è proprio la festa della nostra parrocchia.

      Solitamente ci sono anche delle bancarelle,nelle vie vicine.
      Dentro (all’interno dove ci sono i chiostri e il Santuario) ci sono alcuni banchi di beneficenza,con vari ‘lavori’ artigianali, torte, etc etc fatti dalle parrocchiane.
      Nella sala ‘verde’ invece viene fatta la pesca,e si vendono libri.
      A mezzogiorno spesso c’è la polenta….(io la adoro!!!!!)
      Diversamente nell’arco dell’anno ci sono la Festa di via Farini , e la festa del quartiere Isola,ma sono più che altro, seppur con qualche articolo originale mercati …….e gonfiabili.
      Un caro saluto a tutti e buona domenica.


    • Ciao a tutti !
      La scorsa settimana mi trovavo con mia madre in via De Castllia,desideravo farle vedere le novità.
      Chiaramente è MOLTO cambiata….
      Ad un certo punto, ci siamo fermate vicino all’unica VERA trattoria che è rimasta nella via,dato che mia madre ammirava dall’esterno alcuni paioli di rame che facevano bella mostra dietro al bancone.
      Il gestore (un signore sui 70) è uscito ed abbiamo iniziato a parlare della nostra amata Isola ;non solo dopo qualche chiacchiera si è ricordato che mia mamma e mio papà andavano da giovani a mangiare da lui,quando ancora la trattoria era gestita dal padre,.credo si chiamasse Tomaso (con una sola M).
      Rammentava bene anche mio papà Nuto.
      Per me è stato un momento piacevole,e volevo condividere questo con tutti voi.
      Cari saluti.

      Claudia


      • Io da piccolo abitavo in quella via , al numero 7 e dopo 50 anni mi sono sentito telefonicamente con 2 ex bambini 8 FRATELLO E SORELLA) del mio cortile e con uno del n 6. che GIOIA è STATA PER ME vorrei venire a milano ma al momento non è possibile saluti e vi seguo sempre


      • Sai Agostino,
        anch’io durante le medie avevo una carissima amichetta che abitava in via De Castillia al 28.
        Oggi li c’è la fondazione Catella e il ristorante Ratanà,all’epoca al posto del ristorante c’era un magazzino (non so bene di cosa- ricordo che c’erano dei fusti,presumo detersivo) e il papà della mia amica faceva appunto il custode.
        Nell’angolo dietro alla casa c’era un bel prato con una pianta e lei mi diceva sempre che viveva in un’angolo di campagna a Milano.
        Aveva nostalgia delle sue montagne; era infatti originaria della Valtellina.
        So che qualche tempo dopo è tornata al paese d’origine con la famiglia e che ora abita ancora lì.
        Un caro saluto a te e a tutti.


  374. su 28/05/2015 a 8:47 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Buonasera. Chi ricorda le famose raccolte punti di vari prodotti? In via Pollaiuolo angolo Ugo Bassi c’era una drogheria, raccoglieva le etichette che si trovavano su vari prodotti, pelati Cirio, dadi Lombardi, figurine Mira Lanza e via dicendo…. Consegnava la raccolta al rappresentante che si incaricava di recapitare presso l’esercente il premio scelto su un catalogo. Il primo servizio di piatti completo di tutto la mia mamma lo colleziono’ con i dadi Lombardi. Servizio per 12 persone, bianco, sul bordo ghirlande di roselline si rincorrevano. Alcuni pezzi sono sopravvissuti e li ho ereditati. Mi piacciono ancora!
    Annamaria.


  375. su 31/05/2015 a 10:06 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Ahi, ahi, sono appena rientrata da un giretto serale all’isola. Che tristezza! Non ho capito se ero in Italia….. Viale Stelvio, viale Marche, via Carlo Farini sono letteralmente invase da extracomunitari. I giardini davanti all’ospedale Pio X sono occupati da loro, con conseguenti bivacchi o picnic serali. Bar e trattorie espongono insegne in lingua araba o asiatica. Non ho sentito parlare italiano, figuriamoci il milanese! Va bene, devono vivere anche loro, ma non esageriamo con il buonismo, altrimenti finiremo con espatriare noi.
    Buona settimana a tutti.
    Annamaria.


    • Ciao Annamaria e ciao a tutti quanti.
      Ho appena letto il tuo post e mi sono ricordata un’episodio che mi è successo circa un’anno e mezzo fa……Così ho deciso di farvi fare quattro risate…ISOLANE !!!
      Premetto che a volte chiamo mia madre scherzando Carulina (si chiama Carla),
      e che abita vicino a Borsieri.
      Bene stavo citofonandole per farmi aprire e nello stesso tempo arrivavano 2 super ragazze eleganti e una diceva all’altra :
      -Quest’Isola è un quartiere fantastico…è bello …ci sono anche parecchi stranieri..un sacco di negozi vintage …..è tutto così…
      Nel frattempo mia madre risponde e io le dico :
      – Carulina derva sun mi …
      E la super ragazza guarda l’altra compiaciuta……
      – Cosa ti dicevo qui siamo in una vera BABELE …….si sentono tante lingue diverse !!!!!
      Ah Ah Ah che ridere,sono arrivata su da mia mamma che ridevo ancora da sola come una scema……
      Buona settimana e ciao a tutti.


      • eh sono i radical scich intellettualoidi alternativi come li chiamo io i nuovi abitanti dell’isola,ma capisen nient.


      • Esatto Enzo ….hai colpito nel segno ! Perfetta descrizione !
        Tra le altre cose;in questo tempo di EXPO,qui all’isola ci sono dei veri e propri tour guidati per visitare piazza Gae Aulenti e con l’occasione tutto il quartiere.Sono in genere studenti delle scuole superiori.
        Un caro saluto a tutti.
        Claudia


  376. su 02/06/2015 a 5:11 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Ciao Claudia, simpatico il tuo racconto. Questo dimostra che anche se chic, sono proprio ‘gnoranti. Che ci vuoi fare?
    Quello che mi dispiace è che abbiano ridotto così il quartiere….
    Buon 2 giugno a te e a tutti gli isolani.
    Annamaria


    • Grazie Annamaria ,anche se in ritardo buon 2 Giugno a te e a tutti.

      A proposito della nostra amata isola…
      Come raccontavamo in questi giorni purtroppo non ci sono più negozi,ma quello che ho notato in questi giorni e che sono scomparsi o quasi penso in molti quartieri di Milano i calzolai….
      Qui all’isola, è rimasto un calzolaio in via Borsieri,e uno in via Ugo Bassi.
      Io ricordo che qui in quartiere c’e ne erano almeno un quattro o cinque se non di più.
      Una volta, da ragazzina, avevo portato un paio di scarpe di mia sorella a riparare. Le ho poi ritirate (sempre nel sacchettino tipo del pane) e una volta
      a casa ……UNA ERA NERA E L’ALTRA MARRONE …..stesso modello e stessa
      riparazione……..per non parlare di quando (sempre lo stesso calzolaio) mi ha riconsegnato 2 sinistre stesso modello di scarpa……..era un po distratto non c’è che dire !!!
      Un caro saluto a tutti.


  377. su 03/06/2015 a 5:10 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Ciao Claudia e a tutti. Hai ragione, i bagatt sono diventati una rarità. Penso siano stati soppiantati da quelli esistenti nei centri commerciali, dove con poco, inteso tempo e denaro, sistemano le riparazioni. Proprio poco, infatti a breve sono da rifare.
    In Ugo Bassi il ciabattino confezionava anche borse e cinture, alcune carine. Costavano molto meno di quelle vendute nei negozi di pelletteria, ma erano di grande effetto.
    Mio suocero una volta pensionato decise di intraprendere l’attività di bagatt,trasformando, con gioia di tutti noi, il box in laboratorio. Bene, un giorno gli diedi un paio di scarpine color tortora da sistemare. Mi ritornarono….abbronzate! Erano diventate marroni perché non gli piaceva il colore originale. Evidentemente era un difetto della categoria.
    Sono mestieri che purtroppo scompaiono, come le sarte. Sono terrorizzata per l’età della mia, ha quasi 80 anni, ed è una vera sarta. Quella che quando indossi un capo, se c’è, trova subito il difetto guardandoti. Ora sono sorti diversi laboratori, gestiti da cinesi o meno, la riparazione costa poco dagli extracomunitari, parecchio negli altri centri. Ma quello che non va e’ che tu devi trovare la soluzione, il difetto non lo vedono, viaggiano con i paraocchi, non vanno più in là degli orli, spesso fatti male.
    Le ricamatrici? Ma chi mai ai tempi odierni, sciuperebbe gli occhi per ornare un lenzuolo? Belli e pratici gli stampati! E sia, ma perché dimenticare un ‘arte?
    Negli anni 60, allora ero ragazzina, andavo per hobby da una ricamatrice ad imparare. Successivamente andai dalle monache a perfezionarmi, non ho mai esercitato questo lavoro, ma mi fu utile per il corredo. Ancor oggi mi piace regalare alle amiche qualcosa confezionato da me.
    Quanti mestieri dimenticati! Sostituiti da un progresso non sempre utile, che a creato tanta disoccupazione.
    Un abbraccio Claudia, è un saluto a tutti gli isolani.
    Annamaria.


  378. su 04/06/2015 a 10:16 am | Rispondi gianni tedeschi

    Complimenti a Claudia ed Annamaria che tengono vivo il ricordo della nostra Isola con i loro racconti. Al momento la mia vena dei ricordi si è esaurita ma non spenta. Occorre, come in tutte le cose dalla vita, uno stimolo. Oggi ad esempio in FB hanno pubblicato una cartolina dell’angolo Minniti-Sebenico e non ho potuto fare a meno di ricordare le fucilazioni che ebbero luogo lungo il muro dell’oratorio nell’Aprile del 1945. Ricordo qui il nome degli assassinati : Brenna, Volpini, Mandelli. Nello stesso tempo ricordo i volti dei noti ubriaconi dell’Isola che si occuparono degli assassinii. Ormai questa è storia, ma mi facciano il piacere di non distorcerla.


  379. su 06/06/2015 a 7:56 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Buongiorno a tutti. Poco fa ho sentito in strada urlare: “donne, c’è l’arrotino, forbici, coltelli ecc…” Il tutto da una stridente voce metallica, registrata. Perché, urlare di volta in volta crea troppo disturbo all’artigiano? Perché non stabilire un contatto umano con gli eventuali clienti? Una volta all’isola erano di casa questi lavoratori, che strani tempi! La gente si lamenta che non ha lavoro ,ed è vero, ma non fa più di tanto per ottenerlo, per accaparrarsi i clienti, si lascia il tutto in mano ad un disco…. Bizzarro.
    Ciao a tutti.
    Annamaria.


  380. su 11/06/2015 a 5:04 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Ho raccontato a una bambina di 9 anni, nipote di un’amica, come si svolgeva la vita nelle case di ringhiera quando io avevo la sua età. Ha sgranato gli occhi meravigliata per la promiscuità. Però ha poi concluso che deve essere stato bello condividere tante occasioni, con semplicità, bene reciproco, vera solidarietà e anche un pizzico di complicità.
    Oggi è senz’altro bello vivere in appartamenti indipendenti, con servizi personali. Ma nello stesso caseggiato non ci si conosce, si è quasi indifferenti tra noi. L’appartamento di fronte al mio, sullo stesso pianerottolo, credo sia abitato da fantasmi, sento aprire ad ore stabilite la porta d’ingresso ma non vedo mai nessuno… Le persone rientrano a casa di corsa, quasi furtivamente, come se appartenessero ad altri mondi. Ma che mondo rinnovato è questo? A che servono le case belle, se sono fredde? Se non c’è calore tra le persone? Le belle chiacchierate che si facevano in questa stagione nei cortili, sui ballatoi, buttando un’occhiata ai ragazzini che giocavano nel cortile… Non ci si accorgeva che arrivava la sera.
    Adesso stiamo tutti in casa, un rapido “buonasera ” ai vicini che ritieni e ti ritengono simpatica e finisce così la giornata. Molto meglio la mancanza di comodità se puoi offrire e ricevere un sorriso.
    Buona giornata a tutti, si intende, con un sorriso.
    Annamaria.


    • E’ vero Annamaria hai proprio ragione ! Vedi la mia casa non è una casa di ringhiera ma una vecchia casa con la corte.
      Anche qui, tutti ,una volta si conoscevano e le chiacchierate spesso e volentieri si facevano tranquillamente da un balcone all’altro.
      I bambini giocavano in cortile (dove non c’erano ne auto parcheggiate ne andirivieni di furgoncini come adesso) e le mamme un po una un po l’altra sorvegliavano…….
      In questi giorni,ho sentito una mia ‘amichetta’ di quei tempi……lei si era trasferita fuori Milano e come capita spesso nella vita ci siamo perse di vista.
      Inutile dire,quanto sia stata contenta ; conto di rivederla presto dopo ben 40 anni !!!
      Tornando invece ai vecchi mestieri io ricordo una canzone milanese molto simpatica che faceva : ‘ Me pader fa’ el moleta e mi fu el moletin …quand sarà mort me pader farò el moleta mi…..’ chi la sa?
      Un’altro mestiere scomparso ….il materassaio …….
      Forse ne ho già parlato tempo fa.Noi bambini quando veniva in corte a lavorare eravamo curiosi e stavamo ad osservare.
      Ho bene in mente lo strano tavolo da lavoro , ma non saprei proprio descriverlo.
      Un sorriso a tutti e buona giornata.
      Claudia


  381. su 12/06/2015 a 4:46 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Ciao Claudia. Il tavolo di lavoro del materassaio non lo ricordo nemmeno io. Rivedo questo artigiano seduto su una seggiola bassa mentre manovrava un attrezzo per cardare la lana che cadeva su un telo. La lasciava all’aria per alcune ore, poi procedeva nel rifacimento dei materassi, guanciali ecc. Per alcuni giorni non riuscivi a dormire comodamente perché la lana era quasi raddoppiata e ti sembrava di galleggiare.
    Buona giornata a tutti.
    Annamaria.


  382. su 12/06/2015 a 10:16 am | Rispondi gianni tedeschi

    Care Amiche, Visto l’interesse per il tavolo del materassaio e considerato che io me lo ricordo come l’avessi sotto gli occhi, eccovene una descrizione :

    Ed a ricordo dell’atmosfera dei cortili di allora non trascuriamo i musicanti che ogni tanto entravano nelle corti e deliziavano gli abitanti delle ringhiere con chitarra e fisarmonica. Seguiva poi il suono delle monetine che venivano gettate dai piani ed il “grazie” dopo la loro raccolta da parte dei suonatori.
    Quando poi strimpellavo io qualche strumento in casa, come armonica od ocarina, per farmi smettere quel tormento mia mamma mi diceva : “te vo^ret
    cinch gei ? ” , alludendo alla monetina gettata ai musicanti.


  383. su 12/06/2015 a 10:18 am | Rispondi gianni tedeschi

    Peccato che abbiano tagliato tutto quanto descriveva il materassaio.


  384. su 12/06/2015 a 12:00 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Per piasè, riscrivela….
    Annamaria


    • su 13/06/2015 a 9:33 am | Rispondi gianni tedeschi

      Riscrivo, a memoria , quello che avevo scritto sui “materasè” e che è stato inspiegabilmente scippato.
      Il “materasè” arrivava con il suo triciclo a pedali direttamente nelle corti. La prima operazione che compiva era quella di scaricare la gondola per cardare la lana. Noi ragazzi lo consideravamo un attrezzo divertente e ci richiamava le barchette delle giostre, solo che ci dovevamo stare alla larga per la sua pericolosità. Subito dopo dal triciclo scendevano due cavalletti di legno ed un paio di assi che poste sui due costituivano il tavolone da lavoro.
      A terra il “materasè” distendeva delle vecchie fodere sulle quali riversare la lana dei materassi da rifare. E qui cominciava il suo paziente lavoro di cardatura. Avanti e indrè, avanti è indrè, per ore, cardando la lana e questa riacquistava la morbidezza originale. Poi il lavoro si trasferiva sul tavolone.
      La nuova fodera era li pronta in forma di grande saccone. La riempiva con la
      lana cardata, che aveva lasciato “respirare” al sole, se c’era, e poi cercava di distribuirla nel saccone in modo uniforme. A noi affascinava questa fase in cui si vedeva risorgere il materasso. A distanze regolari univa, sui due lati, due batufoli di lana con del filo grosso, mantenendo una certa distanza tra i due opposti in modo da evitare che al suo interno la lana si spostasse.
      Poi la fase conclusiva che consisteva nel creare ai bordi quel salsicciotto cucito che dava l’aspetto del materasso finito.
      La sensazione che dava il dormirci sopra la prima notte è indescrivibile, si era in un altro mondo, in mezzo alle nuvole!
      E questa è la sensazione che io, nei miei primi anni di vita riportavo. Invece gli adulti, rotti dalle fatiche del lavoro della giornata, (mi riferisco ai miei cortili dell’Isola) trovavano nel nuovo materasso altri piacevoli stimoli, sicuramente condivisi e tali da inaugurare felicemente il rinato materasso.


      • Bravo,davvero bravissimo Gianni ! Non sapevo come descriverlo il tavolo del materassaio.A noi piccoli sembrava una giostrina !
        Grazie e un buon fine settimana a te e a tutti !


  385. su 24/06/2015 a 6:52 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Buongiorno a tutti. Auguri a tutti i Gianni, Giovanni, Gianne, Giovanne, Giannine ecc… E in particolare a Gianni Tedeschi, con tanto affetto.


    • E’ vero! Auguroni a Gianni e auguroni a tutti i Giovanni e Giovanne !


    • Ciao a tutti quanti !
      Volevo togliermi una curiosità…….qualcuno di voi conosce la tradizione,secondo la quale la notte tra il 28 e il 29 Giugno (cioè S.Pietro e Paolo)-si mette in un recipiente con acqua l’albume dell’uovo per far apparire la barca di S.Pietro ??
      Forse sono rimasta l’unica a farla….Quando ero piccola ricordo che molti anziani lo facevano,ma sinceramente non so se è una tradizione milanese o comunque lombarda.
      Concludo facendo tanti auguri a chi si chiama Pietro e Paolo.
      Buon fine settimana.

      Claudia


    • su 28/06/2015 a 11:01 am | Rispondi gianni tedeschi

      Grazie cara ANNAMARIA ! Ora sono per qualche settimana in Croazia. Al ritorno mi procurerò il piacere di sentirti.


  386. su 28/06/2015 a 5:07 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Ciao Claudia. Io ne ho sentito parlare ma non l’ho mai fatto. Quest’anno voglio provare. Dunque, devo mettere l’albume in un bicchiere con l’acqua, ma dove? In casa o sul balcone? Non so se sia una tradizione milanese o anche di altri, mi pare che anche sul varesotto ci sia…
    Buona domenica caria Claudia, a te a tutti gli amici isolani.
    Annamaria


    • Ciao Annamaria ! Allora devi prendere un contenitore tipo insalatiera o zuppiera l’importante e che abbia bordi alti.
      Devi mettere dentro l’acqua e poi il ‘chiaro’ dell’uovo.
      Lasci il tutto sul davanzale della finestra,o sul balcone, fuori insomma ….per tutta la notte.
      Domani mattina troverai la ‘barca’ di S.Pietro.
      Un caro saluto a tutti.


  387. su 05/07/2015 a 5:24 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Buongiorno amici isolani. sto pensando al caldo che tanti anni fa soffocava il nostro quartiere. Caldo secco, non ti sentivi appiccicare i vestiti come ora, forse perché gli stessi erano di cotone e non di plastica come quelli che indossiamo oggi. La sera la gente cercava refrigerio sulle panchine di P.le Archinto, chi abitava gli ultimi piani invidiava i piani bassi, secondo loro faceva meno caldo… Comunque, piani bassi o alti, quando il caldo opprimeva non c’era niente che lo alleviasse… Non esisteva l’aria condizionata e i ventilatori erano un lusso per pochi. Le fontanelle, chiamate dagli isolani “veduv” erano prese d’assalto, solo a sentire il chiacchierio dell’acqua che ininterrottamente scendeva, ci si sentiva più freschi. I cinema erano deserti per la calura, solo le latterie sembravano vivere, per noi ragazzini quella di P.le Minniti era una meta ambita: 30 lire un cono bello sostanzioso! La latteria in via Pollaiolo vendeva il ghiaccio da mettere nelle famose ghiacciaie, pochi avevano il frigorifero. Gli acquisti alimentari venivano fatti giornalmente per paura che i cibi si guastassero. Mia mamma mi preparava una rudimentale granita, metteva pezzetti di ghiaccio avvolti in un canovaccio, poi con il batticarne li frantumava, bicchiere colmo di spremuta di limone, e… Voilà! Le bibite erano considerate un lusso, ma eravamo contenti anche così. Le vacanze erano un sogno per pochi, e chi non se le poteva permettere affollava le piscine, l’idroscalo, i pochi fortunati si concedevano gite ai laghi o sulle montagne della bergamasca o del varesotto. I treni in partenza dalla stazione Nord erano superaffollati, funzionava così: si mandava uno della famiglia ad occupare i posti, gli altri arrivavano con calma armati di panini imbottiti con salame, chiamati “sanguiss”. Le madri riempivano le bottiglie di acqua preparata con Idrolitina, illudendosi che si mantenessero fresche a lungo. Che gioia le bollicine! Arrivati alla meta come cavallette si occupavano i posti nei prati, sulle spiaggette o nei boschi, stendendo una vecchia coperta e ci si sentiva in Paradiso per qualche ora. Tutto serenamente, felici del poco che si poteva godere.
    Buona calda domenica a tutti. Annamaria.


    • Ciao a tutti ! (e beato te Gianni…)
      Leggendo quanto ha scritto Annamaria,mi sono ricordata di quali e quante fossero i ‘veduv’ anche dette scherzosamente il bar del DRAGO VERDE !
      Fontanelle non c’è ne sono più purtroppo,peccato erano comunque particolari; solo ora a distanza di anni ho notato che non è la testa di un drago ma bensì del biscione!
      Io ricordo quella di piazzale Lagosta angolo Zara,e quella sul piazzale Lagosta di fronte all’ingresso del mercato comunale,credo forse c’e ne fosse una anche sul piazzale Minniti.
      A proposito Annamaria sei riuscita a fare la ‘barca di S.Pietro’ ?
      Auguro a tutti una buona settimana.


  388. su 05/07/2015 a 4:40 pm | Rispondi gianni tedeschi

    Brava ANNAMARIA che hai saputo così bene descrivere la nostra Isola nelle Estati di tanti anni fa quando il panetto di burro veniva messo sotto un filo d’acqua del rubinetto per tenerlo al fresco. Io credo di avere già ricordato su queste pagine quelle Estati del primo dopoguerra quando mia mamma nella sua latteria grattugiava
    quintali di ghiaccio per fare granite ed io correvo, con la bicicletta con il portapacchi, in Corso Como al 5, dove c’era la fabbrica del ghiaccio e portavo una stanga per volta percorrendo con quel carico la via Giuseppe Ferrari e risalendo la Guglielmo Pepe sino a tornare in Via Dal Verme.
    In questo periodo sono in Croazia, in Istria. Sole e mare, dolce vita ed aria condizionata rendono le giornate piacevolissime ma la mia Isola di quegli anni l’ho sempre nel cuore e potendolo tornerei indietro nel tempo per ritrovarmi là.


  389. su 06/07/2015 a 4:21 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Ciao! Sono contenta per Gianni che impunemente trascorre le vacanze in Istria mentre noi boccheggiamo! Quest chi l’è un parlà de tacà lit! È veramente un caldo atroce ed io che adoro l’inverno capisco sempre meno chi ama questa stagione.
    Cara Claudia, le nostre vedovelle stanno proprio scomparendo! Qui in periferia se ne trovano ancora, in viale Ungheria quasi via Mecenate… a Ponte Lambro…ma sono proprio poche. Nelle aree adibite ai cagnolini c’è sempre una fontanella, ma è moderna, non piange in continuazione. È vero che si risparmia acqua!
    Si, ho preparato la barca di S. Pietro. Con mooooolta fantasia ho riconosciuto la barca! Sono comunque tradizioni piacevoli che ci ricordano l’infanzia. Posso chiedere a Lucia la tua email? Se vuoi chiedile il mio numero di telefono quando vi sentite, così ciciarum un pu.
    Un abbraccio a Gianni, Lucia e Claudia e una buona settimana a tutti gli isolani.
    Annamaria.


    • Prima di tutto buon pomeriggio ‘Africano’ a tutti quanti ….anche oggi il caldo è notevole….
      Certo Annamaria! Puoi chiedere la mia e-mail e tutti i miei recapiti a Lucia,se mi scrivi ti rispondo molto volentieri!
      Ciao !!!
      Claudia


  390. un ringraziamento a tutti e quattro per avermi ricordato le antiche esteti calde e tutto quello che si faceva per alleviare la calura,tutto vero e un gran saluto.


  391. Nelle calde estati di tanti anni fa,per noi che abitavamo in via ,Arese, si aspettava la sera per andare sul viale Zara ,si animava di tante persone in cerca di fresco e per i più fortunati con l’arrivo del gelataio con il suo triciclo si potevano gustare il ghiacciolo che per molti di noi era un miraggio,oggi possiamo permetterci tutti i ghiacciolo che vogliamo,ma non hanno più il gusto di allora!!!!!
    Cari saluti a tutti gli “Isolani” e dopo la vacanze speriamo di incontrarci!!!!!
    Lucia


    • E’ vero Lucia !
      Viale Zara era la passeggiata delle sere d’estate.
      Io non ricordo il gelataio con il triciclo,ma il ‘baracchino’ con l’anguria in viale N.Sauro angolo Zara…..
      Un caro saluto a tutti.
      Claudia


  392. su 08/07/2015 a 4:31 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Ahi Claudia, che tasto dolente ai toccato! Le anguriere! Caspita, erano sinonimo di estate, una scusa per trovarsi in gruppi la sera e andare a gustarne una fetta. Sparite le anguriere. Un bel giorno, dopo uno vita che esistevano, qualcuno si è svegliato e ha pensato alle norme igieniche. Quante storie! Le anguriere disturbavano qualcuno e quindi…via. Ma vuoi mettere la soddisfazione di noi ragazzini seduti in gruppo attorno a un tavolo ricoperto da un elegante tovaglia di plastica, mentre ci appiccicavamo mani e bocca, dove di nascosto dai ganitori facevamo la gara a chi sputava più lontano i semini? Ma dai… Molto più divertente casa propria! La cucina linda e sgurata, un bel piatto e le posate, onde evitare di affondare il viso e sporcarsi. Dove non esistono gare di abilità, dove si mangia il frutto tricolore senza risate. Be’, io ai miei nipotini consento di tuffare il musino nella dolce fetta, e di sorridermi tutti mustolenti. Ci hanno tolto tante cose, ma non la voglia di sorridere.
    Buona giornata a tutti.
    Annamaria.


  393. su 08/07/2015 a 4:42 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Hai ragione Lucia, i ghiaccioli di adesso non sono gustosi come allora. Sono solo freddi, molto colorati, ma san de nient. Mio nipote impazzisce per una schifezza di ghiacciolo racchiuso in un tubo, con le manine lo stringe e questo esce quel tanto che basta per addentarlo. ‘Na stupidada. A presto.
    Annamaria.


    • Meno male un’altra sputatrice di semini…..!!!Che belle gare e che ridere !
      Non sapevo che avessero tolto le anguriere per via delle norme igieniche….
      Per quanto riguarda i ghiaccioli,non mi sono mai piaciuti tanto.
      Un caro saluto a tutti.
      Claudia


    • Approfitto di questo spazio per augurare a TUTTI gli isolani e non buone vacanze! Un caro saluto a Gianni,Lucia,Annamaria.
      Claudia


  394. su 13/07/2015 a 12:31 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Grazie Claudia,ora sono in vacanza,ma a settembre dobbiamo incontrarci per parlare dei nostri ricordi dell’Isola,tu sei fortunata che ancora ci abiti e ci devi raccontare come e’ adesso il nostro quartiere.
    Buone vacanze a tutti
    Lucia Beduzzi


  395. su 13/07/2015 a 9:03 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Mi unisco a Claudia e Lucia e auguro buone vacanze a tutti!
    Spero anch’io di trovarci tutti a settembre per ricordare e aggiornarci sul nostro quartiere. Quindi, cara Claudia, preparati! Continueremo, spero, a scriverci nel frattempo.
    Ciao a tutti.
    Annamaria.


  396. su 22/07/2015 a 4:39 pm | Rispondi gianni tedeschi

    Grazie care amiche per gli auguri di buone vacanze.
    Ho letto quanto è stato scritto sulle anguriere. E’ vero, sono scomparse ! Non me ne ero reso conto perchè nelle ultime decine d’anni non mi ero più preoccupato di andarle a cercare. Risalendo con la memoria ai miei anni dell’Isola, in particolare alle sue estati roventi, le anguriere hanno preso posto in primo piano. Quelle belle fette rosse di anguria e quelle gialle del melone, stese sulla spanna di ghiaccio rappresentano oggi in queste giornate roventi un piacevole rinfrescante ricordo. Una ne veniva montata in piazza Tito Minniti e di quella io ero un ottimo cliente. Chi non ricorda la canzone “L’inguria l’era grossa…..e giò sti fett….e nu mangià una feta…e u pisà in lett.”.
    Estati roventi all’Isola….. chi poteva andava alla piscina di Porta Nuova, oggi scomparsa. La ricordo come se ci fossi dentro ora. Sempre affollatissima, impossibile sdraiarsi sul bordo stretto del vascone, L’acqua veniva cambiata una volta la settimana, credo il mercoledì, io ci andavo il giorno seguente, l’acqua era più fredda ma in compenso pensavo fosse ancora pulita.
    E quante pedalate in bici sino al canale Villoresi sulla Comasina per delle lunghe nuotate. Bastava fermarsi lungo il fosso che correva, un pò sopraelevato, parallelo alla Comasina per trovare un’acqua limpida nella quale trovare refrigerio. Anche sulla riva del Seveso, che scorreva scoperto all’altezza dei ponti della ferrovia sul viale Zara, era bello passare dei pomeriggi. Li c’era tanto verde attorno e sembrava di essere in campagna. Le prime ragazzine in costume da bagno ( no in bikini ancora sconosciuto) le avevo viste li, in gruppetti di amiche o con la loro famiglia. Si scopriva un nuovo aspetto dell’umanità ! Per quanto riguarda l’abbiglimento nei mesi caldi non c’era molta fantasia: calzoni corti, canottiera e sandali o zoccoli ai piedi. Era il periodo della stagione calda che veniva definito ” La canicola” … e chi lo usa più questo termine. Ora che nello scrivere queste righe mi sono tuffato nella mia isola di quegli anni impiegherò un pò di tempo ad uscirne. Vagherò ancora tra i ricordi che affiorano copiosi, percorrerò le sue vie, le sue piazze, entrerò nei bar e nei trani di allora, rivedrò i visi di allora, entrerò anche nei miei cinema che, anche con la canicola, erano sempre affollati la sera. Insomma mi fermerò ancora nella mia Isola anche dopo che avrò battuto il punto finale di queste righe. Buona serata a tutti gli Isolani vecchi e nuovi.


  397. Grazie a Claudia, Annamaria, Lucia e Gianni per avermi ricordato le belle e roventi estati passate all’Isola. Le mie scorribande erano molto più limitate perché, con la mia banda di ragazzini, si arrivava fino alla Martesana all’angolo tra Via Galvani e Via Melchiorre Gioia, per sguazzare nell’acqua fredda e limpida. Noi bambine ci si legava la gonna alle ginocchia per non bagnarla ( guai se la mamma si accorgeva della nostra scappatella) e si faceva molta attenzione ad evitare i gamberetti e le sanguisughe nascosti tra la ghiaia del fondo. I maschietti, più coraggiosi e prepotenti, li acchiappavano e per spaventarci ce li buttavano adosso. Via Pola era assolatissima perché circondata dai campi. L’unica zona di ombra, un po’ limitata,era data dagli alberi e piante del vivaio, separati dal marciapiede da un piccolo fosso.
    Una bevanda rinfrescante della mia adolescenza, suggerita da un mio zio di Porta Cicca, consisteva in un bicchiere di latte fresco, con l’aggiunta di poco vino rosso per fargli raggiungere un colore rosato e di un cucchiaino di zucchero, il tutto mescolato energicamante. Sostituiva il costoso frappé all’amarena della latteria sotto casa ed era buono. Lo zio diceva che ” latte e vin fan bello il visin” e ancora oggi qualche volta lo bevo con piacere.
    Altra bevanda gradita era la gassosa, che ritrovo ancora oggi nei supermercati in confezione moderna.
    Un caro saluto a tutti e un arrivederci a settembre.
    Luisa


  398. su 13/08/2015 a 8:00 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Buon Feeragosto a tutti gli isolani e non!
    Annamaria.


    • Grazie, io abito nel salento in zona Otranto e mi godo il mare fino a settembre inoltrato, chi mi vuole mi venga a trovare ricorderemo L’ISOLA con qualcosa di fresco.


      • Grazie Annamaria,grazie del pensiero Agostino ……Un felice ed allegro Ferragosto a tutti isolani e non !!
        Claudia


  399. su 24/08/2015 a 8:40 pm | Rispondi Annamaria Laronga

    Buonasera a tutti gli isolani e non. In questi giorni di rientro i miei pensieri percorrono il tempo a ritroso e si perdono nelle vie del nostro quartiere.
    Negli anni ’60 il ritorno delle vacanze era per tutti uguale, dopo ferragosto le saracinesche dei negozi venivano riavvolte, le fabbriche riaprivano i battenti e le vie si ripopolavano. i ragazzini invadevano i cortili con urla e schiamazzi, le donne si affacciavano ai balconi raccontando le loro modeste vacanze alle vicine. Eh sì, modeste, sospirate, sudate ferie! Erano poche le famiglie che potevano permettersi di trascorrerle cambiando “aria”. Chi aveva la fortuna di avere parenti e amici in luoghi di villeggiatura ne approfittava per farsi ospitare e tornava a casa raccontando i giorni trascorsi ai vicini un pochino invidiosi. Il più delle famiglie inviava i bambini al mare usufruendo delle colonie aziendali o comunali. Anch’io fui spedita con la colonia dell’Isaria, dove lavorava il mio papà, a Pesaro. Piangevo sempre, non mangiavo e volevo a tutti i costi tornare a casa, tragedia! ma sono ancora qui tutta intera! L’isola era abitata da molte famiglie meridionali che aspettavano quel periodo per tornare al paese e rivedere i propri cari, con che ansia attendevano quei giorni che purtroppo trascorrevano in un soffio…Al ritorno i padri facevano i conti di quanto avevano speso in quei pochi giorni e commentavano sempre negativamente, ripromettendomi un altro anno di rimanere a Milano.
    I più benestanti trascorrevano qualche giorno in modesti alberghi, le mete erano sempre quelle, anno dopo anno e a Natale si scambiavano cartoline augurali con le famiglie che ogni estate ritrovavano.
    Non ricordo prima della chiusura estiva i “saldi” come usa oggi, ma anche allora le occasioni non mancavano e le signore cercavano sempre un punto di risparmio pur di sfoggiare un nuovo abitino in vacanza. In via Farini c’era “all’Onestà” , risparmio assicurato. Costumi da bagno pesanti, a volte di lana. Il costume veniva usato solo per il bagno, durante le ore di sole si indossava un castigato prendisole di cotone, era quasi sempre una specie di grembiulino corto, il più delle volte confezionato in casa. Un belè!
    Ci si preparava per il ritorno a scuola, rigorosamente il 1o ottobre! Le cartolerie invitavano all’acquisto, ma anche in quelle occasioni si dovevano fare i conti…i soldi erano sempre pochi e si dava la colpa alle….vacanze.
    Strano come oggi snobbiamo i modesti luoghi e i modesti alberghi che una volta ci sembravano lussuosi.
    Buon rientro a tutti. Annamaria.


  400. grazie di questo bel ricordo,tutto vero.


  401. su 25/08/2015 a 1:14 pm | Rispondi Lucia Beduzzi

    Bellissime le descrizioni di Annamaria!!!!sembra di rivivere tutto quello che che racconta.
    Anch’io sono andata alla colonia marina di Igea Marina dellAzienda Elettrica e ricordo benissimo che piangevo sempre !!!!!Un bambino che abitava nel nostro cortile ci raccontava che andava in vacanza in albergo in Versila,che noi non sapevano neanche che cosa fosse,ed eravamo incantati dai sui racconti.
    Ora tutti possiamo permetterci delle vacanze,ma non siamo entusiasti come quei tempi
    Cari saluti a tutti gli Isolani
    Lucia


  402. su 25/08/2015 a 6:50 pm | Rispondi gianni tedeschi

    Belli i vostri ricordi cara Annamaria e Lucia. Suscitano anche i miei sulle vacanze degli anni di guerra e del dopoguerra. Anni lontani ma che la memoria però avvicina incredibilmente: La fortuna di avere a Rimini una zia facoltosa con villa ( aveva sposato nel ’18 un ufficiale Italiano in Istria) mi permetteva di trascorrere la le mie estati. almeno sino a quella del ’42. Poi la guerra ed il fronte che risaliva dividendo in due l’Italia aveva interrotto le mie estati riminesi. Poi le avevo riprese nel 1954 ed ero sceso a Rimini con la mia Lambretta. Vent’anni e Lambretta con targa MI erano il passpartout per la felicità. La Rimini di allora con la sua spiaggia quasi deserta non è certo paragonabile a quella di oggi ma la vita notturna, pur nella sua modestia, era comunque entusiasmante per le luci, la musica e la vita che si svolgeva negli entusiasmi del dopoguerra. Più sopra ho avuto modo di descrivere gli estati dell’Isola. E su questi vorrei aggiungere un episodio che ho nel cuore e che ad ogni Ferragosto della mia vita ho evocato per me stesso e che oggi condivido con amiche ed amici che hanno voglia di leggermi. Era il Ferragosto del 1946. Mia mamma aveva chiuso la sua latteria di via Dal Verme 2 alle 19. Fatto eccezionale perchè la latteria restava aperta, sette giorni su sette sino a mezzanotte, in estate, e sino alle 22 in inverno. Mia mamma era salita sul portapacchi della bicicletta di mio papà, io dietro con la mia bicicletta, una vecchia carampana degli anni ’20, anche lei con il portapacchi sul quale avevo caricato la cena che avremmo fatto “in campagna” al sacco per festeggiare il Ferragosto. Imboccata la via Murat, attraversata Niguarda, poi Bressso eravamo arrivati presso Nova. Qui avevamo svoltato in un prato, in aperta campagna, lungo un fosso. Stesa la coperta, mamma aveva tirato fuori quello che aveva preparato per l’occasione : Pollo fritto, uova sode, dolce, ecc. avevamo terminato con un melone del quale sento ancora il profumo e la dolcezza! Quella sera di Ferragosto dei miei 12 anni, in quel luogo, con mamma e papà vicini, in quella pace che ci circondava, è per me il ricordo più caro che conservo perchè avevo assaporato la felicità. E la felicità nel corso della vita quante volte ci capita di provarla ? Buone Vacanze a tutti gli isolani !


  403. su 02/09/2015 a 5:07 am | Rispondi Annamaria Laronga

    Buongiorno a tutti. Lo scorso sabato ho fatto un giretto per le strade e il mercato del vecchio amato quartiere. Ho notato che le bancarelle sono quasi tutte occupate da extracomunitari. Personalmente non ho nulla contro chi si guadagna da vivere, di qualsiasi nazionalità sia, però confesso che mi ha dato fastidio non sentire parlare milanese, al più dialetti meridionali, ma comunque italiano. Che diavolo posso raccontare al ragazzotto arabo che vende frutta? El me daga un chilu de persich? Ma dai…. Vuoi mettere il nostro “buondì sciura Maria, se ghe du?” Se questo fa parte del progresso, grazie no, preferisco ricordare…
    Ciao a tutti. Annamaria.


    • te ghe resun cara Annamaria


      • Eh si il dialetto milanese purtroppo è pressoché scomparso…..io stessa capisco tutto perfettamente,ma lo parlo (molto molto raramente) con mia madre o con la zia di mio marito.
        Il mercato di piazzale Lagosta è molto decaduto….io però a differenza di Annamaria, ho trovato un ragazzotto arabo in una bancarella il quale mi ha capito all’istante quando ho ho chiesto la ‘dote’ !!!
        Ovviamente, ora si paga la ‘dote’, ma io ricordo che dopo aver fatto acquisti gli ambulanti ne davano sempre in omaggio.
        Un caro saluto a tutti.
        Claudia


      • Gentile Claudia purtroppo il nostro dialetto,come mi disse un tempo il compianto prof. Gianmario Merli primario all’ospedale S.Carlo milanese DOC cultore del dialetto ecc.ecc. Cari Paolone (mi chiamava così)
        Il milanese pochi lo parlano,pochissimi lo sanno leggere e quasi nessuno lo sa scrivere e io aggiungo
        Purtroppo
        Un salutone Paolo@tiscali.it